Ciao Stefano, a pugno chiuso, alla prossima battaglia

“Compagno, come si fa la rivoluzione?”
“Bisogna sognare”.
(Lenin)

Domenica ci ha lasciato Stefano Muraro, “Stefanino” per molti di noi, in seguito ad una malattia che ha interrotto la vita di un compagno che negli anni ha dato molto ai centri sociali torinesi e a tutti noi, compagni e compagne.

Stefano ha fatto parte di quel percorso politico dove tutto ha avuto inizio, dalla nascita nel 1989 del Csa Murazzi fino alla nascita e ai primi anni dell’ Askatasuna, quando tutto era più difficile e l’impegno di ognuno era fondamentale per resistere al buio degli anni 80′ e costruire le basi per le grandi mobilitazioni dei 90′ e dello sbocciare dei centri sociali

. E’ difficile trovare le parole giuste per una scomparsa prematura e ingiusta, anzi non ci sono proprio, ma rimane in noi, nei nostri cuori e nei nostri pugni chiusi, la consapevolezza che chi ha compagni, come te Stefano, non muore mai.

A pugno chiuso, alla prossima battaglia.

( i funerali si terranno mercoledì alle 11.15 al cimitero monumentale di corso Novara)

Le compagne ed i compagni di Torino

27 NOVEMBRE 2016 TUTT* A ROMA!

27 NOVEMBRE 2016 TUTT* A ROMA!

ORE 14: 00 PIAZZA DELLA REPUBBLICA -> CORTEO NAZIONALE DEL NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE
ORE 18:00 PIAZZA DEL POPOLO -> ARTISTI PER IL NO, CONCERTO MUSICA E PAROLE

—> A BREVE I DETTAGLI PER I PULLMAN DA TUTTE LE CITTÀ <—

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Siamo quelli che lavorano troppo per troppo poco, siamo quelle che ormai lavorano gratis per fare curriculum, siamo quelli che vorrebbero studiare ma non hanno soldi, siamo quelle con le scuole che crollano, siamo i giovani che sono costretti ad andarsene dall’Italia, siamo quelli senza casa o che pagano affitti troppo alti, siamo quelle che subiscono le grandi opere sui propri territori, siamo quelli che non ne possono più che si protesti solo su Facebook.

Politici, banchieri, vips, capitani d’industria, non lasceremo parlare solo loro sul referendum costituzionale di dicembre! Il Partito di sistema (alias PD) ha dimostrato in questi trenta mesi di governo quali sono le sue politiche: mancette elettorali, grandi opere, jobs act, buona scuola, genuflessioni all’UE. Premier e partito della nazione, col referendum costituzionale e l’italicum, vogliono più poteri per mettere l’acceleratore nella scientifica distruzione dei nostri diritti. In tanti territori c’è già chi ha imparato a dire NO ad un modello di sviluppo non più sostenibile. Altri resistono tutti i giorni con piccoli gesti che restano invisibili.

Con un clamoroso voltafaccia Renzi ha già detto che non si dimetterà nel caso in cui perda il referendum. È evidente che votare NO al referendum è importante, ma non basterà! Mobilitiamoci già da ora per lanciare un avvertimento: dopo il referendum o se non se ne va lui o lo cacceremo NOI!

Non aspettiamo il 4 dicembre per prendere parola, nelle prossime settimane diffondiamo il NO e ritroviamoci poi TUTTI A ROMA IL 27 NOVEMBRE!

27 NOVEMBRE 2016
ORE 14: 00 PIAZZA DELLA REPUBBLICA -> CORTEO NAZIONALE DEL NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE
ORE 18:00 PIAZZA DEL POPOLO -> ARTISTI PER IL NO, CONCERTO MUSICA E PAROLE

#CèChiDiceNO

CSOA Askatasuna: 20 anni di lotte e antifascismo sotto la Mole Antonelliana

( da Oltremedia) Torino, la città della Fiat e dalla famiglia Agnelli. Non ti aspetteresti che proprio qui, nella vecchia capitale del Regno sabaudo, il 16 novembre 1996 veniva occupato un edificio in corso Regina Margherita, a pochi chilometri dalla Mole Antonelliana e dalla centralissima piazza Castello, a cui sarebbe stato dato il nome di CSOA Askatasuna.

Questo spazio sociale, che col tempo è diventato uno dei più conosciuti dai militanti dell’Italia intera, in questi 20 anni è stato il punto di riferimento per il mondo antagonista torinese. Nelle sue stanze, ancora oggi, ci si incontra per portare avanti lotte e per far prevalere quel senso di socialità che, troppo spesso, viene messo da parte. Il tutto partendo da tematiche quali l’antifascismo e l’antirazzismo.

