
<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>csoa Askatasuna &#187; antagonismo</title>
	<atom:link href="http://www.csoaskatasuna.org/tag/antagonismo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.csoaskatasuna.org</link>
	<description>aska[at]csoaskatasuna.org</description>
	<lastBuildDate>Wed, 28 Jul 2010 16:30:11 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>In/On/Off &#8211; Antagonisti: dentro le lotte, di fronte alla crisi!</title>
		<link>http://www.csoaskatasuna.org/2008/11/inonoff-antagonisti-dentro-le-lotte-di-fronte-alla-crisi/</link>
		<comments>http://www.csoaskatasuna.org/2008/11/inonoff-antagonisti-dentro-le-lotte-di-fronte-alla-crisi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2008 09:47:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[movimento]]></category>
		<category><![CDATA[torino]]></category>
		<category><![CDATA[antagonismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lnx.csoaskatasuna.org/?p=115</guid>
		<description><![CDATA[Torino 8/9 novembre 2008_Csoa Askatasuna
Proponiamo una due giorni di assemblea e confronto in una fase molto particolare in cui la crisi, tanto paventata nei tempi addietro, va materializzandosi e sedimentandosi come crisi globale, se non definitiva, sicuramente come crisi strutturale e di sistema.
Quand’ancora c’interrogavamo sugli effetti e cause di una crisi della rappresentanza che colpiva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span class="sotto_titolo_rosso"><em><strong>Torino 8/9 novembre 2008_Csoa Askatasuna</strong></em></span></p>
<div style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 2px;" src="http://www.infoaut.org/img/bannera-4906e6f7cc8e8.png" border="0" alt="" width="491" height="181" />Proponiamo una due giorni di assemblea e confronto in una fase molto particolare in cui la crisi, tanto paventata nei tempi addietro, va materializzandosi e sedimentandosi come crisi <em>globale</em>, se non definitiva, sicuramente come crisi <em>strutturale</em> e <em>di sistema</em>.</div>
<p style="text-align: justify;">Quand’ancora c’interrogavamo sugli effetti e cause di una crisi della rappresentanza che colpiva soprattutto una sinistra orfana d’identità e progetto, ecco giungere un terremoto che sposta su ben altri livelli l&#8217;orizzonte di precarietà del sistema-mondo capitalista segnando, come dato incontrovertibile, la <em>fine della “globalizzazione felice”</em> e la messa in archivio delle retoriche neoliberiste.</p>
<p><span id="more-115"></span></p>
<p><strong>Dentro i movimenti, contro la crisi</strong></p>
<p>Leggere la fase che stiamo attraversando significa però già attrezzarsi per affrontarla e attraversarla con pratiche che puntino all&#8217;abbattimento del <em>sistema-crisi,</em> ad una fuoriuscita possibile attraverso le strade battute dalle resistenze e dalle pratiche dei movimenti. Non è possibile, in questo contesto, parlare della crisi come un solo aspetto, riservato all&#8217;economia e alla finanza. Ad essere in crisi è un sistema intero, che trascina e sussume a sé ogni campo del vivente nella sua gerarchia d&#8217;organizzazione del dominio.<br />
E&#8217; crisi economica certo, ma è al contempo crisi sociale e culturale, col proliferare ad ogni latitudine di metastasi razziste e guerra tra bande; crisi della rappresentanza politica e dei poteri; crisi alimentare, energetica, ambientale, dispiegata su scala mondiale perché unico vero prodotto diffuso ovunque &#8211; suo normale <em>derivato tossico</em> &#8211; della globalizzazione capitalista. Sarebbe riduttivo e velleitario leggere in questo passaggio contemporaneo cruciale la fine totale di un sistema, ma è decisamente compito di chi non ha nessuna contiguità con esso, ma vi cova anzi un irriducibile antagonismo, provare ad infilare quel varco che già si può intravedere nelle pratiche dei movimenti e nei loro <em>No costituenti</em>.</p>
