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	<title>csoa Askatasuna &#187; Aska 1</title>
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		<title>Un bilancio sull&#8217;undicesimo campeggio No Tav</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 16:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
				<category><![CDATA[no tav]]></category>

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		<description><![CDATA[
Si  è conclusa l’undicesima edizione del campeggio No Tav a Venaus, nei terreni di quella che definimmo Libera  Repubblica. Dopo undici anni di campeggio possiamo sostenere di essere  soddisfatti della settimana appena trascorsa, dove anche il tempo è  stato clemente con le attività in programma.
da: www.notav.info
Sono state oltre un centinaio le tende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="text">
<p><em><img class="alignleft" style="margin: 3px;" src="http://www.infoaut.org/img/gallery/thumb/38521_122358881144190_100001102378029_137135_480540_n-4c4dd0d9509a3.jpg" alt="" width="200" height="132" />Si  è conclusa l’undicesima edizione del campeggio No Tav a Venaus, nei terreni di quella che definimmo Libera  Repubblica. Dopo undici anni di campeggio possiamo sostenere di essere  soddisfatti della settimana appena trascorsa, dove anche il tempo è  stato clemente con le attività in programma.</em></p>
<p><strong>da: <a href="http://www.notav.info/">www.notav.info</a></strong></p>
<p>Sono state oltre un centinaio le tende che ogni  giorno hanno piantato i picchetti sui terreni che acquistammo  nell’ambito dell’iniziativa “Compra un posto in prima fila”, e centinaia le persone che sono passate dal campeggio per mangiare, per partecipare ai dibattiti, per assistere ai concerti. Sono state quasi un migliaio  quelle invece che hanno assistito allo spettacolo di Ascanio Celestini,  facendo registrare il record di presenze ad un evento del campeggio.</p>
<p>Tutto il campeggio è trascorso con il  rimando a Chiomonte, sapendo che probabilmente sarà quello il prossimo  teatro delle nostre battaglie. Ma intanto dare vita al presidio di  Venaus è stata una cosa davvero bello, ci ha riportato indietro nel  tempo, con i ricordi delle lotte, delle barricate delle serate con la  neve e della Liberazione di quel cantiere che ancora oggi risulta una  presenza ingombrante.</p>
<div><img title="assemblea" src="http://www.notav.info/wp-content/gallery/ass-campeggio_11/foto3-4c468d11aa56f.jpg" border="0" alt="" width="180" height="135" align="left" /></div>
<p>Martedì si è tenuta la prima <a href="http://www.notav.info/?p=2001">assemblea del campeggio</a> con una discreta partecipazione. Venaus era ed è la casa di Raul, e  quindi aprire la serata con un suo ricordo a più voci è stato  emozionante quanto dovuto, nei confronti di una persona che ci manca  molto e che nella nostra lotta ha creduto veramente tanto, anche sul  punto di morte.</p>
<p>L’assemblea si è rivelata come momento  ennesimo di discussione, intrecciando molti temi tra di loro, come  sempre avviene, ma avendo come centro le prossime iniziative da mettere  in campo. Si è proposto e man mano condiviso negli interventi, di  organizzare due op tre giorni a Chiomonte nelle prime settimane di  settembre, con  un’iniziativa del movimento che rilanci da subito,  rispetto alle voglie di Virano e della lobby del Tav. Come sempre tutto è in discussione e dopo le ferie, il movimento prenderà le decisioni nel  merito.</p>
<p>Anche l’inverno di resistenza alle  trivelle è stato argomento di dibattito, valorizzando una volta in più  la capacità del movimento di essere presente con costanza e forza,  nonostante il “tour de force” organizzato  da Prefetto/Questura e  Virano.  Infine non fa mai male rimarcare come abbiano tirato i remi in  barca rispetto ai programmi che l’osservatorio aveva prestabilito e  rispetto agli annunci fatti. (vedi su questo “l’unica certezza: una  valle che resiste”).</p>
<p>Mercoledì prima serata di concerti: l’hip hop scandisce il tempo notav ricordando l’8 dicembre 2005. [<a href="http://www.notav.info/?p=1918">ascolta i pezzi</a>]</p>
<p>Giovedì appuntamento resistente, con  l’escursione al rifugio Geat. Una testimonianza concreta di come la  Resistenza sia un principio cardine in questa lotta.</p>
<p>Per le realtà antagoniste  in assemblea  venerdì nel tardo pomeriggio, il campeggio si è rivelato un momento di  bilancio e discussione sul futuro prossimo, dibattendo sulla scuola, il  lavoro, la crisi e gli spazi di lotta da poter aprire nel nostro Paese.</p>
<p>La sera ottimo concerto dei Sangre  Rebelde e degli Egin che con una temperatura molto bassa, e con il  trasporto del vento, scaldano cuori e corpi di un prato che danza sulle  note di  Qui e Non toccate la mia Terra [<a href="http://www.notav.info/?p=1918">ascolta i pezzi</a>].</p>
<p>Sabato pomeriggio è stata la volta del  dibattito sulle grandi opere e l’uso da parte del potere dei soldi  pubblici. Un argomento che abbiamo imparato a conoscere sulla nostra  pelle, che ci sta dimostrando come non sia solo l’illegalità il problema nelle opere pubbliche e nella gestione dei  fondi pubblici, ma la  gestione dei poteri e del sistema nella sua complessità. Con Vincenzo  Miliucci abbiamo affronta tao anche i temi del referendum per la difesa  dell’acqua pubblica, giudicato un momento di straordinaria mobilitazione sociale, e il progetto del ritorno del nucleare in Italia. Claudio  Cancelli come sempre ha saputo mettere l’accento sulle grandi questione  economiche e politiche del nostro paese rapportate all’esperienza  concreta della Valle. Molti altri interventi hanno arricchito l’incontro toccando i temi dell’energia e dei movimenti di lotta a difesa dei  territori.</p>
