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	<title>csoa Askatasuna &#187; repressione</title>
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		<title>FERMARCI E&#8217; IMPOSSIBILE! TUTTI* LIBER*!</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 14:13:41 +0000</pubDate>
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		<title>Luca libero, liber* tutt*!</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 13:56:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicati]]></category>
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		<description><![CDATA[A svegliarci presto ci siamo abituati, Luca compreso, lo abbiamo sempre fatto in questi anni per opporci agli sfratti delle numerose famiglie che abbiamo difeso da quando abbiamo iniziato il progettto PrendoCasa. Immagino quindi il piacere che i numerosi poliziotti e digossini che costringevamo ad alzarsi presto  per difendere gli sporchi interessi di speculatori immobiliari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/01/luca_.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2380" title="luca_" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/01/luca_.jpg" alt="" width="300" height="533" /></a>A svegliarci presto ci siamo abituati, Luca compreso, lo abbiamo sempre fatto in questi anni per opporci agli sfratti delle numerose famiglie che abbiamo difeso da quando abbiamo iniziato il progettto PrendoCasa.</p>
<p>Immagino quindi il piacere che i numerosi poliziotti e digossini che costringevamo ad alzarsi presto  per difendere gli sporchi interessi di speculatori immobiliari e affaristi abbiano incontrato ieri mattina nel rendere a Luca la cortesia nell’ambito della vergogosa macchinazione mediatica  a “danno”, cosi’ sperano loro, del movimento NOTAV.</p>
<p>L’aria serena ed il sorriso stampato ieri sulla faccia di Luca che ammanettato veniva fatto uscire di casa e’ la migliore risposta. “Lo facciamo per dovere non per fare spettacolo” dichiara in quel momento un confortante digossino, ma nel frattempo le foto di preavvisati giornalisti gia’ riempiono i media mainstream con selezione peraltro variabile nel corso della mattinata rimuovendo le foto dei sorridenti arrestati non appena si scovano foto piu’ “cupe”.</p>
<p>La migliore risposta l’hanno data le ottomila persone che ieri sera hanno invaso Bussoleno senza piangersi addosso ma anzi  rinvigorendo la lotta con un fiorire di iniziative gia’ pianificate cosi’ come e’ avvenuto e sta avvenendo in tuttt’italia e non solo.</p>
<p>Continueremo a lottare certi che Luca e tutti gli/le arrestat* saranno fra’ noi non appena scemi questa assurda mess’inscena!</p>
<p>TUTTI E TUTTE LIBER*!</p>
<p>prendocasa torino</p>
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		<title>Solidarietà ai disoccupati arrestati!</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 11:02:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[brindisi]]></category>

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		<description><![CDATA[All&#8217;alba di stamane è avvenuto un blitz di polizia che non ha precedenti. La Digos della questura di Brindisi, in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare emesse dal giudice delle indagini preliminari Giuseppe Licci su richiesta del sostituto procuratore Pierpaolo Montinaro, ha arrestato 18 disoccupati di Brindisi. Le accuse sono di occupazione di azienda, interruzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div>
<p><a href="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2011/01/badge_Aska.png"><img class="size-full wp-image-1510  alignleft" title="badge_Aska" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2011/01/badge_Aska.png" alt="" width="64" height="64" /></a><a href="http://www.infoaut.org/index.php/blog/prima-pagina/item/2859-18-arresti-a-brindisi-tra-i-membri-del-comitato-dei-disoccupati">All&#8217;alba di stamane è avvenuto un blitz di polizia che non ha precedenti.</a></p>
</div>
<div>
<p>La  Digos della questura di Brindisi, in esecuzione di ordinanze di  custodia cautelare emesse dal giudice delle indagini preliminari  Giuseppe Licci su richiesta del sostituto procuratore Pierpaolo  Montinaro,  ha arrestato 18 disoccupati di Brindisi.</p>
