Archivio per la Categoria “internazionale”

programma-settimana-bascaTorino, 5-13 febbraio 2010

PROGRAMMA SETTIMANA INTERNAZIONALISTA 2010:
HAMAIKA HERRI, BORROKA BAKARRA! TANTI POPOLI UN’UNICA LOTTA!

VENERDÌ 05 FEBBRAIO
h 23.00 concerto gruppo basco SKATU DR. DRER E CRC POSSE (gruppo sardo) al CSOA ASKATASUNA

SABATO 06 FEBBRAIO
h.20.00 cena benefit basca Amici e amiche di Euskal Herria al CSOA ASKATASUNA
(gradite prenotazioni al n. 340 68 38 647)

dibattitoGIOVEDÌ 11 FEBBRAIO
h 21.00 al CSOA Askatasuna “POLITICHE REPRESSIVE NEI PAESI BASCHI”, interverranno Angelo Miotto -giornalista di Peace Reporter- e un rappresentante di Amnistiaren Aldeko Mugimendua -movimento pro-amnistia basco.

VENERDÌ 12 FEBBRAIO
h.20.30 al Cineteatro Baretti (via Baretti, 4 Torino), presentazione del film-documentario ITSASOAREN ALABA – Figlia del Mare, a seguire dibattito con il regista, Josu Martinez. INGRESSO LIBERO.

itsasoarenItsasoaren Alaba – Figlia del Mare
di Josu Martinez, 2008
Haize Goikoetxea Ugarte è la seconda figlia di una coppia che ha dovuto rifugiarsi nel nord dei Paesi Baschi, a Biarritz. Non aveva ancora compiuto 2 anni quando i GAL – gruppi paramilitari  antiterrorismo finanziati dallo Stato spagnolo e dal governo socialista di allora – uccisero suo padre, Mikel Goikoetxea, soprannominato “Txapela”, nel 1984. Haize, affronta all’età di 25 anni una ricerca non solo giornalistica, ma anche personale, alla scoperta delle proprie radici. Aiutata da diverse persone che in passato hanno avuto modo di conoscere “Txapela” in diversi contesti, Haize scopre poco a poco chi era suo padre, costruendo un’immagine di lui così contraddittoria come reale. Un film che non racconta solo la storia di una vittima dei GAL e di una transizione democratica che non è mai terminata, ma è anche la storia dei figli e delle figlie dei prigionieri politici, delle persone torturate, di quelle scomparse, dei rifugiati… degli invisibili. Testimone di questo meraviglioso esercizio di memoria, “Itsasoaren Alaba”, ci dimostra come il popolo basco è formato da persone che hanno occhi e mani, che lottano e danzano, ridono e piangono all’interno di un conflitto che dura da molti decenni ormai.

SABATO 13 FEBBRAIO
h 15.00 presidio sotto il consolato spagnolo p.zza Castello

PER UN PROCESSO DEMOCRATICO NEI PAESI BASCHI
dal 6 al 13 febbraio 2010
SETTIMANA INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETÀ CON IL POPOLO BASCO

