La mutazione antropologica della figura del sindaco

“Ogni volta che la città entra in una fase difficile si ripropone l’evocazione del ‘grande problema’ dell’ordine pubblico.Era così 15 anni fa, con Castellani, io ero in consiglio comunale.C’era Ghiglia che evocava il fantasma del ‘pericolo sociale’ e tutto ilceto politico che si buttava sopra come il cane sull’osso. Una tecnicaprofessionalmente affinata per parlar d’altro… Capro espiatorio e comodo: gli unici spazi di esperienze non omologate”.

Non usa mezze parole Marco Revelli (docente di Scienze Politicheall’Università del Piemonte Orientale e voce non-allineata) percommentare la recente campagna d’odio sull’ ‘emergenza centri sociali’giocata in sincrono da leghisti, post-fascisti e il sindaco-podestàSergio Chiamparino.

Per Revelli un aspetto interessante della vicenda è da ricercarsi nellaforma odierna della figura del sindaco, “dalla riforma del ’93,diventato collettore di tutte le scorie sociali espresse in termini dirancore, paura, aggressività, inquietudine. Sentimenti che non trovanorisposte e di cui i sindaci si fanno specchio. [...] Mutazioneantropologica di una figura non più in grado di interpretare i bisognireali della popolazione ma solo di far proprie e rilanciare leretoriche securitarie”.
E’ così che i sindaci-sceriffi si sono moltiplicati. La lista è lunga:Cofferati a Bologna, Veltroni a Roma, Zanonato a Padova e oggiChiamparino a Torino… per restare al solo centro-sinistra.

Tutto questo mentre, in una città come Torino, i “non segnalati sonotantissimi, un 30 % delle famiglie operaia sono costrette a ricorrereal prestito usuraio, alta è la morosità degli affitti nelle casepopolari, il livello dei consumi nelle periferie è crollato… tuttoquesto ci dà il quadro di una città spaventosamente impoverita”.
Come dire, una città non-raccontata, distante anni-luce dallenarrazioni (e relative “urgenze”) di un’amministrazione comunale che,incapace di fare alcunché per le condizioni materiali di saccheimportanti della popolazione, gli concede la miseria pubblicadell’essere spettatore passivo-partecipante, il “riconoscimento morale”- come dice Revelli -  di essere  “povero ma incluso”.

__________

N.b. – L’intervista è stata effettuata dalla trasmissione
Onde Precarie in onda ogni giovedì dalle h 14 alle h 16 sulle frequenze di Radio Blackout (105.250 fm)

Related Posts with Thumbnails
Share and Enjoy:
  • TwitThis
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Digg
  • del.icio.us
  • Fai.Info
  • OKNotizie
  • Wikio
  • Current
  • LinkedIn
  • Print
  • email
  • MySpace
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter

Commenti chiusi.