
31.03.2010
[A cura della redazione di Infoaut/Torino]Con l’inizio della fase sondaggi, il movimento No Tav fa la conoscenza diretta del
media mainstream come protagonista di primo piano. Un soggetto che entra in campo a gamba tesa nella lotta che lo contrappone al sistema incrociato di affari e politica felicemente sintetizzato nella dicitura “lobby del Tav”.
Non che il movimento fosse digiuno di precedenti incontri (in molti ancora ricordano, con sommo gaudio, la cacciata di Gianfranco Bianco dalla valle). Né tanto meno ci si può accontentare di una lettura essenzialista che interpreta il movimento No Tav come ricco di buone intenzioni ma un po’ ingenuo, lontano dalle cose de mondo. Niente di tutto questo. Il movimento No Tav è un movimento ben piantato e consapevole, eruditissimo su tutto quello che concerne gli aspetti ambientali ed economici della propria battaglia quanto attento a non farsi turlupinare dalle rappresentazioni da altri confezionate. Certo però, dai tempi in cui ci si limitava a sorridere di un tg3 regionale-organo del Sì Tav alle attuali diffamazioni programmatiche di Numa, qualcosa è cambiato. Si tratta di capire cosa è mutato e perché nell’atteggiamento dei media.
Indiani di valle
Nella sua prima fase di esistenza come movimento di opinione, il no tav veniva allegramente snobbato dal potere mediale. Nel momento in cui il movimento compiva i suoi primi passi con iniziative pubbliche e manifestazioni (dal 2000 in avanti), l’atteggiamento dei media sembrava più che altro votato alla raffigurazione folkloristico-paternalistico dei no tav come strano residuo alpino di opposizione alle sorti “magnifiche e progressive” incarnate nel nuovo super-treno. L’auto-proclamazione di sé come “indiani di valle” mostrava già tutta la capacità creativa e di détournement linguistico di cui il no tav ha sapientemente dato prova in tutti questi anni. Erano gli anni in cui l’unica fonte di informazione sulla realizzazione dell’opera veniva ben sintetizzata dal Tg3 ragionale come autentico organo di propaganda statal-istituzionale dell’opera. I giornali seguivano sulla falsa-riga. Unici protagonisti: i politici che volevano l’opera, le ditte che si preparavano fameliche a realizzarla, i tecnici che ne vagliavano le modalità. Il movimento, che iniziava a configurarsi come autentica presenza di massa nel territorio, veniva sistematicamente ignorato, rimosso proprio là dove iniziava a costituirsi come Soggetto consapevole e portatore di interessi specifici. Per sfondare il muro di gomma doveva irrompere con numeri significativi e in contesti specifici, arrecare disturbo là dove si celebravano i primi passi di intesa per la realizzazione dell’opera, come avvenne con la contestazione di piazza San Carlo del 2001 alla firma che sanciva l’intesa per i lavori del Tav tra Francia e Italia (Chirac e Amato presidenti).
A sarà düra
La seconda fase del movimento, e del suo tormentato rapporto coi media, si consuma tutta nel 2005. Dalle marce di decine di migliaia di persone all’apertura dei presidi territoriali, fino alla radicalizzazione della lotta e al precipitare degli eventi tra la Battaglia del Seghino e la Libera Repubblica di Venaus, fino allo sgomebro
manu militari delle forze dell’ordine e alla Liberazione di Venaus dell’8 dicembre. E’ soprattutto in questo breve lasso di tempo che il movimento no tav emerge e si impone come questione di livello nazionale, preoccupando l’autorità politica e ergendosi a vero e proprio modello di riferimento per altri movimenti di lotta a difesa dei territori che proliferano ai quattro angoli del paese. La costituzione del Patto di Mutuo Soccorso è in qualche modo la riprova della forza e della comunicabilità del movimento notav.
In questo periodo la cronaca e la rappresentazione del movimento fatta dal media mainstream cambia, è obbligata a cambiare. Si scopre che dietro quel No c’è un mondo e si ha ben voglia a criminalizzarlo mediaticamente o ghettizzarlo socialmente, un mondo è grande, eccede da tutte le parti e non si può far finta di niente.