<p>Dopo una cena partecipatissima,  è  Ascanio Celestini a salire sul palco del campeggio, tenendo quasi due  ore di spettacolo di fronte ad un campeggio completamente esaurito.  L’artista romano ha dato il meglio di sé, testimoniando attraverso la su arte e la sua partecipazione, la vicinanza al movimento no tav e i  principi che ispirano la nostra resistenza popolare.</p>
<p><em><strong>Domenica il campeggio è terminato. Arrivederci al prossimo anno. Arrivederci a Chiomonte.</strong></em></p>
[[Show as slideshow]]
</div>
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		<title>20 luglio 2001/ 20 luglio 2010 con Carlo nel cuore!</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 10:43:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
				<category><![CDATA[movimento]]></category>
		<category><![CDATA[g8]]></category>
		<category><![CDATA[genova]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
&#8230;siamo in tanti, siamo da tutte le parti, e carlo fino ali&#8217; ultimo  è rimasto davanti, fino a alzarsi, con un estintore in primo piano, lui  ha insegnato a vedere cos&#8217;h un essere umano. Noi siamo in ballo, siamo  in ballo adesso e non spegni il sole se gli spari addosso&#8230;
(assalti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- Body content --> <!-- Content --></p>
<div><em>&#8230;siamo in tanti, siamo da tutte le parti, e carlo fino ali&#8217; ultimo  è rimasto davanti, fino a alzarsi, con un estintore in primo piano, lui  ha insegnato a vedere cos&#8217;h un essere umano. Noi siamo in ballo, siamo  in ballo adesso e non spegni il sole se gli spari addosso&#8230;</em><br />
(<strong>assalti frontali &#8211; rotta indipendente</strong>)</p>
<p>Il 20 luglio è una data che non si scorda. E&#8217; il giorno in cui un  movimento nascente si lanciò contro i padroni del mondo rinchiusi nella  zona rossa di Genova. E&#8217; il giorno in cui in quella battaglia per la  libertà morì Carlo Giuliani, in piazza Alimonda alle 17.27, colpito da  un proiettile sparato dal carabiniere Mario Placanica, dall&#8217;interno del  defender su cui stava. Questo è il 20 luglio che torna tutti gli anni,  il passamontagna e l&#8217;estintore di Carlo, e poi il suo corpo straziato a  terra. Le giornate di Genova sono l&#8217;infuriare della battaglia, l&#8217;assedio  alla città, i gas lacrimogeni conditi al cianuro, le torture di  Bolzaneto e la macelleria messicana della Diaz.<br />
Il 20 luglio ha segnato lo spartiacque nei movimenti, quel movimento  planetario ha tentato, in  qualcosa di più grande di quanto consentito  sia dai padroni del mondo rintanati nella realtà virtuale delle zone  rosse, difese dalle guardie dell&#8217;impero; sia da quella nomenclatura che  dal movimento contro la globalizzazione che ha succhiato linfa per  vivere qualche anno in più, non prima di aver spento l&#8217;insorgenza di  quelle migliaia di uomini e donne che erano a Genova, trasformando la  richiesta di un trasformazione radicale del presente in beghe da  parlamento. Oggi quanti hanno ingorgato i tavoli delle assemblee dei  social forum sono scomparsi dalla scena politica, e per chi c&#8217;è ancora,  lavorano alla politica dai tavoli delle segreterie o di posti ben  conservati.<br />
Il movimento di Genova è un ricordo che non si è voluto spingere più  avanti, e a quasi dieci anni di distanza, cerca ancora la sua verità, al  di fuori delle mistificazioni di comodo.<br />
Il 20 luglio è il giorno in cui globalmente i movimenti sociali  ricordano Carlo Giuliani e la sua storia, una storia fatta di passione  che non può essere narrata se non con il linguaggio delle lotte. La  verità sull&#8217;omicidio di Carlo Giuliani non spetta ai tribunali che già  hanno, o meglio non hanno, sentenziato, la verità è un aspetto  collettivo che è conosciuta a tutti.<br />
In questi giorni arrivano gli appelli per le condanne ai dirigenti delle  forze dell&#8217;ordine coinvolti nella gestione dell&#8217;ordine pubblico e  nell&#8217;irruzione alla Diaz. Sentenze che ribaltano i primi gradi di  giudizio.<br />
Le responsabilità sono chiare non c ‘è bisogno di elencarle, ma Genova  valse premi e promozioni in passato, chissà cosa spetterà agli abili  servitori dello stato il futuro.</p>
</div>
<p><em>Dopo Genova le mutazioni furono rapide e brutali, ci fu l&#8217;11  settembre e l&#8217;introduzione nel lessico della guerra globale, ma questo è  un altro pezzo della storia</em></p>
<p><strong>Genova è in tutti noi, con Carlo nel cuore.</strong></p>
<a href="http://www.csoaskatasuna.org/2010/07/20-luglio-2001-20-luglio-2010-con-carlo-nel-cuore/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
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		<title>16-17 lug _ Csa Murazzi _ &#8220;Beat them away&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 07:19:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
				<category><![CDATA[movimento]]></category>

