Archivio per la Categoria “repressione”

La Digos della questura di Brindisi, in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare emesse dal giudice delle indagini preliminari Giuseppe Licci su richiesta del sostituto procuratore Pierpaolo Montinaro, ha arrestato 18 disoccupati di Brindisi.

Le accuse sono di occupazione di azienda, interruzione di pubblico servizio e violenza privata.

Tradotto dal linguaggio poliziesco, questi disoccupati sono rei di aver protestato davanti ai cancelli della ditta Monteco, la società che compie il servizio di raccolti rifiuti, dalla quale erano stati licenziati per “ristrutturazione aziendale”.

Per questa sacrosanta protesta, la magistratura ha deciso di fare irruzione nelle loro case all’alba e compiere 18 arresti.

E’ ormai chiara la ricetta anti-crisi di questo governo: seguire le linee economiche europee, che chiedono taglio dei servizi sociali, licenziamenti di massa, abbattimento dei diritti dei lavoratori e lauti foraggiamenti per le banche; e seguire le linee sociali di repressione del dissenso attraverso gas, manganelli ed arresti selvaggi.

Gli arresti di stamane sono la chiara ed inequivocabile presentazione della stagione governativa autunnale che attraverserà l’Italia e l’Europa.

Non siamo certo intimiditi ed oggi, a maggior ragione, siamo pronti ad intensificare la lotta contro questo sistema agonizzante che pretende di sopravvivere succhiando il nostro sangue.

Un grande abbraccio a tutti i disoccupati brindisini arrestati, una ragione in più per continuare, più che mai la nostra lotta.

Que se vayan todos!

NETWORK ANTAGONISTA TORINESE

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Torino – Circa 150 persone hanno partecipato ieri pomeriggio al presidio di solidarietà con Luca, Luigi e Davide (arresati la mattina del 12 maggio in alcuni spazi occupati torinesi per ordine del pm Rinaudo) e con Andre e Gabriele, arrestati dopo l’azione di protesta di venerdì 14 alle porte palatine, consistita nella semplice esposizione di uno striscione recante la scritta “liberi tutti, liberi subito!”.

Il presidio era arricchito da banchetti e volantinaggi contro la carceri e i dispositivi di internamento. Numerosi gli interventi che si sono succeduti al microfono lungo tutto il pomeriggio; tra questi, anche quello, molto commovente, di Maria Eliantonio, madre di Manuel Eliantonio, “morto” (ucciso) nel carcere di Marassi nel luglio 2008.

Cori, messaggi per i compagni arrestati, petardi e fumogeni hanno scandito il pomeriggio, conclusosi dopo le ore 20 con una scritta su un muro di una cascina abbandonata sul retro delle Vallette, riuscendo così anche a innescare un momento di comunicazione tra dentro e fuori le mura dlla prigione.

A fine giornata, una buona notizia: la scarcerazione di Gabriele.
Adesso vogliamo liberi anche gli altri!
Tra qualche giorno dovrebbe esprimere il proprio parere il Tribunale del Riesame.

