“Da che parte stare? in 10.000 Noi lo sappiamo!”
Scritto il maggio 10th, 2008 da admin in comunicati, tags: salone del libro 2008
Si è concluso da poche ore il corteo di oggi in solidarietà con la Palestina contro l’invito a Israele ospite d’onore alla fiera del libro, e l’informazione apre una guerra di cifre che non ci riguarda. Non abbiamo bisogno di fare il conto preciso di quanti e quante oggi hanno manifestato a Torino, le immagini parlano da sole, e forse eravamo in 10.000 a partecipare ad una manifestazione che è stata il corollario alla campagna di boicottaggio del salone, che con l’assemblea Free Palestine, abbiamo condotto da diversi mesi. E’ stato un corteo che ha sfilato determinato, per vie che nonostante avessero molte serrande dei negozi abbassate (la questura è da due giorni che batte negozio per negozio) hanno trovato molte persone ai margini del corteo a guardarlo sfilare, chiedendo e ascoltando le ragioni del boicottaggio. Non avevo bisogno di dare una prova, quella era già venuta fino a ieri, dove non si poteva parlare del salone senza parlare della mobilitazione, delle prese di posizione contro, delle mille iniziative che abbiamo creato per dimostrare perché Israele non poteva essere considerato un ospite d’onore, e così è stato. Abbiamo manifestato contro la scelta della fiera del libro torinese motivando con forza le nostre ragioni, che non sono altre da quelle di chi in Palestina vive l’occupazione militare e in Israele l’apartheid, il corteo ne è diventata l’espressione più pubblica e di massa, superando gli ostacoli createci da chi vorrebbe che ogni manifestazione di dissenso nei confronti uno stato razzista si trasformasse in propaganda antisemita; lo hanno dovuto ammettere tutti, persino il presidente della Repubblica Napolitano, che per la prima volta ha inaugurato la fiera del libro, dimostrando come l’Italia sia supina alle politiche israeliane. Abbiamo dato prova di come la lotta del popolo Palestinese non sia isolata e su quanta solidarietà possa contare anche qui, in occidente.
Anche sul piano culturale, quella cultura che l’entourage della Fiera vorrebbe al di sopra delle parti, non c’è stata storia, i partecipanti ai seminari e ai dibattiti pubblici organizzati da Free Palestine, sono stati gli unici momenti in cui la cultura a preso la parola a fronte del dominio e della propaganda, dimostrando chiaramente chi è l’oppresso e chi l’oppressore.
A sera ci giungono i dati delle presenze alla Fiera e sono di gran lunga minori rispetto agli anni scorsi, a ciascuno i suoi conti.

























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