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		<description><![CDATA[Free festival _ Benefit Collettivo Universitario Autonomo


]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em>Free festival _ Benefit Collettivo Universitario Autonomo</em></p>
<p><img src="http://i246.photobucket.com/albums/gg107/simo_infoaut/FLYERDEF.jpg" border="0" alt="" width="500" height="701" /></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://i246.photobucket.com/albums/gg107/simo_infoaut/FLYERDEF2.jpg" border="0" alt="" width="500" height="701" /></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Verità per Jon Anza!</title>
		<link>http://www.csoaskatasuna.org/2010/07/verita-per-jon-anza/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 07:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
				<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[euskadi]]></category>

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		<description><![CDATA[mercoledì 14.07.2010 
Verità per Jon Anza! 
Presidio al Frejus, frontiera italo-francese, all&#8217;imbocco del  tunnel
dalle ore 17
Libertà e autodeterminazione per il popolo  basco!
Verità su Jon Anza! Rapito, torturato e ucciso da gruppi paramilitari  spagnoli con la complicità dello stato francese.
Libertà e asilo politico per i tre compagni baschi arrestati a Roma con  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="info"><span style="font-size: small;">mercoledì 14.07.2010 </span></div>
<p><span style="font-size: small;">Verità per Jon Anza!</span> <strong><br />
Presidio al Frejus, frontiera italo-francese, all&#8217;imbocco del  tunnel<br />
dalle ore 17</strong></p>
<p>Libertà e autodeterminazione per il popolo  basco!<br />
Verità su Jon Anza! Rapito, torturato e ucciso da gruppi paramilitari  spagnoli con la complicità dello stato francese.<br />
Libertà e asilo politico per i tre compagni baschi arrestati a Roma con  la sola accusa di far parte di gruppi giovanili indipendentisti!</p>
<p><img src="http://i629.photobucket.com/albums/uu16/neska_bucket/Manifestoperil14luglio.jpg" border="0" alt="" width="625" height="442" /></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>99 posse: ANTIFA il video</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 15:03:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
				<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[99posse]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.csoaskatasuna.org/2010/07/99-posse-antifa-il-video/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>11 CAMPEGGIO NO TAV</title>
		<link>http://www.csoaskatasuna.org/2010/07/11-campeggio-no-tav/</link>
		<comments>http://www.csoaskatasuna.org/2010/07/11-campeggio-no-tav/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 07:18:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
				<category><![CDATA[PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[no tav]]></category>
		<category><![CDATA[CAMPEGGIO]]></category>
		<category><![CDATA[notav]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 19/25 luglio a Venaus, Presidio
programma completo e informazioni utili
a cura del Comitato di lotta Popolare di Bussoleno &#8211; il Presidio No  Tav di Venaus &#8211; Centro Sociale Askatasuna

Flyer Programma Campeggio No Tav in pdf

MATERIALI PUBBLICITARI
PROGRAMMA TXT &#38; PDF


LUNEDI’ 19

APERTURA CAMPEGGIO

MARTEDI’ 20

CENA
H.21 ASSEMBLE A POPOLARE: DA VENAUS A CHIOMONTE
l&#8217;assemblea si aprirà con un ricordo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><strong>Dal 19/25 luglio a Venaus, Presidio</strong></h2>
<p>programma completo e informazioni utili</p>
<div id="attachment_1889" class="wp-caption aligncenter" style="width: 513px"><a href="http://www.notav.info/wp-content/uploads/manif_def_camp.jpg"><img class="size-full wp-image-1889 " title="manif_def_camp" src="http://www.notav.info/wp-content/uploads/manif_def_camp.jpg" alt="" width="503" height="709" /></a><p class="wp-caption-text">campeggio no tav 2010</p></div>
<p>a cura del Comitato di lotta Popolare di Bussoleno &#8211; il Presidio No  Tav di Venaus &#8211; Centro Sociale Askatasuna</p>
<ul>
<li><a href="http://www.notav.info/wp-content/uploads/flyer_campegg.pdf">Flyer Programma Campeggio No Tav</a> <em>in pdf</em></li>
</ul>
<h2><strong>MATERIALI PUBBLICITARI</strong></h2>

<div class="ngg-galleryoverview" id="ngg-gallery-13-1184">

	<!-- Slideshow link -->
	<div class="slideshowlink">
		<a class="slideshowlink" href="http://www.csoaskatasuna.org/2010/07/11-campeggio-no-tav/?show=slide">
			[Show as slideshow]		</a>
	</div>

	
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								<img title="campeggio-11" alt="campeggio-11" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/gallery/notav-campeggio-2010/thumbs/thumbs_campeggio-11.jpg" width="75" height="75" />
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</div>


<h2><strong>PROGRAMMA TXT &amp; <a href="http://www.notav.info/wp-content/uploads/PROGRAMMA-NOTAV-CAMP.pdf">PDF</a><br />
</strong></h2>
<ul>
<li><strong>LUNEDI’ 19</strong></li>
</ul>
<p>APERTURA CAMPEGGIO</p>
<ul>
<li><strong>MARTEDI’ 20</strong></li>
</ul>
<p>CENA</p>
<p>H.21 ASSEMBLE A POPOLARE: DA VENAUS A CHIOMONTE</p>
<p><em>l&#8217;assemblea si aprirà con un ricordo di <a href="http://www.notav.info/?p=583">Raul</a>, no tav scomparso</em> <em>l&#8217;inverso  scorso</em></p>
<ul>
<li><strong>MERCOLEDI’ 21</strong></li>
</ul>
<p><strong>H.20 CENA</strong></p>
<p><strong>H.22 CONCERTO</strong>: Aria Fresca Crew + Nose + Maker</p>
<ul>
<li><strong>GIOVEDI’22</strong></li>
</ul>
<p><strong>H.10 SENTIERI RESISTENTI: </strong>piazza del municipio San Giorio Susa, Salita in auto verso il Paradiso della rane località &#8220;Travers a munt&#8221; Partenza lungo il sentiero che porta al rifugio Geat, località Gravio<strong>*</strong></p>
<p><strong>H.20 CENA</strong></p>
<p><strong>H21 PROIEZIONI ANTIFASCISTE</strong></p>
<ul>
<li><strong>VENERDI’23</strong></li>
</ul>
<p><strong>H.18 ASSEMBLEA: </strong>REALTA’ ANTAGONISTE<strong> </strong></p>
<p><strong>H.20 CENA</strong></p>
<p><strong>H.22 CONCERTO</strong>: SANGRE REBELDE + EGIN<strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<ul>
<li><strong>SABATO 24</strong></li>
</ul>
<p><strong>H.17 ASSEMBLEA: </strong>CRISI-NUCLEARE-GRANDI OPERE<br />
L&#8217;uso dei soldi pubblici come finanziamento alla politica</p>
<p><strong>H.20 GRIGLIATA</strong></p>
<p><strong>H.22 SPETTACOLO </strong><em>DI ASCANIO CELESTINI</em><strong> </strong></p>
<ul>
<li><strong>DOMENICA 25</strong></li>
</ul>
<p><strong>CHIUSURA</strong></p>
<p><strong>__________________________________________________________________<br />
</strong></p>
<blockquote><p><strong>*</strong> Il sentiero si snoda attraverso il parco Orsiera-Rocciavrè dove durante la seconda guerra mondiale, i partigiani resistettero al nazifascismo. Su questo versante della valle da ricordare sono il giuramento della Garda, primo vero atto formale di costituzione delle brigate partigiane e nell&#8217;inverno del 44 il rastrellamento durissimo che costò la vita a molti giovani partigiani. In particolare presso il rifugio Geat, meta della camminata si trova una fossa comune nella quale vennero frettolosamente tumulati quattro giovani partigiani. In quattro componevano<br />
una pattuglia di avanscoperta che doveva verificare la sicurezza del percorso per la numerosa brigata al seguito, proveniente dalla Val Sangone, in ritirata. Incrociato il nemico i quattro resistettero al fuoco, dando l&#8217;allarme e salvando così, con il loro sacrificio più di cento compagni. Ancora oggi, dopo 60 anni la fossa è visibile e il suolo, scomposto dalle pale dei soldati non si è più riassestato. Rimane così un piccolo avvallamento a ricordo dei caduti.</p></blockquote>