Dall’Askatasuna però sono partite anche altre campagne che avevano come obiettivo quello di portare solidarietà e far conoscere anche altre esperienze che si svolgono fuori dal perimetro del capoluogo piemontese. Un esempio su tutti può essere quello della lotta No Tav in Val Susa.

Per festeggiare questo importante anniversario, e per dare una spinta per le azioni future, da sabato 21 ottobre fino al prossimo 17 dicembre, sono in programma una serie di iniziative che spazieranno dai dibattiti, alla presentazione di libri fino alle serate musicali. Alcuni giorni fa abbiamo intervistato gli attivisti del CSOA Askatasuna e li abbiamo fatto alcune domande in vista di questo importante anniversario.

1) Da dove deriva il nome “Askatasuna” che avete deciso di dare a questo spazio occupato?

Il nome Askatasuna significa Libertà in Euskara, la lingua del popolo basco. Abbiamo deciso di dare questo nome al nostro centro sociale perché c’è sempre stata solidarietà nei confronti di Euskadi (Paesi Baschi) e molta affinità con una lotta popolare per l’autodeterminazione di un popolo fiero, che non hai mai mollato, come noi, quindi non potevamo scegliere un nome migliore per rappresentarci.

Un tempo nessuno sapeva pronunciarlo, i giornali facevano strafalcioni, oggi dopo vent’anni lo conoscono e lo sanno scrivere tutti. Un bel passo in avanti che rappresenta la nostra attività politica e che rende un po’ anche onore a Euskal Herria

2) Quando e perchè si è presa la decisione di dar vita ad un luogo come il csoa Askatasuna?

Askatasuna nasce nel 1996, il 16 novembre per l’esattezza, quando occupammo l’ex Asilo degli Gnomi abbandonato da oltre 10 anni. Lo stabile fu oggetto di diverse occupazioni negli anni passati, compresa una da parte del collettivo Spazi Metropolitani, il collettivo che diede poi vita al Csa Murazzi.

L’occupazione avvenne durante un corteo istituzionale, dal quale ci staccammo e ne portammo buona parte a salutare ed entrare nella nuova occupazione.

Molti di noi venivano dall’esperienza del Csa Murazzi, il mitico centro sociale che ha fatto la storia a Torino (attivo ancora oggi nonostante alcune mosse fastidiose da parte della magistratura) ma che non ha mai potuto misurarsi con un quartiere, visto che si trova ai Murazzi.

Decidemmo così di dar vita ad un’occupazione che si potesse misurare con il sociale, fare politica sui bisogni della gente, per questo rendemmo subito il giardino dell’Askatasuna, agibile e curato, ed aperto al quartiere. Ancora oggi è l’unico spazio verde nel borgo, in settimana lo utilizza l’asilo nido, nel week end noi“.

3) Che rapporto avete con la città di Torino di cui rappresentate, da 20 anni a questa parte, lo spirito militante?

Torino è la nostra città, nel bene e nel male. Il nostro rapporto è da sempre quello di esserne la parte coerente, quella che non è mai scesa a compromessi da nessun punto di vista con il potere cittadino, ovvero la Fiat.

Né dal punto di vista produttivo, né tantomeno da quello culturale. Abbiamo sempre rappresentato, o meglio incarnato, l’alternativa alla sinistra di palazzo che non disdegna mai un invito nel salotto bene.

Siamo sempre stati autonomi, in tutto e per tutto, ed è per questo che siamo considerati una spina nel fianco a chi vuole governare in città: abbiamo sempre provato ad essere la forza sociale di Torino, con coerenza e generosità, e questo ci è sempre stato riconosciuto da chi lo doveva fare“.

4) Siete molto vicini alla Val Susa, luogo in cui, da più di 20 anni, si sta portando avanti la lotta No Tav. Avete intessuto una qualche “relazione” particolare con coloro che si oppongono alla costruzione della Torino-Lione? Che rapporto avete con i valsusini?

La tua domanda denota scarsa conoscenza, ma non è grave. Diversi compagni e compagne dell’Askatasuna sono valsusini o hanno vissuto in Valle di Susa, quindi il rapporto con essa è più che naturale.

Abbiamo partecipato a tutte le iniziative del movimento No Tav fin da quando non si parlava di Movimento fondando il primo comitato notav: il comitato di lotta popolare di Bussoleno.

Per farti capire meglio, potremmo dirti che un compagno nostro ha inventato e realizzato la bandiera No Tav.

Invitiamo a leggere un libro e vedere un video che abbiamo realizzato sui primi tempi, fino al 2005, del movimento No Tav: Fermarlo è possibile (si trova in rete e su youtube)

5) Ad agosto scorso il Gabrio, altro importante centro sociale di Torino, ha subito un blitz della polizia. Qual’è l’atteggiamento delle istituzioni locali verso questi spazi autonomi cittadini? Dopo l’elezione a sindaco della pentastellata Chiara Appendino è cambiato qualcosa?

