Archivio per febbraio, 2012

Abbiamo intervistato il fratello di jacopo, la mamma di Luca e quella di Giorgio e i familiari di Antonio. Al fianco di una lotta che non si lascia arrestare.

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Da Infoaut.org – Più passano le ore, più si fanno chiare le dinamiche che hanno portato ieri sera ai famosi “momenti di tensione” tanto agognati da Repubblica, Stampa e altri indegni “professionisti dell’informazione” che, non contenti di sminuire e ridurre la portata (numerica e politica) di una manifestazione storica del movimento notav, pensano bene di schiacciare il successo di ieri sull’epilogo triste consumatosi alla stazione di Porta Nuova. Un epilogo la cui responsabilità è tutta delle forze dell’ordine e del dirigente in carica alla Polfer, Spartaco Mortola, già premiato per i meriti conquistati sul campo nella macelleria alla Diaz del luglio 2001.

 

Per formazione e “metodo” siamo costituzionalmente allergici alle ricostruzioni dietrologiche ecomplottarde. Certo, è però strano non pensare a un obiettivo cercato cinicamente, ascoltando le testimonianze di chi c’era, quardando le immagini e i video che iniziano a circolare in rete.

In sintesi: 2 cariche a freddo mentre si stava trattando il prezzo del biglietto collettivo, un po’ di feriti, teste spaccate e addirittura un lacrimogeno sparato dentro un vagone.

Mnganelli, chi è che cerca il morto?

 

Testimonianze:

‎”…gli hanno aperto un varco, li hanno lasciati passare poi da dietro li hanno caricati…
Questo non è il mio Paese.”
“Mentre era appena iniziata la trattativa per stabilire il costo del biglietto collettivo,la Polizia ha caricato violentemente i No Tav fermi al binario 20 in attesa del loro treno. Non contenti, a trattativa finita e a prezzo concordato, hanno effettuato un’altra carica a freddo, prendendo alle spalle i NoTav che erano stati appena fatti passare a seguito della trattativa. Sono stati lanciati lacrimogeni addirittura dentro i vagoni dei treni: una vera e propria azione punitiva!”

 

Giorgio Cremaschi
“Gli agenti hanno perso la testa, perché i ragazzi sono stati caricati anche mentre salivano sul treno, senza nessuna ragione, credo che anche una carrozza sia stata invasa dai lacrimogeni, li ho visti manganellare pure i finestrini dei vagoni: penso che sia necessaria un’indagine su chi gestiva l’ordine pubblico, è un evento che non si spiega se non pensando male”.
QUESTO è successo. I celerini schierati per impedire ai ragazzi di prendere il treno. Poi li hanno caricati. DOVE E’ LA VIOLENZA??????
Italia oggi.
Il volto della democrazia tecnica.
Cariche brutali della polizia contro i Notav milanesi a Torino Porta Nuova dopo la splendida manifestazione che ha visto la partecipazione di decine di migliaia di persone.
Diffondete questo video perché «affinche la resistenza emerga, occorre che sentimenti individuali, come la rabbia, vengano comunicati ad altri, trasformando le notti solitarie di disperazione nelle giornate condivise dell’ira» (M.Castells)
Luigi all’uscita dall’ospedale… Forza!

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[Il titolo: così recitava uno degli striscioni in testa alla manifestazionedi ieri]

Bussoleno-Susa, 25 febbraio - Il serpentone che si snoda lungo il percorso, valsusini torinesi e quanti venuti da più lontano frammischiati in un corpo unico: è il segno tangibile di quello che è avvenuto in questi mesi. La lotta No Tav è diventata un bene comune che stringe oramai con un legame profondo chi vive in valle, chi ci è venuto dal tre luglio in poi, chi nel paese la sente come propria perché vi vede un punto di ripartenza e una possibile prospettiva comune nel quadro terribile di una crisi che va approfondendosi. Un momento importantissimo, dunque.