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1Alle 6.30 di questa mattina poliziotti e digos hanno fatto irruzione in alcuni spazi sociali e autogestiti della nostra città, e in alcune abitazioni private. Sfondando le porte del centro sociale Askatasuna, dell’Asilo occupato di Torino, del Mezcal squat di Collegno e del Barocchio squat di Grugliasco, hanno perquisito camere e spazi collettivi alla ricerca delle solite fantomatiche prove utili a riempire i tavoli per la conferenza stampa. L’operazione a firma del Pm Rinaudo, ha portato ad alcuni provvedimenti cautelari per 16 persone, portandone in carcere 3, ai domiciliari 4 e sottoponendone 9 all’obbligo di firma. Ancora una volta ci troviamo in presenza dell’ennesima voglia carrieristica di qualche Pm, che trovando sempre una porta aperta in questura, e prendendo come pretesto le pratiche di resistenza e contestazione seguite allo sgombero dell’Ostile nella giornata del 10 dicembre 2009, ha permesso l’ennesimo show poliziesco.
Da tempo la magistratura torinese mette in pratica questa nuova tecnica di arresti e misure preventive che una volta a processo, e talune volte molto prima, crollano miseramente perché sproporzionate rispetto ai fatti e calate dall’alto, con il solo scopo di intimidire e controllare le aree di dissenso cittadine.
E’ la pratica collettiva che viene messa sotto accusa dalle carte dei magistrati. Il fatto di aver resistito in più persone ad un atto ignobile come lo sgombero di uno stabile inutilizzato, in quartieri sempre più preda dell’immobiliarismo più sfrenato e coperto dalle amministrazioni. Si pensa così di colpire e punire una resistenza e una contestazione legittime che quella sera furono la naturale risposta ad un’operazione repressiva e di chiusura di uno spazio sociale.
Senza nessun timore, senza alcun passo indietro
Luca Libero, Liberi tutti!

Network Antagonista Torinese
centro sociale Askatasuna, Centro Sociale Murazzi, Collettivo universitario autonomo, Kollettivo Sudenti autorganizzat

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[di Uniriot Network]

Il 6 luglio 2009 la procura di Torino, capitanata dal solerte procuratore generale Giancarlo Caselli, con l’operazione denominata “Rewind”, ordina 21 mandati di carcerazione a carico di attivisti dell’onda studentesca di varie città italiane. Nel corso dell’inchiesta nell’autunno del 2009, si aggiungeranno all’elenco indagati altri attivisti padovani, torinesi, bolognesi e genovesi sottoposti a misure restrittive della libertà. Soltanto nel marzo del 2010 verranno revocate per quasi tutti le misure cautelari, mentre alcuni imputati sono tutt’ora sottoposti a misure restrittive.  Ciò che viene loro imputato è di aver preso parte alla grande mobilitazione del 19 maggio 2009 a Torino contro il G8 University Summit e agli scontri con le forze dell’ordine che presidiavano la zona rossa del vertice. Leggi il resto di questo articolo »

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Nel pieno della campagna “spegni la censura, accendi blackout!”, ad un mese dalla scadenza prevista del contratto d’affitto con cui Chiamparino cerca di mettere a tacere una storica voce libera e indipendente della città, Radio Blackout subisce questa mattina un nuovo attacco  censorio e intimidatorio.
Con la scusa di un’operazione di polizia inconsistente, volta a criminalizzare l’Assemblea Antirazzista Torinese, che da mesi organizza appuntamenti pubblici di protesta contro l’orrore dei centri di identificazione ed espulsione, la radio viene di fatto sequestrata per più di 6 ore, impedendoci di andare in onda con il nostro consueto palinsesto di quotidiana contro-informazione. Per più di un’ora è stato anche staccato il segnale radio. Messi sotto sequestro apparecchiature informatiche fondamentali per la quotidiana attività della radio.

La nuova “grande operazione”, fatta di 23 perquisizioni, 3 arresti “cautelari” in carcere e altre 3 custodie ai domiciliari  è costruita, ancora una volta, su reati di scarsissima rilevanza penale: insulti, reati contro il patrimonio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale e una generica associazione a delinquere. Tre dei colpiti da questi provvedimenti sono nostri redattori. A ordire la trama contro i “nemici pubblici”, il sostituto Pm  Andrea Padalino, già salito agli onori delle cronache per la proposta razzista di rendere obbligatorie le impronte digitali per gli/le immigrati/e.
Radio Blackout non si è mai sottratta dal denunciare pubblicamente con la propria attività informativa le ossessioni xenofobe di questo pubblico ministero. Non ci stupisce che con la dilatata perquisizione mattutina della nostra sede (e con l’operazione tutta) il Pm in odore di carriera cerchi anche una personale vendetta.

