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	<title>csoa Askatasuna</title>
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		<title>Giorgio e Luca escono dal carcere per gli arresti domiciliari. Liberi tutt*!</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 13:39:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E ora libertà per tutt* notav! Ci giunge in questo momento la notizia che il Tribuanle del Riesame di Torino ha accolto la richiesta degli avvocati dei notav ancora detenuti e colpiti da provvedimenti restrittivi della loro libertà. Giorgio Rossetto e Luca Cientanni escono dalle prIgioni dove sono detenuti per gli arresti domiciliari presso le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/bentornati.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2760" title="bentornati" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/bentornati.jpg" alt="" width="720" height="450" /></a>E ora libertà per tutt* notav!<br />
</strong></em></p>
<p>Ci giunge in questo momento la notizia che il Tribuanle del Riesame di Torino ha accolto la richiesta degli avvocati dei notav ancora detenuti e colpiti da provvedimenti restrittivi della loro libertà.</p>
<p><strong>Giorgio Rossetto e Luca Cientanni escono dalle prIgioni</strong> dove sono detenuti per gli arresti domiciliari presso le loro residenza.<strong>Guido</strong> Fissore risulta completamente libero senza piu&#8217; restrizioni. Anche per gli altri notav ancora con obblighi di firma o residenza sono state accolte le richieste dei legali.</p>
<p><strong>Jacopo e Gabriela</strong> potranno avere maggiore libertà di circolazione, con l&#8217;esclusione di accesso alla sola Val Susa (si mantiene dunque il carattere <em>politico</em> delle prescrizioni). Simili provvedimenti hanno toccato altri militanti notav.</p>
<p>Ora si pretende la liberazione di tutti idetenuti ancora dietro le sbarre, Maurizio e Marcelo a Milano, Alessio a Torino e Juan a Trento.</p>
<p>E si pretende anche la concessione (almeno) del permesso di recarsi al lavoro per Antonio Ginetti di Pistoia da oltre una settimana in <a href="http://www.notav.info/senza-categoria/antonio-ginetti-arrestato-no-tav-al-sesto-giorno-di-sciopero-della-fame/" target="_blank">sciopero della fame</a>.</p>
<p>Sulle inique condizioni di detenzione di alcuni detenuti NOTAV vedi anche l&#8217;<a href="http://www.notav.info/top/le-mie-prigioni-di-resistenti-pieni-di-ragioni/" target="_blank">articolo di Massimo Zucchetti </a> uscito ieri su Il Manifesto.</p>
<p>Ottime notizie che senz&#8217;altro renderanno la prossima tre giorni NoTav a Chiomonte ancora piu&#8217; allegra e determinata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Maggiori aggiornamenti nel corso della giornata su www.notav.info</em></p>

<a href='http://www.csoaskatasuna.org/no-tav/giorgio-e-luca-escono-dal-carcere-per-gli-arresti-domiciliari-liberi-tutt/attachment/bentornati/' title='bentornati'><img width="150" height="150" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/bentornati-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="bentornati" title="bentornati" /></a>
<a href='http://www.csoaskatasuna.org/no-tav/giorgio-e-luca-escono-dal-carcere-per-gli-arresti-domiciliari-liberi-tutt/attachment/100_2/' title='100_2'><img width="150" height="150" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/100_2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="100_2" title="100_2" /></a>
<a href='http://www.csoaskatasuna.org/no-tav/giorgio-e-luca-escono-dal-carcere-per-gli-arresti-domiciliari-liberi-tutt/attachment/100_1/' title='100_1'><img width="150" height="150" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/100_1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="100_1" title="100_1" /></a>
<a href='http://www.csoaskatasuna.org/no-tav/giorgio-e-luca-escono-dal-carcere-per-gli-arresti-domiciliari-liberi-tutt/attachment/img_0088/' title='IMG_0088'><img width="150" height="150" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/IMG_0088-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_0088" title="IMG_0088" /></a>
<a href='http://www.csoaskatasuna.org/no-tav/giorgio-e-luca-escono-dal-carcere-per-gli-arresti-domiciliari-liberi-tutt/attachment/img_0087/' title='IMG_0087'><img width="150" height="150" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/IMG_0087-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_0087" title="IMG_0087" /></a>

<p>&nbsp;</p>
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		<title>25/5 BULL BRIGADE &#8211; Concerto No Tav</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 20:27:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>bubba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Concerti]]></category>
		<category><![CDATA[notav]]></category>

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		<description><![CDATA[Grande concerto No Tav venerdì 25 maggio al Csoa Askatasuna di Torino, quando saliranno sul palco di corso Regina M. 47 i BULL BRIGADE,  punk band torinese nata nel 2006 sulle ceneri dei Banda Del Rione e del ritmo vagamente street rock&#8217;n'roll dei Bad Dog Boogie. E&#8217; da ritenersi la nuova voce che si erge [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/bull-aska.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2756" title="bull aska" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/bull-aska.jpg" alt="" width="772" height="597" /></a></p>
<p><strong>Grande concerto No Tav venerdì 25 maggio al Csoa Askatasuna di Torino, quando saliranno sul palco di corso Regina M. 47 i BULL BRIGADE,  punk band torinese nata nel 2006 sulle ceneri dei Banda Del Rione e del ritmo vagamente street rock&#8217;n'roll dei Bad Dog Boogie.<br />
E&#8217; da ritenersi la nuova voce che si erge dalle strade di Torino e che  continua la tradizione punk/HC del capoluogo piemontese.<br />
Il ricavato della serata servirà per permettere al Comitato Restiamo Sani di Montanaro di stampare il documento &#8220;SALUTE PUBBLICA E SMARINO&#8221; , in cui i medici di base di Montanaro denunciano la pericolosità dello Smarino proveniente dai cantieri della Tav.<br />
</strong></p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Autismi senza autonomia</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 22:50:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[PRIMO PIANO]]></category>