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		<title>7 luglio 1960 Per i Morti di Reggio Emilia</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 10:04:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
				<category><![CDATA[antifascismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 7 luglio 1960, nel corso di una manifestazione sindacale, cinque  operai reggiani, tutti iscritti al PCI, sono uccisi dalle forze  dell&#8217;ordine. I loro nomi, immortalati dalla celebre canzone di Fausto  Amodei &#8220;Per i morti di Reggio Emilia&#8221;: Lauro Ferioli, Ovidio Franchi,  Emilio Reverberi, Marino Serri, Afro Tondelli. I morti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.csoaskatasuna.org/2010/07/7-luglio-1960-per-i-morti-di-reggio-emilia/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
<p>Il 7 luglio 1960, nel corso di una manifestazione sindacale, cinque  operai reggiani, tutti iscritti al PCI, sono uccisi dalle forze  dell&#8217;ordine. I loro nomi, immortalati dalla celebre canzone di Fausto  Amodei &#8220;Per i morti di Reggio Emilia&#8221;: Lauro Ferioli, Ovidio Franchi,  Emilio Reverberi, Marino Serri, Afro Tondelli. I morti di Reggio Emilia  sono l&#8217;apice &#8211; non la conclusione &#8211; di due settimane di scontri con la  polizia, alla quale il capo del governo Tambroni ha dato libertà di  aprire il fuoco in &#8220;situazioni di emergenza&#8221;: alla fine si conteranno  undici morti e centinaia di feriti. Questi morti costringeranno alle  dimissioni il governo Tambroni, monocolore democristiano con il  determinante appoggio esterno dei fascisti del M.S.I. e dei monarchici, e  apriranno la strada ai futuri governi di centro-sinistra. Ma  soprattutto, contrassegneranno in modo repentino un radicale mutamento  di clima politico nel paese: l&#8217;avvento della generazione dei &#8220;ragazzi  con le magliette a righe&#8221;. Sino a quel momento i giovani erano  considerati come spoliticizzati, distanti dalla generazione dei  partigiani e orientati al mito delle &#8220;tre M&#8221; (macchina, moglie,  mestiere): la giovane età di tre delle cinque vittime testimonia invece  la presa di coscienza, in forme ancor più radicali della generazione che  aveva resistito negli anni Cinquanta, di un nuovo proletariato  giovanile. Di questo mutamento di clima &#8211; dalla disperata tristezza per  il revanchismo fascista alla rinascita della speranza dopo i fatti di  luglio &#8211; sono testimonianza la poesia di Pasolini &#8220;La croce uncinata&#8221;  (aprile 1960) e l&#8217;articolo &#8220;Le radici del luglio&#8221; (Vie nuove, 29 ottobre  1960).<span id="more-1182"></span></p>
<p><strong>Il 7 luglio</strong></p>
<p>La sera del 6 luglio la CGIL reggiana, dopo una lunga riunione  (la linea della CGIL era sino a quel momento avversa a manifestazioni  politiche) proclama lo sciopero cittadino. La polizia ha proibito gli  assembramenti, e le stesse auto del sindacato invitano con gli  altoparlanti i manifestanti a non stazionare. Ma l&#8217;unico spazio  consentito &#8211; la Sala Verdi, 600 posti &#8211; è troppo piccolo per contenere i   20.000 manifestanti: un gruppo di circa 300 operai delle Officine  Meccaniche Reggiane decide quindi di raccogliersi davanti al monumento  ai Caduti, cantando canzoni di protesta. Alle 16.45 del pomeriggio una  violenta carica di un reparto di 350 celerini al comando del  vice-questore <strong>Giulio Cafari Panico</strong> investe la manifestazione  pacifica: &#8220;Cominciarono i caroselli degli automezzi della polizia.  Ricordo un&#8217;autobotte della polizia che in piazza cercava di disperdere  la folla con gli idranti&#8221;, ricorda un testimone, l&#8217;allora maestro  elementare Antonio Zambonelli. Anche i carabinieri, al comando del  tenente colonnello <strong>Giudici</strong>, partecipano alla carica. Incalzati  dalle camionette, dalle bombe a gas, dai getti d&#8217;acqua e dai fumogeni, i  manifestanti cercano rifugio nel vicino isolato San Rocco, &#8220;dove c&#8217;era  un cantiere, ricorda un protagonista dei fatti, Giuliano Rovacchi.  Entrammo e raccogliemmo di tutto, assi di legno, sassi&#8230;&#8221;. &#8220;Altri  manifestanti, aggiunge Zambonelli, buttavano le seggiole dalle distese  dei bar della piazza&#8221;. Respinti dalla disperata sassaiola dei  manifestanti, i celerini impugnano le armi da fuoco e cominciano a  sparare: &#8220;Teng-teng, si sentiva questo rumore, teng-teng. Erano  pallottole, dice Rovacchi, e noi ci ritirammo sotto l&#8217;isolato San Rocco.  Vidi un poliziotto scendere dall&#8217;autobotte, inginocchiarsi e sparare,  verso i giardini, ad altezza d&#8217;uomo&#8221;.</p>
<p>In quel punto verrà trovato il corpo di <strong>Afro Tondelli</strong> (1924),  operaio di 35 anni. Si trova isolato al centro di piazza della Libertà.  L&#8217;agente di PS <strong>Orlando Celani</strong> estrae la pistola, s&#8217;inginocchia,  prende la mira in accurata posizione di tiro e spara a colpo sicuro su  un bersaglio fermo. Prima di spirare Tondelli dice: &#8220;Mi hanno voluto  ammazzare, mi sparavano addosso come alla caccia&#8221;. Partigiano della 76a  Sap (nome di battaglia &#8220;Bobi&#8221;), è il quinto di otto fratelli, in una  famiglia contadina di Gavasseto. Sposato, è segretario locale dell&#8217;Anpi.</p>
<p>Davanti alla chiesa di San Francesco è <strong>Lauro Farioli</strong>, 22 anni,  orfano di padre, sposato e padre di un bimbo. Lo chiamavano &#8220;Modugno&#8221;  grazie alla vaga somiglianza con il cantante. Era uscito di casa con  pantaloni corti, una camicetta rossa, le ciabatte ai piedi: ai primi  spari si muove incredulo verso i poliziotti come per fermarli. Gli  agenti sono a cento metri da lui: lo fucilano in pieno petto. Dirà un  ragazzo testimone dell&#8217;eccidio: &#8220;Ha fatto un passo o due, non di più, e  subito è partita la raffica di mitra, io mi trovavo proprio alle sue  spalle e l&#8217;ho visto voltarsi, girarsi su se stesso con tutto il sangue  che gli usciva dalla bocca. Mi è caduto addosso con tutto il sangue&#8221;.</p>
<p>Intanto l&#8217;operaio <strong>Marino Serri</strong>, 41 anni, partigiano della 76a  brigata si è affacciato piangendo di rabbia oltre l&#8217;angolo della strada  gridando &#8220;Assassini!&#8221;: cade immediatamente, colpito da una raffica di  mitra. Nato in una famiglia contadina e montanara poverissima di Casina,  con sei fratelli, non aveva frequentato nemmeno le elementari: lavorava  sin da bambino pascolando le pecore nelle campagne. Militare a 20 anni,  era stato in Jugoslavia. Abitava a Rondinara di Scandiano, con la  moglie Clotilde e i figli.</p>
<p>In piazza Cavour c&#8217;è <strong>Ovidio Franchi</strong>, un ragazzo operaio di 19  anni. Viene colpito da un proiettile all&#8217;addome. Cerca di tenersi su,  aggrappandosi a una serranda:  &#8220;Un altro, racconta un testimone, ferito  lievemente, lo voleva aiutare, poi è arrivato uno in divisa e ha sparato  a tutti e due&#8221;. Franchi è la vittima più giovane (classe 1941, nativo  della frazione di Gavassa): figlio di un operaio delle Officine  Meccaniche Reggiane, dopo la scuola di avviamento industriale era  entrato come apprendista in una piccola officina della zona. Nel  frattempo frequentava il biennio serale per conseguire l&#8217;attestato di  disegnatore meccanico, che gli era stato appena recapitato. Morirà poco  dopo a causa delle ferite riportate.</p>
<p>Ma gli spari non sciolgono la manifestazione: sono proprio i più  giovani &#8211; tra i quali è Rovacchi &#8211; a resistere: &#8220;La macchina del  sindacato girava tra i tumulti e l&#8217;altoparlante ci invitava a lasciare  la piazza, che la manifestazione era finita. Ma noi non avevamo alcuna  intenzione di ritirarci, qualcuno incitava addirittura alle barricate.  Non avremmo sgomberato la piazza almeno fino a quando la polizia non  spariva. E così fu. Mentre correvo inciampai su un corpo senza vita,  vicino al negozio di Zamboni. Era il corpo di Reverberi, ma lo capii  soltanto dopo&#8221;.</p>
<p><strong>Emilio Reverberi</strong>, 39 anni, operaio, era stato licenziato  perché comunista nel 1951 dalle Officine Meccaniche Reggiane, dove era  entrato all&#8217;età di 14 anni. Era stato garibaldino nella 144a Brigata  dislocata nella zona della Val d&#8217;Enza (commissario politico nel  distaccamento Amendola). Nativo di Cavriago, abitava a Reggio nelle case  operaie oltre Crostolo con la moglie e i due figli. Viene brutalmente  freddato a 39 anni, sotto i portici dell&#8217;Isolato San Rocco, in piazza  Cavour. In realtà non è ancora morto: falciato da una raffica di mitra,  spirerà in sala operatoria.</p>
<p>Polizia e carabinieri sparano con mitra e moschetti più di 500  proiettili, per quasi tre quarti d&#8217;ora, contro gli inermi manifestanti. I  morti sono cinque, i feriti centinaia: Zambonelli, riuscito a entrare  nell&#8217;ospedale, testimonia di &#8220;feriti ammucchiati ai morti, corpi  squartati, irriconoscibili, ammassati uno sull&#8217;altro&#8221;. Drammatica anche  la testimonianza del chirurgo Riccardo Motta: &#8220;In sala operatoria  c&#8217;eravamo io, il professor Pampari e il collega Parisoli. Ricordo  nitidamente quelle terribili ore, ne passammo dodici di fila in sala  operatoria, arrivava gente in condizioni disperate. Sembrava una  situazione di guerra: non c&#8217;era tempo per parlare, mentre cercavamo di  fare il possibile avvertivamo, pesantissimi, l&#8217;apprensione e il dolore  dei parenti&#8221;.</p>
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		</item>
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		<title>Global Business: breve racconto di una battaglia operaia</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 16:23:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[torino]]></category>