Il no tav si impone nell’evidenza della sua forza numerica e qualitativa. Lo stesso apparato mediatico – al centro della società laddove questa resta “liquida” – ne deve in qualche modo rendere conto. E allora, obbedendo alla logica interna all’economia dell’informazione, i comunicatori trovano un bel po’ di materiale “notiziabile” nel movimento: un movimento trasversale colorato e sostanzialmente pacifico, mamme che preparano da mangiare per i barricaderi (quando non sono addirittura loro a stare sulle barricate), asinelli che aprono i cortei, un presidente di comunità montana (allora) presentabile e dalla buona dialettica, un neo leader che sembra un Bové delle montagne… Di materiale ce n’è un bel po’ insomma. Il normale e il comune, tanto disprezzato da un sistema di rappresentazione sociale che cerca ovunque l’originalità diventa, per un momento, “eccezionale”.
In questo periodo la carta stampata emerge come mezzo preponderante nella rappresentazione sociale media del movimento: interviste, reportages, racconti e cronache dalla valle ribelle.
Hic sunt leones!
L’impatto del 2005 obbliga governo e poteri centrali a un serio ripensamento del proprio approccio al territorio valsusino. Ci si accorge insomma che tutta la fase precedente è stata completamente inutile con mosse grossolane e totale sottovalutazione della forza e del radicamento del movimento. Come spesso accade, il potere che sta come contro-parte delle lotte sociali si istruisce e affina proprio a partire dalla forza e dai saperi delle lotte stesse. Il Sì Tav impara la lezione per prepararsi ad un nuovo attacco. Prima articolazione della risposta nemica è l’istituzione dell’Osservatorio Tecnico come tavolo di concertazione tra governo/lobby SìTav e amministratori della valle. La mossa ha il chiaro intento di dividere (per meglio comandare) il blocco fino a lì compatto dei No Tav: movimento più amministratori locali. Il movimento smaschera e riconosce fin da subito l’intento reale ma la maggioranza degli amministratori accetta il tavolo “di confronto”. Inizia un lungo periodo di transizione che giunge fino al dicembre del 2009. Una fase che potremmo definire “ di guerra fredda” tra No Tav e potere centrale dove l’offensiva nemica si gioca a colpi di dichiarazioni, conferenze, etc… E’ da questo momento che i media inizieranno a giocare un ruolo vieppiù maggiore nello scacchiere della lotta.
Il movimento risponde colpo su colpo, non disdegnando la grande prova di forza dei numeri che – sempre – sostanzieranno ogni sua mossa né grandi intuizioni simbolico-comunicative: grandi cortei, referendum popolari (32.000), l’acquisto di “posti in prima fila” (a migliaia).
Un evento segna in particolare uno spartiacque per come tutti i nodi della questione vengono al pettine. Il 3 aprile 2008 il PD piemontese prova a fare un convegno sullo “sviluppo in Val Susa”. 2000 persone, molto pacificamente, ne impediscono nei fatti lo svolgimento. Il giorno dopo Bresso e Saitta annunciano l’invio di una lettera ai/alle valsusini/e per invitarli a prendere le distanze dagli estremisti che “rovinano il movimento”. Inizia lì, in quell’annuncio apparentemente senza esiti e allegramente snobbato dal popolo no tav, il lungo processo che ci porta dritti alle delazioni a mezzo stampa di giornalisti in carriera e al convegno del Lingotto di Chiamparino, attraverso l’uso furbetto di pochi Si Tav valsusini tirati fuori dal cilindro e la disinformazione programmatica.
La valle che resiste
Da gennaio 2010 inizia la lungamente annunciata “operazione sondaggi”, fase di importanza strategica per i sostenitori della grande opera. Si tratta di dare il via ai lavori preliminari di sondaggio geognostico. O, più nel concreto, di vendere l’immagine opportunamente confezionata di un inizio lavori nei fatti inesistente per legittimare ancora una volta i finanziamenti e il via libera dell’unione Europea. Non importa quanto in regola siano i sondaggi effettuati, quanto reali o superficiali le trivellazioni. Quello che conta è costruirne la rappresentazione, bombardando quotidianamente lettori e telespettatori con un messaggio chiaro: “anche l’ultima resistenza dei No Tav è stata vinta”. Quanto è successo negli ultimi due mesi è, come si dice, cronaca di questi giorni. Non ci attarderemo quindi a ripercorrerne le tappe, ben presenti a chi legge queste notte.
