Archivio per la Categoria “news”24.1 assemblea con il segretario Fiom LandiniScritto il gennaio 21st, 2011 da admin in news, tags: fiat, fiomassemblea con il segretario Fiom Landini Il segr. Fiom M. Landini incontra studenti e rsu dell’università in assemblea, all’università di Torino, studenti e lavoratori.
h 16 palazzo nuovo – Torino
Verso lo sciopero del 28 gennaio! ![]() Marchionne: un padrone che fa gli interessi dei padroniScritto il gennaio 12th, 2011 da Aska 1 in news, tags: fiatLe lotte, unico antitodo al metodo Marchionne
A pochi giorni dal referendum di Mirafiori sono molti i nodi aperti su questa vicenda e non potranno essere sciolti in caso di vittoria o perdita dello stesso. Il voto richiesto ai lavoratori e alle lavoratrici è essenzialmente un ricatto, di stampo padronale ed istituzionale, questo dobbiamo dirlo. Padronale perché il metodo Marchionne è uno strumento inedito nella modernità lavorativa, perché a differenza dei suoi predecessori, punta ad essere l’unico soggetto a decidere su quella che nei fatti è un’azienda pubblica come la Fiat. Pubblica perché ha da sempre vissuto sullo stato e nel tempo si è costituita” istituzione” a tal punto da non avere più come principio cardine la produzione di autovetture, ma la gestione e la produzione di e dal territorio. Se le periferie negli anni 60 sono state costruite in base allo stabilimento di Mirafiori, oggi è la città ad essere plasmata dalla dirigenza Fiat, che è presente fuori dalla fabbrica in ogni comparto dell’organizzazione sociale torinese. Marchionne, oltre agli strappi continui che compie a quella “dialettica democratica” che ha retto il rapporto sindacato/azienda fino ad oggi (funzionando da calmiere delle lotte), si ripresenta come anomalia verso ciò che lo circonda, tornando a praticare quella lotta di classe (di stampo padronale e capitalista) al quale la politica non era più abituata. In tempi di cogestione su tutto, avere un manager che ricorda a tutti quanto i rapporti di forza siano importanti in questo mondo, è uno schiaffo morale alle sinistre e a quanti oggi sono esterrefatti di fronte ad un padrone che fa gli interessi dei padroni. Il ricatto è istituzionale perché si basa su uno dei principi cardine dell’istituzionalità cioè il voto. La fiat infatti non mette i lavoratori di fronte a fatti già avvenuti, anzi permette loro di votare, di usare lo strumento caro a quanti credono che sia l’unico in campo per la trasformazione, rigirando loro il senso della tanto decantata partecipazione. Del resto, il centro della vicenda non è rappresentato dalla modifica dei rapporti sindacali, ma del potere “di facto” che i padroni assumono nella gestione della crisi e delle sue fuori uscite (per loro). Dopo aver gestito questi due anni di crisi globale scaricando addosso alla classe media i costi, oggi il capitalismo nostrano vuole fare di più, vuole fare di più, vuole avere la libertà incondizionata di farla ricadere completamente su tutta la società. Il problema è il contrasto a un progetto del genere, che nel governo vede la sua casa naturale, che è inesistente e inconcludente. Una politica e un sindacato abituati a “gestire” l’esistente non solo si trovano spiazzati verso un antagonismo padronale del genere, ma al massimo puntano a difendere il proprio posto di lavoro, in un mondo dove tutti, alla fine, sono utili alla concertazione. La richiesta di sostegno che la Fiom sta facendo ai partiti del centro sinistra cade nel vuoto perché tutti concorrono a tenere in vita un modello sociale e produttivo che non può dir di no al “sistema Fiat”, soprattutto qui a Torino, dove gli uomini del controllo e della gestione fiat vanno dai dirigenti delle municipalizzate ai sindaci che si susseguono. La Fiom tenendo duro nei confronti della Cgil, e oggi forse rappresenta l’unica opposizione nella “sinistra istituzionale” . Sta dimostrando di avere chiaro che solo lo scontro può pagare, ma