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		<description><![CDATA[[Editoriale di www.infoaut.org ]In questi giorni si è fatto un gran parlare di un episodio di scarsa rilevanza politica, sociale e persino sanitaria, il ferimento alla gamba di un dirigente dell’Ansaldo, a Genova. Il ministro Cancellieri lancia messaggi intimidatori ai movimenti, mentre il povero Bersani rispolvera tentativi di limitare l’espressione del dissenso, degni di una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><a href="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/faccia-autonomia.jpg"><img class="size-full wp-image-2745 aligncenter" title="faccia-autonomia" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/faccia-autonomia.jpg" alt="" width="432" height="291" /></a>[Editoriale di <a href="http://www.infoaut.org"><strong>www.infoaut.org</strong></a><strong> </strong>]In questi giorni si è fatto un gran parlare di un episodio di scarsa rilevanza politica, sociale e persino sanitaria, il ferimento alla gamba di un dirigente dell’Ansaldo, a Genova. Il ministro Cancellieri lancia messaggi intimidatori ai movimenti, mentre il povero Bersani rispolvera tentativi di limitare l’espressione del dissenso, degni di una <em>Germania d’Autunno </em>da operetta. E noi, che facciamo? Beh, non possiamo che mandare i nostri auguri a loro e a Monti, che vive in un paese pieno di disagio sociale: riusciranno i nostri eroi nella titanica impresa di convincere le italiane e gli italiani (e le immigrate e gli immigrati) che un vita migliore è compatibile con la loro presenza in questo sistema solare? Ben altre, rispetto al ferimento di Genova, sono le preoccupazioni reali delle persone che, in un modo o nell’altro, vivono cercando di pagare un debito, o cercano un lavoro che permetta loro di arrivare alla fine del mese. Lo dimostra il fatto che dalle agenzie delle entrate a Equitalia, dalle sedi di comuni e regioni alle ferrovie, fino alle curve degli stadi, la casta italiana e i suoi tentacoli strozzinari sono sotto attacco diffuso con manifestazioni, contestazioni, incursioni e assalti: l’Italia degli sfruttati ribolle di rabbia. La casta giornalistica è, in questo scenario, tutta votata al tentativo di fornire alle vittime una <em>distrazione</em> dai propri problemi, al costo di 1.50 euro (o del canone RAI, o di un quintale di pubblicità): in questi giorni i suicidi e le manifestazioni sono diventati notizie datate, presto lo diventerà anche la rivendicazione del ferimento di un manager.</p>
<p>Distrazioni che durano poco, il tempo della lettura di un articolo, il tempo per gli infermieri di estrarre una pallottola. Bersani si è ricordato degli operai, all’epoca della riforma del lavoro, recandosi in visita all’Ansaldo per dire loro che occorre fare attenzione “alle parole che si usano”, affinché i “terroristi” non abbiano “l’acqua in cui nuotare”; la Cancellieri ne ha approfittato per attaccare il Movimento No Tav, “madre di tutte le preoccupazioni”. Gli squali della politica sanno che l’episodio di Genova non ha alcuna connessione reale con le proteste sociali che hanno luogo in Val Susa come a Genova o nel resto d’Italia, da Napoli a Termini Imerese; ma sanno anche che l’eco del gesto può essere usata <em> contro</em> di esse. State zitti adesso, e sentitevi controllati – dice la politica di palazzo – in Val Susa e altrove. Ma non è così che funziona: non stiamo e non staremo zitti, e queste dichiarazioni sono espressione della difficoltà che il governo ha con il carattere capillare delle proteste vere, quelle sociali, e della necessità di trovare occasioni buone per (1) instillare la paura dei movimenti e dei militanti antagonisti nella popolazione, affinché li percepisca come dei fanatici pronti ad agire come solitari, anche in contrasto con le sensibilità di chi sta iniziando a far sentire la propria voce e (2) sbandierare una maggiore militarizzazione degli spazi urbani, che sarà in realtà inesistente, per ridurre invece ulteriormente l’agibilità del dissenso con i già notevoli effettivi dispiegati sul campo, ben prima di questo episodio.</p>
<p>Questo non vuol dire, si badi, che dietro l’azione di Genova sia da vedersi una “mano occulta”, magari legata genericamente “allo stato” o “ai servizi”. Tutt’altro: c’è la mano di chi, prigioniero del proprio autismo più che delle indubbie coercizioni della società contemporanea, ha creduto con questo gesto di poter insegnare qualcosa ai movimenti e ai militanti che agiscono nelle lotte. Non agli altri, si badi: della società multiforme e complessa, meraviglioso bacino di insorgenza delle lotte, unica possibile fonte del cambiamento, nulla interessa alla FAI. Il “consenso” e i “cori in mezzo ai cortei” sono cose da poveracci, perdite di tempo: molto più sensato è il bel gesto “nichilista”, l’illuminazione che viene da chi ha avuto il colpo di genio di comprendere ciò che nessuno aveva compreso. Impostazione quanto mai ideologica, e presuntuosa, intrisa di quell’individualismo esasperato e venato di narcisismo che vede, con la tipica declinazione di una dottrina astratta, semplici casi di “alienazione” (politica? mentale, forse?) nelle altre forme di protesta.</p>
<p>Allora anche un episodio irrilevante può essere occasione per ricordare – non lo si fa mai abbastanza – che la distruzione dell’esistente, se mai sarà possibile, sarà prodotta da mutamenti nei rapporti di forza in seno alla società, che siano in grado di provocare una trasformazione della società tutta. Non possiamo sapere se riusciremo in questo intento, né quando ci riusciremo, ma sappiamo che soltanto allargando i margini della rabbia, coinvolgendo nuove persone (migliaia, milioni di persone) nelle proteste, riproducendo forme di resistenza diffuse e di massa avremo <em>chance</em> di vittoria. Tutto il resto è guardarsi l’ombelico pensando di fare altro, e magari guardarselo in televisione, come chi ha scritto la rivendicazione in questi giorni sta facendo: i media, grande satana contro cui spesso si scagliano i (grezzi) strali di alcuni, diventano unico interlocutore di fatto per pratiche pensate esclusivamente entro una consapevole cornice spettacolare, e dunque prive di qualsiasi autonomia sul piano del rapporto tra forze vive e merci. Un’ambivalenza, quella dei media, e quella dell’autonomia delle pratiche dalla loro vendita narrativa, che vive chiunque agisca nelle lotte; ambivalenza che si annulla là dove chi agisce desidera di fatto scomparire interamente dentro i meccanismi della notizia o del flash, come accade in questo caso e come era già accaduto, su altri versanti, ai tempi dei finti scontri a mani alzate contro (?) la polizia.</p>
<p>L’indipendenza della prassi dalle forme di mera rappresentazione del conflitto, e della sua riproduzione esclusivamente commerciale, è un presupposto, a ben vedere, dell’affermazione rivoluzionaria dei soggetti sociali, che è tale soltanto se è di massa: dell’autonomia, del comunismo o dell’anarchia di quattro sfigati non importa niente a nessuno. Accostare antagonismo e consenso dovrebbe essere, anche per questo, l’ossessione quotidiana di un militante o di una militante rivoluzionari: se non altro perché il potere democratico/consumistico cerca da sempre di impedire il pericoloso connubio tra desiderio di trasformazione e contaminazione sociale di questo desiderio, ben sapendo che in questa idea soltanto è scritta la parola della sua fine. Ogni giorno, in ogni pratica di liberazione, di aggregazione sociale e di azione diretta, dobbiamo porci l’obiettivo di sfatare il mito per cui cercare consenso equivale ad ammorbidire le posizioni, mentre mantenerle antagoniste significa rinchiudersi in un ghetto e, questa volta sì, nell’alienazione (sociale: inavvertitamente o con entusiasmo, a seconda delle ideologie di provenienza). Se insistiamo sul concetto di autonomia, fino a scriverne il nome sulle nostre bandiere, è perché desideriamo abbastanza la distruzione dell’ordine esistente delle cose da porci effettivamente, e senza simulazioni, il problema della sua realizzazione: i soggetti delle lotte devono riuscire a sperimentare forme di mobilitazione che incrinino i rapporti di forza esistenti nella società. Là dove non ci sono soggetti sociali, ma monadi individualistiche, e non ci sono lotte o conflitti, ma gestualità spettacolarizzanti, la questione dell’autonomia neanche si pone. E ciò per un motivo semplice e importante, che è il vero fulcro di tutta questa irrilevante faccenda: che là dove regna l’autismo non si pone, in primo luogo, il problema della vittoria.</p>