Il conflitto che si protrae da decenni nei Paesi Baschi, nel cuore della fortezza Europa, non solo nega il diritto all’autodeterminazione di un popolo, ma viola anche i più basilari diritti democratici:  illegalizzazioni di partiti e di organizzazioni politiche, chiusura di quotidiani, detenzioni arbitrarie di rappresentati politici e sindacali, come numerosi casi di tortura e sparizione… costituiscono  le condizioni insopportabili che costringono i Paesi Baschi in un vero e proprio stato d’eccezione.
Ed è proprio in questo scenario che si verificano, sempre più numerosi, i casi di sequestro da parte della polizia nei confronti di militanti politici, che vengono trattenuti per ore e minacciati per obbligarli ad una loro “collaborazione”.  La scomparsa di un’attivista politico risalente a circa 9 mesi fa non può che rincondurci amaramente alla “guerra sporca” agita negli anni ‘80 dall’allora Governo socialista spagnolo, che portò a sparizioni e a numerosi assassinii da parte di gruppi paramilitari finanziati e appoggiati dallo Stato.
Nello scorso mese di ottobre, in seguito a un dibattito interno, la sinistra indipendentista ha reso nota una dichiarazione di volontà e di dialogo democratico per risolvere il conflitto politico basco. Tale documento ha ricevuto l’appoggio di diversi partiti politici, sia baschi che spagnoli, e dell’organizzazione armata ETA; ma il Governo spagnolo si è ancora dimostrato non propenso al dialogo ed a trovare una soluzione al conflitto, preferendo la vecchia ricetta della politica repressiva, criminalizzando e continuando così ad incarcerare ed a perseguire chi ha il coraggio di lottare, come dimostra l’ultima grande retata effettuata a danno di giovani indipendentisti baschi.
Come Amici e Amiche di Euskal Herria crediamo che dimostrare la nostra solidarietà al popolo basco e  denunciare quanto sta avvenendo, sia doveroso, non solo perché in questo momento politico-storico le responsabilità delle parti chiamate in causa per avviare un processo di risoluzione rimangono chiare e inequivocabili, ma anche per opporci al laboratorio repressivo che da anni si sta sperimentando nei Paesi Baschi, dimostrando così il nostro appoggio a un popolo che lotta per il legittimo diritto all’autodeterminazione.
Invitiamo tutti e tutte a partecipare alla settimana internazionalista con il popolo basco nella quale avranno luogo, in molte città italiane e europee, diverse iniziative di solidarietà.

Autodeterminazione per i Paesi Baschi
Euskal Herriaren Lagunak Torino – Amici e amiche dei Paesi Baschi Torino
ehl.torino@gmail.com

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27 dicembre h. 15  presidio in piazza Castello

Immagina di essere palestinese e che solo per questo hai perso la tua casa, la tua terra e sei stato cacciato per essere confinato in un campo profughi.

Immagina di aver lottato per mantenere la tua identità, la tua dignità e per poter tornare alla tua terra , per questo sei stato oggetto delle più efferate uccisioni e persecuzioni.

Immagina, inoltre, che perché rifiuti di abbassare la testa ti assediano e ti tolgono i più elementari diritti: il cibo, la casa, la cura sanitaria, lo studio, il lavoro ecc..

Immagina che perché ti sei ribellato a questa violenza hanno scatenato contro di te e la tua gente un’aggressione che ha provocato 1414 morti e più di 6000 feriti.

Immagina che per punire il tuo tentativo di ribellione vengano usate armi che rilasciano veleni cancerogeni o teratogeni.

manifesto-freepalestineImmagina che tutto questo dura da più di 60 anni e che il tutto avviene con la complicità dei paesi occidentali come l’Italia.

Alla fine e dopo aver subito tutto questo, cosa faresti?

Decine di centinaia di persone come te, hanno deciso di recarsi a Gaza cercano di rompere l’assedio che strangola 1.500.000 palestinesi ivi residenti.

Il 27 dicembre alle ore 15 terremo un presidio in piazza Castello a Torino per dimostrare la nostra vicinanza alla gente di Gaza.

Assemble Free Palestine, Torino

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Su INFOAUT cronache, interviste, multimedia da Cop 15

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Dopo il corteo nazionale a Roma prosegue nella nostra città la mobilitazione per la Palestina, contro il massacro perpetrato da Israele a Gaza.

Quest’oggi l’Assemblea Free Palestine ha indetto un presidio alle 16:30 a Porta Palazzo, quartiere multietnico della città sotto la Mole, che si è poi trasformato in corteo, spostandosi da piazza della Repubblica fin sotto il comune di Torino. Almeno 200 persone hanno preso parte alla manifestazione.

Una mobilitazione che vuol da una parte mantenere alta l’attenzione su Gaza e dall’altra esigere parole chiare, in una dimensione locale ma molto importante, dall’amministrazione comunale e dal sindaco Sergio Chiamparino. La città è infatti gemellata con Gaza City, ma ogni rapporto è stato bloccato dal 2006 in poi con la vittoria di Hamas. Situazione aggravata anche dall’immobilismo del comune di fronte ai drammatici fatti verificatosi a Gaza per mano di Israele: non una presa di posizione contro l’aggressione, solo dichiarazioni di intento (e di comodo) del sindaco Chiamparino sulla possibile attivazione di un canale umanitario.