</div>
<div>
<p>Le accuse sono di occupazione di azienda, interruzione di pubblico servizio e violenza privata.</p>
</div>
<div>
<p>Tradotto  dal linguaggio poliziesco, questi disoccupati sono rei di aver  protestato davanti ai cancelli della ditta Monteco, la società che  compie il servizio di raccolti rifiuti, dalla quale erano stati  licenziati per “ristrutturazione aziendale”.</p>
</div>
<div>
<p>Per questa sacrosanta protesta, la magistratura ha deciso di fare irruzione nelle loro case all&#8217;alba e compiere 18 arresti.</p>
</div>
<div>
<p>E&#8217;  ormai chiara la ricetta anti-crisi di questo governo: seguire le linee  economiche europee, che chiedono taglio dei servizi sociali,  licenziamenti di massa, abbattimento dei diritti dei lavoratori e lauti  foraggiamenti per le banche; e seguire le linee sociali di repressione  del dissenso attraverso gas, manganelli ed arresti selvaggi.</p>
</div>
<div>
<p>Gli  arresti di stamane sono la chiara ed inequivocabile presentazione della  stagione governativa autunnale che attraverserà l&#8217;Italia e l&#8217;Europa.</p>
</div>
<div>
<p>Non  siamo certo intimiditi ed oggi, a maggior ragione, siamo pronti ad  intensificare la lotta contro questo sistema agonizzante che pretende di  sopravvivere succhiando il nostro sangue.</p>
</div>
<div>
<p>Un grande abbraccio a tutti i disoccupati brindisini arrestati, una ragione in più per continuare, più che mai la nostra lotta.</p>
</div>
<div><em>Que se vayan todos!</em></div>
<div><strong><br />
</strong></div>
<div><strong>NETWORK ANTAGONISTA TORINESE</strong><em><br />
</em></div>
</div>
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		<title>Liberi tutti, liberi subito!</title>
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		<pubDate>Sun, 16 May 2010 20:09:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
				<category><![CDATA[repressione]]></category>

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		<description><![CDATA[Torino &#8211; Circa 150 persone hanno partecipato ieri pomeriggio al presidio di solidarietà con Luca, Luigi e Davide (arresati la mattina del 12 maggio in alcuni spazi occupati torinesi per ordine del pm Rinaudo) e con Andre e Gabriele, arrestati dopo l&#8217;azione di protesta di venerdì 14 alle porte palatine, consistita nella semplice esposizione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" src="http://www.infoaut.org/img/gallery/thumb/immagine-8-4beff1200b7e8.png" alt="" width="200" height="154" />Torino</strong> &#8211; Circa 150 persone hanno partecipato ieri  pomeriggio al presidio di solidarietà con Luca, Luigi e Davide (arresati  la mattina del 12 maggio in alcuni spazi occupati torinesi per ordine  del pm Rinaudo) e con Andre e Gabriele, arrestati dopo l&#8217;azione di  protesta di venerdì 14 alle porte palatine, consistita nella semplice  esposizione di uno striscione recante la scritta &#8220;liberi tutti, liberi  subito!&#8221;.</p>
<p>Il presidio era arricchito da banchetti e volantinaggi contro la carceri  e i dispositivi di internamento. Numerosi gli interventi che si sono succeduti al microfono lungo tutto il pomeriggio;  tra questi, anche quello, molto commovente, di Maria Eliantonio, madre  di Manuel Eliantonio, &#8220;morto&#8221; (ucciso) nel carcere di Marassi nel luglio  2008.</p>
<p>Cori, messaggi per i compagni arrestati, petardi e fumogeni hanno  scandito il pomeriggio, conclusosi dopo le ore 20 con una scritta su un  muro di una cascina abbandonata sul retro delle Vallette, riuscendo così  anche a innescare un momento di comunicazione tra dentro e fuori le  mura dlla prigione.</p>
<p>A fine giornata, una buona notizia: la scarcerazione di Gabriele.<br />
Adesso vogliamo liberi anche gli altri!<br />
Tra qualche giorno dovrebbe esprimere il proprio parere il Tribunale del  Riesame.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>14/5 presidio alle vallette: LIBERI TUTTI!</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 10:44:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