<p><a href="http://www.infoaut.org"><strong>www.infoaut.org</strong></a></p>
</div>
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		<title>Solidarietà ai compagni e alle compagne del Csoa Cartella</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 16:16:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Voi non potete fermare il vento&#8230; gli fate solo perdere tempo. Abbiamo ricevuto questa mattina la triste notizia dell&#8217;incendio che ha distrutto il Csoa Cartella di Reggio Calabria. Le scritte ritrovate al suo interno non lasciano dubbi sulla matrice dell&#8217;attentato: i responsabili sono fascisti.  Questo gravissimo atto ha suscitato in noi tutti e tutte un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/iostoconilcartella.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2742" title="iostoconilcartella" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/iostoconilcartella.jpg" alt="" width="300" height="400" /></a>Voi non potete fermare il vento&#8230; gli fate solo perdere tempo.</h2>
<p>Abbiamo ricevuto questa mattina la triste notizia dell&#8217;incendio che ha distrutto il Csoa Cartella di Reggio Calabria. Le scritte ritrovate al suo interno non lasciano dubbi sulla matrice dell&#8217;attentato: i responsabili sono fascisti.  Questo gravissimo atto ha suscitato in noi tutti e tutte un sentimento di stupore e rabbia, perché ha colpito un luogo di aggregazione, lotta e sperimentazione politica che nonostante la distanza geografica, sentiamo molto vicino, perchè nelle lotte e nella solidarietà ai compagi arrestati ci hanno dimostrato quanto sia importante e unica la parola &#8220;compagni&#8221; .</p>
<p>Come Centro sociale Askatasuna esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza ai compagni e alle compagne del Csoa Cartella, ben sapendo che non potrà mai essere un vile attacco fascista a fermare o impedire lotte e battaglie costruite in 10 anni di occupazione e presenza sul territorio; e che la generosità e la determinazione che vi contraddistinguono sono la forza che nessun incendio potrà mai distruggere.</p>
<p>SOLIDARIETA&#8217; AL CSOA ANGELINA CARTELLA!</p>
<p>ORA E SEMPRE RESISTENZA!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Centro sociale Askatasuna</p>
]]></content:encoded>
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		<title>18/5 h. 21 Presidio No Isol al Carcere di Saluzzo</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 09:39:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continua la campagna No Isol sul carcere di Saluzzo in particolare sulla Sezione Isol che vede detenute al suo interno 12 persone indagate. Tra questi 12 detenuti c’è anche Giorgio, militante No Tav, arrestato il 26 gennaio scorso a seguito dell’operazione messa in piedi dalla procura di Torino e volta a criminalizzare il movimento che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/noisol-copia.jpg"><img class="size-full wp-image-2732 aligncenter" title="noisol-copia" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/noisol-copia.jpg" alt="" width="420" height="594" /></a>Continua la campagna No Isol sul carcere di Saluzzo in particolare sulla Sezione Isol che vede detenute al suo interno 12 persone indagate.</p>
<div>Tra questi 12 detenuti c’è anche Giorgio, militante No Tav, arrestato il 26 gennaio scorso a seguito dell’operazione messa in piedi dalla procura di Torino e volta a criminalizzare il movimento che si batte contro la costruzione dell’Alta Velocità in Valsusa.</div>
<div>Tutti i detenuti dell’anomala Sezione Isolamento sono ancora indagati, quindi in attesa di giudizio, ma si trovano a subire una situazione di fatto punitiva e persecutoria.</div>
<div>Nei mesi scorsi, a seguito di un comunicato scritto dagli stessi detenuti della sezione, è stata pubblicamente denunciata attraverso la campagna No Isol l’assurda situazione in cui si trovano costretti a vivere.</div>
<div>Il successivo eco delle ispezioni, le interpellanze e l’enorme solidarietà che si è mossa grazie alla rete che si è creata all’esterno del carcere , ha fatto sì che la direzione carceraria optasse per una ancora maggiore restrizione della libertà dei 12 detenuti.</div>
<div>A questi viene tutt’oggi negata la possibilità di partecipare alle attività ricreative e di socialità all’interno del carcere, vengono loro ridotti gli spazi di agibilità, viene addirittura negata la possibilità di recarsi a messa con gli altri detenuti e il tutto all’interno di una sezione d’isolamento, dove massima è la sorveglianza da parte delle guardie carcerarie.</div>
<div>Se disumane sono le condizioni di vita all’interno di tutte le carceri italiane, qui si aggiungono delle aberrazioni disciplinari che non possono essere tollerate.</div>
<div>Occorre spezzare questo isolamento e questa situazione di abuso.</div>
<div><strong>Tutti e tutte in presidio, venerdì 18 maggio</strong></div>
<div><strong>Ore 21, Carcere di Saluzzo via Regione Bronda 19/b</strong></div>
<div>Qui di seguito pubblichiamo i link alla vecchia campagna:</div>
<div>il comunicato dei detenuti</div>
<div><a href="http://www.infoaut.org/index.php/blog/varie/item/4273-comunicato-12-detenuti-della-sezione-isolamento-del-carcere-di-saluzzo">http://www.infoaut.org/index.php/blog/varie/item/4273-comunicato-12-detenuti-della-sezione-isolamento-del-carcere-di-saluzzo</a></div>
<div>il report del precedente presidio</div>
<div><a href="http://www.infoaut.org/index.php/blog/no-tavabenicomuni/item/4332-presidio-al-carcere-di-saluzzo">http://www.infoaut.org/index.php/blog/no-tavabenicomuni/item/4332-presidio-al-carcere-di-saluzzo</a></div>
<div>lettera di Giorgio dal carcere sulla campagna NO ISOL</div>
<div><a href="http://www.infoaut.org/index.php/blog/no-tavabenicomuni/item/4428-a%C3%A2%EF%BF%BD%E2%84%A2-l%C3%A2%EF%BF%BD%E2%84%A2%C3%83%C2%A8-d%C3%83%C2%BCra-ma-non-drammatizziamo-giorgio-dal-carcere">http://www.infoaut.org/index.php/blog/no-tavabenicomuni/item/4428-a%C3%A2%EF%BF%BD%E2%84%A2-l%C3%A2%EF%BF%BD%E2%84%A2%C3%83%C2%A8-d%C3%83%C2%BCra-ma-non-drammatizziamo-giorgio-dal-carcere</a></div>
<div>sulla censura</div>
<div><a href="http://www.infoaut.org/index.php/blog/no-tavabenicomuni/item/4524-scrivi-a-giorgio-contro-la-censura-inceppiamo-il-meccanismo">http://www.infoaut.org/index.php/blog/no-tavabenicomuni/item/4524-scrivi-a-giorgio-contro-la-censura-inceppiamo-il-meccanismo</a></div>
<div>annulamento provvedimento censura</div>