<p>Dobbiamo prendere atto di come sia imploso il sistema delle borse e delle banche, imploso al suo interno, ed esploso all&#8217;esterno colpendo con le sue schegge chiunque viva la materialità di questo presente, fuori dai terminali delle piazze-affari e delle corporation. Il dato oggettivo che ci stanno consegnando questi primi tempi è quello di un sistema che si dimostra nocivo e scellerato per sua natura, incapace di innovarsi veramente se non tentando di bruciare nei passi più veloci, tutto quello che ha sotto tiro: territori, comunità, vite. Si dimostra un sistema cieco, incapace di inventare persino forme di dominio che stiano al passo con i tempi da esso scanditi, arrivando ancora una volta a dover azzerare tutto per riorganizzarsi.<br />
La ricaduta è pesante nel sociale, e a farne le spese non sono solo i ceti più bassi della società ma anche, e forse soprattutto, quelle &#8221; classi medie&#8221; (pilastro storico della democrazia parlamentare-rappresentativa) che vedono erosi i propri passati &#8220;privilegi&#8221; pagando in rapporto, conseguenze ben più pesanti, tanto da metterne in discussione la stessa condizione in termini di status e auto-rappresentazione.</p>
<p>In questo contesto globale in cui le sicurezze immateriali, e presto quelle materiali, vengono meno, le campagne politico-mediatiche degli stati nazionali si riversano sulle insicurezze metropolitane, in un abile gioco di specchi che rovescia i termini del problema. In Italia il &#8220;pacchetto sicurezza&#8221; sembra essere l&#8217;unica vera risposta tangibile alla precarietà sociale e alla mancanza di certezze, veicolando attraverso attente regie, la rabbia e la frustrazione di chi trova sempre più difficoltà nel vivere questo presente, individualizzando la paura, fornendo bersagli sociali rappresentati dai migranti e da ogni altra categoria possa attentare alle certezze dell&#8217;immaginario medio.<br />
In egual misura il consenso di Berlusconi si regge sugli stessi sintomi, rafforzati da un&#8217;indecente opposizione, che sebbene possa nei suoi livelli partitici, portare nelle piazze numeri considerevoli di persone, non rappresenta nessuna reale alternativa al governo in carica. Semmai proprio quelle forme di partecipazione, attraverso le quali i partiti fanno la voce grossa (e tentano di recuperare quello che genuinamente si muove nella società), vengono immediatamente annullate dalla non volontà di dare seguito ai maxi-eventi. Anzi, sempre di più, nella sinistra istituzionale, si prospetta il modello ormai rodato del “manifesta e butta”: mobilitare l’apparato per convogliare su scadenze ritenute importanti migliaia di persone, per poi cancellarne la presenza al termine stesso dell’evento, tramutandola in una forma di partecipazione “liquida” ed in una politica “liquefatta”.</p>
<p><strong>Scuole e università battono il tempo: <em>No Gelmini Night &amp; Day</em></strong><em><br />
</em><br />
Ma la descrizione del quadro istituzionale non esaurisce un panorama sociale ricco di ben altri segnali. Che il tempo battuto da quest&#8217;epoca sia plurimo lo dimostrano le lotte degli studenti che in un contesto ben più ampio, rappresentano il primo vero scoglio affrontato dal governo Berlusconi. Una mobilitazione dispiegata e capillare sta attraversando l&#8217;Italia lasciando sul campo ciò che fino a ieri era considerato &#8220;sinistra&#8221;, dal sindacato ai partiti, aprendo strade <em>autonome</em> di mobilitazione ed organizzazione che lasciano intravedere un orizzonte altro rispetto allo schema prefissato dai poteri costituiti.<br />
A tutti i livelli del sistema-istruzione esiste una mobilitazione capace di uscire dalle grigie mura non solo degli istituti superiori e delle università, ma attraverso il connubio genitori-insegnanti, dalle scuole elementari e materne, dispiegando forme di autorganizzazione che fino a poco tempo fa erano impensabili.</p>
<p>Si regge proprio su questi due binari la novità del movimento No Gelmini: sugli studenti, di nuovo protagonisti della scena dopo tanto tempo; sui genitori e gli insegnanti <em>scorporativizzati</em>, che ne sono il valore aggiunto nei numeri e nella qualità. E’ impressionante vedere come le assemblee e le riunioni scolastiche autoconvocate, “stacchino” il pachiderma sindacale, dettando tempi e modi di una mobilitazione che, dipendesse da loro, non sarebbe nemmeno partita; tanto che l’unico vero sforzo sindacale in campo è quello di continuare a riproporsi come agente della mediazione tra le parti senza esserne soggetto realmente attivo, dimostrando scarsa capacità anche nel costruirne una rappresentanza minima.</p>
