Morto a Torino Romano Alquati, operaista e inventore della ‘conricerca’
Scritto il aprile 5th, 2010 da Aska 1 in news, tags: alquati![]()
Mercoledì mattina si terranno i funerali di Romano, con una camera ardente che verrà allestita al centro sociale Askatasuna di Torino (corso Regina Margherita 47) dalle ore 10 alle 13.
E mancato intorno alle 13.30 di sabato pomeriggio a Torino, all’età di 74 anni, Romano Alquati, esponente di spicco del pensiero operaista (di cui fu uno degli iniziatori, partecipando alla redazione dei “Quaderni rossi” prima e di “Classe Operaia” poi), esperienza intellettuale e politica che negli anni ’60 del grande boom economico innovò profondamente la cultura marxista italiana, inventando categorie di analisi ancora oggi fondamentali come quella di composizione di classe; individuando la nuova figura trainante dello scontro di classe nell’operaio-massa; proponendo un approccio di studio/intervento nuovo alla/sulla realtà della classe operaia nel neo-capitalismo con il metodo della “conricerca”.
Proprio l’invenzione della conricerca, iniziata da Romano con Pierluigi Gasparotto e Romolo Gobbi già nei primi anni ’60 con operai della fiat Mirafiori e di altre fabbriche piemontesi (l’Olivetti d’Ivrea, la Lancia di Chivasso, la Stura ricambi…) può ritenersi il lascito più grande di Alquati. Non solo attività d’inchiesta, ma pratica insieme di conoscenza e trasformazione reciproca (in circolarità virtuosa) di quella che già allora si cominciava a chiamare “soggettività operaia“. Pratica d’intervento che ebbe un ruolo fondamentale nella preparazione dei primi scioperi del ’61 a Torino che rilanciarono un nuovo ciclo di conflittualità operaia che sfocerà nella rivolta di piazza statuto del 7 luglio ’62 (come ricordava lo stesso Romano: “noi non ce l’aspettavamo, però l’abbiamo organizzata!”).
Guardando sempre oltre lo stretto orizzonte dell’immediato presente, Romano fu uno dei primi a individuare lo spostamento della baricentralità produttiva di un capitalismo che, già nei primi anni ’70, usciva dalla fabbrica per farsi “sociale”. Atipico professore universitario, per nulla interessato alla carriera accademica, Alquati concentro molto presto la sua attenzione allo studio della nuova intellettualità di massa e ai fenomeni di terziarizzazione e quaternarizzazione della forza-lavoro, non stancandosi mai di ripetere la centralità politica che, anche da un punto di vista antagonistico, andavano assumendola formazione, i formatori (riproduttori di capacità-umana-vivente-merce) e l’Università. Le lotte costruitesi in questi ultimi anni sul terreno della formazione sono in qualche modo la riprova della lunghezza d’onda dello sguardo di Romano.
Da oggi la città di Torino è certamente più povera, orfana com’è di un pensatore lucido e autenticamente contro-corrente, dimenticato dalla sua città d’adozione ma riconosciuto a livello mondiale come uno dei più raffinati studiosi e teorici della soggettività operaia e della composizione di classe.
Mercoledì mattina si terranno i funerali di Romano, con una camera ardente che verrà allestita al centro sociale Askatasuna di Torino (corso Regina Margherita 47) dalle ore 10 alle 13.
















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