<div><a href="http://www.infoaut.org/index.php/blog/no-tavabenicomuni/item/4672-tolta-la-censura-alla-posta-di-giorgio-in-carcere?tmpl=component&amp;print=1">http://www.infoaut.org/index.php/blog/no-tavabenicomuni/item/4672-tolta-la-censura-alla-posta-di-giorgio-in-carcere?tmpl=component&amp;print=1</a></div>
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		<title>12 maggio 1977 Giorgiana Masi.</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 12:13:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[movimento]]></category>
		<category><![CDATA[giorgiana masi]]></category>

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		<description><![CDATA[[da Infoaut-Storia di Classe] Il 12 Maggio 1977, il colpo mortale dalla calibro 22, a soli 19 anni, Giorgiana lo ricevette dalle “Squadre speciali di polizia” sotto gli ordini della violenta e feroce repressione del ministro degli interni e capo della Gladio, Cossiga. In quel giorno a Roma, il Partito Radicale organizzò una manifestazione in [...]]]></description>
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<p>[<a href="http://www.infoaut.org/blog/storia-di-classe">da Infoaut-Storia di Classe</a>] Il 12 Maggio 1977, il colpo mortale dalla calibro 22, a soli 19 anni, Giorgiana lo ricevette dalle “Squadre speciali di polizia” sotto gli <img class="alignleft" src="http://www.infoaut.org/images/stories/Storiadiclasse/12%20maggio.jpg" alt="12 maggio" width="178" height="200" />ordini della violenta e feroce repressione del ministro degli interni e capo della Gladio, Cossiga.</p>
<p>In quel giorno a Roma, il Partito Radicale organizzò una manifestazione in Piazza Navona, per celebrare il terzo anniversario della vittoria al referendum sul divorzio. Opponendosi al divieto imposto da Cossiga, di manifestare per chiunque non facesse parte della cerchia istituzionale, caldamente accolto dall’asse del “compromesso storico” DC-PCI; i manifestanti si riversarono nelle piazze.</p>
<p>Quel lungo pomeriggio vide la resistenza alle numerose cariche, le molte barricate erette vicino Campo dei Fiori e il lancio di bombe incendiarie e colpi d’arma da fuoco tra i manifestanti e le forze dell’ordine, che quel giorno raggiunsero il numero di circa 5000 tra poliziotti in assetto antisommossa schierati a reprimere ed agenti in borghese infiltrati con pistole e spranghe.</p>
<p>L’omicidio di Stato si compì nei pressi di Ponte Garibaldi ,dove due grosse motociclette dei vigili urbani montate da tre vigili in divisa e un uomo in borghese, arrivarono sul lungotevere all&#8217;angolo con piazza Belli. Un vigile scese, impugnò la pistola e sparò ad altezza d&#8217;uomo, in direzione dei dimostranti in piazza Belli, dove Giorgiana venne raggiunta da un proiettile.</p>
<p>Le testimonianze sono concordi: i colpi vennero sparati da ponte Garibaldi, dove in quel momento, al centro, si trovavano carabinieri e poliziotti appoggiati ad una o due autoblindo.</p>
<p>Queste le parole di Lelio Leone, a testimonianza dell’accaduto: <strong><em>“</em></strong><strong><em>Ho assistito personalmente al momento in cui Giorgiana cadeva. Siamo arrivati all’imbocco del ponte Garibaldi nel momento in cui la polizia arretrava verso Largo Arenula. Ci siamo spinti in avanti, fino alla metà del ponte, proprio al centro. La polizia intanto caricava alcuni compagni che scappavano nella direzione di Largo Argentina. Sul ponte non c’era nessuno. Saranno passati un paio di minuti e la polizia è tornata indietro, caricano un’altra volta nella nostra direzione. Ci si è fermati prima all’imbocco del ponte, dall’altra parte di Piazza Sonnino. Poi la polizia ha caricato una seconda volta… con le autoblindo. Correvano ed hanno sparato molto; pochi lacrimogeni e molti colpi di arma da fuoco. Insieme a me in quel momento c’erano una decina di altre persone. Gli altri compagni, all’altezza di largo Sonnino stavano formando delle barricate con delle auto. Abbiamo avuto difficoltà a scappare oltre queste barricate che dietro di noi i compagni avevano eretto. Lì c’erano mille compagni che scappavano. Assurdo dire che i colpi siano venuti dalla loro parte: io ero uno degli ultimi ed ho visto tutti con la schiena voltata. Sono stato colpito ad una gamba da un lacrimogeno, mi sono piegato e sono stato costretto a voltarmi. Ho visto tutto: una compagna, Giorgiana, correva ad un metro e mezzo da me. E’ cascata con la faccia a terra. Ha tentato di rialzarsi, a me sembrava inciampata. Poi l’abbiamo soccorsa e caricata su una Appia. L’abbiamo portata all’ospedale. Una cosa voglio sottolineare. Giorgiana era vicino a me, in un gruppo che scappava oltre le barricate che un migliaio di compagni avevano fatto più avanti. Radio Città Futura ha detto che è stata colpita al ventre: la cosa mi ha lasciato molto perplesso. I colpi venivano solo dalla parte dove c’era la polizia. Assieme alla polizia c’erano molti in borghese. Quelli in divisa erano sulle autoblindo, con le finestre aperte. Alla metà del ponte ci sono due rientranze in muratura: lì si sono appostati quelli in borghese, ed hanno sparato.”</em></strong><strong><em> </em></strong></p>
<p>Le indagini che seguirono la morte, videro l’avvocato Luca Boneschi battersi per la verità, ricavandone una denuncia per diffamazione dal giudice istruttore Claudio D&#8217;Angelo, che nel Maggio 1981 archiviò il caso.</p>
<p>Anni fa si tentò inu­tilmente di far ripartire il proces­so, consegnando un&#8217;istanza di riapertura dell&#8217;istruttoria, nella quale si puntava sulle molteplici testimo­nianze di chi aveva vi­sto le forze dell&#8217;ordine sparare ad altezza d&#8217;uomo su ponte Gari­baldi. Quel giorno in piazza c&#8217;erano quasi sessanta agenti senza divi­sa, molti di loro mai interrogati dalla magistratura, gli unici inter­rogati dissero all&#8217;unisono che erano arrivati a ponte Garibaldi a incidenti terminati.</p>
<p>Cossiga, in un&#8217;intervista del 25 gennaio 2007 dichiarò di essere una delle cinque persone a conoscenza del nome dell&#8217;assassino.</p>
<p>Paradossalmente, l&#8217;unico im­putato della vicenda Masi è rima­sto proprio l&#8217;avvocato Boneschi. Fu denunciato da D&#8217;Angelo per­ aver accusato il medesimo di non avere fatto abba­stanza per pervenire alla verità.</p>
<p>Com&#8217;è accaduto e accade troppo spesso in Italia, non si è mai trovato il colpevole.</p>
<p><strong><em>A Giorgiana :</em></strong></p>
<p><strong><em>“Se la rivoluzione di Ottobre fosse stata di Maggio,</em></strong></p>
<p><strong><em>se tu vivessi ancora,</em></strong></p>
<p><strong><em>se io non fossi impotente di fronte al tuo assassinio,</em></strong></p>
<p><strong><em>se la mia penna fosse un’arma vincente,</em></strong></p>
<p><strong>se la mia paura esplodesse nelle piazze,</strong></p>
<p><strong>coraggio nato dalla rabbia strozzata in gola,</strong></p>
<p><strong>se l’averti conosciuta diventasse la nostra forza,</strong></p>
<p><strong>se i fiori che abbiamo regalato alla tua coraggiosa vita nella nostra morte</strong></p>
<p><strong>almeno diventassero ghirlande nella lotta di noi tutte donne, se&#8230;</strong></p>
<p><strong>Non sarebbero le parole a cercare di affermare la vita,</strong></p>
<p><strong>ma la vita stessa, senza aggiungere altro.”</strong></p>
</div>
