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	<title>csoa Askatasuna &#187; arresti</title>
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		<title>Presidio per il riesame per gli arrestati</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 11:34:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si terrà giovedì 16 luglio ore 10.30 a Torino il Tribunale del Riesame per gli arrestati dell&#8217;inchiesta Rewind. Presidio davanti al Palazzo di Giustizia, corso Vittorio Emanuele II, 130

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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Si terrà giovedì 16 luglio ore 10.30 a Torino il Tribunale del Riesame per gli arrestati dell&#8217;inchiesta Rewind. Presidio davanti al Palazzo di Giustizia, corso Vittorio Emanuele II, 130</strong></p>
<p><strong></strong><img src="../wp-content/uploads/2009/07/presidio_riesame.jpg" border="0" alt="" width="472" height="333" /></p>
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		<title>Caselli e Mattiello: nemici di chi?</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 23:29:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Miseria e conservazione della Sinistra Legalitaria torinese
Attaccare il Procuratore Caselli non sta proprio bene. Va bene prendersela con le autorità normali, quelle già esposte al pubblico ludibrio ma attaccare un eroe nazionale&#8230; suvvia !
Toni e contenuti della manifestazione di ieri sera, che ha portato per le strade di Torino quasi 2000 persone a chiedere la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: left;"><span class="sotto_titolo_rosso"><img class="alignleft" style="margin: 2px;" src="http://www.infoaut.org/img/gallery/thumb/09-4a585b9529c85.jpg" alt="" width="200" height="150" />Miseria e conservazione della Sinistra Legalitaria torinese</span></div>
<p><em>Attaccare il Procuratore Caselli non sta proprio bene. Va bene prendersela con le autorità normali, quelle già esposte al pubblico ludibrio ma attaccare un eroe nazionale&#8230; suvvia !</em></p>
<div>Toni e contenuti della manifestazione di ieri sera, che ha portato per le strade di Torino quasi 2000 persone a chiedere la liberazione dei 21 arrestat* dell’Onda, hanno dato fastidio a molti, c’era da aspettarselo.<br />
Sulle pagine di Repubblica-Torino leggiamo oggi una &#8220;vibrante&#8221; presa di posizione di tale Davide Mattiello, niente-po&#8217;po&#8217;-di-meno-che&#8230; presidente di <em>Libera Piemonte</em>. E scusate se è poco!<br />
Il succitato ha sentito il dovere improcrastinabile di correre in soccorso del suo principale, il Procuratore Caselli, oggetto di ripetute critiche in questi giorni che hanno succeduto gli arresti preventivi dell&#8217;operazione &#8220;Rewind&#8221;.<br />
Il nostro deve aver vissuto come personalmente inaccettabili e lesivi della pubblica decenza i ripetuti attacchi (verbali, telematici e scritti &#8211; tanto per precisare!) contro il sommo Procuratore.<br />
Perché invece l&#8217;arresto preventivo-cautelare di 21 ragazz* (cioè senza alcun processo che li definisse &#8220;colpevoli&#8221;) per quelli della sua estrazione è cosa normale, sana e giusta.<span id="more-603"></span><br />
Su questo, il Mattiello &#8211; c&#8217;era da giurarci &#8211; non ha nulla di dire!<br />
Avevamo già rilevato l&#8217;assordante silenzio della sinistra istituzionale sull&#8217;intera vicenda, un po&#8217; per codardia, un po&#8217; per cinismo, un po&#8217; per reale incapacità a saper prendere una qualunque posizione.<br />
In questo deserto ecco farsi avanti, profeta in patria, il Mosé-Mattiello ad annunciare le virtù salvifiche del Gesù-Caselli che avrebbe sacrificato chissaché alla propria biblica lotta contro l Male.<br />