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		<category><![CDATA[torino]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2010/05/liberi.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-959" title="liberi" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2010/05/liberi.gif" alt="" width="500" height="155" /></a></p>
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		<title>Comunicato sugli arresti di questa mattina</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 13:21:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>

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		<description><![CDATA[1Alle 6.30 di questa mattina poliziotti e digos hanno fatto irruzione in alcuni spazi sociali e autogestiti della nostra città, e in alcune abitazioni private. Sfondando le porte del centro sociale Askatasuna, dell&#8217;Asilo occupato di Torino, del Mezcal squat di Collegno e del Barocchio squat di Grugliasco, hanno perquisito camere e spazi collettivi alla ricerca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2010/05/to_be_sure_by_Ghostofart.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-956" title="to_be_sure_by_Ghostofart" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2010/05/to_be_sure_by_Ghostofart.jpg" alt="" width="250" height="174" /></a></p>
<p><!-- Body content --> <!-- Content --></p>
<div>1Alle 6.30 di questa mattina poliziotti e digos hanno fatto irruzione in  alcuni spazi sociali e autogestiti della nostra città, e in alcune  abitazioni private. Sfondando le porte del centro sociale Askatasuna,  dell&#8217;Asilo occupato di Torino, del Mezcal squat di Collegno e del  Barocchio squat di Grugliasco, hanno perquisito camere e spazi  collettivi alla ricerca delle solite fantomatiche prove utili a riempire  i tavoli per la conferenza stampa. L&#8217;operazione a firma del Pm Rinaudo,  ha portato ad alcuni provvedimenti cautelari per 16 persone, portandone  in carcere 3, ai domiciliari 4 e sottoponendone 9 all&#8217;obbligo di firma.  Ancora una volta ci troviamo in presenza dell&#8217;ennesima voglia  carrieristica di qualche Pm, che trovando sempre una porta aperta in  questura, e prendendo come pretesto le  pratiche di resistenza e  contestazione seguite allo sgombero dell&#8217;Ostile nella giornata del 10  dicembre 2009, ha permesso l&#8217;ennesimo show poliziesco.<br />
Da tempo la magistratura torinese mette in pratica questa nuova tecnica  di arresti e misure preventive che una volta a processo, e talune volte  molto prima, crollano miseramente perché sproporzionate rispetto ai  fatti e calate dall&#8217;alto, con il solo scopo di intimidire e controllare  le aree di dissenso cittadine.<br />
E&#8217; la pratica collettiva che viene messa sotto accusa dalle carte dei  magistrati. Il fatto di aver resistito in più persone ad un atto  ignobile come lo sgombero di uno stabile inutilizzato, in quartieri  sempre più preda dell&#8217;immobiliarismo più sfrenato e coperto dalle  amministrazioni. Si pensa così di colpire e punire una resistenza e una  contestazione legittime che quella sera furono la naturale risposta ad  un&#8217;operazione repressiva e di chiusura di uno spazio sociale.<br />
Senza nessun timore, senza alcun passo indietro<br />
<strong>Luca Libero, Liberi tutti!</strong></div>
<p><strong>Network Antagonista Torinese</strong><br />
<em>centro sociale Askatasuna, Centro Sociale Murazzi, Collettivo  universitario autonomo, Kollettivo Sudenti autorganizzat</em></p>
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		<title>1 Aprile &#8211; Processo Rewind &#8211; A Torino dietro quello scudo c&#8217;eravamo tutt*!</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 07:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
				<category><![CDATA[movimento]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[SAPERI]]></category>
		<category><![CDATA[nog8]]></category>
		<category><![CDATA[rewind]]></category>