<p><object width="420" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/ffuf2eTs728?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="420" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/ffuf2eTs728?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>Piacerebbe eh? Cronaca qui si &#8221; sfila dalla realtà&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 10:09:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[torino]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca qui]]></category>
		<category><![CDATA[notav]]></category>

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		<description><![CDATA[Grande scoop di Cronaca qui oggi che tra le sue pagine pubblica un articolo dal titolo I No Tav pronti all&#8217;offensiva ma mancherà Askatasuna. 113 righe (il numero non è un caso&#8230;) dove il giornalista in questione Bardesono si lancia in una lettura della fase del movimento notav e del centro sociale Askatasuna, inserendo analisi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/01/aska_scudetto_2.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2377" title="aska_scudetto_2" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/01/aska_scudetto_2-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<div>
<p>Grande scoop di Cronaca qui oggi che tra le sue pagine pubblica un articolo dal titolo I <strong>No Tav pronti all&#8217;offensiva ma mancherà Askatasuna</strong>.</p>
</div>
<p><em>113 righe (il numero non è un caso&#8230;)</em> dove il giornalista in questione <strong><em>Bardesono</em></strong> si lancia in una lettura della fase del movimento notav e del centro sociale Askatasuna, inserendo analisi prospettive e virgolettati.</p>
<p>&#8221; I sevizi di intelligence&#8221; del giornalaccio torinese citano una nuova manifestazione per giugno in Valle citando il sito <a href="http://notav.info/" target="_blank">notav.info</a> (non ve n&#8217;è traccia&#8230;.) dove arriveranno per la grande offensiva contro il cantiere migliaia di riottosi, ma forse, si chiede il pennivendolo, &#8220;nella conca che separa Giaglione da Chiomonte, potrebbero mancare i militanti del centro sociale Askatasuna. Questa è la novità[...]. Infatti le informazioni di cui è venuto in possesso il giornale dicono chiaramente che &#8221; all&#8217;interno del più noto centro sociale torinese si starebbe sviluppando un dibattito che vedrebbe due fronti contrapposti. Uno maggioritario, che farebbe capo a Lele Rizzo, uno dei leader più dinamici del centro, propenderebbe per &#8220;sfilarsi dalla protesta attiva della Val Susa&#8221; (virgolettato del giornale&#8230;) una seconda, decisamente più minoritaria e più vicina all&#8217;antagonismo anarchico vorrebbe proseguire &#8220;la lotta&#8221;. E via discorrendo con le motivazioni della mia scelta e del gruppo che capeggio, cioè troppe denunce, rischio di arresti e soprattutto se così avvenisse &#8221; <em>si aprirebbero nuovo prospettive per i militanti di Askatasuna</em>&#8220;.</p>
<p>Insomma l&#8217;articolo lo allego qui al fondo cosicché tutti possano fare due risate ma è singolare come la pubblicazione di così &#8220;tanta analisi&#8221; fondata sul nulla sia stata pubblicata sul giornalaccio metropolitano.</p>
<div>Sarà che i servizi sono sempre deviati e lo sono anche quelli di Cronaca qui? O piuttosto l&#8217;articolo è una marchetta commissionata da qualche questurino o da qualche parlamentare che non sa più che pesci pigliare?Sarà forse che quello che fa Askatasuna rappresenta un problema per chi gestisce il potere in città e ovunque?Mah a me vien dar ridere, ma volevo far partecipi tutti di questo fatto.</p>
<p>Mi spiace per Cronaca qui, il questurino, o il politico di turno ma noi il posto in cui stare lo sappiamo sempre bene ed è sempre quello giusto. Da mesi abbiamo udienze nei tribunali, due nostri compagni sono ancora in carcere, il primo maggio mentre Fassino sfilava protetto dalla polizia avevamo quattro compagni fermati in questura eppure abbiamo portato a termine la manifestazione non rinunciando a uno solo degli obbiettivi che ci siamo prefissati&#8230;<em>quindi paura di chi? Paura di cosa?</em></p>
</div>
<p><strong>Ci vediamo nei soliti posti&#8230;</strong></p>
<p>L.R.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_2715" class="wp-caption aligncenter" style="width: 378px"><a href="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/to_cronaca.jpg"><img class="size-large wp-image-2715  " title="to_cronaca" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/to_cronaca-1024x876.jpg" alt="" width="368" height="316" /></a><p class="wp-caption-text">clicca per ingrandire</p></div>
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		<title>Gli antifascist* e antirazzist* a processo</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 10:10:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[antifa]]></category>
		<category><![CDATA[PROCESSI]]></category>

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		<description><![CDATA[BREAKING NEWS: A causa di mancate notifiche rinviato  il tutto a 11 ottobre alle 11:45 stessa aula 80 Sono passati oltre due anni da quando, a Torino, il 24 ottobre 2009, il gruppuscolo di estrema destra Casapound indisse un presidio nel centro cittadino, per la precisione in piazza San Carlo. Gli antifascisti non aspettarono per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/inizio-presidio-4ae45cfdc08a6.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2711" title="inizio-presidio-4ae45cfdc08a6" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/inizio-presidio-4ae45cfdc08a6.jpg" alt="" width="200" height="111" /></a></p>
<p><strong>BREAKING NEWS: A causa di mancate notifiche rinviato  il tutto a 11 ottobre alle 11:45 stessa aula 80</strong></p>
<p>Sono passati oltre due anni da quando, a Torino, il 24 ottobre 2009, il gruppuscolo di estrema destra Casapound indisse un presidio nel centro cittadino, per la precisione in piazza San Carlo. Gli antifascisti non aspettarono per reagire, e lo fecero con estrema serenità. In un centinaio si trovarono in piazza Castello, quindi raggiunsero in corteo piazza San Carlo, dove trovarono la celere in difesa dei “fascisti del Terzo Millennio”. Non ci spaventammo di questo, ma soprattutto non ci stupimmo; non è strano, né “sbagliato” che la polizia difenda i fascisti: sono due facce della stessa medaglia, in questa società, e comunque non crediamo alla favoletta delle “istituzioni democratiche”. Là dove verosimilmente non avrebbe potuto la forza, poté l’intelligenza: il presidio antifascista iniziò a correre in via Roma (pur in assenza di una carica), in direzione opposta ai fascisti e alla polizia, per poi svoltare improvvisamente a destra e raggiungere il Museo Egizio, prendendo i fascisti alle spalle. Ci vollero un paio di minuti perché la digos, frastornata, si rendesse conto di quel che stava accadendo, e ordinasse alla celere di caricare i compagni. Mentre i fascisti si andavano a leccare le ferite dietro ai celerini, gli antifa venivano dispersi per le strade adiacenti dalle cariche, ma riuscivano a ricompattarsi in piazza Castello, per poi partire in corteo in via Roma.</p>
