Archivio per la Categoria “antifascismo”
Scritto il giugno 9th, 2011 da admin in antifascismo, comunicati, movimento, tags: CSA MURAZZI
Nel tardo pomeriggio di ieri un manipolo di fascistelli appartenenti a Gioventù Italiana, sezione giovanile del Pdl, ma tutti reduci di sigle quali Fuan ed Azione Studentesca, sono entrati all’interno dello storico Csa Murazzi, approfittando dell’assenza dei militanti, impegnati nell’Infoaut Festival che si sta svolgendo in questi giorni al Parco Ruffini.
Questi sordidi individui, scortati come al solito da un ingente spiegamento delle forze dell’ordine, che hanno permesso ed accompagnato l’azione, hanno forzato le porte di ingresso del centro sociale, rovinato e rubato attrezzatura musicale e, infine, vergato scritte sui muri interni inneggianti al duce e ai “martiri delle foibe”.
Lo stile con cui è stata compiuta l’azione non fa che confermare la scarsa legittimità di cui godono i neofascisti nella nostra città: costretti a muoversi sempre nell’ombra e scortati dalla polizia, non possono fare altro che approfittare dell’impegno dei militanti nell’organizzazione dell’Infoaut Festival per sferrare un ridicolo attacco ad una struttura, come il Csa Murazzi, che da più di vent’anni scrive la storia della cultura torinese, con iniziative sempre all’avanguardia in campo musicale, sociale e di contro informazione.
I neofascisti capitanati da Maurizio Marrone, se da una parte cercano di indossare la maschera dei democratici entrando nel Pdl e candidandosi a posizioni istituzionali di vario tipo, sono così stupidi da calare la maschera in men che non si dica, tradendo la loro vera identità con scritte quali “Boia chi molla”, “Onore ai martiri delle foibe” ed inni al duce conditi da croci celtiche.
Come compagne e compagni del Csa Murazzi, stamattina siamo rientrati nel centro sociale e abbiamo tenuto una conferenza stampa, per mostrare all’opinione pubblica l’operato di Marrone e soci.
Non ci faremo certo intimidire dall’azione di dieci fascistelli, l’importante attività portata avanti dal Csa Murazzi all’interno della nostra città prosegue, determinati come e più di prima, a non lasciare nessuno spazio a razzisti, fascisti (mascherati e non), servi e sessisti.
Csa Murazzi
Nessun Commento »
Scritto il maggio 18th, 2011 da admin in antifascismo, torino, tags: dante di nanni
[da Infoaut.org- Storia di classe] Il 18 maggio ricorre l’anniversario della morte di una figura storica dell’antifascismo italiano: quella di Dante Di Nanni, giovane m ilitante dei GAP torinesi, ucciso nel 1944, all’età di 19 anni, dalle truppe nazifasciste.
Figlio di genitori di origine pugliese, fin da giovanissimo comincia a lavorare nelle fabbriche cittadine, proseguendo gli studi alla scuola serale; allo scoppio della seconda guerra mondiale si arruola nell’Areonautica, che abbandona subito dopo l’armistizio del 1943.
Rifugiatosi nelle montagne piemontesi, si unisce inizialmente ad un gruppo partigiano guidato da Ignazio Vian, per poi convergere nei GAP di Giovanni Pesce.
E’ il 17 maggio del ’44 quando Di Nanni, assieme ai compagni Giuseppe Bravin, Giovanni Pesce e Francesco Valentino, effettua un attacco ad una stazione radio che disturbava le comunicazioni di Radio Londra.
Prima dell’azione, il gruppo di Gappisti disarma i militari preposti alla difesa della stazione e decide di graziarli in cambio della promessa di non dare l’allarme; ma i nove soldati tradiscono l’accordo e, ad azione terminata, i quattro partigiani vengono sorpresi ed attaccati da un gruppo di nazifascisti.
Ne segue uno scontro a fuoco in cui Bravin e Valentino vengono feriti e catturati; portati alle carceri Le Nuove, saranno torturati a lungo ed infine impiccati il 22 Luglio: Bravin aveva 22 anni, Valentino 19.
Anche Pesce e Di Nanni vengono colpiti durante lo scontro, ma il primo riesce a portare in salvo il compagno più giovane, gravemente ferito da 7 proiettili.
Di Nanni viene trasportato nella base di San Bernardino 14, a Torino, dove un medico ne consiglia l’immediato ricovero in ospedale; Giovanni Pesce, allora, si allontana dall’abitazione per cercare aiuto e organizzare il trasporto del compagno, ma al suo ritorno trova la casa circondata da fascisti e tedeschi, avvertiti della presenza dei Gappisti dalla soffiata di una spia.
Nonostante le gravi condizioni in cui versava, Di Nanni rifiuta di consegnarsi al nemico e resiste a lungo all’attacco nazifascista, barricandosi nell’appartamento del terzo piano e riuscendo ad eliminare diversi soldati tedeschi e fascisti con le munizioni rimastegli.