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		<description><![CDATA[[di Uniriot Network] Il 6 luglio 2009 la procura di Torino, capitanata dal solerte procuratore generale Giancarlo Caselli, con l&#8217;operazione denominata &#8220;Rewind&#8221;, ordina 21 mandati di carcerazione a carico di attivisti dell&#8217;onda studentesca di varie città italiane. Nel corso dell&#8217;inchiesta nell&#8217;autunno del 2009, si aggiungeranno all&#8217;elenco indagati altri attivisti padovani, torinesi, bolognesi e genovesi sottoposti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>[di <em><a href="http://www.uniriot.org/">Uniriot Network</a></em>]</strong><img class="alignright" src="http://www.infoaut.org/img/gallery/thumb/immagine-4-4bb3cb1647ea2.png" alt="" width="200" height="158" /></p>
<p>Il 6 luglio 2009 la procura di Torino, capitanata dal solerte procuratore generale Giancarlo Caselli,  con l&#8217;operazione denominata &#8220;Rewind&#8221;, ordina 21 mandati di carcerazione a carico di attivisti dell&#8217;onda studentesca di varie città italiane. Nel  corso dell&#8217;inchiesta nell&#8217;autunno del 2009, si aggiungeranno all&#8217;elenco  indagati altri attivisti padovani, torinesi, bolognesi e genovesi sottoposti a  misure restrittive della libertà. Soltanto nel marzo del 2010 verranno revocate  per quasi tutti le misure cautelari, mentre alcuni imputati sono tutt’ora sottoposti a misure restrittive.  Ciò che viene loro  imputato è di aver preso parte alla grande mobilitazione del 19 maggio 2009 a Torino contro il G8 University Summit  e agli scontri con le forze dell&#8217;ordine che presidiavano la zona rossa del  vertice.<span id="more-890"></span></p>
<p>Ma in quella giornata eravamo in più di 10.000 tra studenti, dottorandi e precari dell&#8217;università a prendere la parola pubblicamente con un grande  corteo per esprimere &#8211; ancora una volta dopo le mobilitazioni dell&#8217;autunno &#8211; la  nostra indisponibilità al processo di dismissione dell&#8217;università pubblica e la  nostra determinazione a costruire una università diversa attraverso le pratiche dell’auto-riforma e dell’auto-formazione. E non solo: quel giorno  eravamo in migliaia a voler sancire come illegittimo ciò che si stava svolgendo all&#8217;interno di quella zona rossa che bene simboleggia l’intenzione di  arginare il protagonismo del corpo vivo delle nostre università ed estrometterlo  dai processi decisionali. La violazione di quella zona rossa voleva dire per noi dare simbolicamente visibilità all’intelligenza e ai desideri di migliaia di studenti e ricercatori che irrompendo nello spazio pubblico italiano  hanno cominciato a costruire una nuova idea di università e di formazione. E  così è stato, dietro a quello scudo a urlare di essere “l&#8217;anomalia del futuro” e  ad impedire che del nostro futuro fosse impunemente deciso sopra le nostre  teste eravamo insieme, tutti e tutte 10.000.</p>
<p>E come avrebbe potuto essere altrimenti dopo un autunno come quello  dell&#8217;anno passato, durante il quale le partecipatissime mobilitazioni dell&#8217;onda  avevano avuto una potenza tale da spazzare via le tremontiane retoriche degli  “studenti fannulloni” per lasciare posto a migliaia di studenti che avevano invece intenzione di riprendersi la parola da protagonisti e di rovesciare le trasformazioni agite dal governo sull&#8217;intero mondo della formazione?</p>
<p>L’Onda Anomala ha mostrato a tutti la forza dirompente di una  generazione post-ideologica capace di contestare i tagli alla ricerca e  all’istruzione pubblica, di criticare i processi di riforma e riorganizzazione della formazione  messi in atto dal Bologna Process, e di costruire una mobilitazione diffusa e radicale  tutta protesa in avanti, estranea a logiche nostalgiche e animata dalla volontà di  costruire un progetto comune di altra-formazione. L’Onda ha parlato di università,  ha contestato i tagli voluti dal Governo, ha parlato di saperi critici, di autonomia dei percorsi formativi e di ricerca, ma ha anche saputo  esprimere nelle università e nelle strade la rabbia di chi vive ormai da anni una condizione esistenziale di precarietà. Ha saputo parlare della società  nel suo complesso, della crisi globale che investe l’economia e dei nuovi  razzismi che le retoriche della sicurezza alimentano e diffondono. Non si è chiusa  tra le mura degli atenei, ha sfondato definitivamente tutti gli argini di un anacronistico “studentismo” e ha posto tra le proprie priorità la  battaglia per il reddito garantito e per un nuovo welfare. Tutto questo è stato  costruito per mesi fuori dalle soffocanti retoriche dei partiti e dei sindacati della sinistra italiana, dimostrando la possibilità di fare movimento e di  costruire rivendicazioni concrete e radicali all’interno di spazi comuni e  attraverso reti sociali autonome e indipendenti dalla politica istituzionale.</p>
