Archivio per aprile, 2009

collageIl primo maggio del 1999 l’Italia era ufficialmente in guerra. Partecipava alla famosa guerra umanitaria della N.a.t.o, in Kossovo, preludio delle future guerre contro il terrore di recente memoria. Al governo sedeva Massimo D’Alema e tutto il futuro centro sinistra componeva lo schieramento guerrafondaio ad esclusione di Rifondazione Comunista. La nostra città espresse in più momenti una forte mobilitazione contro l’aggressione imperialista in atto e uno di questi fu durante la manifestazione del primo maggio.
Decidemmo di dire in faccia a chi sosteneva e faceva parte del governo di guerra di Vergognarsi, e lo facemmo esponendo uno striscione dinnanzi ai partiti e al sindacato. Da qui iniziarono gli scontri con i servizi d’ordine che spalleggiati dalla polizia, tentarono di confinarci al fondo del corteo senza più far rientrare lo spezzone antagonista all’interno di esso, in Via Po. Solo scontrandoci ulteriormente con le forze dell’ordine riuscimmo a entrare nel corteo e portarlo fino alla fine.


Al termine del corteo intorno alle 14.00 circa, la polizia fece irruzione al centro sociale Askatasuna, dove si stava tenendo la tradizionale grigliata con i compagni/e, famiglie del quartiere e vari partecipanti, fermando 100 persone, trattenendole fino alle 23.00 in questura, e durante l’irruzione distrussero ogni parte dei 4 piani del centro sociale, devastando, oltraggiando e pisciando su qualsiasi cosa gli capitasse a tiro, dalla libreria ai bagni e non contenti, vergarono scritte sui muri inneggianti al duce e varie forme d’insulti. Una tavola di legno che ricordava Tonino Miccichè, compagno ucciso negli ani 70, fu trafitta da un punteruolo sull’immagine di Tonino. L’accusa per tutti fu di resistenza a pubblico ufficiale e solo grazie alla presenza di una decina di compagni sul tetto e alla mobilitazione immediata di solidarietà il centro sociale non fu sgomberato. In seguito i 100 indagati fecero un esposto nel quale denunciarono le forze dell’ordine per le violenze subite e soprattutto alcuni fecero nomi e cognomi degli aguzzini che ordinarono i pestaggi mirati. Al comando sedevano l’oggi questore di Vicenza Giovanni Sarlo, e l’attuale vice capo della Polizia Nicola Izzo. Il procedimento venne archiviato e nessun appartenente alle forze dell’ordine è mai stato condannato per quella che fu una vera e propria rappresaglia, precedendo di due anni quello che avvenne a Napoli nel Global Forum del 2001 e al G8 di Genova. Mantenere la pace sociale dentro i propri confini fu l’imperativo del governo D’Alema e in quell’anno vari fatti accaddero in Italia nei confronti di chi si oppose alla guerra.
Pochi giorni dopo, l’8 maggio, una manifestazione di 5000 compagni provenienti da tutta Italia, si riprese le vie della città sfilando fino all’Askatasuna portando due furgoni carichi del materiale distrutto dalle forze dell’ordine, in modo che tutti vedessero.
Oggi a distanza di dieci anni vogliamo ricordare quel primo maggio, perché come scrivemmo sui nostri striscioni, NOI NON SCORDIAMO.
La giornata creò numerose contraddizioni nella sinistra cittadina, tra chi non accettò la logica di guerra e chi sostenne il governo anche di fronte alle nefandezze.
Armando Ceste insieme a Beppe Rosso fecero un film di quella giornata che ci aiutò nel far conoscere un fatto che altrimenti sarebbe stato taciuto, “Rosso Askatasuna – a proposito di un primo maggio in guerra”, che dimostrò e s’interrogò su cosa successe in quella giornata, non accettando di catalogarla come una giornata qualunque. Il film era dedicato a Pasquale Cavaliere che da lì a poco scomparve, oggi Armando non c’è più, ma rimane il suo lavoro, il suo modo di raccontare i fatti e la coerenza di un uomo, che attraverso la sua arte, si è sempre schierato dalla parte di chi lotta. A lui vogliamo dedicare questo primo maggio e tutti i momenti in cui ricorderemo quel 1999.

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In questi giorni la città di Torino è stata attraversata da uno di quei grandi eventi che da alcuni anni ( 2006: Olimpiadi Invernali) tentano di ridefinirne l’identità urbana in chiave post-industriale e che pure servono a far girare un pezzo di economia cittadina già parzialmente investita dagli effetti della crisi.
La Biennale Democrazia (22-26 aprile) è solo il primo di una lunga lista di eventi che occuperanno lo spazio pubblico cittadino fino all’orgia celebrativa del 2011 per i festeggiamenti dei 150 anni dell’Unit
à d’Italia.
Osare una critica della democrazia

La trasformazione funzionale della rappresentanza popolare tende oramai a ripristinare, a un più elevato livello di sviluppo, l’antico rapporto di identità tra il potere politico-statale e quello economico-sociale. [...] Le masse stanno letteralmente al di fuori del sistema di tale identità e non costituiscono che il materiale della formazione della volontà politica.
(Joseph Agnoli, Le trasformazioni della democrazia)