In verità, ci sembra, il Mattiello è forse più che tutto preoccupato di difendere il suo comodo posto di lavoro dentro <em>Libera Piemonte</em>. A tal fine, è bene mostrarsi ligi e adoranti le pubbliche virtù del titolare.</p>
<p>Perché spendere ancora tempo e fatica a rispondere a personaggi di questo calibro, si chiederà qualcuno?! Giusta domanda&#8230; Il fatto è che troviamo davvero insopportabile dover sempre stare in silenzio e lasciar passare le periodiche dichiarazioni di queste associazioni di paraculi.<br />
Sì, diciamolo senza mezze misure e infingimenti. Nonostante l&#8217;aria che si danno e l&#8217;aura con cui ammantano il loro operato da odierni Don Chisciotte, questi giovani dell&#8217;Antimafia non fanno paura a nessuno, servono (nel senso che &#8220;sono utili a&#8221; e ne sono &#8220;servi&#8221;) egregiamente le istituzioni e non rischiano assolutamente nulla. E&#8217; ora di finirla con queste litanie su presunti eroi che girano il paese coi soldi pubblici costruendosi rispettabilità e carriera. Hanno l&#8217;appoggio di tutte le istituzioni, dal Governo giù fino all&#8217;ultimo paesello di provincia. Tutti a dargli pacche sulle spalle.<br />
La verità è che costoro sono parte integrante  e ben oliata dei meccanismi di funzionamento del Sistema. Sono, ci si conceda il gioco di parole, &#8220;Racket sul Racket&#8221;: acquisiscono beni e soldi sequestrati a chi sequestra e taglieggia. La differenza è che loro lo fanno con l&#8217;avvallo dello Stato e senza rischiare nulla.<br />
Potremmo definirli la versione nazionale delle Ong. Come quelle anticipano e &#8220;curano&#8221; posticipatamente le ferite delle guerre globali ai 4 angoli del pianeta, questi salgono sui carri dei vincitori impossessandosi di ricchezze e beni presentati mediaticamente come  &#8220;tesori della mafia&#8221;. E gli immobili pluri-miliardari dell&#8217;Immobiliare milanese, romano, torinese, genovese? Lì Caselli e Libera non arrivano. Poteri troppo forti e intoccabili! Più facile prendersi &#8211; a battaglia finita &#8211; le case al mare di 4 criminali. Il tutto facendosi sorreggere dall&#8217;ideologia buonista della <em>medicalizzazione sociale</em>. Sempre cattivi e devianti da curare&#8230; Che vomito!</p>
<p>Il Mattiello arriva addirittura a proferire una dichiarazione d&#8217;amore per questa Repubblica (come sempre) &#8220;nata dalla Resistenza&#8221;, ovviamente &#8220;da difendere&#8221; con la santa pratica della &#8220;non-violenza&#8221;.<br />
Una piccola domanda signor Mattiello: A che Repubblica ti stai riferendo?<br />
Alla Prima, retta per 50 anni dai Democristiani e conservata grazie alla collaborazione del Pci e dei suo giudici che (come il Caselli) comminarono secoli di galera ad una generazione che liberarsi voleva per davvero?<br />
Alla Seconda, segnata dall&#8217;ascesa di Berlusconi e della Lega Nord e dalla progressiva scomparsa di questa vostra Sinistra di merda?<br />
O alla Terza, che state cercando di far nascere &#8211; come tanti Richelieu tramanti nei corridoi del potere &#8211; sulle disavventure sessuali del Cavaliere?<br />
Prenditi tutto il tempo che vuoi per rispondere caro Mattiello, tanto sappiamo già da che parte starai&#8230; Non ci stupiremo di vederti un giorno salire sul carro dei vincitori a inaugurare una nuova sede di Libera in un centro sociale sgomberato, in una ex-casa  occupata da profughi o in qualche stanzetta occupata da qualche collettivo universitario dopo una mobilitazione che sarà durata qualche mese.</p></div>
<p>Ma non ti preoccupare, anche allora ci sarà qualcuno che saprà opporsi e dare filo da torcere!</p>
<p><strong>Network Antagonista Torinese</strong><br />
<em>csoa Askatasuna – csa Murazzi – coll universitario autonomo – koll studenti autorganizzati</em></p>
<p>________<br />
<strong><br />