Ben più utilmente, proviamo a fare qualche ricognizione sulla rappresentazione mediatica degli ultimi accadimenti e a proporre qualche riflessione ad alta voce. Dal 9 gennaio, costruzione del presidio di Susa fino alla fiaccolata di Rosta non è passata settimana, talvolta giorni, senza che il movimento mettesse in piedi risposte articolate e puntuali contro l’apertura di ogni nuovo sito, le provocazioni a mezzo stampa dei politici, gli attacchi anonimi contro le sue strutture. Ogni iniziativa ha visto un coinvolgimento ampio e variegato, da un minimo di qualche centinaio di persone alle 40.000 della marcia “No tav No sondaggi” del 23 gennaio. In tutto questo lasso di tempo la vitalità e la forza dei no tav ha però bucato il muro di gomma della comunicazione ufficiale solo un paio di volte. In occasione della succitata marcia, per l’evidenza innegabile dei numeri ma anche per la presenza dei molti giornalisti convinti di poter commentare il funerale del movimento; in occasione delle cariche di Coldimosso che hanno gravemente ferito Marinella e Simone, ingiuriando pesantemente il corpo della prima e rischiando quasi di ammazzare il secondo. Se nel primo caso era l’evidenza dei numeri ad auto-imporsi, nel secondo era la sete di sangue a fare impennare l’interesse famelico dei media per una merce molto pregiata per l’economia della Comunicazione. In casi come questi si assiste ad un fenomeno interessante in cui l’apparato mediatico ubbidisce a regole sue proprie, sganciandosi dalle direttive generali del potere sistemico (politico, economico, mediale). Una sorta di schizofrenia interna al campo del potere che mostra la dinamica autenticamente
virale in cui notizie e commenti si susseguono auto-generandosi a potenza.
Accanto a questo non è mancato invece, questo sì quotidiano, l’impegno costante dei media nel celebrare i “riusciti” sondaggi di queste settimane e nel diffamare il movimento o alcune sue figure pubbliche e riconosciute. Se il primo livello è stato appannaggio dei telegiornali e delle pagine nazionali, il lavoro sporco contro il movimento è stato condotto in maniera maniacale e quasi esclusiva sulle pagine locali dei due principali quotidiani nazionali venduti in Piemonte.
Cos’è successo? Come si è passati dalle simpatetiche cronache del dopo 2005 alle odierne diffamazioni?
I campi del potere
Nella sua già lunga e turbolenta esistenza il movimento no tav ha imparato sulla propria pelle una verità cristallina che non ci stancheremo mai di ribadire: i campi del Sapere e della Comunicazione non sono campi neutri ma terreni di battaglia, posta in gioco dei rapporti di forza che una qualunque forza sociale sa di volta in volta esercitare contro la propria contro-parte. La lunga battaglia compiuta dal movimento per strappare alla contro-parte governativa la nomina dei tecnici preposti alla valutazione degli impatti dell’opera, il continuo lavorio di auto-formazione sui problemi tecnici e le conseguenze ambientali e sociali della stessa, dovrebbero fungere da esempio.
Che i giornalisti non stanno dalla sua parte, il movimento no tav lo sa da tempo. Così come ha appreso, a sue spese, che pure il ruolo tanto decantato di informatori e cronici “al di sopra delle parti” non corrisponde per nulla alla verità. La sapienza popolare piemontese ha del resto ribattezzato da tempo immemore La Stampa come “busiarda”, il che è tutto dire. Con qualche sforzo in più bisognerebbe però anche capire quale ruolo occupino oggi i media e quale livelli di dipendenza/autonomia esercitino da o nei confronti dei poteri politici ed economici.
Quello che osserviamo oggi è un convergere simultaneo, e ben coordinato, dei diversi poteri in un unico fronte anti-NoTav. Dai principali esponenti dei due schieramenti politici al Prefetto, dai giornali locali al mondo dell’economia, dagli specialisti della mediazione politica ad imprenditori senza scrupoli cercati fin nelle viscere del territorio ostile, tutto concorre alla finalità tutta politica di battere il movimento come nemico pubblico numero uno.