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		<description><![CDATA[Ripercorriamo con alcune brevi interviste si protagonisti le vicende che  hanno segnato le lotte intorno alla possibile chiusura della Globa  Business di Grugliasco.
Vedi anche:
Blocco ai cancelli della Global Businnes
La Global Bussinnes a rischio di chiusura
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ripercorriamo con alcune brevi interviste si protagonisti le vicende che  hanno segnato le lotte intorno alla possibile chiusura della Globa  Business di Grugliasco.<br />
Vedi anche:<br />
<a title="qui" dir="ltr" rel="nofollow" href="http://www.infoaut.org/articolo/blocco-dei-cancelli-alla-global-business-di-grugliasco" target="_blank">Blocco ai cancelli della Global Businnes</a><br />
<a title="La Global Business di Grugliasco a rischio chiusura" dir="ltr" rel="nofollow" href="http://www.infoaut.org/articolo/la-global-business-di-grugliasco-a-rischio-chiusura" target="_blank">La Global Bussinnes a rischio di chiusura</a></p>
<a href="http://www.csoaskatasuna.org/2010/07/global-business-breve-racconto-di-una-battaglia-operaia/"><p><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></p></a>
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		<title>Ricordo di Romano Alquati</title>
		<link>http://www.csoaskatasuna.org/2010/07/ricordo-di-romano-alquati/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 08:11:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
				<category><![CDATA[movimento]]></category>