N.b.</strong> <strong><em>&#8220;Dimmi a chi ti accompagni e ti dirò chi sei&#8221;</em></strong>. Nella foto sotto si possono notare, ripettivamente, <strong>Davide Mattiello</strong> (Libera Piemonte), <strong>Gian Carlo Caselli</strong> (non ha bisogno di presentazioni) e tale <strong>Marco Martino </strong>(funzionario” della squadra mobile). I tre intervengono ad una serata di Acmos (una delle associazioni-taglieggio di cui sopra) sul tema &#8220;Sicurezza&#8221;.</p>
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		<title>video corteo 10/7</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 23:20:29 +0000</pubDate>
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		<title>PRESIDIO ALLE VALLETTE</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 23:08:27 +0000</pubDate>
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		<title>Le ragioni dell&#8217;Onda e il Guardiano della Repubblica</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 06:59:52 +0000</pubDate>
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Riflessioni a freddo su un’operazione normalmente “anomala”
[scaricalo in versione pdf]
A qualche giorno dall’exploit dell’operazione “Rewind”, proviamo a mettere giù una  riflessione distesa e serena su senso, fine e destinatari del nuovo spot promozionale del trio istituzionale Governo-Magistratura-Forze dell’Ordine, tante volte su sponde opposte, oggi stretti in rinnovata unione contro il comune nemico, ancora una [...]]]></description>
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<div><em><span class="sotto_titolo_rosso">Riflessioni a freddo su un’operazione normalmente “anomala”</span></em><br />
[scaricalo in versione <a href="http://www.infoaut.org/articolo/le-ragioni-dellonda-e-il-guardiano-della-repubblica/file/id/940/">pdf</a>]<br />
<img class="alignleft" style="margin: 2px;" src="http://www.infoaut.org/img/gallery/thumb/onda_vs_caselli-4a55d93f35cf8.jpg" alt="" width="200" height="232" />A qualche giorno dall’exploit dell’operazione “Rewind”, proviamo a mettere giù una  riflessione distesa e serena su senso, fine e destinatari del nuovo spot promozionale del trio istituzionale Governo-Magistratura-Forze dell’Ordine, tante volte su sponde opposte, oggi stretti in rinnovata unione contro il comune nemico, ancora una volta inividuato nei movimenti.<br />
I movimenti ringraziano, si riconoscono nella dicotomia: da una parte i custodi dell’ordine costituito, dall’altra chi prova, con umiltà e ostinazione ma con immenso piacere, ad operare nel segno della trasformazione.<br />
Cosa cercano con questa nuova maxi-operazione il Ministro degli Interni e la Procura di Torino? Perché tanto accanimento e copertura mediatica per una (in fondo) ordinaria operazione di repressione?<br />
Nell’epoca in cui la Politica è (anche, in buona parte) Comunicazione, il blitz viene  coordinato a livello nazionale come nelle più spettacolari operazioni dell’antimafia. Gli ingredienti del resto ci sarebbero tutti, a partire dal protagonista-eroe, sua-santità-Caselli,  per il quale “le violenze erano preordinate” da “300 pronti a tutto”,  “organizzati in modo para-militare”.<br />
Verrebbe da ridere se non ci fosse di mezzo la libertà di 21 giovani.<br />
<span id="more-592"></span></p>
<p><strong>Caselli: “mutazione genetica” o eterno ritorno dell’identico?</strong></p>
<p>Il segno politico dell’operazione è dato proprio dalla scesa in campo, pubblica e senza mediazioni di un <em>sancta sanctorum</em> della sinistra legalitarista e impotente, che usa la Magistratura come Viagra e riduce la battagia contro Berlusconi alla pratica sconcia del <em>voyeurismo</em>. Ecco allora aprirsi il sipario per il Procuratore Caselli, un cappello calato dall’alto per sigillare con l’ultima parola benedicente l’intoccabile bontà e giustezza di una manovra di repressione politica e intimidazione sociale.<br />
