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[Da infoaut.org]All’incursione partecipano anche consiglieri del Pdl sotto l’occhio protettivo di Digos e Questura.

Torino – Nel tardo pomeriggio di ieri una squadretta di giovani appartenenti al Pdl (ma matrice Fuan) ha fatto irruzione nei locali del csa Murazzi, storico spazio sociale utilizzato nei fine settimana lungo le rive del Po, attivo dalla fine degli anni ’80.

Approfittando del parallelo svolgersi dell’Infoaut Festival al Parco Ruffini di Torino, che ha visto  l’area antagonista torinese impegnata per tutta la settimana nella gestione dell’evento (anche presente nel presidio dei territori notav di Chiomonte-La Maddalena) e dello spopolamento del lungofiume dovuto ai recenti giorni di alluvione, i baldi neo-fascistelli alleati di Berlusconi hanno fatto irruzione nel centro sociale vergandolo di scritte ingiuriose contro i collettivi studenteschi autonomi e altre nefandezze vergate con lo spray: si va dal ripetuto “Boia chi molla” allo sbizzarrirsi nostalgico inneggiante a Mussolini, fino all’ignobile “partigiani infami”.

Non contenti, filmano/fotografano un momento della loro nobile azione e chiamano i giornalisti annunciando di aver “liberato” uno spazio che intendono “restituire alla collettività”. Peccato che fin dal lontano ’89 il csa Murazzi sia già uno spazio di cui usufruisce la città aperto tutte i fine settimane e fin dal mercoledì nei mesi estivi. E così, pompato in grande stile mediatico il “nobile gesto” chiudono con un lucchetto la porta che avevano infranto poco prima.
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Tra i presenti all’irruzione, anche il consigliere del Pdl Boffa (circoscrizione IV) e il capogruppo Pdl in Consiglio comunale, Maurizio Marrone, già noto per aggressioni a danni di studenti universitari (oltreché di un abortito blitz contro il movimento notav nell’inverno di un anno fa) ed  attivissimo militante del Fuan, mai distaccatosi dalle radici neofasciste d’antan.

Quello che i giovani consiglieri forse non sanno è che il csa Murazzi non è neanche uno stabile occupato ma anzi regolarmente concesso dal Comune fin dal 1989 (concessione ottenuta dopo svariate occupazioni di altri spazi metropolitani, sempre sgomberati).
Tante generazioni l’hanno fatto vivere fino ad oggi con concerti ed iniziative pubbliche. Così continueranno a fare, con buona pace di Marrone &c. !
Un aspetto molto inquietante della vicenda è invece quello della complicità della Questura di Torino, a quanto pare avvisata preventivamente del blitz (in uno spazio regolarmente concesso, quindi trattasi di ‘reato di infrazione’) e presente – a mo’ di copertura- con alcuni blindati nella piazza Vittorio antistante il lungoPo.

In mattinata gli animatori del centro hanno denunciato i dettagli dell’accaduto in una conferenza stampa. La vicenda è stata anche ripresa e denunciata pubblicamente dal presidente provinciale dell’Anpi Diego Novelli.

- Il comunicato del csa Murazzi

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[Infoaut_Torino] Gli studenti medi e universitari dei collettivi autorganizzati si sono radunati in un migliaio oggi in piazza Arbarello per portare un vento diverso allo ‘sciopericchio’ generale targato Cgil e compatibilità.

Nonostante i tentativi dei capetti della Cgil di arginare la presenza studentesca autorganizzata – di fatto lo spezzone più ampio del corteo – gli studenti sono comunque riusciti ad inserirsi nel corteo generale, curvando poi in via San Tommaso e conquistando, metro dopo metro, il diritto a sfilare fuori dagli itinerari indicati.

In via Alfieri sono state ricordate le responsabilità del governo regionale nelle politiche relative alle scuole e al sociale, con un Cota impegnatissimo a smantellare il pubblico e regalare fondi alle private.
Giunto in via dell’Arcivescovado, il corteo è passato davanti alla sede di Equitalia, l’agenzia per la riscossione dei tributi, vero e proprio istituto di usura legalizzato, responsabile di migliaia di pignoramenti e multe contro i proletari. Qui il corteo ha espresso tutta la sua rabbia contro un istituto che fa vivere migliaia di famiglie nel terrore di perdere il frutto sudato del proprio lavoro per qualche multa, bolletta o imposta non pagata.