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		<description><![CDATA[Tre mesi fa, il  3 aprile, si spegneva a Torino all’età di 75 anni Romano Alquati, esponente di  spicco del pensiero operaista, intelligenza sistematica ma al di fuori degli schemi convenzionali, riconosciuto come uno dei più raffinati studiosi della soggettività e della composizione di classe.
L’esperienza politica di Romano muove da quella componente minoritaria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.infoaut.org/img/gallery/thumb/immagine-2-4c2f01d89edea.png" alt="strumemti e mezzi" width="200" height="268" />Tre mesi fa, <a href="http://www.infoaut.org/articolo/morto-a-torino-romano-alquati-operaista-e-inventore-della-conricerca/">il  3 aprile, si spegneva a Torino all’età di 75 anni Romano Alquati,</a> esponente di  spicco del pensiero operaista, intelligenza sistematica ma al di fuori degli schemi convenzionali, riconosciuto come uno dei più raffinati studiosi della soggettività e della composizione di classe.</p>
<p>L’esperienza politica di Romano muove da quella componente minoritaria ma importante dei giovani  “ricercatori scalzi” degli anni ‘50 che pur continuando ad abitare <em>criticamente</em> il movimento operaio, in particolare le  sue organizzazioni sindacali, matura da subito una rottura profonda rispetto  alle sue rappresentanze istituzionali e alle vie nazionali al socialismo. Al  tempo stesso rimanendo distinta, anche per un tratto generazionale,  dall’opposizione antistalinista “storica”. In questo, anticipa quella straordinaria  cesura che maturerà compiutamente solo con il ’68. Romano Alquati viene su in un  humus culturale che in quegli anni è alla ricerca di un marxismo libero da incrostazioni, capace di indagare e intercettare la classe operaia per  quello che è e non per come dovrebbe essere secondo i canoni della “chiesa”  comunista, efficacemente ibridato con la rilettura critica della sociologia ed empaticamente affine ad un approccio fenomenologico alla soggettività.  Si forma politicamente a Cremona -una città della pianura Padana all’incrocio tra  le esperienze di lotta del proletariato agricolo e la tumultuosa industrializzazione del boom economico- accanto all’amico Renato Rozzi e  al comunista “eretico” Danilo Montaldi sotto il cui influsso fa le prime esperienze di ricerca militante. <span id="more-1154"></span></p>
<p>E’ con questo bagaglio che Romano, venticinquenne trasmigrato nella “città-fabbrica” Torino,  partecipa attivamente con Raniero Panzieri alla redazione della rivista <em>Quaderni  Rossi</em>, cruciale per la  formazione della nuova sinistra, per poi passare dal ’63 con <a title="Mario Tronti" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Tronti">Mario Tronti</a> e Toni Negri all’esperienza di <em>Classe Operaia</em>, vero luogo di nascita di quello che sarà  conosciuto come <em>operaismo</em>. In  questo crogiolo di esperienze collettive a stretto contatto con una nuova  figura di classe operaia, quelle “forze nuove” dell’operaio massa potenzialmente antagonistiche con il neocapitalismo e assai distanti nei comportamenti e  nella mentalità dal vecchio movimento operaio, si elaborano categorie di  analisi fondamentali come quella di <em>composizione di classe </em>e si  propone un approccio di studio/intervento con il “metodo” della <em>conricerca </em>(su genesi e contenuto di questa innovativa  cassetta di attrezzi si sofferma diffusamente <a href="http://www.infoaut.org/articolo/dalleredita-delloperaismo-strumenti-per-capire-il-presente">Steve  Wright nel suo libro </a> accessibile al pubblico italiano).</p>
<p>La <em>conricerca</em>, che nasce nei primi anni &#8216;60 come ricerca militante sul campo con operai  della Fiat Mirafiori e di altre fabbriche piemontesi (Olivetti, Lancia), è insieme attività d&#8217;inchiesta e processo di conoscenza e di trasformazione  reciproca dell’identità del ricercatore e di quella che si comincia a chiamare <em>soggettività operaia</em>. Pratica d&#8217;intervento che ponendo il ricercatore militante  sullo stesso piano del soggetto indagato annulla la figura separata dell’“avanguardia” tanto cara alla logica della sinistra e consente di riformulare orizzontalmente e circolarmente il rapporto teoria-prassi-organizzazione. Una pratica non formalizzabile in metodo  che permette di leggere, anche nei periodi di passività, i segnali della conflittualità a venire, l’organizzazione <em>informale</em> e le <em>ambivalenze</em> costitutive che si collocano nello scarto  tra composizione tecnica (articolazione oggettiva della forza-lavoro) e composizione politica della classe. Non a caso quelle inchieste svolgono  un ruolo attivo nel nuovo ciclo di conflittualità operaia che si apre a Torino con la rivolta di piazza Statuto del luglio &#8216;62 anticipando il  lungo ’68 italiano.</p>
<p>L’estrema capacità nel saper cogliere le cesure, prioritaria in lui rispetto a ogni percorso politico  e organizzativo, porta Romano Alquati già nei primi anni &#8216;70 -che pure  segnano il culmine della conflittualità dell’operaio massa- a guardare oltre e  individuare nei processi di <em>industrializzazione dell’attività umana</em> in quanto tale, evidenti nell’incipiente terziarizzazione, il ridislocarsi della sussunzione capitalistica che  esce dalla fabbrica e si estende al &#8220;sociale&#8221;. Risalgono a questo periodo gli studi su <em>Università di ceto medio e il proletariato  intellettuale</em>, che aprono alle  successive ricerche su formazione comunicazione e <em>intellettualità di  massa, sui servizi come prodotto del capitale e più in generale sulla </em>riproduzione mercificata  della <em>capacità-umana-vivente</em><em>. Si prende atto della fine di un