Per arricchire la messinscena il Procuratore esercita anche produttivamente un linguaggio altrimenti stantio e burocratico: quelli scesi in piazza a Torino sarebbero soggetti mutanti, pericolosi per il corpo sociale perché affetti da una “mutazione genetica” in corso. Sembrerebbe la sinossi de <em>L’invasione degli Ultracorpi</em>, noto film di fantascienza americana degli anni ’50, in cui l’agente mutante-alieno altri non era che la trasposizione filmica del “pericolo rosso” contro cui il Maccartismo invitava alla pubblica delazione (ed infatti l’operazione pretende di colpire “i mutanti” cattivi per preservare i manifestanti buoni). Il Procuratore deve essere anche un discreto cinefilo e aver fatto tante volte “Rewind”.<br />
Ma chi è e cosa vuole questo <em>piccolo uomo</em>, (ci riferiamo alla statura <em>morale</em>, non a quella fisica),  campione di presentabilità quanto di insuccessi reali nel campo in cui viene canonizzato come eroe nazionale: l’antimafia. Il giudice Caselli adora Don Ciotti (titolare di una multinazionale del sociale) e i giovani virgulti delle associazioni antimafia (trampolino di lancio per carriere nella politica istituzionale) ma soprattutto non manca (quando serve, non si spreca per poco il Procuratore) di bastonare i/le giovani  che per cambiamento e la trasformazione si battono per davvero; e per questo sono magari anche capaci di rischiare qualcosa.</p>
<p>Dove sono Caselli e i suoi colleghi quando si tratta di intervenire strutturalmente nei gangli in cui l’economia mafiosa si riproduce e prolifera: nelle poltrone dell’amministrazione politica, interfaccia e merce di scambio tra economia legale ed illegale; nell’immobiliare e nell’economia della rendita, attività interessata di tanti pubblici amministratori; nel <em>grand affaire </em>dello smaltimento di rifiuti e nella conseguente costruzione degli inceneritori. No, è più facile che a questo livello il buon Caselli e i suoi colleghi intervengano invece contro chi si  organizza per difenderli i territori, come sicuramente faceva quel compagno di Napoli, sicuramente impegnato anche nella battaglia di Chiaiano.<br />
Forse però al buon Caselli, dopo tutto, di tutto questo, non gliene frega niente.  A lui, piccolo uomo, interessa soprattutto portare a casa la pagnotta (e che pagnotta!), continuare a frequentare i club chic della città, andare a cena con i poteri forti, mantenere la casetta in montagna e la barca nel porto, dare un colpetto sulla spalla dei giovani buoni della sinistra legalitaria e un giro di chiavistello per quelli che <em>al loro posto non ci sanno  stare…</em></p>
<p>In fondo è poi questo l’identikit di questo miserello inquisitore: debole con i forti, forte con i deboli. Fattosi le ossa (sulla pelle degli altri) negli anni ‘70 con la repressione dei movimenti sociali, sposando e facendo propria la tesi di un Pci fattosi-stato secondo cui tutto quello che stava alla sua sinistra era lotta armata. Erano i tempi in cui il Partito ordinava la linea del compromesso storico, ordita dai sarti Berlinguer e Moro. Anche se dietro le quinte, Giulio era allora troppo forte ed intoccabile, alleato nella preservazione del sistema. Qualche anno dopo, quando tutti davano addosso ad Andreotti ci si mette anche lui. Dopo anni di leccate di culo, il tempo del voltagabbana e della persecuzione. Che misero profilo!<br />
Ottenuti pochi risultati contro la criminalità organizzata, eccolo promosso (a pieni voti: lo stato è riconoscente con i suoi servitori) Procuratore Capo della Repubblica di Torino. Più che mutazione genetica ci sembra di assistere all’eterno ritorno dell’identico.</p>
<p><strong>Le finalità dell’operazione: auto-promozione, deterrenza, produzione teorematica</strong></p>