Come sempre, gli studenti van bene e ricevono pacche sulle spalle quando sfilano pacifici senza disturbare nessuno. Quando esprimono una critica e un obiettivo più alto e politico, subito vengono biasimati o picchiati. Così la questura fa caricare gli studenti: toccare i poteri forti non è consentito! Diverse e ripetute cariche, che hanno trovato la resistenza determinata degli studenti, hanno prodotto due fermi e il pestaggio di alcuni studenti e studentesse. Il corteo si è infine ricomposto tornando a sfilare per le strade del centro cittadino, andando a concludersi di fronte a palazzo nuovo.

Il corteo cgiellino brilla per il rapporto inversamente proporzionale tra quantità e qualità. Grandi numeri – determinati soprattutto dagli spezzoni dello Spi e della funzione Pubblica – incapaci di esprimere alcunché di politicamente significativo contro le mossette di Confindustria (che la Camusso sembra invece accarezzare) e una crisi che ogni giorno viene sempre più scaricata sui ceti popolari. Debole anche la presenza della Fiom: pesa in negativo la scelta perdente della Bertone.

La presenza giovanile, studentesca e precaria, è quella che ha riempito di senso uno sciopero ritardato e depotenziato dalla volontà di contenimento della Cgil. Tanto c’è ancora da fare. Ma almeno c’è qualcuno che prova a dare un segnale nel torpore generale, quando invece tanti sarebebro i motivi, e le occasioni, per cambiare di segno.

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…gli studenti medi di Torino salutano Equitalia…!
Il comunicato degli studenti autorganizzati:

Dopo un autunno di lotta, una primavera di rivolta!


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di Lele Rizzo per Infoaut.org

Storicamente il primo maggio torinese ha la capacità, grazie a chi vi partecipa dentro e contro, di incarnare i temi più importanti del dibattito politico cittadino e nazionale.
E così ancora una volta è toccato a noi percorrere quella strada che nessuno percorre, quella della chiarezza e della semplicità nell’azione politica. Ci siamo ancora una volta, presi la briga di incarnare lo spirito comune, cacciando prima il buon Coppola e poi impedendo alla Cisl di continuare il corteo ufficiale.
Chiaramente ci siamo organizzati per farlo e lo abbiamo fatto, e oggi più di ieri,mi sembra assolutamente corretto. Quando abbiamo bloccato il corteo per non far proseguire la Cisl la maggioranza delle persone del corteo si sono unite a noi, approvando e partecipando al blocco, dicendo in faccia al sindacato giallo cosa pensavano.
Siccome noi non abbiamo la velleità di rappresentare nessuno, abbiamo interpretato il sentimento comune di una piazza unita, in questo caso si, nel contestare chi giorno dopo giorno, affossa quei pochi diritti che sono rimasti.
Avendo sfilato davanti ai partiti, siamo arrivati al termine del comizio ufficiale, e siamo saliti sul palco allestito per terminare con ulteriore chiarezza la giornata. In una piazza affollata, dopo gli interventi abbiamo bruciato le bandiere dei sindacati gialli.
A differenza di quanto hanno dichiarato i vari Fassino, Chiamparino ecc…, non mi sembra che nessuno si sia indignato, anzi. Ho chiesto personalmente alla piazza di esprimersi sul gesto, e ho avuto conferma di quanto pensavo e pensavamo.
Cari Chiamparino& C. non eravamo i soliti 50; per fortuna oltre le parole ci sono in rete centinaia di foto che testimoniano con chiarezza come è avvenuta la contestazione alla Cisl e le bandiere di piazza San Carlo, e se di cinquanta bisogna parlare, contateli a gruppi per piacere.
Vi dovete rassegnare a sapere che non tutti vivono la politica come voi, virtualmente e a libro paga. C’è chi con chiarezza e determinazione può far emergere le contraddizioni vere che ci sono nella società.
Abituati alla politica da reality show vi indignate per due bandiere bruciate e perché prima abbiamo dimostrato che la manifestazione del primo maggio non è un porcile dove tutti possono venire a sguazzare con la retorica; e che i nemici dei lavoratori e delle lavoratrici non hanno casa nel loro corteo.
Dovreste scandalizzarvi di meno e accorgervi di più della realtà, non solo quando passeggiate in qualche mercato per la campagna elettorale. Vi farebbe bene.
Come ho detto ieri, comunque vi dovete rassegnare, i sindaci passano i “soliti 50″ no.