<p>Il carattere dirompente, eterogeneo e di massa, innovativo, radicale,  non rappresentabile e non categorizzabile di questo movimento, aveva già  avviato nell’autunno del 2008 il solito tentativo di trasformare un’espressione  sociale e politica in un problema di ordine pubblico e l’operazione di Caselli  non è nient’altro che il tentativo giustizialista, tipico della sinistra  italiana, di criminalizzare e di legare al problema della “legalità” la costruzione  di legittimi percorsi di lotta.</p>
<p>Dopo essere stati per mesi al centro del discorso mediatico infatti  (basti ricordare lo spazio dedicato da Repubblica alle mobilitazioni  dell’Onda), a seguito delle grandi giornate di Torino si è immediatamente palesata l&#8217;ambiguità e la funzionalità del monolite mass-mediatico:  improvvisamente dalle colonne del Corriere della Sera e di Repubblica non si parlava più  di un grande movimento contro l&#8217;abbattimento della formazione pubblica, ma di  un&#8217;Onda bifida, composta da una parte buona e pacifica, la maggiore,e da uno  sparuto gruppo di violenti e facinorosi che avrebbe guidato gli scontri del 19  maggio a Torino.</p>
<p>Questa teoria è servita anche a sorreggere l&#8217;operazione del procuratore Caselli, emblematicamente denominata “Rewind”, riavvolgere, per  riscrivere funzionalmente, sulla nostra pelle, quanto era successo. Ma chiunque sia  stato quel giorno a Torino sa come sono andate davvero le cose.</p>
<p>Non ci stupisce che questo tentativo di criminalizzazione di pochi per nascondere quella che è stata una conflittualità espressa collettivamente, provenga dagli stessi spalti di  coloro che oggi dalle colonne degli stessi giornali sostengono il processo di abbattimento dell&#8217;università pubblica, accogliendo con plauso i violenti  tagli alla formazione mascherati da distribuzione “differenziata” dei fondi  secondo criteri “meritocratici”.</p>
<p>Quella di Rewind è chiaramente un operazione tutta politica. All’interno  ci possiamo leggere l’atteggiamento da sempre assunto dalla sinistra  italiana: complicità assoluta nel governare i processi di ristrutturazione  capitalistica degli ultimi 30 anni, coinvolgimento attivo a livello nazionale e locale nell’organizzazione delle politiche di controllo sociale e un interesse  sempre vivo ad arginare e colpire a ogni costo i movimenti sociali e le  rivendicazioni di chi parla oggi di libertà, di auto-determinazione, di reddito e di  nuovi diritti.</p>
<p>L’11 marzo il p.m. Sparagna ha chiesto, durante la prima udienza del processo, fino a due anni di carcere per gli imputati del processo  Rewind. Noi rispondiamo a questo tentativo rozzo e mal costruito di  criminalizzazione raccogliendo e valorizzando ciò che il movimento dell’Onda ha depositato  e ne sfrutteremo tutta la potenza innovatrice convinti dell’assoluta  legittimità dei nostri progetti. Lo faremo dentro e fuori dalle Università, senza paura e rimandando al mittente il tentativo di intimidazione con cui tenta di  colpirci la procura di Torino.</p>
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		<title>Radio Blackout sotto attacco</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 11:40:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel pieno della campagna “spegni la censura, accendi blackout!”, ad un mese dalla scadenza prevista del contratto d’affitto con cui Chiamparino cerca di mettere a tacere una storica voce libera e indipendente della città, Radio Blackout subisce questa mattina un nuovo attacco  censorio e intimidatorio. Con la scusa di un’operazione di polizia inconsistente, volta a [...]]]></description>
