Archivio per la Categoria “internazionale”

(da Infoaut.org) Una Bilbao come non si vedeva da molto tempo. La manifestazione di sabato per i diritti dei prigionieri e delle prigioniere politiche, che come ogni anno a gennaio, vede la partecipazione di migliaia di cittadini baschi e non solo, ha raggiunto senza dubbio una partecipazione che può considerarsi storica: almeno 110 mila persone hanno partecipato al corteo, non tradendo così le aspettative degli organizzatori. Le strade di Bilbao, e le immagini ce lo dicono chiaramente, parlavano da sole: un fiume di persone, le scritte a favore dei prigionieri comparse nella notte precedente e la sfida al divieto del giudice Grande-Marlaska dell’Audencia Nacional di non pronunciare cori a favore dei prigionieri politici o analoghi. Doveva essere una manifestazione assolutamente silenziosa, ma i cori a favore dell’amnistia, dell’avvicinamento dei prigionieri ai Paesi Baschi e contro la politica penitenziaria spagnola, hanno continuato durante tutta la manifestazione a echeggiare nelle strade della capitale Vizcayna.

Il risultato della giornata di sabato ha confermato come l’assunto dei prigionieri e delle prigioniere politiche -attualmente più di 650 rinchiusi tra le carceri spagnole e francesi- sia un elemento centrale all’interno della fase politica che si sta attraversando nei Paesi Baschi.

Uno degli elementi che possono sicuramente influire per una soluzione riguardante i prigionieri e le prigioniere basche è la mobilitazione sociale che insieme ad altri fattori, non certo meno importanti, possono aprire la strada per un reale cambiamento del conflitto basco. Per questo la “colossale” manifestazione ha suscitato tanto entusiasmo non solo tra i militanti della sinistra indipendentista, ma anche da parte di quella popolazione basca che ha scommesso su questa nuova fase politica in Euskal Herria. E tra i fattori che influiscono in una risoluzione politica, c’è certamente la disponibilità dello Stato spagnolo e delle istituzioni ad affrontare la questione basca. Dopo tutti i passi fatti finora, a partire dalla fine dell’attività armata dell’organizzazione ETA, lo Stato spagnolo con a capo il neonato governo di Rajoy, decide -in continuità con il suo predecessore- di non muoversi. Eppure da qualsiasi parte si giri, sembra che vi siano segnali che non fanno altro che invitarlo ad attuare o anche solo incominciare a pensare a un possibile dialogo.

All’indomani della storica manifestazione, oltre al grande entusiasmo derivato dalla forza dimostrata dai cittadini e dalle cittadine basche, si fanno largo anche le dichiarazioni della sinistra indipendentista, che invita l’esecutivo spagnolo a dare “i primi passi d’urgenza” per i prigionieri politici: la liberazione dei prigionieri ammalati gravemente, la rettifica della dottrina Parot – in base alla quale vengono allungate le condanne di coloro che hanno già scontato la pena prevista- e l’avvicinamento di tutto il collettivo dei prigionieri politici alle carceri basche.

Per la sinistra indipendentista, vi sono tutte le condizioni favorevoli affinché lo Stato spagnolo inizi un dialogo con ETA per incominciare a sciogliere un nodo centrale come quello dei prigionieri, e la manifestazione di sabato a Bilbao ha dato un segnale importante proprio in questa direzione.

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Ore 3 del mattino. La notizia gira su internet già da un’ora. Prima la reuters e il the palestine telegraph, poi il jerusalem post e quindi su facebook, dove tanti attivisti internazionali e sostenitori del popolo palestinese sono ancora svegli, impegnati in una forsennata ricerca di quella smentita che non arriva.

Passano i minuti e lo sconcerto si fa certezza, Vittorio è stato ucciso.

Era stato rapito giovedì mattina a Gaza da un gruppo salafita legato ad al-Qu’ida ma la notizia si è diffusa solo nel pomeriggio quando un video che lo ritraeva ferito e bendato è stato diffuso in rete.

In nottata fonti di Hamas hanno dichiarato di aver ritrovato il corpo in una casa abbandonata.

Vittorio da anni viveva a Gaza, era una delle voci del popolo palestinese e ci raccontava quotidianamente le sofferenze di una terra a cui Israele e l’Occidente stanno negando un futuro.

Aveva deciso di dedicare la sua vita a questa lotta, consapevole che l’oblio e il silenzio dei media avrebbero tolto l’ultima speranza agli uomini e alle donne di Gaza.

Lui, insieme a tutti gli attivisti internazionali e a quelli dell’ISM di cui faceva parte, denunciava quotidianamente le violenze dell’esercito sionista e invitava alla mobilitazione in sostegno del popolo palestinese.

Ore 3:21, dalla Striscia arrivano tantissimi messaggi che si diffondono nella rete. Oggi alle 16 è organizzata una manifestazione a Gaza e così sarà in molte altre città italiane. Sarà l’ultimo saluto a Vittorio.