Per cui la democrazia intanto non è un valore. Dalla definizione “la democrazia è un valore” traggo l’idea del suicidio del movimento operaio. Quando il movimento operaio ha detto questo, insomma, lì si voleva dire chiudiamo la storia del movimento operaio, questo era il     senso di questa affermazione. [...] il movimento operaio non è stato sconfitto dal capitalismo ma è stato sconfitto dalla democrazia.
(Mario Tronti, Per la critica della democrazia politica)

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Dopo il ciclo “Made in Usa” il Kinoglaz cineforum prosegue con un secondo gruppo di film, tutti realizzati negli anni trenta del novecento. Questo l’elenco completo:

  • 22 aprile: “L’angelo azzurro” di Josef von Sternberg
  • 29 aprile: “Las Hurdes” di Luis Bunuel + “La pericolosa partita” di E.B. Schoedsack e I. Pichel
  • 06 maggio: “Il testamento del dottor Mabuse” di Fritz Lang
  • 13 maggio: “La regola del gioco” di Jean Renoir

I film verranno presentati in lingua originale con sottotitoli.

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Armando Ceste è morto ieri sera all’ospedale San Luigi di Orbassano (Torino) dove era ricoverato da circa un mese fa. Aveva 67 anni.

Dopo alcune esperienze di cinema underground (il suo primo cortometraggio, La lezione, è stato presentato al Festival del Cinema Indipendente Italiano nel 1969 a Torino), all’inizio degli anni ‘70 è tra i fondatori del Collettivo Cinema Militante di Torino. Nel corso degli ultimi anni ha realizzato numerosi lavori, alcuni dei quali in collaborazione con l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico di Roma. È stato direttore artistico del Valsusa Filmfest, festival cinematografico sui temi della memoria storica e della difesa dell’ambiente. Si è occupato inoltre della comunicazione visiva di programmi culturali per conto di musei, associazioni, enti pubblici.
Nell’aprile 2004 ha inaugurato presso il circolo Amantes di Torino la mostra Terroristen, il martirio di Ulrike Meinhof. Una mostra segnaletica ri/segnata, un lavoro di rielaborazione intorno alle figure segnaletiche della polizia tedesca sul gruppo rivoluzionario Raf (Rote Armee Fraktion).
In molti lo ricordano per il suo impegno militante sulla Resistenza e per le sue interviste ai partigiani. Occhio lucido e vigile alle trasformazioni della nostra città, sempre al fianco dei movimenti, pronto a raccontare per immagini le storie degli ultimi e dei dimenticati da una società con cui non Armando Ceste non si è mai riconciliato.

Partecipiamo al dolore della famiglia e ricordiamo Armando con affetto mentre si aggira dentro il nostro centro sociale alla ricerca di immagini capaci di raccontare quello che fu il Primo Maggio 1999, una giornata di guerra, che grazie al suo film Rosso/Askatasuna rimarrà nella memoria di noi tutti.

Riportiamo qui di seguito uno stralcio di una sua intervista. Ci piace ricordare il suo spirito attraverso le sue stesse parole:

«Era il ‘68, ma non lo sapevamo, quando con tre amici abbiamo aperto uno studio, a Torino in una vecchia casa in via San Quintino, che doveva occuparsi di grafica, fotografia, pubblicità ecc… Ho iniziato così questo rapporto “tuttofare”, che continua ancora oggi, con l’immagine e la comunicazione. Ben presto però capimmo i tempi e le storie degli anni che stavamo vivendo. Mi ritrovai, insieme ad una gioventù coetanea indocile ed extraparlamentare, a serigrafare manifesti, stampare giornali, opuscoli, volantini, fotografare, filmare, ed altro ancora… “Per me oggi è più facile fare un film che vivere la vita che vorrei vivere. Se potessi vivere la vita che credo avere il diritto di vivere, penso che non farei dei film o dell’arte…” così filosofeggiava il maestro Jean-Luc Godard…
Forse ha ragione, come sempre, anche se (per me) oggi non è più facile fare un film che “vivre sa vie”. Meditando sul pensiero del grande vecchio cerco di continuare a lavorare restando leale con le ragioni di quegli anni».

Ciao Armando

I compagni e le compagne del movimento antagonista torinese

I funerali si terranno sabato 18 aprile alle ore 9.30 presso il tempio crematorio del Cimitero Monumentale di Torino.

Filmografia: La lezione (1969), I migliori anni della nostra vita (1987), Donato (1987), Nosferatu, ogni notte di fronte a me (1988), Das Rastel einer Strasse (1988), Morire d’amore (1988), Recita (1990), L’ultimo nastro (1991), Lontano dal golfo (1991), Jean-Marie Straub, la resistenza del cinema (1991), Finale di partita (1992), Marzo 1973 – I giorni della Fiat (1993), Due o tre cose (1994), Aria di golpe (1994), Milano 25 aprile (1994), Mai tardi (1996), Anna Karina. Il volto della Nouvelle Vague (1996), Le parole sono importanti (1996), Jean-Marie Straub. Lezione di cinema (1998), Viaggio alla fine del mondo (dove le storie vanno a finire) (1998), Rosso/Askatasuna (a proposito di un primo maggio di guerra) (1999), Romeo & Giulietta. Il gioco del film (2000), Abdellah e i suoi fratelli (2000), Erri De Luca. Dopo Genova (filastrocche sgangherate) (2001), Libera terra (2002), Fiatamlet (2003), Variazioni (doc, 2004), Porca Miseria (2005), Love Difference (2006), Amoremorte

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