Ma la giornata è un momento alto anche perché è la risposta riuscita al punto di svolta impresso dai poteri forti con la doppia mossa della militarizzazione dell’area della Maddalena e degli arresti dei notav. Con la convinzione e pacatezza di sempre, su un terreno pieno di trappole, il movimento ha ribadito che -buoni” o “cattivi” che siano- i no tav sono tutti di qua sul terreno del giusto, le variegate lobby del Tav sono tutte sull’altra sponda. La “legalità” dei campioni, presunti o reali, dell’antimafia si sta rivelando nei fatti difesa della mafia dell’alta velocità, quella “pulita” e quella meno pulita (ma inchieste al riguardo non sono in vista), degli intrecci tra banche e partiti (il Chiampa premiato dal San Paolo: tutto “legale”), delle violenze (documentate ma non “agli atti”) delle forze del disordine che sparano lacrimogeni illegali ad altezza d’uomo. Un bel successo della procura torinese, mentre emerge la grettezza e la falsa imparzialità del concetto di legalità difeso dai Travaglio -quello del “facciamo fare a Caselli il suo lavoro”- e dai Ciotti (silente, ha perso la favella?).

Il movimento – che ancora una volta ha dimostrato di non aver bisogno di amici a condizione che… – ha posto una questione semplice ed enorme al tempo stesso: il criterio cruciale è se è giusto o meno ciò che si agisce, mentre la legalità dall’alto nell’epoca della dittatura dei mercati diviene sempre più un paravento dell’ingiustizia effettiva dell’agire delle istituzioni a difesa di sporchi interessi privati. Del resto, cosa avremmo dovuto fare, cosa dovremo fare, di fronte a un atto di palese ingiustizia? Non reagire e starcene con le mani in mano?

Dalla scorsa estate si è entrati in una nuova fase. Che non è solo quella della lotta No Tav, ma di questa dentro il passaggio che sta trascinando violentemente il paese intero nel gorgo della crisi globale del debito. Le bandiere greche che con felice intuizione qualcuno sventolava al corteo erano lì a ricordarcelo. Sono qui nuove ragioni da mettere in comune con chi inizia a sentire sulla propria pelle le conseguenze del debito che dall’alto stanno scaricando su tutti/e noi. NO TAV NO DEBITO sta diventando senso comune nel movimento e oltre, e può divenire l’anello di un’azione più ampia con cui portare la lotta sul terreno dell’avversario, senza farsi rinchiudere nei limiti di uno scontro locale (per di più su un terreno militarizzato) e di tempi imposti da altri. Fin qui li abbiamo costretti a “recintarsi” a Chiomonte più che a recintare: non è una piena vittoria, non è certo una sconfitta. Sappiamo che continuando a resistere alla Maddalena dovremo anche fare “incursioni” creative e intelligenti a più ampio raggio per togliere il terreno da sotto i piedi a un’opera per cui non ci sono né soldi veri né consenso (e su cui sicuramente c’è molto più contrasto nei piani alti di quanto viene fuori).

In questo nuovo quadro il governo Monti-Napolitano – servo di due padroni, tra l’ossequio all’austerity europea e i salvataggi a senso unico delle banche di stampo obamiano – è il vettore dei diktat dei mercati. Si fa forte esclusivamente della paura che la gente ha del crack finanziario. A sua volta mostra sottotraccia un forte timore per le possibili reazioni sociali alle sue misure inique e oltretutto inutili per un’uscita vera dalla crisi (utili solo a farla pagare in basso) fatte di sacrifici a senso unico… in nome dello spread. Altro che “crescita” e “equità”.

Le prime reazioni a tutto ciò (forconi, tassisti, pastori, anti-equitalia), al di là delle evidenti differenze e contraddizioni, indicano esattamente il terreno che il movimento No Tav ha aperto: resistere per sopravvivere, per riprodursi come esseri umani e non come pedine dei mercati. La domanda che sempre più si pone è: come riprodurre la propria vita naturale e sociale quando i mercati la distruggono?

Ecco la possibilità di un raccordo, paziente e intelligente, tra il qui e l’altrove, tra il nostro da difendere e il comune da ricostruire. Le sempre nuove dimensioni via via scoperte dalla lotta No tav possono averci stupito e anche disorientato, ma fin qui non hanno mai fatto retrocedere il movimento. Anzi, lo hanno arricchito. È una lotta più profonda di quanto tutti noi avessimo pensato, è nostra e insieme di altri/e, è appunto comune. Per questo teniamo, a questo teniamo.