Questa è la risposta al repentino cambiamento dell’atteggiamento dei media (in particolare della stampa locale). Nessun complotto o grande disegno ma il semplice allinearsi alle esigenze di un “interesse superiore” in cui il potere mediale, parallelamente e trasversalmente agli altri poteri, si riconosce e al cui raggiungimento dà il suo peculiare e fondamentale contributo (contro di noi!).
Social network(ing) versus mainstream
Ora, sappiamo bene che accanto al sistema integrato dei media istituzionali e commerciali esiste da due decenni anche una fitta produzione di media dal basso che trovano spazio su Internet. Senza farci eccessive illusioni sulle possibilità di liberazione che questi possederebbe intrinsecamente per sua natura, è certo che il suo impatto sul precedente sistema dei media e sull’approccio che il singolo individuo ha con la Rete, come mediazione sociale ma anche come parziale ri-appropriazione delle possibilità comunicative, è stato notevole. Almeno dalla fine degli anni ’90 del secolo scorso le piattaforme telematiche hanno aperto nuovi canali di comunicazione tra i movimenti e i soggetti sociali. Il movimento no tav, cresciuto e sviluppatosi a cavallo di queste epocali trasformazioni mediali-comunicazionali, non poteva non utilizzare questi nuovi media e rapportarsi coi nuovo “ambienti” da essi configurati. E così è stato. Almeno a partire dal suo momento di picco, con la creazione del portale notav.eu, sono fioriti una serie innumerevoli di siti, blog e portali di sana ed autentica contro-informazione su tutto ciò che riguarda la battaglia relativa alla grande opera. Il fenomeno è aumentato esponenzialmente con l’irrompere delle piattaforme mediali dei social network, ulteriore potenziamento delle possibilità di produzione/consumo di una comunicazione personale e accessibile a tutti. Oggi alcuni gruppi creati ad hoc su Facebook (un esempio su tutti, “NoTav ultimo minuto”), riescono addirittura ad informare sugli spostamenti delle trivelle prima dei portali creati appositamente per la comunicazione del e all’interno del movimento.
Accanto all’uso delle nuove piattaforme, il movimento no tav non ha però mai disdegnato di utilizzare e re-inventare creativamente anche i più tradizionali canali della comunicazione politica, dal vetusto volantino ai manifesti murali, dalle scritte sui muri demaniali delle strade statali alle acrobatiche invenzioni che fanno il verso alla land art facendo parlare lo stesso paesaggio che s’intende difendere (messaggi e slogan sui prati e le pareti rocciose della valle).
Due veicoli molto tradizionali hanno del resto trovato sempre largo utilizzo all’interno del movimento: la radio e la scrittura (il movimento no tav legge molto!). Moltissime le pubblicazioni (principalmente libri) nate dall’iniziativa di singoli esponenti del movimento, autentica espressione della ricchezza del sapere acquisito dal movimento come
sapere collettivo. Come realtà dell’antagonismo abbiamo sempre accompagnato le principali scadenze di mobilitazione e i tornanti politici più delicati con una pubblicazione auto-prodotta dalla scadenza irregolare,
No Tav Info (quella che avete fra le mani; da anni anche sito on-line).
Sarà Düra è invece a tutt’oggi il tentativo più compiuto e continuativo di pubblicazione cartacea a scadenza fissa, nato per volontà di alcune persone interne al movimento.
Fin dai suoi albori il movimento no tav è poi stato ampiamente accompagnato dalle radio cronache, le interviste e i commenti che, fin da tempi non sospetti, l’emittente radiofonica indipendente torinese Radio Blackout (vicina al mondo dell’antagonismo cittadino) non ha mancato di fornire sugli sviluppi e le implicazioni della lotta no tav. Oltre ad un lavoro capillare e approfondito, la radio ha raccontato in presa diretta (spesso dando la parola ai protagonisti) i momenti salienti e drammatici della lotta. Molte sono state le nottate passate ai microfoni dell’emittente. Dalla Battaglia del Seghino alle prime trivelle di questo freddo inverno. Radio Blackout è anche stato il primo canale informativo a denunciareo sgombero violento del dicembre 2005 ad opera delle forze dell’ordine.
