a cura delle redazione di Infoaut
08.06.2010.Avremmo voluto occuparci di ciò ben prima, innanzitutto perchè cartina di tornasole del nostro tempo, della società nella quale viviamo e lottiamo. Quante volte abbiamo incontrato nel nostro agire quotidiano il prodotto discorsivo, politico e simbolico della matrice culturale agitata dai vari Saviano, Travaglio, Grillo, Santoro e compagnia cantante? Si pensi solo a quanto ha attraversato, nella sua composizione tecnica, il movimento dell’Onda o all’irruzione sulla scena pubblica di un fenomeno come quello del popolo viola; ma gli esempi potrebbero essere altri, molti ed eterogenei.
La pubblicazione del libro “Eroi di carta” di Alessandro Dal Lago da parte della Manifesto Libri ha scatenato un vespaio di polemiche, congetture e retoriche. Il mainstream è stato infestato nelle ultime due settimane dal gioco (alquanto unilaterale!) della difesa a spada tratta dello scrittore Roberto Saviano, del suo “Gomorra”. Esemplificativo non è tanto il patrocinio del personaggio adottato da giornalisti, scrittori e intellettuali, quanto piuttosto l’inammissibilità della critica: non si è molto discorso politicamente e/o letterariamente a partire dalle questioni poste dal lavoro di Dal Lago, si è argomentato sul perchè bollarle come irricevibili, sul perchè debbano essere censurate. Emblematico è come si sia articolata la fucina della polemica, con in prima fila personalità sinistre amorevolmente (e moralmente!) sentitesi obbligate a partecipare alla rimodellazione del rifugio per Roberto Saviano, quasi e anche a sottolineare “Saviano è un eroe di sinistra!”. Fa specie quindi osservare come, dentro questo match dialettico, i primi ad invocare (esplicitamente o meno) alla censura del libro “Eroi di carta” siano stati proprio gli stessi notabili che sbraitano contro la presunta dittatura berlusconiana ad ogni sbadiglio del premier…!
Sulle pagine de Il Manifesto, nell’ultima settimana, si è sviluppata una discussione più o meno campale (che riproduciamo interamente di seguito) su quanto scaturito in termini polemici a partire dalla pubblicazione del libro di Dal Lago. L’editoriale della nuova direttrice Norma Rangeri è andato a chiudere il cerchio, come espressione politica della redazione de Il Manifesto, fattuale richiamo all’ordine. Non senza difficoltà abbiamo letto tutto quanto pubblicato: già solo il titolo scelto dalla Rangeri (per mantenere una logica e ordine di giudizio) è manifestazione della povertà di argomentazioni che rasentano idolatria simbolica e inadeguatezza politica. Si sconta tutto il disastro prodotto dalla sinistra, radicale o meno che sia, sul livello della produzione di discorso, linguaggio e progetto. Si appende il santino di Roberto Saviano per aggirare questioni e problematiche ben più complesse della valutazione qualitativa di un libro. Si sceglie la scorciatoia di una rappresentazione mediale imbalsamata sotto le effigie del mito come dispositivo consolatorio e assolutorio di un oggi che (probabilmente) non si è in grado di interpretare, a fronte di una rimozione strisciante del terreno ‘politico’ per eccellenza (almeno per noi!): quello del conflitto sociale.
La tramutazione, il perchè ed il come, di Roberto Saviano in eroe costituisce l’origine del problema. Interrogarsi sul fenomeno Saviano, nella sua complessità e nelle sue diverse angolature, deve essere lo stimolo per affrontare politicamente questioni dirimenti che non possono essere velocemente liquidate con la sua santificazione, se non si vuole avere l’ipocrisia di adagiarsi e accontentare della costruzione mediale implementata dal potere, quindi della sua scrittura e narrazione. Si corre perpetuatamente il rischio di farsi ridurre o di costituire non altro che una tifoseria plaudente, espropriata di politicità… di urgenza di critica e trasformazione. La miseria del giustizialismo e del populismo moralista, del democraticismo e della legalità di forma, è la raffigurazione del fallimento e dell’illusione che informa soprattutto quei segmenti di coloro che si pensano (e credono) opposizione a Berlusconi.
Che il fenomeno Saviano non sia ascrivibile solamente alle macerie partorite dalla sinistra è fuori di dubbio, recuperando laicamente e riformulando all’occasione una citazione del presidente Mao Zedong: non solo i reazionari sono tigri di carta…
Cogliendo la provocazione della Rangeri, non crediamo affatto che la battaglia contro le mafie sia una trappola borghese, tutt’altro. Prendendo atto della definizione del Santomassimo su “Gomorra” come il libro più importante della storia d’Italia degli ultimi vent’anni, ridiamo e al contempo ci dispiaciamo della sua libreria. La questione politica da porci resta il come ed in che forme direzionare il conflitto, fuori dalle compatibilità di comodo e dall’appagamento (…) di esser diventati semplicemente e solamente spettatori di un recital orchestrato dall’alto.
- La mia risposta a Roberto Saviano da sax comunista [di Daniele Sepe]
- La libertà negata di criticare Saviano [di Marco Bascetta]
- Il diritto di criticare l’icona Saviano [di Alessandro Dal Lago]
A questo indirizzo quanto pubblicato sulle pagine de Il Manifesto durante l’ultima settimana (commenti di Norma Rangeri, Bruno Accarino e Gianpasquale Santomassimo), linkando al fondo anche altri articoli già on line sull’argomento, a firma di Alessandro Dal Lago Daniele Sepe e Marco Bascetta.


















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