ciclo  della composizione di classe e di una fase del capitalismo che richiede di  andare oltre </em>le letture operaistiche. Nel suo pensiero si fa così  strada l’esigenza di elaborare nuovi strumenti &#8211; anche in costante ma isolato  dialogo con grandi sociologi come il Bauman della modernità liquida e Touraine- all’altezza di quella che definirà l’<em>iperindustrializzazione</em> come sussunzione <em>effettiva</em> in atto dell’intera esperienza umana e  messa a valore dell’intera riproduzione sociale. Il nodo di fondo è ancora  quello dell’<em>ambivalenza</em>:  i saperi e le attività possono essere curvate per l’autonomia dei soggetti oppure espropriati nella codificazione del  linguaggio formalizzato tecnico-scientifico del capitale. La domanda è a quali  condizioni gli <em>iperproletari</em>,  socializzati dalle tecnomacchine flessibili della produzione e riproduzione  capitalistica, possano aprirsi ad una prassi emancipatrice.<em></em><br />
<em></em><br />
<em>N</em>egli anni ’80 questi  temi sono affrontati all’interno di seminari militanti utilizzando ancora l’università di massa come  possibile luogo di produzione collettiva di conoscenza critica &#8211; anni di  formazione per coloro che sono poi diventati i suoi allievi. Ma vi è la distruzione irreversibile di questi luoghi dagli anni ’90 in poi, la distanza  abissale da una sinistra ufficiale sorda ai cambiamenti e la perdita di contatti con  i vecchi compagni del percorso operaista; tutto ciò segna l’isolamento di  Romano, che non smette comunque di tornare sempre di nuovo sugli ultimi scritti,  non pubblicati, aporetici, esplorativi dei nuovi nodi, il suo lascito  sicuramente più complesso e denso.</p>
<p>Ci piace allora ricordarlo con le sue parole: <em>“essere caparbiamente rivoluzionari quando non ci  sono rivoluzioni non è né divertente né tanto invidiabile. Negli anni fine  ’50 ci si sentiva all’inizio di qualcosa… aperto sul futuro”</em>. Anche negli ultimi, non facili anni Romano  non ha mai ceduto alle nostalgie.</p>
<p>(Scritto  per <em>Sozialgeschichte</em>,  rivista on line di Storia Sociale, 2010)</p>
<p><strong><em>Emiliana Armano,  Raffaele Sciortino</em></strong></p>
<p>__________<strong></strong></p>
<p><strong>Altri contributi in ricordo di Romano Alquati:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.infoaut.org/articolo/in-ricordo-di-romano-alquati/"><strong>In  ricordo di Romano Alquati</strong></a><strong> </strong><strong>(di  Guido Borio)</strong><a href="http://www.infoaut.org/articolo/in-ricordo-di-romano-alquati/"><strong> </strong></a></li>
<li><a href="http://www.infoaut.org/articolo/la-liberta-operaista/"><strong>La  libertà operaista</strong></a><strong> </strong><strong>(di Gigi  Roggero)</strong></li>
<li><strong><a href="http://www.infoaut.org/articolo/romano-alquati-alternativo-a-tutti/">Romano Alquati,  alternativo a tutti</a> (di Mario Tronti, Aris Accornero, Alberto Asor  Rosa, Umberto  	Coldagelli, Rita di Leo)</strong></li>
<li><strong><a href="http://www.infoaut.org/articolo/radio-kapital-romano-alquati/">Radio  Kapital: Romano Alquati</a> (di Sergio Bologna)</strong></li>
<li><strong><a href="http://www.infoaut.org/articolo/romano-alquati-e-morto/">Romano Alquati  è morto</a> (di Franco Berardi Bifo)</strong></li>
<li><strong><a href="http://www.infoaut.org/articolo/il-nostro-ricordo-di-romano-alquati/">Il  nostro ricordo di Romano Alquati</a> (di Collettivo Universitario  Autonomo &#8211; Torino)<br />
</strong></li>
</ul>
<p>__________</p>
<p><strong>Bibliografia:</strong></p>
<p>R. Alquati, <em>Sindacato e partito</em>, Stampatori Università, Torino, 1974.<br />
R. Alquati, <em>Sulla Fiat e altri scritti</em>, Feltrinelli, Milano, 1975.<br />
R. Alquati, <em>L&#8217;Università e la formazione l&#8217;incorporamento del  sapere sociale nel lavoro vivo</em>, in Aut  Aut, Firenze, luglio-agosto 1976, n. 154.<br />
R. Alquati &#8211; N. Negri &#8211; A. Sormano, <em>Università di ceto medio e proletariato intellettuale</em>,  Stampatori, Torino, 1978.<br />
R. Alquati, G. Lodi, <em>Donna, famiglia, servizi nel territorio  della provincia di Cremona</em>,  Amministrazione provinciale di Cremona, 1981.<br />
R. Alquati, <em>Dispense di sociologia industriale</em>, Il Segnalibro, Torino, 1986-1992, 4 vol.<br />
R. Alquati, <em>Sul comunicare</em>, Il Segnalibro, Torino, 1993.<br />
R. Alquati, <em>Sacre icone</em>,  Calusca Edizioni, Padova, 1993.<br />
R. Alquati, <em>Per fare conricerca</em>, Velleità Alternative, Torino, 1993.<br />
R. Alquati, <em>Cultura, Formazione e Ricerca.  Industrializzazione di produzione immateriale</em>, Velleità Alternative, Torino, 1994.<br />
R. Alquati &#8211; M. Pentenero &#8211; J.L. Wessberg, <em>Sul virtuale,</em> Velleità Alternative, Torino, 1994.<br />
R. Alquati, <em>Camminando per realizzare un sogno comune</em>, Velleità Alternative, Torino, 1994.<br />
R. Alquati, <em>Lavoro e attività. Per una analisi della  schiavitù neomoderna</em>, Manifestolibri, Roma,  1997.<strong></strong></p>
<p><strong>Testi non pubblicati:</strong></p>
<p>R. Alquati, <em>Nella società industriale d&#8217;oggi</em>, working paper non pubblicato, Torino,  2000/2003.<br />
R. Alquati, <em>Sulla riproduzione della capacità umana vivente  oggi,</em> working paper non  pubblicato, Torino, 2001/2003.</p>
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		<title>10 luglio antirazzista</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 09:15:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
				<category><![CDATA[PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
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 Corteo + concerto contro i  centri di identificazione e d&#8217;espulsione

