Archivio per la Categoria “donne”

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Appuntamento a Torino in Piazza Castello ore 15.30

Mai più affari con i nostri corpi!
Nè mercificate, nè sfruttate, nè svendute.
Il modo in cui la pubblicità rappresenta le donne oscilla tra lo sfruttamento della prostituzione, l’istigazione allo stupro e l’incitamento al suicidio, per anoressia.
Il modello culturale, sociale, e anche economico, nonché di comportamento, che viene proposto è tradizionalmente stereotipato e soprattutto rigidamente dualistico: da un lato corpi di donne prima spogliati e smontati pezzo per pezzo poi offerti al mercato, non solo maschile ma sicuramente “maschile” negli sguardi e nel possesso, per essere sfruttati e resi merce con l’unico scopo di vendere di tutto, corpi cui è riconosciuto un valore marginale e decisamente inferiore rispetto a quello degli oggetti che vengono pubblicizzati, loro sì, per lo meno, interi e ben riconoscibili nella loro essenza e funzione; dall’altro donne offerte come madonne sull’altare della purezza, asessuate madri di famiglia un po’ nevrotiche, depurate di desideri o problemi che non siano la pulizia della casa, ma non la sua gestione, ovviamente, o la cura ossessiva del corpo, non dei figli, con i quali il rapporto di solito si esaurisce nel rifornirli di cibo e in un gioco solitario tanto più triste perché dominato dall’ansia del “non sporcare”…

Donne esposte al ridicolo e alla derisione, se vestite.
Donne esposte come prede, se spogliate.

I media mostrano corpi di donne sui quali non sono mai le donne a decidere, i corpi sono solo oggetti da esibire ovunque, muti come merci in vetrina, a volte rifatti, vittime dell’imperante ossessione per un’impossibile perfezione che sono i media stessi a proporre.
Libere, questo siamo davvero, libere anche di essere sessualmente disponibili o indisponibili a seconda della sola nostra volontà, libere per la nostra capacità di non aver padroni, di non dipendere, di non aver bisogno, di cavarcela da sole e questa libertà non è negoziabile, non è mercificabile e soprattutto non è in discussione.
L’abbiamo conquistata.
Quel che ci propina la televisione non ci rappresenta: le donne vere siamo noi, oggi in piazza, domani ovunque.
La sfida che lanciamo è nel non accettare di farci descrivere da altri, non siamo più disposte a subire la costrizione di modelli obsoleti e offensivi…

Oggi ci rappresentiamo noi!

Centro Sociale Askatasuna – Collettivo Femminista Rossefuoco

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Le compagne del Centro Sociale Askatasuna e il Collettivo Femminista Rossefuoco
presentano
L’8 marzo all’Askatasuna

ore 20 aperitivo
in occasione della mostra sulle donne “Sguardi Non Autorizzati”

(video, foto, installazioni, letture)

a seguire la proiezione del film Persepolis
(di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud)

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In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne

il Collettivo femminista Rossefuoco e le compagne del Centro sociale Askatasuna
presentano
“Farfalle”
un’esperienza di teatro narrazione

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torino-7-marzo-in-piazza_1236173668623TORINO – SABATO 7 MARZO 2009

MANIFESTAZIONE CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE

Appuntamento ore 15 Piazza Vittorio Veneto

Tutti gli episodi di violenza che hanno accompagnato la cronaca degli ultimi mesi sono stati non a caso amplificati dai media in corrispondenza dell’approvazione del Pacchetto Sicurezza. Queste vicende hanno messo in luce quanto però sia distorto e falso il discorso pubblico sugli stupri e più in generale sulle violenze degli uomini sulle donne. Un discorso tutto al maschile, dove il corpo della donna è soltanto la posta in gioco dello scontro tra bande di uomini. Noi donne siamo prede da catturare o vittime da proteggere. Il governo ci promette sicurezza, che giustizia sarà fatta, che ci proteggerà. Una logica che quasi riproduce quegli stessi istinti che sono alla base dello stupro: l’idea che il maschio possa “dominare” sul corpo della donna, farne oggetto delle proprie volontà, dei propri desideri. L’obiettivo come al solito è di spostare l’attenzione: la risposta politica è più sicurezza, maggiore controllo del territorio. La politica istituzionale risponde disponendosi in assetto di guerra, minacciando di assediare le strade, le piazze, con tutti i “corpi di Stato”: poliziotti, militari, vigili dotati di pistola, polizia penitenziaria, Forestale, Guardia di Finanza.
Questo approccio è devastante: cancella l’aggressore “in quanto uomo”, cancella la realtà statistica che conferma che la maggior parte degli stupri, delle molestie, delle violenze fisiche e psicologiche, avviene tra le mura domestiche, per mano di coniugi, amici, parenti. E poi innesca una reazione pubblica di razzismo e intolleranza nei confronti dei migranti. La violenza sulle donne diventa un problema di ordine pubblico. E il corpo delle donne un luogo pubblico su cui il governo fa le leggi, e per la Chiesa il terreno di una crociata feroce e spietata. Dall’aborto alla fecondazione assistita, dalle case chiuse alla pillola del giorno, ogni argomento è buono per metterci sotto controllo, per normare i nostri corpi, ridurre le nostre libertà. Leggi il resto di questo articolo »

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