 

26 febbraio

Redazione di Infoaut.org

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Un successo da ogni punto di vista. Forse il corteo più grande nella storia della Valle di Susa che, arriva nel momento più complicato della storia notav, con gli arresti, il non cantiere, la militarizzazione e forse l’allargamento del cantiere.

Ma se arriva proprio adesso vuol dire che quanto fin qui fatto dalla Valle che Resiste e non si arrende è stato giusto, efficace, ha lasciato il segno.

Non sappiamo dire se in Valle oggi c’era l’Italia che Resiste, ma sicuramente chi ha partecipato al corteo di oggi, ha voluto dare il suo contributo a questa meravigliosa resistenza di popolo, farla propria e portarne simbolicamente un pezzo a casa.

Certo c’era già stato l’indimenticabile 3 luglio e quello fu il giorno in cui l’Italia venne giù. Oggi l’Italia si è rimessa in marcia in Val Susa e speriamo in tutte le Valle di Susa  possibili.

Alcuni fatti vale la pena, tra i tanti, fermarli per un momento:

-lo spezzone dei parenti e degli amici degli arrestati che ci porta alla testa (e al cuore) momenti di lotta e solidarietà del passato recente.

-I compagni e le compagne che hanno stracciato i fogli di via al confine di Susa , dimostrando che non bastano arresti e provvedimenti penali a fermare chi lotta con coraggio e passione.

-Gli applausi e il colore che hanno accompagnato gli interventi finali che parlavano dei compagn* arrerstat*, dando ancora una volta casa a tutt*.

-l’immagine degli scontri nella stazione di Porta Nuova, volto di questa democrazia tecnica, quella che affronta chi si oppone, come se si trovasse in una guerra fra bande, perché  Acab non è solo il titolo di un film.

A fine manifestazione è stato lanciato l’appello ad esserci per resistere alla probabile azione di allargamento del non cantiere di Chiomonte, a dimostrazione che le parole di Manganelli erano la solita minaccia dall’alto e chissà cos’altro ci dovremo aspettare…ma comunque ci saremo!

Intanto ci godiamo questa splendida giornata, allegri, fieri, pieni di consapevolezza e gia nel pensare che la Valle c’è, resiste e non si arrende.

+’militant per Infoaut.org

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[Testo dello 'Spazi Sociali' distribuito come volantone alla manif di sabato 25 febbraio in Val Susa]
Dopo 20 anni di lotta, di lavoro paziente e opposizione determinata, il movimento torna in piazza per affrontare una delle sue prove più dure. Dove non ha funzionato il silenzio, dove ha fallito la disinformazione, pensano ora di vincerci con un po’ di galera.
Ma come abbiamo detto tante volte e non ci stanchiamo di ripetere: “qui la paura non è di casa”.
Ancora una volta scommettiamo sereni su una partecipazione numerosa e trasversale. Da battaglia territorializzata e locale, il movimento notav si è imposto negli ultimi anni come una delle lotte più avanzate e durature che hanno segnato il  paese nell’ultimo decennio. Un punto di riferimento imprescindibile per quanti pensano e tendono alla trasformazione dell’esistente, qui e altrove.
Oggi ritorniamo in piazza dalla valle e dal nazionale per riaffermare l’impossibilità di quest’opera, l’insensatezza di uno spreco di risorse ancora non misurabile mentre la crisi si sta mangiando tutto, per difendere le vittorie del referendum ed i beni comuni, per la liberazione immediata dei detenut* notav.

Una storia lunga
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“Sono tanti i motivi per i quali, dopo trent’anni, non ho smesso di cercare il colpevole. E tra tanti, ce n’è uno che è proprio una tortura. Quando questo ragazzo è comparso davanti ai miei occhi, non aveva il passamontagna. Potrei ancora identificarlo”.
Carla Verbano

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GIORNO DI FESTA (La valle non si arresta) from cosmo vitelli on Vimeo.

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