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<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://radioblackout.org/files/2010/02/blo-adesivo-bn.jpg" alt="" width="628" height="219" />Nel pieno della campagna “spegni la censura, accendi blackout!”, ad un mese dalla scadenza prevista del contratto d’affitto con cui Chiamparino cerca di mettere a tacere una storica voce libera e indipendente della città, Radio Blackout subisce questa mattina un nuovo attacco  censorio e intimidatorio.<br />
Con la scusa di un’operazione di polizia inconsistente, volta a criminalizzare l’Assemblea Antirazzista Torinese, che da mesi organizza appuntamenti pubblici di protesta contro l’orrore dei centri di identificazione ed espulsione, la radio viene di fatto sequestrata per più di 6 ore, impedendoci di andare in onda con il nostro consueto palinsesto di quotidiana contro-informazione. Per più di un’ora è stato anche staccato il segnale radio. Messi sotto sequestro apparecchiature informatiche fondamentali per la quotidiana attività della radio.</p>
<p>La nuova “grande operazione”, fatta di 23 perquisizioni, 3 arresti “cautelari” in carcere e altre 3 custodie ai domiciliari  è costruita, ancora una volta, su reati di scarsissima rilevanza penale: insulti, reati contro il patrimonio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale e una generica associazione a delinquere. Tre dei colpiti da questi provvedimenti sono nostri redattori. A ordire la trama contro i “nemici pubblici”, il sostituto Pm  Andrea Padalino, già salito agli onori delle cronache per la proposta razzista di rendere obbligatorie le impronte digitali per gli/le immigrati/e.<br />
Radio Blackout non si è mai sottratta dal denunciare pubblicamente con la propria attività informativa le ossessioni xenofobe di questo pubblico ministero. Non ci stupisce che con la dilatata perquisizione mattutina della nostra sede (e con l’operazione tutta) il Pm in odore di carriera cerchi anche una personale vendetta.</p>
<p>L’indagine si sgonfierà presto, il tutto si risolverà ancora una volta in un nulla di fatto. Ma intanto, attraverso la scusa di misure “cautelari”, s’imprigionano e zittiscono le voci scomode. Per parte nostra diamo tutta la nostra solidarietà agli arresati e denunciati. Come mezzo di comunicazione libero e indipendente denunciamo la pretestuosità di un attacco che giudichiamo censorio e intimidatorio. Un attacco che, guarda caso, cade in un momento  particolare della vita di Radio blackout e della stessa città di Torino. Mentre si preparano le elezioni regionali e l’ostensione della sindone, le contraddizioni che attraversano la città e il territorio circostante restano tutte aperte: crisi, disoccupazione,casse integrazione che volgono al termine, l’opposizione popolare all’Alta Velocità, le ribellioni dentro i Cie, il massacro della scuola pubblica. Si cerca insomma  di normalizzare una delle poche voci libere della città.</p>
<p>Ma Radio Blackout non si fa intimidire  e rilancia: la data di scadenza sul tappo continuiamo a non vederla… Spegni la censura, accendi Blackout!</p>
<p>23 febbraio 2010<br />
<a href="http://radioblackout.org/">La redazione di Radio Blackout</a></p>
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		<title>Liberi e forti delle nostre ragioni</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 15:15:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutti fuori dal carcere gli arrestati dell&#8217;inchiesta Rewind. Due agli arresti domiciliari, per alcuni l&#8217;obbligo di firma, per altri quello di dimora e per altri nessuna restrizione. 21 misure crollate dopo meno di due settimane sotto i colpi della mobilitazione e della solidarietà del movimento, che ancora una volta non ha avuto paura del teorema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti fuori dal carcere gli arrestati dell&#8217;inchiesta Rewind. Due agli arresti domiciliari, per alcuni l&#8217;obbligo di firma, per altri quello di dimora e per altri nessuna restrizione. 