La sua eroica resistenza è riportata dalle parole dello stesso Giovanni Pesce che assistette in prima persona alla scena:
«Ora tirano dalla strada, dal campanile e dalle case più lontane. Gli sono addosso, non gli lasciano scampo. Di Nanni toglie di tasca l’ultima cartuccia, la innesta nel caricatore e arma il carrello. Il modo migliore di finirla sarebbe di appoggiare la canna del mitra sotto il mento, tirando il grilletto poi con il pollice. Forse a Di Nanni sembra una cosa ridicola; da ufficiale di carriera. E mentre attorno continuano a sparare, si rovescia di nuovo sul ventre, punta il mitra al campanile e attende, al riparo dei colpi. Quando viene il momento mira con cura, come fosse a una gara di tiro. L’ultimo fascista cade fulminato col colpo. Adesso non c’è più niente da fare: allora Di Nanni afferra le sbarre della ringhiera e con uno sforzo disperato si leva in piedi aspettando la raffica. Gli spari invece cessano sul tetto, nella strada, dalle finestre delle case, si vedono apparire uno alla volta fascisti e tedeschi. Guardano il gappista che li aveva decimati e messi in fuga. Incerti e sconcertati, guardano il ragazzo coperto di sangue che li ha battuti. E non sparano. È in quell’attimo che Di Nanni si appoggia in avanti, premendo il ventre alla ringhiera e saluta col pugno alzato. Poi si getta di schianto con le braccia aperte nella strada stretta, piena di silenzio.»
(Giovanni Pesce, Senza tregua – La guerra dei GAP, Feltrinelli, 1967)
Nel 1945 viene insignito della Medaglia d’Oro al valor militare.
A 67 anni di distanza dalla sua morte, vogliamo ricordare Dante Di Nanni come un esempio a cui guardare per la determinazione e la forza con cui, assieme a tanti e tante antifascist*, scelse la strada della resistenza e della lotta contro l’oppressione nazifascista.
Nessun Commento »
Scritto il aprile 26th, 2011 da admin in antifascismo, vanchiglia
Un imponente murales si staglia sul muro della via pedonale del quartiere Vanchiglia: da una parte il volto fiero di Dante di Nanni,partigiano torinese, al lato opposto quello pensieroso di Vittorio Arrigoni, e in centro la frase “Nella memoria, l’esempio – Nella lotta la pratica”.
E’ questo il frutto della tappa torinese della campagna “Riprendiamoci le strade”, messa in campo dai Volkswriter di Milano, in contrapposizione all’iniziativa di CasaPound che promuove, per il mese di maggio, una due giorni di writing nella città di Roma, ad Area 19.
Questo è solo l’ultimo tentativo, da parte dei neofascisti, di appropriarsi di linguaggi, culture e percorsi che non sono i loro, ma che anzi, fanno da sempre parte di una tradizione antifascista, antirazzista ed antisessista.
La giornata di sabato 26 aprile ha visto quindi nel quartiere Vanchiglia un’iniziativa antifascista di writing, che ha portato alla decorazione del muro dell’area pedonale di Via Balbo e del giardino dell’asilo del quartiere e del centro sociale Askatasuna.
Il murales è stato poi inaugurato nella commemorazione del 25 aprile, iniziativa di interventi, musica e letture, che ha visto la partecipazione di molti giovani del quartiere.
Durante l’iniziativa è stata sottolineata la vicinanza dei due soggetti del murales, Dante di Nanni e Vik, così come tra la Resistenza italiana e la lotta di liberazione del popolo palestinese. Personaggi e lotte distanti nel tempo e nello spazio, ma in realtà vicinissimi: ragazzi e ragazze, donne e uomini, che hanno deciso, oggi come ieri, da che parte stare e che, in un sommo atto di tenerezza, come direbbe Che Guevara, hanno imbracciato le armi, o si sono fatti scudo di una penna e del proprio coraggio, per combattere le barbarie di una dittatura, di un’oppressione, di un’invasione
Un 25 aprile di commemorazione, di lotta, e in fondo al cuore di tutte e tutti, un augurio: la liberazione del popolo palestinese
Nessun Commento »
Scritto il aprile 13th, 2011 da admin in antifascismo, donne
Nessun Commento »
Scritto il marzo 16th, 2011 da admin in antifascismo, tags: dax
Nessun Commento »
Scritto il marzo 10th, 2011 da admin in antifascismo, comunicati, tags: askatasuna
Alcuni antifascisti cuneesi ci hanno inoltrato una lettera scritta dal presidente dell’Istituto Storico della Resistenza di Cuneo, Livio Berardo, pubblicata su “La Stampa” di Cuneo (qui da un altro sito), che insulta il nostro centro sociale, accusandolo di essere simile all’organizzazione neonazista “Casapound”, di propugnare idee politiche “aberranti” e di essere frutto della sottocultura divulgata dalla televisione berlusconiana. A Berardo non è piaciuta la giornata antifascista del 26 febbraio, proprio a Cuneo, quando centinaia di giovani e meno giovani hanno impedito il regolare svolgimento dell’inaugurazione di una nuova sede di Casapound. Gli antifascisti presenti, in massima parte cuneesi, hanno preso atto dell’autorizzazione di fatto data dalla Questura a questo scempio per la città, Medaglia d’Oro alla Resistenza, ed hanno praticato l’unica forma di lotta che l’estrema destra è in grado di comprendere: l’antifascismo militante. A loro va tutta la nostra solidarietà, e ad ogni fascista, ovunque si trovi, la nostra ostilità.
