

Anche Torino è coinvolta dal progetto TAV Torino-Lione, a partire dall’area di corso Marche e di tutta la zona nord-ovest della città: è imminente l’avvio di sondaggi preliminari.
Archivio per dicembre, 2009
![]() Anche Torino è coinvolta dal progetto TAV Torino-Lione, a partire dall’area di corso Marche e di tutta la zona nord-ovest della città: è imminente l’avvio di sondaggi preliminari.
Invitiamo tutti/e alla discussione ed al confronto su come costruire la mobilitazione: come in Val di Susa opporsi è necessario e possibile.
Parteciperanno esponenti dei comitati no tav della valle di Susa.
comitato No Tav Torino
Comitato di Lotta Popolare Bussoleno
Onda Anomala Torino
S74 Ci Siamo A Bussoleno come in numerosi comuni della Valle di Susa è previsto un sondaggio geognostico che dovrebbe valutare la struttura del terreno per procedere alla preparazione della nuova linea ferroviaria Torino-Lione. FERMARLO E’ POSSIBILE E FERMARLO TOCCA A NOI!!! …ADESSO!!! Contro l’ennesimo tentativo di violare la nostra terra …scendi in marcia!!! CIAO RAOUL! SARAI SEMPRE NEI NOSTRI CUORI! Un pensiero a Raoul che per anni, insieme a Biagio, è stata preziosa sentinella del Presidio NoTav di Venaus e che ora ha lasciato noi e il suo dolce cane Natan… L’operazione al cuore pare fosse andata bene, ma poi è seguito un blocco renale… Per ora ancora nessuna notizia sui funerali.
Comitato No Tav Susa-Mompantero
Raul ci ha lasciati. Compagno del Circolo di Rifondazione Comunista di Bussoleno, aveva trovato nel Movimento NO TAV le ragioni di un impegno totale, che lo avevano portato a lasciare la propria casa ed a stabilirsi al presidio di Venaus, diventato per lui e per il suo inseparabile compagno, il cagnolino Nathan, un luogo di militanza e di relazioni politiche ed umane, al servizio della lotta popolare contro il TAV ed il modello di sviluppo ingiusto e prepotente ad esso connesso. Comunista ed antifascista da sempre, come suo padre che nei primi anni trenta aveva dovuto migrare in Francia, perché avendo rifiutato la tessera del fascio, per lui, in Italia c’erano solo manganellate e niente lavoro. Un padre che lasciò al figlio Raul il senso profondo della uguaglianza e della dignità operaia, l’attaccamento alla terra come bene comune, il racconto della guerra di Spagna e della battaglia dell’Ebro, cui aveva partecipato, contro Franco e i fascisti, nelle brigate internazionali in difesa della Repubblica.
Pensare a Raul significa rivedere la sua fisionomia aperta e bonaria, risentire le sue battute argute e mai banali, ricordare la sua bontà e generosità senza limiti, la grande, eretica tolleranza del suo spirito libero.
Oggi al presidio c’erano lacrime e poche parole, il senso di vuoto che si prova perdendo un compagno e un fratello. Comitato di lotta popolare NoTav – Bussoleno/Torino Questa che segue è l’intervista che Raul mi aveva rilasciato per Sarà dura! il 16 marzo 2008 al presidio di Venaus. Penso di far cosa utile al movimento NO TAV rimettendola in circolo sul sito. Altro in questo momento non so che fare per onorarne la memoria. Le sue parole, come il suo comportamento generoso e aperto, si commentano da sole. Raul era un uomo semplice e nobile, che ci lascia una grande eredità, così preziosa nel deserto che stiamo attraversando… (gigi richetto)
RAUL, UNA RESISTENZA CHE VIENE DA LONTANO
Tutti conoscono Raul e il suo inseparabile Nathan. Chi frequenta il presidio di Venaus o le tante assemblee dei paesi, o partecipa a una marcia, non può non imbattersi in questa robusta figura dal volto aperto, schietto nella comunicazione del suo pensiero. In due battute presentati.
Sono nato a Susa il 7/1/1956. Ho frequentato per tre anni la scuola professionale (il “Plana”) a Bussoleno e l’8/10/1973, allievo Fiat, venni assunto a Torino, dove lavoro ancora come operaio, però “terzializzato” dal 1/3/2003. A Meana ho la casa, che ho lasciato gratis a uno che non ha tante risorse. A Venaus mi sono stabilito dal 20/7/2006, prima in tenda e poi nel Presidio, accolto da Biagio che era già qui nel 2oo5, appena iniziò la lotta per la difesa del territorio.