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Venerdì 11 marzo, nella riunione pubblica tenutasi al centro di documentazione “Falastin” (Torino), è stato  deciso di aderire all’Appello contenuto nella ‘Dichiarazione dell’Assemblea dei Movimenti Sociali del Forum Sociale Mondiale 2011 di Dakar’: “Ispirandoci alle lotte dei Popoli di Tunisia ed Egitto, chiediamo che il 20 marzo sia un giorno mondiale di solidarietà per la rivolta delle genti arabe e africane le cui conquiste rafforzano le lotte di tutte le nazioni: la resistenza del popolo palestinese e saharawi, le mobilitazioni europee, asiatiche e africane contro il debito e l’aggiustamento strutturale e tutti i processi di cambiamento in corso in America Latina”. Per cui si è deciso di fare sabato 19 marzo un presidio/corteo a partire dalle 14:30 da corso Giulio Cesare (alla vecchia stazione Ciriè-Lanzo).

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Il Comune (gemellato con Gaza) saprà accoglierlo degnamente?

[da Infoaut.org]Passerà da Torino questo martedì il convoglio internazionale di “Viva Palestina”, in partenza da Londra il 18 settembre. Presentato ufficialmente nelle settimane scorse, il convoglio farà due tappe in Italia (Torino e Milano) prima di imbarcarsi verso la Grecia e poi dirigersi in Palestina attraverso la Turchia, la Siria e l’Egitto. Importante l’obiettivo che si pone: porre fine all’assedio della popolazione della Striscia di Gaza. Ricordiamo ancora tutti le difficoltà incontrate dai partecipanti alla precedente carovana (di circa un anno fa) quando al porto di Al Arish in Egitto, a soli 30 km dal confine con la Striscia di Gaza, furono caricati violentemente dalla polizia egiziana e otto di questi arrestati.

L’attuale situazione politica in Medioriente è molto tesa: da un lato i “negoziati diretti” voluti fortemente dagli Usa giunti al loro secondo incontro che pagano però il prezzo di non avere la maggioranza della popolazione palestinese e della forza politica che la rappresenta (Hamas) presenti al tavolo, dall’altro la volontà espressa dagli israeliani di non mantenere il congelamento della costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania oltre il termine concordato del 26 settembre. A questo si aggiunge il fatto che sono riprese in questi giorni azioni di bombardamento via terra (tre pastori palestinesi sono stati uccisi pochi giorni fa) e, notizia di ieri, aerei al confine tra Gaza e l’Egitto  hanno colpito due valichi causando almeno una vittima.
Alla luce di questa situazione, e del perdurare di una chiara volontà da parte di tutti i governi occidentali e di molti arabi confinanti di non prendere una posizione netta a favore della popolazione Palestinese, l’obiettivo di questo convoglio appare ancora più ambizioso ma necessario: superare il valico di Rafah, rompere la situazione di isolamento e portare all’interno dei territori occupati gli aiuti che sono stati richiesti direttamente da Gaza.

Dall’Italia partiranno circa 7 mezzi (tra cui due ambulanze) e sarà interessante verificare quale sarà l’accoglienza che la città di Torino riserverà al convoglio. Alla luce del gemellaggio del capoluogo piemontese con Gaza ci sarebbe da aspettarsi, da Chiamparino o chi per lui, un’accoglienza ufficiale, ma abbiamo già visto la nostra amministrazione comunale non schierarsi di fronte ad eventi gravissimi: dall’ultima devastante operazione militare dell’esercito israeliano denominata Piombo Fuso che ha causato migliaia di vittime nella Striscia, al recente attacco alle Navi Marmara della Freedom Flottila.

I molti torinesi solidali che vorranno portare i saluti ai partecipanti del convoglio, potranno recarsi nell’area ristoro di Piazza Castello nel pomeriggio di martedì, nella quale saranno previsti diversi interventi di presentazione dell’iniziativa politica e di testimonianza delle precedenti esperienze.


Dana Lauriola
, una delle partecipanti al convoglio, presenta l’iniziativa torinese e la missione del convoglio ai microfoni di radio Balackout.

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Nb: Infoaut seguirà il cammino di avvicinamento del convoglio con un diario di bordo del convoglio, foto, interviste e reportage.

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mercoledì 14.07.2010

Verità per Jon Anza!
Presidio al Frejus, frontiera italo-francese, all’imbocco del tunnel
dalle ore 17

Libertà e autodeterminazione per il popolo basco!
Verità su Jon Anza! Rapito, torturato e ucciso da gruppi paramilitari spagnoli con la complicità dello stato francese.
Libertà e asilo politico per i tre compagni baschi arrestati a Roma con la sola accusa di far parte di gruppi giovanili indipendentisti!

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