da qui a perseguirlo dovremo vedere fin dove intende spingersi. Aprirsi ai movimenti significa ragionare ed elaborare insieme a quelle soggettività che crescono attraverso il conflitto, e non alla sua gestione. I movimenti sono di parte, fanno e praticano i propri interessi a discapito della parte avversa: è questo il linguaggio delle lotte. La crisi non è un fattore passeggero, ma un pezzo del sistema che erode speranze e diritti a chi già la paga tutti i giorni attraverso la propria condizione sociale. Non ci sono ricette per contrastarla, ma resistervi è essenziale. Dice niente il termine lotta di classe? NETWORK ANTAGONISTA TORINESE ________ Questo volantino verrà distribuito questa sera durante la fiaccolata cittadina indetta dalla Fiom La STORIA DI CLASSE, giorno per giornoScritto il dicembre 30th, 2010 da Aska 1 in news, tags: infoautCon la nuova versione di Infoaut, prenderà il via una nuova rubrica dedicata alla storia delle lotte e dei movimenti. STORIA DI CLASSE: tutti i giorni su INFOAUT 3.0
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Un ritratto dell’Askatasuna di Torino. Dalle prime occupazioni (e sgomberi) alla sede definitiva a Corso Regina, con un giardino in condivisione con una scuola materna. La difesa dei migranti, l’attività nel quartiere, l’irruzione della polizia che sfascia tutto nel ’99, la partecipazione al movimento No Tav.
Orsola Casagrande (Il Manifesto ) TORINO - Askatasuna compie 14 anni. Un bel pezzo di storia quello passato dal centro sociale torinese, in realtà già attivo da prima del ’96, anno dell’occupazione dell’attuale sede, in corso Regina Margherita.Quattordici anni di lavoro nel cuore di un quartiere popolare, Vanchiglia, che è vicino anche all’università e al centro della città. «Avevamo cercato di occupare lo stabile in cui si trova oggi Askatasuna – ricorda Ermelinda – già nel 1988. Ma siamo stati subito sgomberati. Il comune continuava a dire di avere dei progetti già decisi per quell’edificio. Che però continuava a rimanere vuoto». Continuando a tenere d’occhio i movimenti attorno alla palazzina di corso Regina, viene aperto il centro sociale Murazzi, sulla riva del Po. Un luogo simbolo, anche delle contraddizioni, della città della Mole. Qui si consumano tragedie che hanno per protagonisti/vittime i migranti. I Murazzi sono sempre in prima linea nella difesa dei diritti dei migranti. L’occhio rimane comunque su corso Regina. «Il nostro obiettivo – dice Andrea – era quello di occupare un posto in un quartiere popolare. Quando abbiamo constatato che l’attuale Aska rimaneva vuoto siamo passati all’azione». Il 16 novembre 1996 il collettivo dei Murazzi assieme a Cua (Collettivo Universitario Autonomo) e al Ksa (Kollettivo Studentesco Autorganizzato) occupa la palazzina di corso Regina. «Abbiamo immediatamente iniziato il percorso di collaborazione con il quartiere – dice Andrea – e lo abbiamo fatto ripulendo come prima cosa il giardino della palazzina che con una festa di inaugurazione è diventato spazio comune». E oggi quel giardino è in condivisione – «non una divisione dei giorni di utilizzo, una vera condivisione» ci tiene a sottolineare – con la vicina scuola materna che lo utilizza nei giorni infrasettimanali. Del resto la collaborazione con la scuola materna rientra nel più ampio lavoro comune fatto con il quartiere.
Da subito si è creato infatti un comitato di quartiere che con i giovani del centro ha messo in piedi strutture e iniziative importanti. Negli anni sono nati la LuPo (ludoteca popolare), la BiPop (biblioteca popolare), il Gap (gruppo di acquisto popolare) e la popolarissima (nel senso di frequentatissima) palestra popolare che ormai ha corsi tutti i giorni. Il comitato di quartiere organizza anche iniziative per i ragazzini, come i centri estivi autogestiti, nati grazie alla disponibilità dei genitori di prestare, a turno, il loro tempo per organizzare attività per i ragazzini.