E Nathan che è la tua ombra?
Nathan è un signore, saggio come il nome che porta. Alla marcia da Venaus a Roma si è comportato benissimo e ha subito legato con la comitiva, accettando fatiche, soste e attendamenti con grande disciplina, sempre vigilando sul sacco. Un amico dunque, che mi segue da quando i suoi primi padroni, trasferitisi a Torino l’hanno dovuto lasciare e, dopo essere stato ospite di Alessandra, veterinaria brava e sensibile, ha cominciato a vivermi insieme, senza perdermi mai di vista.
Come ti trovi al presidio?
Mi trovo bene, l’ambiente è bello e ho conosciuto gente diversa,.di diversa convinzione religiosa e militanza politica; tutti si rispettano e si aiutano. E deve essere così. Io pazienza ne ho tanta e non mi arrabbio mai. E poi non farei male ad una mosca.
Ci racconti un po’ della famiglia, delle tue radici ?
Mio padre, Macero Alberto aveva fatto il servizio militare a Susa nel 1929, solo sette mesi, perché i genitori erano già anziani. Finita la leva, un gerarca fascista lo esorta a prendere la tessera del partito nazionale fascista se voleva trovare lavoro. Mio papà non ha accettato, è stato anche picchiato, poi è fuggito in Francia. A Gardonne ha lavorato in una miniera di carbone, a 800 metri sottoterra. Ha fatto diversi lavori. Poi è andato in Spagna, a difendere la Repubblica dai fascisti; dal 1936 al 1938 ha combattuto nelle brigate internazionali, nella XV brigata Garibaldi, battaglione Dimitrov. Ha combattuto sull’Ebro ed è stato anche ferito ad una gamba, ferita che non è mai guarita del tutto e a causa della quale doveva fasciarsi con un bendaggio particolare…
E poi come è cambiata la sua vita e come sei arrivato tu?
Dopo che le brigate internazionali si erano ritirate dalla Spagna ha passato anche 28 mesi di campo di concentramento a Norimberga. Tornato in Francia, senza più amici, decise di rivedere Meana, i suoi genitori, se erano ancora vivi. Passata la frontiera, giunto a Salbertrand conosce un amico che gli conferma che i genitori sono ancora vivi e lo porta in motocicletta a Meana. Erano 16 anni che non aveva più scritto a casa. Quando arriva il papà lo accoglie così: ‘Oh! Bertu a l’è turnà!’.
Ha conosciuto poi mia mamma, Evelina Pesando, che era commessa alla cooperativa di Campo del Carro, borgata di Meana. Lei era protestante e gli ha subito chiesto se poi l’avrebbe lasciata ancora frequentare il tempio evangelico. Mio papà era un uomo libero e quindi senza tanti giri di parole le ha detto: ‘Per me puoi anche andare in una moschea!’. Mio papà faceva il contadino. E’ morto il 12/8/1976. Mia mamma ha portato avanti il negozio di alimentari a Campo del Carro dal 1950 al 1967. Nel 1985 ha preso un ictus e l’ho potuta assistere fino al 1990. Gli ultimi sei mesi è stata ospite a Villa Graziala di Avigliana. E’ mancata il 26/7/1991. Le ho voluto tanto bene.
Se tu volessi riassumere per i nostri lettori: la cosa più importante che hai capito della vita qual è?
La solidarietà tra le persone. Il Presidio per me è questo: un punto di accoglienza per tutti, anche e specialmente per chi può essere in un momento di difficoltà. Aiutando il nostro territorio aiutiamo noi stessi. E spero proprio che nessuno tradisca.
Ai giovani cosa diresti?
L’amicizia tra le persone, il pianeta terra da rispettare: sono queste le ricchezze da salvaguardare, più di tutto. Sono la nostra vita. Se poi domani andremo su Marte non so. Ma intanto il Regno di Dio è su questa terra. Qui dobbiamo vivere e confrontarci.
Per dare l’ultimo saluto a Raul, l’appuntamento per tutti/e è per mercoledì 30 dicembre alle h 10 al Presidio di Venaus. H 13.30: partenza dal presidio. H 14: a Meana si terrà la funzione funebre di rito valdese.