<p>Archiviato il ritratto del magnifico procuratore (ne abbiamo già palato anche troppo!) vale invece la pena di soffermarsi sulle implicazioni e le finalità di quest’odierna operazione contro il movimento dell’Onda.<br />
Da più parti si è fatto notare come dietro la recente campagna pubblica contro i vizietti del Cavaliere potrebbe celarsi la volontà di alcuni pezzi del ceto politico nostrano e dei poteri forti da essi rappresentati di farla finita con Berlusconi per salvare l’onorabilità e di un sistema strutturalmente marcio ben oltre le malefatte del Cavaliere. Una sorta di <em>rivoluzione dall’alto</em> nella tradizione di Mani Pulite,  secondo l’italico costume per cui occorre <em>cambiare tutto per non cambiare niente</em>. Protagonisti e interpreti del “nuovo corso” dovrebbero quindi <em>in primis</em> sapersi mostrare irreprensibili esecutori della ragion di stato. (E’ bene ricordare che i prodotti più autentici della vicenda Mani Pulite furono la nascita di Forza Italia e l’affermazione politica e sociale della Lega Nord come nuovo ed ultimo partito di massa). L’operazione persecutoria contro l’Onda andrebbe allora letta come primo <em>exemplum</em> di questa trasformazione di facciata. Un’ipotesi interessante su cui continuare a ragionare, provando a prevedere ed anticipare le mosse (contro di noi) ordite ai piani alti e accompagnate da un consenso populista e tele-guidato.<br />
Da parte nostra siamo però ben poco inclini alle seduzioni delle narrazioni complottistiche. Spesso la politica istituzionale, nella sua miseria (e oggi incapacità di previsione e progettualità) è ben più semplice e dalle gambe (e vista) corte. Se dunque queste riflessioni possono rivelarsi feconde e lungimiranti, questo varrà forse per un quadro sistemico più generale.</p>
<p>Misurando invece le finalità di quest’ultima operazione ci sembra piuttosto che ne vadano individuati tre livelli.<br />
Sul <strong><em>brevissimo termine</em></strong>, a livello di pura contingenza (cui si riduce la Politica-Comunicazione) si trattava di produrre il “risultato” in corrispondenza del G8, con una duplice finalità: da un lato intimorire i movimenti in partenza per L’Aquila (punto di vista dei movimenti) e “impedire ai facinorosi di organizzare nuovi disordini” (punto di vista poliziesco). Se è indubbia la finalità preventiva e repressiva,<br />
Dietro questa interpretazione c’è una concezione riduttiva e caricaturale della natura dei movimenti e dei soggetti che li animano. Come se il grado di conflittualità di un evento dipendesse da 21 (o 300, poco importa) soggetti ben individuabili e circiscrivibili nelle patrie galere. Gli eventi di questi giorni mostrano piuttosto il contrario; che la natura di una protesta, di una rivolta, di un’espressione pubblica di dissenso consiste invece nella sua capacità di cambiar pelle, riprodursi un po’ più in là, mutare forma e geografia. Raramente è prevedibile a tavolino (come pretenderebbero gli specialisti delle questure).<br />
Dall’altro lato (e ci sembra invece quello più effettivo e produttivo) si tratta di mostrare al paese, ai suoi poteri forti, alla maggioranza silenziosa che li sostiene attivamente con l’esercizio passivo del voto, che la Polizia di Stato lavora e produce risultati. Uno spot di auto-promozione dentro quell’altro mega-spot che è questo G8, al tempo stesso surreale e vergognoso. Inutile il primo, inutile il secondo ma intanto si consuma pubblicamente la legittimità socialmente ben poco riconosciuta di istituzioni putride e fondamentalmente inutili: un G8 superato dalla crisi in atto; una Polizia di Stato capace di mobilitare un apparato mastodontico ed i suoi pezzi da novanta per arrestare 21 studenti. Questi se la caveranno con qualche settimana di reclusione. Sugli aquilani è invece in corso una sperimentazione di controllo e internamento di massa per provare, anche in quella provincia, la produttività della <em>Shock Economy</em>.</p>