Tra minacce di sgomberi e iniziative sempre più frequenti, Askatasuna diventa una realtà ben radicata nel quartiere. Il primo maggio del 1999 è una data importante per il centro sociale torinese. Askatasuna infatti partecipa alla manifestazione del primo maggio contestando la guerra voluta dall’allora premier di centro sinistra Massimo D’Alema in Kosovo. “Vergogna” c’è scritto nello striscione del centro sociale. Scatta la repressione, brutale, feroce. Una vendetta. Mentre i giovani stanno mangiando la grigliata al centro, dopo la manifestazione, la polizia fa irruzione nei locali. «I deportati in questura sono 114 – ricorda Ermelinda – la polizia distrugge tutto». Aggiunge Andrea che «si è trattato chiaramente di un’azione di ritorsione. Difficile dimenticare la violenza di quella giornata».
Una giornata che il regista Armando Ceste (scomparso prematuramente un anno e mezzo fa) fissa nel film “Rosso/Askatasuna (A proposito di un primo maggio di guerra)”. Armando raccontava così la sua determinazione nel realizzare questo film: «Mi ricordo che quel giorno non ero andato in piazza; ho dunque saputo degli incidenti e degli scontri dai giornali. Si capiva che fosse stata commessa una schifezza, ma non era chiaro cosa fosse accaduto. Passo spesso davanti all’Askatasuna; ultimamente mi ha colpito uno striscione enorme con la scritta “1-05-99 noi non scordiamo”. All’interno dell’Askatasuna ci sono molti spazi, fra questi uno è occupato da un gruppo teatrale. Uno dei ragazzi del gruppo mi parlò di quello che era successo e della loro intenzione di preparare uno spettacolo teatrale per raccogliere soldi per la ricostruzione del centro.
Ne parlai con Beppe Rosso, se aveva voglia di partecipare, e lui si dimostrò subito sensibile e pronto a fare uno spettacolo all’interno dell’Askatasuna. Abbiamo quindi organizzato a metà giugno questo spettacolo teatrale – Camminanti – dove si parla di intolleranza e di razzismo. Lo spettacolo andò bene, portandoci a contatto con una nuova realtà che, per ragioni sia storiche che anagrafiche, non conoscevamo. Prendendo a pretesto lo spettacolo, con Beppe, decidemmo di realizzare il film; non solo per raccontare la giornata del 1° maggio, ma anche per descrivere lo scontro tra due culture, dove il “diverso” (dall’immigrato allo squatter) viene come al solito criminalizzato, identificato col nemico».
Uno degli intervistati nel film di Ceste è Pasquale Cavaliere, consigliere regionale dei Verdi che si suicidò nel ’99 dopo altri due suicidi. Sole (Soledad Rosa) e Baleno (Edoardo Massari) erano due giovani anarchici che si opponevano alla costruzione del treno a alta velocità in Val Susa. Cavaliere fu l’ultima persona a parlare con Baleno. Una storia, quella della montatura giudiziaria contro i due giovani e il contesto in cui si muovevano, che rimane una delle pagine più nere per la città. «L’aggressione del primo maggio – dice Andrea – è stata per noi una sorta di prova di maturità. Abbiamo continuato con determinazione a crescere».
Alla cena di compleanno dell’Askatasuna, sabato scorso, c’era anche l’iniziativa di autofinanziamento dello sportello casa, un’altra realtà cresciuta nel centro sociale per combattere gli sfratti e dare sostegno legale a quanti hanno il problema della casa. Ci sono inoltre corsi di alfabetizzazione per migranti.
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Nel fine settimana ci ha lasciato Claudio Rotondi, compagno storico romano, fondatore di radio onda rossa, militante dei comitati autonomi operai e dei COBAS. Ricordare Claudio è rivivere i tanti momenti di lotta e di organizzazione che abbiamo passato insieme. Di Claudio ci piace narrare la determinazione e la voglia di essere sempre presente e coinvolgere gli altri, non solo nelle grandi occasioni, ma nel lavoro quotidiano di un militante comunista: nel volantinaggio, nell’amplificazione del corteo, nel distribuire le bandiere, nell’andare a prendere e portare e ospitare i compagni che come noi, non sono di Roma.















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