Quest’oggi l’Assemblea Free Palestine è andata a chieder conto di questo all’amministazione comunale, per una presa di posizione decisa, per smuovere la situazione in solidarietà con Gaza e per bloccare ogni progetto corrente con lo Stato d’Israele.

foto e interviste su Infoaut

il volantino dell’assemblea Free Palestine

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Più di 8000 persone hanno sfilato durante tutto il pomeriggio nelle vie del centro di Torino in solidarietà al popolo palestinese contro i bombardamenti di Israele sulla striscia di Gaza. Italiani, migranti arabi di prima e seconda generazione, la Torino che non accetta il silenzio complice, una delegazione significativa del movimento NoTav e una dalla Svizzera italiana.

Il corteo partito alle 15 da corso Giulio Cesare dal quartiere di porta palazzo, caratterizzato da una forte componente migrante, ha marciato dietro lo striscione “boicotta Israele sostieni la Palestina”. Numerosissime le bandiere palestinesi, numerosissimi i giovani che hanno portato solidarietà ai “fratelli palestinesi” come più volte hanno urlato dall’impianto di amplificazione con cori contro Israele, Bush e Olmert ma anche contro i presidenti arabi, in particolare Mubarak,  definito assassino perchè non ha voluto aprire le frontiere egiziane.

Durante il percorso del corteo sono stati effettuate delle azioni contro obiettivi simbolici: il palazzo del comune di Torino dove i manifestanti hanno provato a issare la bandiera palestinese sul balcone. La giunta comunale, pur essendo gemellata con Gaza non ha espresso il benchè minimo dissenso. Per questo i manifestanti volevano esprimere in modo forte e chiaro la loro vicinanza con la popolazione di Gaza bombardata issandovi il vessillo palestinese ma una breve carica della polizia ne ha impedito il gesto . Dopo alcuni minuti di tensione il corteo è ripartito dirigendosi in via Pietro Micca. Lanci di uova con la vernice rossa sotto la sede dell’associazione di amicizia Italia-Israele. Verso le 17:30 il corteo ha invaso piazza Castello, da  dove sono partiti le grida “Intifada! Intifada!” che hanno accompagnato la manifestazione fin sotto la sede della Rai di via Verdi, sanzionata anch’essa perchè colpevole di non mostrare i massacri compiuti dall’esercito israeliano e di essere totalmente asservita alla politica di guerra israeliana. Davanti ai cancelli della Rai viene bruciata una bandiera israeliana, tra gli applausi di tutti i manifestanti. Il corteo ha poi proseguito fino in piazza Castello, dove gli studenti medi hanno dato fuoco ad un carro armato di cartone con le bandiere israeliane, anche qui accompagnati da applausi e urla innegianti all’Intifada e contro “Israele assassino”.

Tornando verso Porta Palazzo i manifestanti hanno esposto una bandiera palestinese sul palazzo della Regione Piemonte, dopo aver scavalcato i 10 metri a mezzo scala. Bandiere palestinesi sono state appese anche su alcuni lampioni del quartiere di Porta Palazzo. Il corteo si è infine sciolto intorno alle 19:00 davanti alla moschea dove i manifestanti hanno espresso il proprio dissenso verso le politiche morbide degli imam torinesi. Numerosi anche gli interventi di giovani e giovanissimi studenti, immigrati di seconda generazione, che hanno spiegato le ragioni della manifestazione, gridando anche slogan contro “tutte le dittature arabe”, ma anche contro le “democrazie” europee che non stanno muovendo un dito contro la mattanza dei palestinesi. Il corteo è finito a suon di “Intifada”,”Palestina libera”, “Bush, Olmert: assassini!”, ma anche con slogan inneggianti al presidente del Venezuela Hugo Chavez, che nei giorni scorsi ha espulso l’ambasciatore israeliano.

Grandi assenti gli arabo-italiani da vetrina come Younis Tawfik. Si sa, esporsi per la Palestina, in momenti come questi, può costare il posto al caldo nei salotti che contano e i finanziamenti che rabboniscono del sindaco Chiamparino…
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