Immagine anteprima YouTube

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scritto e diretto da Ila Covolan

con Mara Pieri

musiche originali di Puppet_Luca Tiengo Leggi il resto di questo articolo »

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Alla fine Vittorio non ce l’ha fatta. Il suo corpo è stato trovato privo di vita ieri notte dalle forze di sicurezza di Hamas, soffocato dai suoi rapitori. Si è avverato purtroppo quello che tutt* scongiuravamo e ritenevamo totalmente privo di senso, umanamente e politicamente. Questo assassinio è un atto contro il popolo palestinese e un favore insperato per il suo nemico dichiarato, lo stato di Israele, oggi facilitato nel mostrare al mondo il presunto fanatismo dei palestinesi di Gaza. La cosa insopportabile è che oggi sentiremo parole dolci di circostanza e lacrime di coccodrillo versate da uomini che Vittorio lo detestavano. Ciò che fa più male, è il suo essere diventato martire per mano palestinese. Chi ha conosciuto Vittorio in questi anni sa quanto era “preparato” (se lo si può essere) alla morte. Ci conviveva quotidianamente, visitando e aiutando le vittime dei tanti raid israeliani, sentendo fischiare a pochi centimetri del proprio corpo i proiettili israeliani che i cecchini di Tsahal sparavano per divertirsi ai contadini e pastori che Vittorio e altri scudi umani internazionali accompagnavano nelle loro uscite.

Chi l’ha ucciso è un nemico del popolo palestinese. Lo stanno dicendo da ore i post che in rete, su facebook e gli altri social network, testimoniano l’amore che il popolo di Gaza e tanti altri uomini e donne in giro per il mondo, stanno dimostrando per Vittorio, riconoscendo in lui un compagno prezioso e un testimone insostituibile. La frase più tipica che potete trovare in questi messaggi è questa: “Vittorio era più palestinese di chi l’ha sequestrato“.
Il coraggio e l’umiltà che lo contraddistinguevano erano quanto di più lontano dall’olografia celebrativa e sterile dell’eroe senza paura. Nei suoi racconti, nelle sue preziose testimonianze, non nascondeva mai gli effetti traumatici e terrorizzanti del vivere assediato in una terra percorsa dalla guerra. Raccontava con grande semplicità le paure e le tensioni dell’essere bersaglio mobile dei cecchini israeliani o vittima statistica di una bomba piovuta dal cielo. La sua stessa fisicità, il tono della sua voce, erano in qualche modo testimonianza vivente e concreta degli orrori perpetrati da Israele contro il popolo palestinese. Confessava senza falsi pudori la paura del corpo che trema sotto i bombardamenti e l’essere afflitto cronicamente da disturbi da stress post-traumatico, la condizione  “normale” dei/le palestinesi della Striscia.
Una testimonianza molto umana la sua. “Restiamo umani” era infatti il sigillo con cui chiudeva ogni sua corrispondenza.

Oltre alla grandezza della figura umana, vorremmo qui ricordare anche lo spessore politico della sua persona. Vittorio si definiva e riconosceva nella pratica della resistenza non-violenta. Ma questa sua scelta di condotta e disciplina era quanto di più lontano dall’abito comodo di tanti personaggi che ne adottano la veste per appoggiare poi una guerra no e due sì. Distante anni-luce dal pacifismo moralizzatore, quello della solidarietà pelosa e inconcludente che alle nostre latitudini fa tanto rima con compatibilità. Vittorio era prima di tutto incompatibile con un mondo che permette tragedie come quelle vissute dal popolo palestinese. La sua non era una scelta morale che pretendeva d’insegnare o evangelizzare chi praticava altre forme di lotta e opposizione al crimine israeliano. Mai una volta che gli fosse scappata di bocca una condanna o un’insopportabile “equidistanza”. Vittorio sapeva sempre chi erano le vittime e chi i carnefici. La sua scelta, per quanto intrisa di una spessa eticità, era soprattutto l’opzione politica che giudicava migliore e più efficace per portare avanti il suo lavoro quotidiano. Nessuna traccia di presunzione o superiorità morale nel suo agire.

Oggi il popolo palestinese e noi tutti perdiamo un compagno di strada, un collaboratore, un amico prezioso. La sua è una morte che pesa come una montagna, lo sanno per primi gli uomini e le donne della Striscia di Gaza che nelle prossime ore gli tributeranno un omaggio come pochi altri. Anche se politicamente si dovrebbe dire il contrario, sappiamo tutt* fin troppo bene che la sua morte lascia un vuoto al momento insostituibile.

Ciao Vittorio, che la terra ti sia lieve

La redazione di Infoaut.org

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