L’indagine si sgonfierà presto, il tutto si risolverà ancora una volta in un nulla di fatto. Ma intanto, attraverso la scusa di misure “cautelari”, s’imprigionano e zittiscono le voci scomode. Per parte nostra diamo tutta la nostra solidarietà agli arresati e denunciati. Come mezzo di comunicazione libero e indipendente denunciamo la pretestuosità di un attacco che giudichiamo censorio e intimidatorio. Un attacco che, guarda caso, cade in un momento  particolare della vita di Radio blackout e della stessa città di Torino. Mentre si preparano le elezioni regionali e l’ostensione della sindone, le contraddizioni che attraversano la città e il territorio circostante restano tutte aperte: crisi, disoccupazione,casse integrazione che volgono al termine, l’opposizione popolare all’Alta Velocità, le ribellioni dentro i Cie, il massacro della scuola pubblica. Si cerca insomma  di normalizzare una delle poche voci libere della città.

Ma Radio Blackout non si fa intimidire  e rilancia: la data di scadenza sul tappo continuiamo a non vederla… Spegni la censura, accendi Blackout!

23 febbraio 2010
La redazione di Radio Blackout

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Tutti fuori dal carcere gli arrestati dell’inchiesta Rewind. Due agli arresti domiciliari, per alcuni l’obbligo di firma, per altri quello di dimora e per altri nessuna restrizione. 21 misure crollate dopo meno di due settimane sotto i colpi della mobilitazione e della solidarietà del movimento, che ancora una volta non ha avuto paura del teorema Caselli/Sparagna. Che l’inchiesta fosse un atto politico lo avevamo detto fin dall’inizio, quando si manifestò a due giorni dal G8, ne avemmo conferma leggendo gli atti, che esplicitatamene parlavano di arresti preventivi, di aree e soggetti pericolosamente antagonisti. Ne fummo certi quando vedemmo scendere in campo, davanti alle tv e ai giornali il procuratore capo Caselli che si spese utilizzando paroloni come organizzazioni paramilitari e quant’altro. La scia di certezze ci portò all’udienza del riesame dove il pm Sparagna resse l’accusa parlando di future bande armate e coniando il tunnel del rischio “dalla pietra alla p38″. Fummo ulteriormente convinti di quanto sostenemmo dopo poche ore dall’operazione che si trattava di un momento di notorietà per la Questura di Torino che finalmente poteva sfoderare un pò di giacche e cravatte. Ci intestardimmo sulle nostre convinzioni quando vedemmo la fantomatica società civile e i partiti della sinistra fare attenzione a non esporsi contro Caselli, così come quel mondo dell’antimafia da salotto che per due slogan e quattro scritte si sentì in dovere di difendere colui che li rappresenta.
Avevamo ragioni da vendere ed oggi i fatti dimostrano che arrestare 21 compagni, la maggior parte incensurati, con due reati a testa è solo una farsa malamente orchestrata, e che persino la legge di cui si forgiano i suddetti paladini, non può avvallare tanto. Non è finita chiaro, ma senza sbarre e manette e diverso.
L’attacco che si è voluto portare parla il linguaggio simile ad altri teoremi del passato, della stessa famigliola del Pci, dove i conti con chi non è allineato alla miseria politica e sociale che amministrano le segreterie dei partiti, si regolano anche con  la propria ala giuridica.
Questa volta è andata male e sembra più una bacchettata sulle mani che altro cari democratici di ogni risma, che voi abbiate la radice nel partito o nella magistratura.
L’onda anomala, così come il movimento antagonista non sono facili da arrestare, e mettendovi il cuore in pace, rimaniamo liberi e forti delle nostre ragioni, nel prossimo autunno, nelle vostre metropoli.

NETWORK ANTAGONISTA TORINESE
csoa Askatasuna – csa Murazzi – Collettivo Universitario Autonomo – Kollettivo Studenti Autorganizzati

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