21 misure crollate dopo meno di due settimane sotto i colpi della mobilitazione e della solidarietà del movimento, che ancora una volta non ha avuto paura del teorema Caselli/Sparagna. Che l&#8217;inchiesta fosse un atto politico lo avevamo detto fin dall&#8217;inizio, quando si manifestò a due giorni dal G8, ne avemmo conferma leggendo gli atti, che esplicitatamene parlavano di arresti preventivi, di aree e soggetti pericolosamente antagonisti. Ne fummo certi quando vedemmo scendere in campo, davanti alle tv e ai giornali il procuratore capo Caselli che si spese utilizzando paroloni come organizzazioni paramilitari e quant&#8217;altro. La scia di certezze ci portò all&#8217;udienza del riesame dove il pm Sparagna resse l&#8217;accusa parlando di future bande armate e coniando il tunnel del rischio &#8220;dalla pietra alla p38&#8243;. Fummo ulteriormente convinti di quanto sostenemmo dopo poche ore dall&#8217;operazione che si trattava di un momento di notorietà per la Questura di Torino che finalmente poteva sfoderare un pò di giacche e cravatte. Ci intestardimmo sulle nostre convinzioni quando vedemmo la fantomatica società civile e i partiti della sinistra fare attenzione a non esporsi contro Caselli, così come quel mondo dell&#8217;antimafia da salotto che per due slogan e quattro scritte si sentì in dovere di difendere colui che li rappresenta.<br />
Avevamo ragioni da vendere ed oggi i fatti dimostrano che arrestare 21 compagni, la maggior parte incensurati, con due reati a testa è solo una farsa malamente orchestrata, e che persino la legge di cui si forgiano i suddetti paladini, non può avvallare tanto. Non è finita chiaro, ma senza sbarre e manette e diverso.<br />
L&#8217;attacco che si è voluto portare parla il linguaggio simile ad altri teoremi del passato, della stessa famigliola del Pci, dove i conti con chi non è allineato alla miseria politica e sociale che amministrano le segreterie dei partiti, si regolano anche con  la propria ala giuridica.<br />
Questa volta è andata male e sembra più una bacchettata sulle mani che altro cari democratici di ogni risma, che voi abbiate la radice nel partito o nella magistratura.<br />
L&#8217;onda anomala, così come il movimento antagonista non sono facili da arrestare, e mettendovi il cuore in pace, rimaniamo liberi e forti delle nostre ragioni, nel prossimo autunno, nelle vostre metropoli.</p>
<p><strong>NETWORK ANTAGONISTA TORINESE<br />
csoa Askatasuna &#8211; csa Murazzi &#8211; Collettivo Universitario Autonomo &#8211; Kollettivo Studenti Autorganizzati</strong></p>
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		<title>Rewind: tutti fuori dal carcere! Crolla il Teorema Sparagna</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 14:28:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ULTIMA ORA: buone notizie giungono in questa mattinata per l&#8217;Onda anomala. La notizia più bella e importante è che nessuno resta in carcere! Il dato politico fondamentale è che crolla miseramente come una farsa il teorema del pm Sparagna che voleva a tutti i costi dimostrare l&#8217;esistenza di una regia occulta dirigente gli scontri del [...]]]></description>
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<div><strong><img class="alignleft" style="margin: 22px 2px;" src="http://www.infoaut.org/img/gallery/2-4a191b26702d4-4a6199df36b69.jpg" alt="" width="276" height="200" />ULTIMA ORA</strong>: buone notizie giungono in questa mattinata per l&#8217;Onda anomala. La notizia più bella e importante è che nessuno resta in carcere! Il dato politico fondamentale è che crolla miseramente come una farsa il teorema del pm Sparagna che voleva a tutti i costi dimostrare l&#8217;esistenza di una regia occulta dirigente gli scontri del 19 maggio.</div>
<div>
<div>Restano significative restrizioni della libertà per alcuni dei compagni coinvolti: 2 ai domiciliari, 5 con l&#8217;obbligo di dimora nel comune di residenza, molti con l&#8217;obbligo di firma, alcuni senza più alcuna misura restrittiva. Ovviamente continueremo a batterci per la libberazione totale di tutt* ma nel complesso la sentenza del riesame di queasta mattina è una vittoria incontestabile dell&#8217;Onda Anomala.</div>
<p>Una vittoria di tutti quelli e quelle che hanno manifestato quasi quotidianamente in queste 2 settimane,  un meito di tutte le Onde locali, dei compagni e delle compagne che hanno sostenuto questa battaglia di libertà, degli avvocati della difesa che hanno smontato, pezzo per pezzo, il teromea del Pm Sparagna.</p></div>
</div>
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