Sul finire di gennaio aveva fatto il suo esordio il foglio della Rete Antagonista Torino Sud (Rats), in occasione della marcia dei 40mila No Tav a Susa. In questi ultimi giorni comincia invece la distribuzione di quello che è il lavoro successivo, il numero 1. I compagni e le compagne della Rats trovano nel “foglio occasionale”, come viene da loro definito per la periodicità non definita della fanzine, uno strumento (in più) attraverso il quale rapportarsi e connettersi alle lotte sul territorio. Evidente il passo in avanti compiuto rispetto alla prima edizione, nell’interfaccia più diretta con la metropoli torinese (e le sue lotte), nel continuare ad essere megafono (tra pochi, l’unico?) di resistenze di periferia non con velleità di semplice cronaca ma come risultante parziale di percorsi dentro i quali la Rats è politicamente impegnata. Segue l’editoriale del numero 1, a lato è possibile scaricare la rivista in formato pdf.

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La primavera che viene

La crisi economica, che ha manifestato i suoi primi segni nel 2007, sta ancora dispiegando i suoi effetti sulle nostre condizioni di vita. Gli interventi massicci delle Banche Centrali e degli istituti finanziari a favore delle banche hanno impedito un crollo peggiore di quello del 1929/1933, ma non hanno potuto creare la condizione per un’uscita dal pantano che ha radici molto profonde. L’impatto della crisi si sta spalmando su tempi che si configurano come lunghi, la “crisi” sembra configurarsi come la forma “normale” di esistenza del sistema. Nel nostro paese il 2009, con il calo del Reddito Nazionale pari al 5,1%, è stato l’anno peggiore dopo il 1945, ultimo cenno della grande guerra. Nel Nord-Ovest italiano, e in particolare nell’area torinese, si assiste ad una nuova tappa nel processo di deindustrializzazione senza che si affermi una chiara tendenza produttiva alternativa. Nel 2009 il commercio estero piemontese è calato del 22% e con 8 miliardi in meno è tornato ai livelli del 1999. Il quadro è quello si decine di fabbriche ed imprese che chiudono, di decine di migliaia di proletari in cassa integrazione molti dei quali non potranno tornare al lavoro, mentre procedono spediti i piani di “dimagrimento” del mondo della scuola e della formazione che porteranno al più grande licenziamento di massa della nostra storia. Gli effetti delle profonde crepe dei meccanismi del “normale” funzionamento del ciclo della produzione di profitto si sta riversando interamente sulle spalle di tutti i segmenti del neoproletariato, colpendone con maggiore asprezza i settori più deboli: i precari, gli immigrati e le donne.

In questo primo numero di Conflitti Metropolitani abbiamo provato a documentare quelle lotte, quelle resistenze, quelle intelligenze che, nel nostro territorio stanno già tentando di organizzarsi contro la crisi. Diamo voce quindi a quelle “talpe metropolitane” che sono emerse il 1°marzo in occasione dello “Sciopero del lavoro migrante”, agli studenti e agli insegnanti che si oppongono al declassamento e alla privatizzazione della scuola, ai lavoratori delle fabbriche in crisi. Lo sciopero e la manifestazione del 12 marzo a Torino, pur collocandosi dentro un’assenza di iniziative tradizionali, si sono caratterizzati con una maggioritaria componente di “movimento”. Al richiamo degli studenti medi (ora frazione più conflittuale delle masse critiche) la risposta di una componente del mondo del lavoro sia scolastico (con i professori autoconvocati) sia non scolastico (con la presenza di A.La.To.) ha dato vita a un corteo e a una risposta di piazza unica nel suo genere e nelle sue dinamiche separate dalle prassi abituali. L’alchimia che unisce in una pasta di fondo unica la necessità di risposta alla crisi attraverso l’autorganizzazione ha tracciato il profilo di novità e piccoli universi di profondo interesse in prospettiva lunga. La nostra analisi non può non passare su quello che è il filo che conduce alle microtrasformazioni in tutte queste soggettività che viste in lenti diverse risultano il cambiamento e la metamorfosi del movimento in senso reale e in senso lato in risposta alla nuova faccia del capitale. Siamo consapevoli che gli spazi comuni, sociali si costruiscono attraverso l’intelligenza antagonista, il coraggio di rivendicare in prima persona con gli strumenti dell’autorganizzazione i nostri bisogni di reddito, di casa, di sapere, di divertimento, di tempo liberato dal lavoro sottomesso e alienato. Il tempo che viene sarà sempre più il tempo in cui si fronteggiano, vis a vis, i tristi bisogni del profitto contro i colorati bisogni della vita. Il cammino che dobbiamo percorrere ci viene indicato in questi giorni, dalle lotte del proletariato greco che, rifiutandosi di pagare il prezzo di una crisi causata dai meccanismi perversi di un sistema fuori controllo, sciopera, invade le strade e le piazze, blocca i “normali” tempi e spazi della produzione e della riproduzione del capitale in crisi.

Il tempo del conflitto è adesso!
Non possono fermare la primavera!

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