<p>Se le scuole primarie hanno dato il là alla mobilitazione nella consapevolezza della posta in gioco di una riforma che sconvolgerebbe i precari equilibri che permettono la riproduzione sociale ai tempi della precarietà-come-norma (in quell&#8217;intreccio profondo che, via tempo-pieno, tiene insieme lavoro dei genitori, tempo &#8220;libero&#8221; e cura dei figli), il movimento delle facoltà ribelli ha qualificato soggettivamente l’opposizione al decreto, estendendone la visibilità e la radicalità. Oltre la consegna di settore gli universitari hanno subito detto: “noi la crisi non la paghiamo!”, indicando il nesso che tiene insieme crisi sistemica globale e risposta locale di un ceto di politici-ragionieri dalla vista corta. Ha anche ricordato ai politici di ogni colore che &#8220;questo movimento è irrappresentabile&#8221;, al di fuori dal mercato elettorale, negandosi di fatto come capitale politico per la rappresentanza.</p>
<p>I tempi sociali sono altri rispetto alla Pantera, ma tra quel movimento e questa nuova sollevazione corrono sotterranee linee di continuità e consapevoli rotture. La Pantera sorgeva in una fase storica in cui ideologie e tradizioni della sinistra segnavano il passo di fronte al discorso trionfante di un neoliberismo in stato nascente.<br />
Segnò soprattutto, tra quella generazione di universitari, la consapevolezza di non avere altro referente politico all&#8217;infuori di sé, intravedendo nei contenuti della riforma Zecchino, gli embrioni di una politica di privatizzazione massiccia del sapere. Questi processi sono oggi definitivamente giunti a maturazione, con la differenza che è l&#8217;intera classe politica ad essere de-legittimata e nessuno sembra più disposto a scommettere sull&#8217;intrinseca bontà di un mercato auto-regolantesi, nel momento in cui tutti iniziano a provare sulla propria pelle gli effetti devastanti della globalizzazione capitalista.</p>
<p>Senza la pretesa di riassumere e rappresentare un movimento che li eccede e travalica, le soggettività cresciute nei centri sociali sono tra i protagonisti della mobilitazione, nonostante gli sgomberi e le inchieste che li tengono nel mirino. Diventa allora centrale, in questo come nei movimenti che seguiranno, capire come dare continuità a quel linguaggio conflittuale che fa incontrare sulle strade dei movimenti, i componenti delle realtà antagoniste e i soggetti sociali che su determinate vertenze ne utilizzano, e a volte radicalizzano, il lessico e le pratiche.<br />
Sta qui, nell&#8217;ambivalenza della crisi, nelle forme di insorgenza che si danno, il ruolo di un proposta politica antagonista, attenta e capace di fare i conti con il presente, prudente e spregiudicata nell&#8217;i<em>mmaginare ed organizzare il futuro</em>.</p>
<div style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><em><strong>Programma di massima:</strong></em></span></div>
<p style="text-align: justify;">
<p><strong>sabato 8 novembre h 14</strong>: <em>Introduzione e assemblea generale</em></p>
<p><strong>domenica 9 novembre</strong></p>
<p><strong>h 10</strong>: tavoli di lavoro</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p><strong> &#8211; NoGelmini: Università, medi e scuole primarie<br />
- Migranti: tra spinte soggettive e razzismo sociale<br />
- Spazi Sociali sotto attacco<br />
- Lavoro&amp;Precarietà: riforma contrattaz. nazionale<br />
- Politiche di genere<br />
- Comunicazione </strong></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong> h 13.30</strong>: pranzo<br />
<strong> h 14:</strong> relazioni e conclusioni</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.csoaskatasuna.org/2008/11/inonoff-antagonisti-dentro-le-lotte-di-fronte-alla-crisi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