<p>Su un <strong>medio-lungo periodo</strong> c’è invece l’esigenza, sempre attuale per le questure,  d’intimidire i nuovi soggetti sociali che si affacciano sulla scena politico-sociale in prima persona e senza mediazioni, spesso con tutta la carica di entusiasmo e protagonismo che preoccupa non poco i conservatori dell esistente nei suoi precari equilibri.<br />
Di fronte ad una crisi che non sembra mostrare segni d’inversione, la radicalità di cui l’Onda è stata capace in alcuni frangenti incute tutta la filiera gerarchica del Ministero degli Interni (da Maroni fin giù all’ultimo sbirretto di quartiere) spaventati da una potenziale generalizzazione delle pratiche conflittuali.<br />
Si riscopre, a questo livello, il buon uso sistemico della <em>misura cautelare come mezzo politico di deterrenza</em>. Molti processi decadono, castelli accusatori crollano miseramente ma intanto, chi ha osato alzare la testa, si sconta un po’ di galera o altre misure “cautelari” (domiciliari, firme, obbligo di residenza, etc…).</p>
<p>Ipotizziamo infine un <strong><em>terzo livello</em></strong>, a futuro uso inquisitore. Ed è quello che emerge,  in sottotraccia, tirando le logiche conclusioni da alcune delle allusioni del Procuratore. Si lascia intendere che in fondo, quelli che  si sono arrestati, non sono i “veri” manifestanti ma “professionisti dello scontro”, “infiltrati”, “mutanti”… Il vocabolario attinge a piene mani dal poderoso archivio della sinistra-di-stato, quello per cui tutto quanto sfugge al suo controllo andrebbe riposto nel casellario dei “provocatori” (una volta scrivevano “chi li paga?”, oggi non sanno nemmeno dove scovare finanziatori occulti e “grandi vecchi”).<br />
Nel caso specifico del 19 maggio si trattava di dimostrare l’estraneità degli arrestati alla condizione di studenti e, in senso allargato, dei 300 pronti a tutto dalla maggioranza del corteo. Nessuna delle due operazioni sembra però aver funzionato.</p>
<p><strong>“Non sono studenti!”</strong></p>
<p>E’ questo il ritornello giustificatorio che fa da sfondo all’operazione “Rewind”. Eppure, facendo i conti – e non è su questo piano che ci interessa rispondere – ben 15 o 16 dei 21 colpit* dai provvedimenti cautelari sono effettivamente studenti. Si tratta dei 3/4 di essi. Una percentuale ben significativa se consideriamo qual è oggi il grado di rappresentatività con cui vengono eletti governanti, pubblici amministratori, rappresentanti di categoria, sindacalisti, “rappresentanti degli studenti”…<br />
Se uno studente partecipa ad una manifestazione operaia se ne lodano le virtù solidali e l’altruismo. Perché un lavoratore o un disoccupato non può partecipare ad una manifestazione studentesca?<br />
<em>La vera questione, tuttavia, ci sembra ancora un’altra, ben più profonda ed urgente: che cos’è oggi un lavoratore, che cosa uno studente?</em> E’ ancora possibile una separazione netta di figure sociali in realtà sempre più sovrapponibili e dai contrni sfumati? Di cosa parliamo quando diciamo precarietà? Non è forse oggi la condizione esistenziale di una quota  consistente e ampia dell’intero corpo sociale?<br />
Forza e intelligenza dell’Onda erano consistite anche nel saper operare una sintesi dei bisogni e delle istanze di un soggetto multiforme, frammentato, giovanile e non, che si è riconosciuto in uno slogan programmatico: “Noi la crisi non la paghiamo!”.</p>
<p>La “mutazione genetica” allora non è tanto quella di manifestanti trasformantisi in paramiliatari ma piuttosto quella dell’odierna composizione del lavoro e del sapere vivo. Uomini e donne che al tempo stesso sono studenti, lavoratori a tempo indeterminato, a più riprese disoccupati, sempre precari/e (<em>composizione tecnica</em>). Ma anche: attivisti dell’Onda, militanti dei centri sociali,  mediattivisti, uomini e donne impegnati nella difesa del proprio territorio, utilizzatori spregiudicati del sindacato come mero strumento nel suo valore d’uso (<em>composizione politica</em>).<br />
