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Un corteo importante, che arriva dopo un autunno attraversato (anche a Torino) dall’Onda degli studenti medi ed universitari. La Cgil apre il corteo da lei indetto, dirigendosi verso piazza Castello, e lì conclude nonostante una presenza di lavoratori che superava lo scarso impegno del sindacato nel promuoverlo. Significativa soprattutto la presenza delle piccole fabbriche, dove gli operai sono soprattutto giovani.

Ma lì finisce per l’appunto il corteo del sindacato istituzionale che non sa raccogliere la spinta delle piazze.

Di tutt’altra natura lo spezzone sociale aperto dai sindacati di base (Cobas,Cub e Sdl), più di 1000 tra delegati e lavoratori, in piazza per consolidare il percorso intrapreso dal 17 ottobre. Dietro lo striscione “Chi paga la crisi? Noi no!”,  migliaia di giovani, student* dell’Onda (medi e universitari), precar*, migranti, genitori e la marea irrappresentabile del movimento dell’autunno che, partito dalla scuola, ha investito tutta la società. Lo spezzone sociale – com’è annunciato – si è spinto oltre piazza Castello.

Appena partiti viene chiusa una banca Unicredito in via Po, con assi di legno e tubi da ponteggio, da parte dell’Onda universitaria. Deviazione in piazza San Carlo per raggiungere i lavoratori della Comdata in presidio. Prima di raggiungere l’Unione Industriale, un migliaio di studenti medi  devia e raggiunge la sede cittadina del Pdl in corso vittorio. Quì bruciano una decina di copertoni per far sentire a chi ci governa “l’odore della crisi”.
Si ricongiungono quindi col restante corteo , dove, dopo i comizi dei vari soggetti sociali presenti, bruciano un’altra decina di copertoni anche di fronte alla sede del padronato cittadino.
A fin mattinata, intorno alle 14, gli ultimi 500 (inossidabili) si  sciolgono di fronte all’area in cui dovrebbe sorgere il grattacielo di Intesa-San Paolo, celebrazione del potere delle banche sulla vita di tutt*.

Centrale il nodo della crisi, attorno al quale si sono snodate e si snoderanno le resistenze dei tanti soggetti (studenti, migranti, lavoratori, precari, …) ai quali la si vuole far pagare, ma che hanno già chiarito:

“noi la crisi non la paghiamo! noi la crisi ve la creiamo!”

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