Più in generale bisogna però saper scorgere la capacità comunicativa del movimento no tav nella sua costituzione popolare e territoriale, costruita sulle relazioni personali e collettive, sulla conoscenza e riconoscimento reciproci dei diversi soggetti che compongono il movimento. E’ questa l’autentica forza di questa lotta, così capace di palare alla contemporaneità pur avendo radici piantate in bisogni ancestrali della comunità umana. E’ proprio la coesione intra-soggettiva a garantire l’unità del movimento nelle differenze, a tutelarlo dai tentativi disgregazionisti messi in atto dalla comunicazione istituzionale. Più che di nuovi media e social network dovremmo allora parlare di un social networking del movimento no tav, della sua letterale capacità di “lavorare socialmente in rete”, attributo questo che gli permette di non lasciar passare una trivella o un movimento sospetto sul territorio senza che tutte le componenti del movimento ne siano simultaneamente informate.
La forza del movimento: cosmogonia No Tav
C’è ancora un aspetto che però crediamo sia importante sottolineare e che definisce la ricchezza e forza peculiare del movimento no tav rispetto a molte altre esperienze simili, incapaci però di durare e resistere così a lungo. Questo attributo è importante perché pone questo movimento non solo dentro e tra la comunicazione sociale (anche prodotta e controllata da esso stesso) ma anche e soprattutto e oltre e contro la stessa sfera della comunicazione. Unico nel suo genere, il movimento no tav ha saputo riattivare e far propria quella capacità di produzione mitologica e simbolica che storicamente è appannaggio dei grandi movimenti o di intere fasi storiche. Al Seghino nel 2005 non c’erano più di 50 persone nella notte ad aspettare le trivelle. Lungo la mattinata sono diventate centinaia. L’8 dicembre erano decine di migliaia. Quello che però è importante noe tanto (o non solo) la progressione numerica ma il fatto che tutte quelle decine di migliaia di persone scese in starda in occasione della Liberazione di Venaus e che ancora (o per la prima volta) solcavano le strade di Susa lo scorso 23 gennaio, sentivano come parte imprescindibile del proprio patrimonio genetico militante quella lontana giornata del 2005. La battaglia del Seghino fa parte di tutto il movimento come storia propria, evento sedimentato nella memoria collettiva, come per altri prima di noi sono stati quel particolare giorno d’aprile del 1945 o per altri ancora le giornate del luglio ’69 in corso Traiano.
Il movimento no tav è forte perché ha saputo produrre, a partire dagli eventi che attraversava, il proprio autentico patrimonio mitico di riferimenti e valori. Questa caratteristica pone il movimento al sicuro dalle scorciatoie comunicazionali che in tanti casi secernono slogan e rappresentazioni a spron battuto duranti però il tempo di una gionata o al più di una stagione. E’ la differenza che intercorre tra un soggetto ed una lotta capace di farsi artefice del proprio senso e della propria storia da altri che sono obbligati a subordinare questi ai dispositivi onnivori e fagocitanti della comunicazione mediata. Il no tav dura perché ha saputo organizzare il proprio campo valoriale e il proprio Tempo differentemente dal tempo storico dominante che oggi più che mai si organizza (meglio: è organizzato) sui dispositivi della comunicazione ufficiale.
Ma Golia è ancora in piedi
Allo stesso tempo però, tutte queste considerazioni nulla tolgono al dato di fatto che la sfera della comunicazione resta un terreno di confronto/scontro ineliminabile per lo stesso movimento. Perché essa esiste comunque e nonostante le sorti del no tav. E perché essa non mancherà di far sentire tutto il suo peso e la sua forza contro questo movimento. Oggi parte preponderante della battaglia si gioca sui siti di trivellamento, parte sul racconto (o sul non-racconto) mediatico di quello che lì avviene. Tenere presente parallelamente questi due livelli, avendo la consapevolezza del reciproco influenzarsi tra i due, sarà il terreno di prova della tenuta e dell’intelligenza del movimento no tav. Se il campo della comunicazione è in larga parte – e oggettivamente – nemico del movimento, far finta che esso non esista non serve a niente, perché esso continua comunque ad operare. Non si può più pensare come una volta che la comunicazione sia una sfera solo falsificante e non avente attinenza con la realtà. Virtuale quanto si vuole, essa non smette di produrre effetti di realtà, e realtà tout court, con tutte le conseguenze del caso. Fino ad oggi il movimento no tav ha saputo tener testa a questo Golia con intelligenza e scaltrezza, senza ideologici ed inutili rifiuti a-prioristici. Così deve continuare a fare, sapendo che ha dalla sua anche tutto un saldissimo retroterra di relazioni sociali, esperienza storica, sedimentazione soggettiva, patrimonio mitico.