<p>Arrivati in piazza Castello, la sorpresa: in quelle ore era stato allestito un gazebo-presidio della Lega Nord, capitanato da Mario Carossa, capogruppo in consiglio comunale del carroccio, per chiedere la chiusura della “<a href="http://il-legale.noblogs.org/" target="_blank">Microclinica Fatih</a>”, un centro di controinformazione medica per migranti istituito da compagne e compagni qualificati nel settore sanitario presso il centro sociale Gabrio, nel quartiere San Paolo. L’istituzione della Microclinica (denominazione che ricalca simili strutture presenti nei territori autogestiti del Chiapas, Messico) era seguita alle leggi, fortemente volute proprio dalla Lega e dall’allora AN, che istituivano l’obbligo della denuncia, da parte del personale sanitario, per i migranti che si recavano al pronto soccorso senza poter esibire un permesso di soggiorno. Ai compagni non parve vero. Immediatamente il gazebo venne preso d’assalto e distrutto, nonostante alcuni attivisti della Lega tentassero di opporre strenua resistenza. La polizia, colta di sorpresa per la seconda volta nella stessa giornata, reagiva con rabbia e caricava più volte gli antifascisti nella piazza affollata dallo shopping del sabato pomeriggio, che peraltro assisteva con un certo compiacimento all’attacco al gazebo leghista, proprio di un partito che non ha mai avuto larghe simpatie in città. In seguito agli scontri il consigliere Carossa si fece fotografare fasciato e bendato, accusando gli antifa di violenze sulla sua persona, e chiedendo contestualmente all’allora sindaco Chiamparino lo sgombero di tutti gli edifici occupati.</p>
<p>A questa richiesta rispondevano positivamente il Pd, il Pdl, l’Udc, l’Idv. Venne convocato per settimane, a ripetizione, il Tavolo per la sicurezza e l’ordine pubblico (di cui facevano parte il sindaco, i partiti, il questore, il prefetto, il comandante dell’arma) mettendo all’ordine del giorno lo sgombero dei centri sociali, tra cui spiccava come sempre il nome dell’Askatasuna, cui veniva attribuita dai politici la paternità della maggior parte delle tensioni verificatesi a Torino negli ultimi anni, e la propensione a fare da catalizzatore politico e sociale dello scontro, anche durante l’aggressione a Carossa. Nel frattempo su “Repubblica” si apriva un dibattito sugli sgomberi tra politicanti, professori ed ex sindaci, finché una lettera dell’Askatasuna, che rivendicava fermamente il suo ruolo antagonista e incompatibile sullo scenario cittadino, stimolava l’intervento dello stesso Chiamparino, già allora in difficoltà con i primi sentori di crisi a livello cittadino.</p>
<p>Infine, la politica gettò la spugna: troppo pericoloso procedere agli sgomberi delle occupazioni, e soprattutto di quelle militanti; le conseguenze per l’ordine pubblico e per la stabilità fittizia della scena torinese sarebbero state troppo forti. Ancora una volta la politica scelse il quieto vivere e non lo scontro, nell’ottica parolaia di chi ha troppi affari da fare in silenzio per provare a far seguire, alle minacce, i fatti. Non lo stesso si può dire per la procura che, come era già avvenuto per il G8 dell’Università (maggio 2009) e come sarebbe avvenuto per il movimento No Tav (gennaio 2012) ruppe ogni indugio aprendo un’inchiesta e rinviando a giudizio ventuno (più uno al tribunale dei minori) compagni per i fatti di quella giornata. Oggi, 10 maggio, si è svolta quindi l’udienza preliminare dell’ennesimo processo “politico” torinese. Un prezzo che il movimento di Torino paga per la sua scelta di non piegarsi, come avvenuto in altre città italiane, alla pace sociale o al mero folklore, magari facendo eleggere un consigliere comunale “diverso” o vedendo nei questurini gli “interlocutori” per le questioni di piazza, e persino di antifascismo. Sono ormai centinaia i procedimenti contro i compagn* di Torino e della Valle, tra quelli più noti e quelli che passano più in sordina, che tengono occupati decine tra giudici e pm al palazzo di giustizia.</p>
<p>Noi, come antifascisti militanti, abbiamo soltanto una cosa da dire: l’antifascismo è una pratica necessaria, sempre urgente e sempre attuale, che non si delega e non si proibisce. In quella giornata abbiamo agito senza paranoie e senza indugi, sapendo che contro i fascisti e i razzisti, con la felpa o in doppiopetto, la miglior difesa è l’attacco. Esprimiamo tutta la complicità possibile ai compagni sotto processo e a tutti gli antifascisti a processo in Italia e in Europa, convinti che la rabbia antifascista e antirazzista riuscirà con il tempo a trionfare nel suo obiettivo di sempre: ricacciare nelle fogne ogni rigurgito di nostalgia per le forme di governo più infami e orribili che la storia umana ricordi.</p>
<p>Per un vizio di forma e mancate notifiche il processo è stato rinviato all&#8217;11 ottobre prossimo.</p>
<p>Lo speciale sulla giornata del 24/10/2009:</p>
<ul>
<li><a href="http://archivio.infoaut.org/articolo/torino-lega-nord-casa-pound-tutti-a-terra-al-primo-round" target="_blank">Lega Nord e Casa Pound tutti a terra al primo round!</a></li>
</ul>
<p><object width="420" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/IoujOZbj6xs?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="420" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/IoujOZbj6xs?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>Tolta la censura alla posta di Giorgio in carcere</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 10:07:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[no tav]]></category>
		<category><![CDATA[PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Tribunale di Torino con data 4 maggio 2012 ha annullato il decreto con il quale il Gip Bompieri (lo stesso che firmò l&#8217;ordinanza che ha portato in carcere 26 militanti notav lo scorso 26 gennaio) aveva stabilito, su richiesta della Procura di Torino, di sottoporre la corrispondenza in entrata e uscita di Giorgio Rossetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/scritta_g-300x200.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2653" title="scritta_g-300x200" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/scritta_g-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Il Tribunale di Torino con data 4 maggio 2012 ha annullato il decreto con il quale il Gip Bompieri (lo stesso che firmò l&#8217;ordinanza che ha portato in carcere 26 militanti notav lo scorso 26 gennaio) aveva stabilito, su richiesta della Procura di Torino, di sottoporre la corrispondenza in entrata e uscita di Giorgio Rossetto nel carcere di Saluzzo alla censura.</p>
<p>Dopo aver letto la richiesta di sottoposizione al visto di controllo della posta, formulata dalla Procura e accolta dal Gip, possiamo tranquillamente dire che era fondata su argomentazioni tese a ridurre ulteriormente gli spazi di libertà di Giorgio perché ritenuto pericoloso per il quieto vivere nel carcere</p>
<p>Nella relazione del comandante delle guardie, Benedetto Novena, Giorgio viene indicato come persona che esercitando la sua &#8220;carismatica influenza negativa&#8221; stava allestendo, con la complicità di un&#8217;organizzazione esterna al carcere, un&#8217; alleanza tra detenuti simpatizzanti Notav e altri reclusi in regime di Alta sorveglianza.</p>