Così piazza Statuto divenne teatro di scontro tra antifa e polizia, e man mano lo divenne il centro cittadino. Pochi mesi dopo alcuni compagni vennero colpiti da provvedimenti restrittivi che compresero oltre agli obblighi di firma in alcune caserme di carabinieri e polizia, anche il divieto di partecipare a manifestazioni politiche; provvedimento poi decaduto e tramutato in firme e obblighi di dimora. Tutto questo per diversi mesi. Il processo ha intanto fatto il suo iter, e sebbene le prove a carico della giustizia siano sempre state deboli, 12 compagni sono stati condannate a pene che vanno dai 6 mesi all’anno. Ad agosto di quest’anno, a pochi giorni dalla prescrizione, con una convocazione d’urgenza, la corte di cassazione ha confermato le pene, che si sono tramutate in definitive. Al termine dei tre gradi di giudizio, non contenti di essere riusciti a condannare i soliti noti senza prove schiaccianti, la polizia questa volta, in maniera diretta, ha chiesto ai condannati, i danni per i costi della mutua di 7 agenti feriti nel corso della manifestazione, compresi quelli con tre giorni di prognosi e quelli che si sono fatti male da soli (ammettendolo al processo) 26.000 euro è la cifra che chiede la Caserma di Via Veglia ai compagni condannati. Ci impegneremo per non dare un euro alle forze dell’ordine, la legge non è dalla nostra (meglio), ma comunque le proveremo tutte. Intanto stiamo raccogliendo dei fondi per difenderci e difendere le nostre idee in ogni sede. Abbiamo stampato 100 tshirt come questa cartolina per creare un fondo cassa per ogni evenienza. Organizzeremo altre iniziative simili, saranno pubblicizzate sul sito www.csoaskatasuna.org
1312 per acquistare la tshirt www.senzapazienza.com Questa mattina le abitazioni di due compagni e il csa Mattone rosso di Vercelli sono stati perquisiti dalla digos, alla ricerca di alcune bandiere del partito razzista, sessista e neofascista Forza Nuova, rubate, secondo gli inquirenti, durante la mobilitazione antifascista del 28 novembre contro un volantinaggio di Forza Nuova che avrebbe voluto schierarsi contro la costruzione di una moschea nella città piemontese.
Nell’esprimere la nostra solidarietà ai compagn* vercellesi presi di mira dall’operazione repressiva, ribadiamo con forza l’importanza dell’antifascismo militante, pratica che ci porta, al loro fianco, a scendere in piazza ogni qualvolta razzisti e neofascisti, più o meno istituzionalizzati, tentano di guadagnare spazio nelle nostre città. Il tentativo, da parte di istituzioni e forze dell’ordine, di criminalizzare chiunque porti avanti battaglie e lotte sociali nei territori non sortirà alcun effetto, le provocazioni e la repressione delle questure non ci spaventano, e tantomeno ci fermeranno. L’antifascismo non si processa, a Torino come a Vercelli NESSUNO SPAZIO AI FASCISTI! Network Antagonista Torinese Gaza, a un anno dal massacroScritto il dicembre 21st, 2009 da Aska 1 in internazionale, tags: free palestine, Gaza, palestina27 dicembre h. 15 presidio in piazza Castello Immagina di essere palestinese e che solo per questo hai perso la tua casa, la tua terra e sei stato cacciato per essere confinato in un campo profughi. Immagina di aver lottato per mantenere la tua identità, la tua dignità e per poter tornare alla tua terra , per questo sei stato oggetto delle più efferate uccisioni e persecuzioni. Immagina, inoltre, che perché rifiuti di abbassare la testa ti assediano e ti tolgono i più elementari diritti: il cibo, la casa, la cura sanitaria, lo studio, il lavoro ecc.. Immagina che perché ti sei ribellato a questa violenza hanno scatenato contro di te e la tua gente un’aggressione che ha provocato 1414 morti e più di 6000 feriti. Immagina che per punire il tuo tentativo di ribellione vengano usate armi che rilasciano veleni cancerogeni o teratogeni.
Alla fine e dopo aver subito tutto questo, cosa faresti? Decine di centinaia di persone come te, hanno deciso di recarsi a Gaza cercano di rompere l’assedio che strangola 1.500.000 palestinesi ivi residenti. Il 27 dicembre alle ore 15 terremo un presidio in piazza Castello a Torino per dimostrare la nostra vicinanza alla gente di Gaza. Assemble Free Palestine, Torino |