Pubblicato su carta in NOTAV.INFO marzo 2010
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MEDIA NO TAV
On-line
www.notav.eu – Nato inizialmente come notav.it, sorge a ridosso del ciclo di mobilitazioni del 2005. E’ a tutti gli effetti il principale portale di comunicazione on-line del movimento. Utilissimo per l’uso e la comunicazione interni al movimento stesso.
www.notav.info – Organo on-line del comitato di lotta popolare. E’ aggiornato quotidianamente con particolare attenzione ai risvolti politici, tattici e strategici riguardanti il movimento. Appare anche come pubblicazione cartacea a scadenza variabile.
www.notavtorino.it – E’ il sito del comitato torinese. Ricchissimo di materiali informativi e approfondimenti tecnici sull’impatto ambientale e sociale dell’opera.
lavallecheresiste.blogspot.com – L’ultimo nato dei siti on-line. Si contraddistingue per lo stile diaristico della scrittura, tipico dei blogs. Molto aggiornato sulle mobilitazioni e ricco di quotidiani commenti.
www.ambientevalsusa.it – Sito dell’omonima associazione. Nasce in seguito alla frattura della sezione valligiana di Legambiente dall’organizzazione centrale per le ambigue posizioni relative alla realizzazione dell’opera. Ricchissimo di materiale video.
(Oltre a questa selezione molto parziale, esiste però anche un numero incalcolabile di siti espressione dei singoli comitati locali. La lista sarebbe lunghissima).
Siti non monotematici che dedicano però ampio spazio alle ragioni e alle mobilitazioni no tav:
www.infoaut.org – Agenzia di comunicazione autonoma e antagonista. Ha una sezione del sito interamente dedicata al movimento. Cronaca puntuale e capillare di ogni singola mobilitazione (con foto, video e interviste) e ampio spazio alla riflessione politica.
www.carta.org – Sito vicino al quotidiano Il Manifesto. Dà molto spazio ai movimenti a difesa dei territori e dei beni comuni. Ha diversi collaboratori residenti in valle o a Torino, risevando un particolare interesse alle vicende del movimento no tav.
Media tradizionali
Radio Blackout – “Dal 1992, l’unica radio libera nell’etere torinese”, “dà voce a chi non ha voce” e tra questi, un posto particolare occupa il movimento no tav, seguito, intervistato e commentato fin dai suoi albori. Segue tutte le manifestazioni del movimento.
Sarà Dùra – Periodico valsusino che fin dalla sua nascita dedica molto del proprio spazio alla cultura e alle tradizioni della val Susa. Sostenuto dalla vendita militante, è fortemente centrato sul movimento no tav. ha pubblicato anche numerosi articoli di interesse scientifico sulla grande opera.
Luna Nuova – bisettimanale della val susa e della cintura ovest di Torino. Da’ molto spazio alle mobilitazioni del movimento, con molte interviste ai suoi esponenti. Ha anche pubblicato un libro di fotografie sui momenti più alti del 2005.
La Val Susa – bisettimanale della val susa molto vicino agli ambienti e alla sensibilità cattolica. Negli ultimi tempi ha però molto circoscritto lo spazio dedicato alla questione Tav.
Articolo scritto il venerdì, agosto 6th, 2010 alle 14:37 e archiviato in letture. Puoi tenere traccia di tutte le risposte a questo articolo abbonandoti al feed RSS 2.0. Commenti chiusi, puoi fare trackback da un sito personale.