<p>La cosa che più ha preoccupato il capo guardia è la propensione di Giorgio all&#8217;istigazione, che sempre secondo gli atti, da quando è a Saluzzo, ha destabilizzato l&#8217;atmosfera che con fatica, e con bastone e carota, le guardie erano riusciti a instaurare.</p>
<p>L&#8217; &#8220;alleanza&#8221;, secondo il Commissario e la Procura, avrebbe dovuto occuparsi di organizzare iniziative a difesa dell&#8217;art. 18 dello Statuto dei lavoratori in particolare attraverso la sottoscrizione di una petizione a sostegno delle lotte dei lavoratori italiani su questo tema.</p>
<p>Proprio per questi motivi il Gip aveva emesso l&#8217;ordinanza della censura alla posta, perché come avevamo già documentato, le toghe avevano valutato gli estremi dei reati di comportamenti volti all&#8217;istigazione alla ribellione di altri detenuti.</p>
<p>Quindi, in un istituzione totale come quella carceraria, in assenza di rivolte o disordini è da punire chi esprime idee, e tenta di rompere quel meccanismo di individualizzazione estrema che le sbarre riescono a creare.</p>
<p>A Saluzzo dove il direttore del carcere non c&#8217;è mai perché amministra anche il carcere di Fossano ed è il principale candidato a gestire il carcere delle Vallette di Torino, il capo guardia si è trovato in difficoltà nei confronti di un detenuto che con piccole cose, ma con metodo e grandi risultati, gli ha rotto il giocattolo, non limitandosi alla sua condizione personale, ma andando a rendere collettivi problemi che riguardano tutti, nel carcere e fuori.</p>
<p>Il Tribunale di Torino in seguito al riesame chiesto dagli avvocati di Giorgio ha quindi annullato il provvedimento e quindi la corrispondenza torna &#8220;libera&#8221;</p>
<p>Gli atti allegati alla sentenza ci consegnano una figura preoccupata del suo potere costituito, che ha trovato un detenuto che non è entrato nei meccanismi di premialità istituiti e Novena non ne può più e alla Procura ha chiesto di trasferire Giorgio in un altro carcere.</p>
<p>Intanto però le ripicche della direzione proseguono e i detenuti della sezione isolamento in cui si trova Giorgio, sono diventati 15 (in 3 celle in origine singole sono rinchiusi in 3).</p>
<p>In occasione della visita del vescovo a Pasqua sono stati esclusi i detenuti della sezione Isol (la messa è un momento di socialità per i detenuti non con signore iddio ma tra di loro visto che dalla Isol non escono mai per andare nei luoghi d&#8217;aria comuni&#8230;), e dopo alcune proteste, la direzione ha deciso di non farli più andare a messa con i detenuti ALTA SORVEGLIANZA la domenica, ma spostarli al sabato con il circuito dei &#8220;SEMI PROTETTI&#8221; (S.P.).</p>
<p>Da qui l&#8217;ennesima protesta della sezione No Isol con in rifiuto da ormai tre sabati di parteciparvi perché i SEMI PROTETTI sono individui rinchiusi in una piccola sezione dedicata perché si sono &#8220;macchiati&#8221; di colpe particolarmente odiose (reati sessuali o pedofilia fino a spie o spioni vari) agli occhi degli altri detenuti. Sono quindi esclusi dalla popolazione carceraria con un codice non scritto ma praticato nelle prigioni del nostro paese, che sono luoghi in cui, in certi casi, il giusto e l&#8217;ingiusto, il bene ed il male, il senso e il non senso hanno confini labili e sottili, ma dove è importante mantenere uno straccio di etica e di comportamenti sani. In carcere non tutte le storie finiscono lastricate di petali di rose. Per questo da tre sabati i No Isol si rifiutano di sfruttare quel piccolo momento di socialità collettiva.</p>
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		<title>Le nostre ragioni e quelle della legge</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 09:07:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[RIFLESSIONI DI UN NO TAV DAL CARCERE DI SALUZZO. Di Giorgio Rossetto dal carcere di Saluzzo_Mi trovo rinchiuso in prigione da alcuni mesi per essermi opposto, assieme a migliaia di altre persone, alla militarizzazione della Val di Susa, la valle dove abito, e all’imposizione manu militari del progetto tav. Avevo messo in conto la possibilità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/saluzzo1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2650" title="saluzzo1" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2012/05/saluzzo1.jpg" alt="" width="432" height="576" /></a>RIFLESSIONI DI UN NO TAV DAL CARCERE DI SALUZZO.</p>
<p><strong>Di Giorgio Rossetto dal carcere di Saluzzo_</strong>Mi trovo rinchiuso in prigione da alcuni mesi per essermi opposto, assieme a migliaia di altre persone, alla militarizzazione della Val di Susa, la valle dove abito, e all’imposizione manu militari del progetto tav. Avevo messo in conto la possibilità di un provvedimento giudiziario, come molti altri che hanno partecipato alla lotta. Talvolta le mobilitazioni sociali richiedono un impegno da parte dei singoli che può pregiudicare la loro libertà (o mettere a rischio la loro vita, come è accaduto a Luca che saluto); eppure sono convinto che valga la pena affrontare queste conseguenze, perché non condivido il dogma imperante secondo cui ciascuno deve sempre e soltanto curare il proprio interesse individuale.</p>
<p>Sto affrontando questo periodo di detenzione con serenità, nonostante la direzione carceraria si stia prodigando affinchè la mia permanenza qui sia la meno piacevole possibile. Dai primi di febbraio a Saluzzo sono in un regime anomalo di isolamento, a causa della denuncia mia e di altri compagni, nel carcere delle Vallette, delle difficili condizioni in cui si trovano i detenuti. Nonostante la mia sia una carcerazione cautelare e io sia quindi secondo il codice penale un “indagato” lo stato impone a me e ad altri detenuti, anch’essi in attesa di giudizio, questa condizione di fatto persecutoria. Ulteriormente inasprita della censura per 6 mesi della mia posta. Non è mia intenzione, tuttavia, descrivere la mia condizione come eccezionale; al contrario, vorrei condividere alcune riflessioni su ciò che di puramente procedurale c’è nella repressione del dissenso in un sistema istituzionale come il nostro, prendendo in questione lo stesso metro di giudizio che viene usato dai tribunali: la legge.</p>
<p>Il procuratore Caselli ha spiegato i provvedimenti precisando che obiettivo dell’operazione è stato isolare e colpire le condotte illegali da altre, che non lo erano. Non mi dilungo sul “rigore” intellettuale che lo ha portato a queste affermazioni: la condivisione politica della resistenza delle giornate di giugno e luglio da parte di tutto il movimento, è stata affermata allora, ribadita in occasione dei nostri arresti, e praticata nei mesi passati durante le mobilitazioni contro l’allargamento del cantiere. Ciò che mi interessa discutere è l’idea che il dissenso sia legittimo soltanto entro i confini della legalità, e non perché l’ha detto un magistrato, ma perché sono consapevole non mancano coloro che sono pronti a condividere questo presupposto. E’ sotto gli occhi di tutti le maleodorante corruzione sistemica e la naturale indignazione contro i suoi abusi, hanno condotto negli ultimi anni all’equivoci secondo cui schierarsi contro l’oppressione equivale a sbattersi per il rispetto delle leggi; mi sembra, del punto di vista dei movimenti, un’idea piuttosto astratta, slegata dalla realtà e totalmente subalterna allo “status quo” e ai rapporti di forza dominanti.</p>