Berardo identifica nel nostro centro sociale l’esempio o la radice dei comportamenti tenuti quel giorno dalle antifasciste e dagli antifascisti. Per noi è un onore, anche se non serve esorcizzare l’antifascismo cuneese trovandogli, impropriamente, una casa torinese. Da quando l’estrema destra ha tentato di mettere nuove radici nel nostro paese, l’unica reazione che ha prodotto risultati è stata quella militante: impedire agibilità fisica e politica a questi gruppi, colpirne le strutture, sensibilizzare la popolazione al problema rappresentato dalla loro esistenza. Affinché l’antifascismo sia effettivo non è sufficiente cullarsi nel narcisismo a buon mercato rappresentato dalla citazione di un paio di poeti in una lettera, o rifilare la solita pappardella sulla democrazia dal palco, magari offendendosi se chi è più giovane ascolta di malavoglia, o sorride di una certa senile sterilità intellettuale. È necessario molto altro, a partire da una comprensione storico-sociale e culturale delle nuove destre (e delle nuove sinistre).
Questo è ciò che manca a molti di coloro che rappresentano istituzioni importanti per l’antifascismo storico (in questo caso l’ISR), e sarebbe inutile nascondercelo. In gran parte tale personale è proveniente dall’ex PCI, oggi PD: un’organizzazione politica che, al di là delle oggettive difficoltà ad ottenere rispetto e non ludibrio dalla popolazione italiana, soprattutto giovane, è espressione storica della morte della sinistra e dell’antifascismo. Altre volte, come nel caso di Berardo, ha virato all’ultimo momento per il carrozzone vendoliano, ma mantenendo lo stile e la forma mentis dei vecchi PCI-DS. Non è stata Askatasuna a sdoganare revisionismi, anche giuridici, riguardo ai morti di Salò, né a intrattenere alleanze o interlocuzioni, a più riprese, con settori parlamentari provenienti da un’eredità fascista, o espressione di un presente xenofobo e a sua volta fascistoide, come la Lega Nord. Arrabbiarsi perché le nuove generazioni non si riconoscono nelle proprie scelte politiche serve a poco, né aiuta assumere verso di esse un atteggiamento di disprezzo, identificando, come al solito, chi non la pensa allo stesso modo come “prodotto di Berlusconi” o, alla vecchia maniera stalinista, con i fascisti stessi. Conviene, invece, farsi qualche domanda sulla propria credibilità.
È triste che una persona così occupi posti di rilievo nell’ISR. A Torino siamo da anni impegnati a far vivere, assieme a parte della cittadinanza, la sezione ANPI “Martinetto”, e sappiamo che il ruolo delle istituzioni antifasciste storiche può essere ancora forte, se fatto vivere dalle nuove generazioni partigiane. Purtroppo decenni di lottizzazione partitica di questi istituti permette a persone mediocri di sputare sentenze su un giornale o dal palco, deprimendo la memoria del sangue partigiano. Ma la memoria di quel sangue è al sicuro, perché a Cuneo come a Torino, e in tutta Europa, ci sono compagne e compagni pronti a fare dell’antifascismo non una retorica, ma una pratica. Anche nel Paese Basco vive lo stesso spirito dell’antifascismo italiano, dove il movimento indipendentista (vittima a sua volta degli insulti di Berardo nella sua lettera) ha pagato un prezzo altissimo nella sua lotta contro il fascismo franchista e, successivamente, contro le persecuzioni e le torture (denunciate anche dalle Nazioni Unite) perpetrate dalla monarchia liberale. Siamo orgogliosi di portare la libertà, anche basca, nel nostro nome.
L’antifascismo è un’impresa non ancora conclusa. Nel 1945 le forze partigiane furono disarmate in nome di una promessa che la sinistra storica, dai cui ranghi provengono gli insulti odierni nei nostri confronti, non ha mantenuto, e che anzi ha tradito. Oggi l’oppressione dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla donna, il razzismo e la guerra, lo sfruttamento sul lavoro e l’assenza di una cultura libera e laica ci impongono di considerare ancora e sempre l’antifascismo una strada maestra. Siamo però consapevoli che far vivere la memoria pulsante del sacrificio partigiano significa anche creare alternative sociali allo sproloquio disonesto e interessato dei tanti Berardo e dei tanti Fassino, figli di una cultura politica fallimentare e regressiva, priva di qualsiasi prospettiva di rivoluzione ed emancipazione. Per questo abbiamo sprecato del tempo a rispondere, e per questo inviamo un saluto antifascista a quella Cuneo partigiana che, il 26 febbraio, ha dimostrato di esserci e di poter produrre quell’alternativa immediatamente, con le sue stesse pratiche e la sua stessa esistenza.
Non un passo indietro – Ora e sempre resistenza
Centro sociale occupato Askatasuna – Torino
Nessun Commento »
|