&#8230; Tutto e cominciato con la paura dello straniero, dell&#8217;immigrato che invade le  nostre strade portando delinquenza, degrado e insicurezza. Un sentimento diffuso ad arte dalla stampa e dalle televisioni, che vede uniti i  politici di destra e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>h 16 p.za Sabotino (Torino)</strong></p>
<p><strong> </strong>Corteo + concerto contro i  centri di identificazione e d&#8217;espulsione</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://no-cie.noblogs.org/gallery/5776/nociewebcopia.jpg" border="0" alt="" width="493" height="696" /></p>
<div>&#8230; Tutto e cominciato con la paura dello straniero, dell&#8217;immigrato che invade le  nostre strade portando delinquenza, degrado e insicurezza. Un sentimento diffuso ad arte dalla stampa e dalle televisioni, che vede uniti i  politici di destra e di sinistra in una guerra ai poveri che ha il solo  scopo di coprirele falle di un sistema in crisi reintronducendo nuove  forme di schiavismo ed emarginazione.<br />
Al culmine di questa deriva  razzista delle moderne democrazie, le politiche della fortezza Europea  prevedono le chiusure delle frontire, l&#8217;espulsione sistematica degli  immigrati irregolari e l&#8217;istituzione di centri che in molti non esitano  più a chiamare Lager.</p>
<p>Mentre il presidente del consiglio  dichiara che l&#8217;Italia non è un paese multietnico e il ministro  dell&#8217;interno dice che bisogna essere cattivi con i clandestini, la  polizia si trova investita di poteri eccezionali che con sempre più  drammatica frequenza si trasformano in pestaggi e retate, ricatti,  stupri,umiliazioni, carcere e disperazione per chi è giunto in questa  terra abbagliato da falsi miraggi e costretto da condizioni di vita  sempre più difficili nel sud del mondo.</p>
<p>Isolati dal  resto della società e circondati da un muro di silenzio e indifferenza  generale, i centri di identificazione ed espulsione (ex C.p.t.  recentemente ribattezzati C.i.e.) sono tuttavia divenuti negli ultimi  tempi, anche a causa dell&#8217;inasprimento della detenzione previsto  dall&#8217;ultimo pacchetto sicurezza, luoghi di lotta e resistenza dalle  molte forme.</p>
<p>Fortunatamente, mentre dentro si susseguono proteste e  scioperi della fame, evasione e rivolte, c&#8217;è ancora chi davanti a queste oscenità solidarizza con gli oppressi e cerca di diffondere una cultura e una pratica ispirata ai principi di libertà e uguaglianza. Per questo  sentiamo la necessità di unire ancor più le forze e di organizzare,  parallelamente ai percorsi già esistenti intrapresi dalle varie realtà,  una giornata di mobilitazione contro i C.i.e. che possa essere un  momento di convergenza delle molteplici ed eterogenee lotte ed  esperienze antirazziste.</p>
</div>
<div>Tutti i soggetti e gli individui interessati a definire e costruire questa  giornata sono invitati a partecipare ad una discussione collettiva che  si terrà Lunedì 14 Giugno presso la sede di radio Blackout (Via Cecchi  21/A) alle ore 18:30.</div>
<div><strong>CHIUDERE I C.I.E. ORA!</strong></div>
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