Per semplificare, le istituzioni cittadine hanno sempre osteggiato i centri sociali, perché portatori di un modo di fare politica che identifica in loro stesse, il problema da risolvere.

Tutte i consigli comunali hanno chiesto lo sgombero in questi vent’anni e qualche volta ci hanno ragionato concretamente, come nell’ultimo mandato di Chiamparino.

Il nostro essere una forza politica propositiva in città e non solo uno spazio sociale occupato, hanno sempre spento le velleità del sindaco o di chi per lui.

Ma abbiamo sempre avuto ragione: in questi anni il degrado della politica sociale, quella relativa al welfare in città è tragica e fa si che la nostra Torino sia la capitale degli sfratti di gente che non si può permettere un affitto.

Dietro alle code dei musei che tanto si declamano (e che sono positive) c’è un mondo che le istituzioni fanno finta di vedere e qualche vota di affrontare ma solo con interventi a spot.

L’elezione di Chiara Appendino potrebbe cambiare qualcosa, ma ancora non abbiamo visto nulla di questa discontinuità annunciata, ma sai poi noi non abbiamo molti problemi: il cognome degli ultimi tre sindaci finisce in –INO, quindi abbiamo già slogan e cori pronti.

A parte tutto, un qualcosa l’ha portato ed è la botta che ha preso l’allegra famiglia del Pd che gestiva tutto in città, questa senza dubbio è positiva“.

6) Che cosa avete organizzato per festeggiare questi 20 anni di occupazione?

Abbiamo organizzato molto: concerti, cene, mostre, dibattiti, presentazioni di libri.

Il programma:

Torino: Said e la sua famiglia interrompono il consiglio Comunale

Pezzo di merda!” così è stato appellato Said da un funzionario della digos. Questo è successo oggi durante l’interruzione del Consiglio Comunale da parte di Said e il collettivo Prendocasa Torino.

Venerdì Said e la sua famiglia (la moglie Kadija e i tre figli) sono stati sfrattati a seguito della sospensioe dello sfratto (art. 610 c.p.c.) con una brutalità sconcertante dagli sgherri di Molino, il proprietario di casa, e dalla polizia.

Dopo il clamore suscitato sui giornali e le televisioni locali, il Consiglio Comunale, il cui presidente era presente nei momenti seguenti allo sfratto, avrebbe dovuto aprire una discussione, vista la gravità dell’atto di sgombero, in sala rossa sulle brutalità d’intervento utilizzate dal palazzinaro Molino e trovare una soluzione abitativa per la famiglia sfrattata.

Per questo motivo si è lanciato un presidio in Piazza Palazzo di Città per esercitare pressione a chi in quel palazzo pensa di poter decidere delle nostre vite. Appreso che il consiglio non avrebbe discusso della situazione di Said e della sua famiglia, si è deciso di salire e interrompere il dibattimento. Nel momento in cui si stava denunciando la nostra perplessità sul mutismo della giunta sulla gravità degli avvenimenti di venerdì, Said e un attivista del collettivo Prendocasa sono stati spintonati in malo modo da vigili e digos (qui video). Da qui la frase “Pezzo di merda” che l’agente della digos ha rivolto ad un uomo che non faceva altro che reclamare i suoi diritti.

Si è riusciti, prima di essere sbattuti fuori dal consiglio comunale, a denunciare la brutalità dei fatti, reclamare una presa di posizione netta nei confronti l’infame articolo 610 e pretendere una soluzione abitativa per la famiglia di Said. Presi di forza e portati fuori si è denunciato pubblicamente ai presidianti quanto successo in sala rossa. Con la giusta rabbia di chi si è visto nuovamente chiudere la porta in faccia da parte delle istituzioni che dovrebbero garantire il diritto all’abitare, in un centinaio di persone si è bloccato il traffico per più di 3 ore e al presidio si è aggiunta una tenda nella quale Said e la sua famiglia pernotterranno fino a quando il comune non intenderà confrontarsi e dare una soluzione dignitosa.

Quanto successo oggi è la dimostrazione che esiste una incolmabile distanza da chi lotta per i suoi diritti e le istituzioni che latitano di fronte all’ingiustizia sociale.

Ciò che è successo in questi giorni ci da ragione sulla nostra determinazione a continuare a lottare, non solo per Said ma per tutte quelle persone che fra comitati di quartiere e occupanti si mobilitano per risolvere il problema abitativo attraverso la partecipazione e la lotta.

Ci vediamo DOMANI 18 OTTOBRE ALLE ORE 13 SOTTO IL COMUNE per accompagnare Said e la sua famiglia dagli assistenti sociali e pretendere una soluzione dignitosa!

Infoaut.org