<p>L’infrazione della legge da parte del potente non è analoga a quella dell’oppresso; l’illegalità delle istituzioni, che violano i principi giuridici da loro stesse sanciti, per regalare continuamente appalti pubblici all’imprenditoria, non è equivalente a quella del valligiano che resiste per difendere la sua terra da quelle stesse imprenditorie (legali o illegali). Non si può giudicare astrattamente un gesto, quasi il contesto storico e politico fosse qualcosa che si declina soltanto al passato, sui libri di scuola: ogni gesto dev’essere compreso in relazione a un fine. Forse la violenza usata per impedire uno stupro ( di una persona come di un territorio) è equivalente, dal punto di vista morale, a quella usata per perpetuarlo? C’è chi ne è convinto: ad esempio Marco Travaglio, che pure si è prodigato in più sedi per evidenziare l’irrazionalità e l’illegalità del tav, ma che ha altrettanto volentieri difeso l’operato di Caselli contro di noi, dicendo che se un magistrato rileva ciò che tecnicamente è un reato, non può voltarsi dall’altra parte. Sarebbe facile fare dell’ironia su quanto e come vengono perseguiti i reati della controparte (ditte appaltatrici e polizia; ma per questo c’è già il movimento con le sue puntuali inchieste. Più interessante è chiedersi dove saremmo ora se, in ogni epoca e in ogni stagione storica, tutti avessero ragionato come Travaglio: avrebbero dovuto i partigiani, ad esempio, cessare la resistenza, essendo essa bandita per legge? Avrebbero dovuto gli ebrei o i palestinesi, accettare di buon grado la deportazione, visto che invece essa era imposta per legge da istituzioni operanti sui loro territori? Mi si dirà che non si può paragonare il Tav al nazifascismo o alla Nakba, ed è vero: non è quello che sto facendo e non lo farei mai.</p>
<p>Il carcere di Saluzzo non è un lager e il fascismo come regime è tutta un’altra storia. Ma si può paragonare la pochezza morale di chi difende lo status quo in contesti tra loro diversi, se tale difesa trova giustificazione nel principio, in se evidente e proprio perciò così debole, che la legge è la legge. Questo principio si traduce: il più forte ha sempre ragione. Non mi risulta nemmeno che Berlusconi sia stato “cacciato” dalla tanto sbandierata legalità di Caselli e le inchieste giudiziarie nelle varie procure si sono arenate sugli scogli o hanno getta “l’ancora nel porto delle nebbie”. Noi, in Valsusa non possiamo lasciarci devastare dalla Tav, né attendere che ci venga data ragione ex post, o che in un lontano futuro opere dannose siano impedite dalla legge stessa. Allora nessuno ci ridarà la nostra tranquillità, ne restituirà la valle ai nostri nipoti. Non è affatto necessario avere Mussolini o Berlusconi come governanti per decidere di ribellarsi, anche se la foglia di fico della”democrazia” fa sempre comodo ai tanti imprenditori che lucrano in tempo di pace sociale, prontissimi a votarsi alla dittatura quando la pace sociale finisce o sta per finire. In questo senso mi rivolgo a tutti coloro che in questi anni hanno trovato un punto di riferimento in Travaglio o Saviano: autori cioè che hanno impostato la loro critica/carriera sul concetto di legalità, invitando a un interrogativo: possono essere i carabinieri “nei secoli fedeli”, e la magistratura gli agenti del cambiamento, in una qualsiasi società, e tanto più nella nostra?</p>
<p>In Valsusa gli agenti di polizia, più volte messi dalla popolazione di fronte alle loro responsabilità si sono limitati meccanicamente a rispondere: “eseguo gli ordini di servizio, sono pagato per questo”. Lo stesso afferma ogni procuratore capo, quando deve sbattere in cella chi porta vanti la propria battaglia per la libertà e per il futuro della sua terra o, in generale, un’idea incompatibile con l’ordinamento attuale. Il nostro pensiero deve saper produrre qualcosa di più intelligente di un semplice: “un poliziotto è un poliziotto, un giudice è un giudice”. Siamo uomini e donne: questo non ci attribuisce soltanto valore, ma anzitutto responsabilità. Chi sceglie di rappresentare un’istituzione ha il dovere di chiedersi che cosa quell’istituzione incarni: corruzione, sfruttamento, privilegi, volgarità, sopraffazione, disumanizzazione e devastazione, e riduzione della natura, delle donne, degli uomini e dei bambini a semplici merci, a numeri o grafici nelle carte della finanza e delle banche. Non basta questo per rifiutare, oltre all’occupazione militare, la sua logica profonda? L’idea che nulla deve esistere oltre e al di fuori di ciò che è previsto dalle regole stabilite?</p>
<p>Io non mi limito a dire: “un partigiano è un partigiano, un notav è un notav”; io dico:”un partigiano è molto meglio di un fascista, un notav è meglio di un poliziotto occupante”. Con tutto il rispetto che nutro per i lupi, non li si può trasformare in agnelli. Ho ragioni per argomentarlo, non prendo ordini per sostenerlo e nessuno mi paga per dirlo. Le ragioni della legge valgono quel che valgono, e in ogni epoca e ad ogni latitudine esistono i filistei. Condividere le ragioni di chi ha incarcerato significa piegarsi all’idea che il mondo non possa pensare la resistenza a ciò che esiste o è stato deciso, né i soggetti possano pensare la trasformazione in modo autonomo. Nonostante i nostri avvocati siano pronti a mostrare quanto le nostre accuse siano inconsistenti anche sotto il profilo della legge, vorrei che si chiedesse quanto la legge è metro di giudizio adeguato di fronte alla sollevazione di un popolo, di una classe o parte di esso.</p>
<p>Come sempre quando un “no” rifiuta di diventare un “si” o un “ni”, con noi il tempo della democrazia è finito, è iniziato quello della militarizzazione e delle manette. Forse la nostra battaglia servirà anche a far comprendere che è assurdo anche soltanto pensare che il dissenso sia qualcosa che si può delegare ai giudici o alle istituzioni in genere; e spero che la nostra prigionia serva anche a ricordare che le battaglie, da che mondo è mondo, si vincono o si perdono in prima persona e non per delega. Il criterio per scegliere da che parte stare lo determiniamo noi, in autonomia; noi che non abbiamo scelto di essere ingranaggi di un meccanismo ma persone aperte alla critica dell’ingranaggio stesso. Nella resistenza popolare di massa in Valsusa, ma innanzitutto nella capacità di essere proposta politico organizzativa nella metropoli vive l’idea forza dell’Autonomia come motore di un agire diverso.</p>
<p><strong>Ringrazio tutti e tutte per la campagna contro la censura che sta inondando l’ufficio casellario con decine di lettere e cartoline che arrivano quotidianamente da tutta l’Italia e persino dall’estero. Il registro della censura è molto spesso, ma di questo passo lo riempirete piuttosto in fretta.</strong></p>
<p><em>Giorgio</em></p>
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