Torino, duecento persone al dibattito sulla Raf
Scritto il marzo 1st, 2010 da Aska 1 in news, tags: r.a.f.Ingmar Möller, personaggio tanto discusso sui media locali negli ultimi giorni, insieme agli organizzatori dell’incontro, è intervenuta con lo scopo di raccontare e far conoscere la storia sua e dei suoi compagn*. Una storia che è arrivata fino a noi, in Italia, densa di falsità ed omissioni, dovute soprattutto al clima messo in piedi dal governo tedesco per screditare i militanti della Raf, e dipingerli come “apolitici e psicopatici”.
L’intervento di Ingmar si è strutturato dapprima in una ricostruzione della società della Repubblica Federale Tedesca degli anni Sessanta, una società in cui i vecchi appartenenti al regime nazista avevano trovato spazio all’interno dell’apparato giudiziario, in cui non vi era alcun riconoscimento per chi si era ribellato alla dittatura, e in cui sempre più forte si faceva sentire la necessità di contrastare l’imperialismo americano e le sue azioni militari, che spesso partivano dalle numerose basi Usa stanziate sul territorio tedesco. Proprio su questi temi nasce la Rote Armee Fraktion, che ha come elementi fondanti antifascismo e antimperialismo.
L’intervento si è poi soffermato sulla lunga esperienza carceraria e le forme di lotta messe in campo dai prigionieri, contro cui lo stato si scagliava con forza con isolamento, leggi ad hoc, censura e torture psicologiche.
Toccante il momento del racconto della morte dei suoi compagn* dentro al carcere di Stammheim, avvenuto il 18 ottobre 1977, durante il sequestro da parte dei palestinesi del Fronte Popolare di un aereo di linea proveniente da Maiorca, per richiedere la liberazione di undici militanti della Raf e di alcuni prigionieri palestinesi. La mattina successiva, immediata la versione del governo finisce su tutti i quotidiani europei: si tratta di suicidio. Diversa è da subito la versione dei militanti e degli avvocati: i quattro sono stati percossi ed accoltellati, tre a morte, mentre Ingmar è riuscita a sopravvivere, ma è ricoverata con numerose coltellate vicino al cuore.
Al termine del dibattito numerosissimi sono stati gli interventi e le domande di una platea interessata e partecipe, che assisterà, a partire dalle ore 21 anche alla proiezione del documentario “Bambule” di Ulrike Meinhof, scritto alla fine degli anni Sessanta, vera e propria inchiesta sugli istituti di rieducazione per ragazzi considerati “disadattati”, dapprima censurato e pubblicato solo nel 1992.
















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