Con molta naturalezza, proviamo a ricostruire il percorso-tipo di questo odierno mutante. Se il soggetto in questione è minimamente intelligente e curioso di quel che gli accade intorno, succede che all’università venga coinvolto nel movimento dell’Onda. Nelle dinamiche assembleari incontrerà probabilmente un/a simile che frequenta anche un centro sociale. Se è una donna (spesso anche se è un uomo) farà proprie le istanze di lotta e resistenza contro gli attacchi governativi in materia di riproduzione (aborto, riproduzione assistita); se abita una metropoli sarà facilemnte coinvolto nelle lotte a sostegno dei migranti, degli occupanti di case o di quello che localmente si muove. Se abita, lavora o studia a Torino si appassionerà molto facilmente alle ragioni della lotta No Tav. Se invece si trova a Napoli frequenterà il presidio di Chiaiano. A Bologna non perderà occasione di mobilitarsi contro un Cofferati (oggi un DelBono) che sgombera tutti e impedisce persino di bersi una birra per strada. In Veneto troverà normale partecipare alle mobilitazioni contro la nuova base DalMolin, spettatore non passivo dei disastri della guerra globale.</p>
<p>Cosa c’è di strano in tutto questo? Niente, o meglio nulla di per chi abita e vive a queste altezze del quotidiano presente. Per i Caselli e i suoi collaboratori promiscuità e porosita di questi confini sono invece intollerabili.  Per loro gli studenti sono quelli che studiano, i lavoratori quelli che lavorano. Ognuno deve fare il suo mestiere: studiare (per imparare a lavorare), lavorare (per poter consumare), votare (per credere di contare qualcosa)… Se si è così sfortunati, isolati e senza prospettive ci si potrà sempre arruolare nei Carabinieri… o magari come mercenario ben pagato in una delle tante guerre che esportiamo oltreconfine. Se è una donna, consiglierà invece Berlusconi, potrà sempre fare la velina (o la escort).<br />
Lo scambio, la messa in comune, la ricerca e definizione di un programma d’azione e trasformazione efficace è propriamente quello che i cittadini-sudditi non devono neanche immaginare di fare. Due secoli di Scienze Umane, qualche decennio di Scuola del Management servono anche e soprattutto a questo. Sintesi e ricomposizione possono e debbono essere fatte solo ad un livello più alto.<br />
Ma questa (loro) Scienza è Scienza del Capitale (e del suo Comando).<br />
Tra i temi esplicitamente messi a fuoco dal movimento dell’Onda c’era anche la critica dell’ideologia sistemica che postula la neutralità dei saperi. Martedì 19 maggio in corso Marconi ci si è battuti anche contro questo. Contro un vertice che prometteva di fornire le ricette di uscita dalla crisi, dentro questa divisone dei Saperi e del Lavoro, senza mettere in discussione nulla dell’attuale gerarchia dei poteri (mettendosi anzi al servizio della sua eterna ripetizione).</p>
<p><strong>La Sinistra è morta&#8230; ma l’Onda continua a scorrere (e con lei i movimenti sociali)</strong></p>
<p>Se c’è un grande assente in tutta questa vicenda è propro la sinistra Istituzionale. Non abbiamo udito una parola. Non s’è proferita voce! Il garantismo tante volte sbandierato è scomparso. Tutti a guardare senza volere (o sapere) dire niente. La crisi della rappresentanza sembra tramutarsi in letterale estinzione di questa parte politica. Qui non è più questione di percentuali (sopra il 20 % o al di sotto del 4%). Il silenzio su una vicenda di questo calibro ne attesta la sparizione sociale, culturale e politica.<br />
Questa non è una lamentela né una disperata richiesta di aiuto. E’ una semplice e inconfutabile presa d’atto. Questi signori potranno anche pensare che noi siamo rimasti soli. Verrebbe da dire “meglio soli che male accompagnati”. Ma la verità è che la nostra solitudine è popolata. Lo dimostrano i cortei, le azioni e le occupazioni che in tutto il paese hanno costruito la risposta a questa operazione triste e impotente. Le assemblee e i presidi che i NoTav fanno per la nostra liberazione (quei montanari hanno esperienza della lingua biforcuta dei partiti). La ripresa d’ossigeno di un anti-G8 che sembrava partire un po’ in sordina. Queste sono però ancora solo le prime avvisaglie di un autunno che si annuncia ben più caldo e partecipato.</p>
<p>Torniamo e torneremo ancora nelle strade e nelle piazze, nei presidi e nelle assemblee, non per chiedere ma per pretendere la liberazione di questi 21 compagn* e di tutt* quell* fermat* e arrestati* nei giorni successivi. E non promettiamo nulla, né di tornare alla normalità né di starcene buoni. Affiliamo le “armi” per le prossime occasioni.<br />
<strong><em>A sara dura… per voi!</em></strong></div>
<div><strong>Liberi tutt*! Liber* subito!</strong></div>
<p><strong>Network Antagonista Torinese</strong><br />
<em>Csoa Askatasuna &#8211; Csa Murazzi<br />
Collettivo universitario autonomo &#8211; Kollettivo studenti autogranizzati<br />
</em></p>
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		<title>MANIFESTAZIONE 10/7 H.21</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 13:49:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
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Gli arresti del 6 luglio a danno di ventuno studenti e precari di Torino, Bologna, Padova e Napoli costituiscono un attacco senza precedenti all’Onda Anomala, oltre che un’aggressione ai movimenti sociali e agli spazi di critica e agibilità politica in questo paese. La risposta del movimento è stata immediata, forte ed efficace: una mareggiata estiva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://i629.photobucket.com/albums/uu16/neska_bucket/MANI.jpg" alt="" width="345" height="259" /></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Gli arresti del 6 luglio a danno di ventuno studenti e precari di Torino, Bologna, Padova e Napoli costituiscono un attacco senza precedenti all’Onda Anomala, oltre che un’aggressione ai movimenti sociali e agli spazi di critica e agibilità politica in questo paese. La risposta del movimento è stata immediata, forte ed efficace: una mareggiata estiva che ha portato a occupazioni e cortei nei luoghi politici della doppia crisi, università e metropoli. Ora è necessario potenziare la risposta e praticare un’altra tappa nel percorso di coinvolgimento sociale nella lotta contro l’operazione ordita da Maroni e Caselli.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Invitiamo tutte gli universitari, i precari, i parenti e gli amici degli arrestati, gli studenti di ogni grado e i tutti i soggetti sociali colpiti dalla crisi a costruire un momento nazionale decentrato di mobilitazione nella serata di venerdì 10 luglio, con manifestazioni in diverse città, e convochiamo una conferenza stampa nazionale dell’Onda a Torino per il pomeriggio di giovedì 9 luglio, per rilanciare la mobilitazione e chiedere l’immediata liberazione di tutti gli arrestati.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Onda libera tutt*!!!</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;" align="center"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Riprendiamoci le strade delle nostre città!!!</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: right;" align="right"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Onda Anomala Torino</span></span></em></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
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