Posts Tagged “askatasuna”
Scritto il gennaio 26th, 2012 da admin in comunicati, PRIMO PIANO, tags: arresti notav, askatasuna
Nostalgia…nostalgia canaglia, è questo il motivetto che risuona nella mente del super procuratore Caselli mentre firma gli arresti notav. Ci sono tutte le figure dei suoi incubi: lotta armatisti, antagonisti, anarchici e qualcun altro che lui equipara a teppista. Un quadretto niente male che gli permette di dire in conferenza stampa che questa non è un’operazione contro il dissenso e per carità “abbiamo solo colpito episodi singoli”.
La realtà è un’altra e dista anni luce da questo quadretto, che ancora una volta, dimostra la non comprensione (politica e sociale) delle forze dell’ordine, della magistratura e della casta.
Il movimento notav è un qualcosa di ben più complesso; è un movimento popolare che non abbassa la testa, che non riconosce la democrazia di palazzo, che fa della contro cooperazione un suo punto di forza, che non accetta le divisioni tra “ale” o buoni e cattivi. E’ un movimento che lotta e resiste ed e’ questo che non va giù a chi rappresenta il potere.
E’ un movimento che non si arrende e che ha dimostrato nel tempo, come la scelta di opporsi ad un progetto più grande di se stesso, sia la scelta giusta, programmatica, costituente e vincente.
La Val Susa non ha paura, la Val Susa fa paura questa è la verità. Fa paura al potere costituito pensare che visto l’esempio notav, potrebbero sorgere centinaia di Libere Repubbliche; decine di movimenti che lottano per interessi collettivi partendo dalle proprie specificità, facendo a meno delle mediazioni al ribasso, scegliendosi il proprio futuro.
Questo fa paura, e in qualche modo il “sistema della crisi” deve fare le sue mosse. Il cantiere arranca, il sito strategico è una boutade, i muri e il filo spinato servono solo a mostrare i muscoli e allora eccola qui la soluzione: dimostriamo che il movimento è sotto ostaggio dei soliti ribelli, provenienti da tutta Italia, così fiaccheremo i notav e dimostreremo a tutti che esistono “due piazze”.
Ci spiace, ma anche questa volta, il piano è fallito e sebbene l’impatto, il movimento sta in piedi e marcia per la sua strada, non lasciando mai indietro nessuno.
Gli arrestati e le arrestate sono no tav, patrimonio della lotta, compagni di viaggio nei sentieri della Valle.
E non bastano trenta arresti, non bastano possiamo giurarci.
La lotta notav è un simbolo e un patrimonio di quanti credono che nella lotta vi sia la strada per la libertà, che parla lo stesso linguaggio nostro, di Giorgio, Luca, Jacopo e tutti gli altri arrestati/e che vogliamo liberi, liberi subito, perché partiamo tutti assieme e torniamo tutti assieme.
Network Antagonista Torinese
Centro Sociale Askatasuna – Collettivo Universitario Autonomo – Centro Sociale Murazzi – Kollettivo Studenti Autorganizzati.
Nessun Commento »
Scritto il marzo 10th, 2011 da admin in antifascismo, comunicati, tags: askatasuna
Alcuni antifascisti cuneesi ci hanno inoltrato una lettera scritta dal presidente dell’Istituto Storico della Resistenza di Cuneo, Livio Berardo, pubblicata su “La Stampa” di Cuneo (qui da un altro sito), che insulta il nostro centro sociale, accusandolo di essere simile all’organizzazione neonazista “Casapound”, di propugnare idee politiche “aberranti” e di essere frutto della sottocultura divulgata dalla televisione berlusconiana. A Berardo non è piaciuta la giornata antifascista del 26 febbraio, proprio a Cuneo, quando centinaia di giovani e meno giovani hanno impedito il regolare svolgimento dell’inaugurazione di una nuova sede di Casapound. Gli antifascisti presenti, in massima parte cuneesi, hanno preso atto dell’autorizzazione di fatto data dalla Questura a questo scempio per la città, Medaglia d’Oro alla Resistenza, ed hanno praticato l’unica forma di lotta che l’estrema destra è in grado di comprendere: l’antifascismo militante. A loro va tutta la nostra solidarietà, e ad ogni fascista, ovunque si trovi, la nostra ostilità.
Berardo identifica nel nostro centro sociale l’esempio o la radice dei comportamenti tenuti quel giorno dalle antifasciste e dagli antifascisti. Per noi è un onore, anche se non serve esorcizzare l’antifascismo cuneese trovandogli, impropriamente, una casa torinese. Da quando l’estrema destra ha tentato di mettere nuove radici nel nostro paese, l’unica reazione che ha prodotto risultati è stata quella militante: impedire agibilità fisica e politica a questi gruppi, colpirne le strutture, sensibilizzare la popolazione al problema rappresentato dalla loro esistenza. Affinché l’antifascismo sia effettivo non è sufficiente cullarsi nel narcisismo a buon mercato rappresentato dalla citazione di un paio di poeti in una lettera, o rifilare la solita pappardella sulla democrazia dal palco, magari offendendosi se chi è più giovane ascolta di malavoglia, o sorride di una certa senile sterilità intellettuale. È necessario molto altro, a partire da una comprensione storico-sociale e culturale delle nuove destre (e delle nuove sinistre).
Questo è ciò che manca a molti di coloro che rappresentano istituzioni importanti per l’antifascismo storico (in questo caso l’ISR), e sarebbe inutile nascondercelo. In gran parte tale personale è proveniente dall’ex PCI, oggi PD: un’organizzazione politica che, al di là delle oggettive difficoltà ad ottenere rispetto e non ludibrio dalla popolazione italiana, soprattutto giovane, è espressione storica della morte della sinistra e dell’antifascismo. Altre volte, come nel caso di Berardo, ha virato all’ultimo momento per il carrozzone vendoliano, ma mantenendo lo stile e la forma mentis dei vecchi PCI-DS. Non è stata Askatasuna a sdoganare revisionismi, anche giuridici, riguardo ai morti di Salò, né a intrattenere alleanze o interlocuzioni, a più riprese, con settori parlamentari provenienti da un’eredità fascista, o espressione di un presente xenofobo e a sua volta fascistoide, come la Lega Nord. Arrabbiarsi perché le nuove generazioni non si riconoscono nelle proprie scelte politiche serve a poco, né aiuta assumere verso di esse un atteggiamento di disprezzo, identificando, come al solito, chi non la pensa allo stesso modo come “prodotto di Berlusconi” o, alla vecchia maniera stalinista, con i fascisti stessi. Conviene, invece, farsi qualche domanda sulla propria credibilità.
È triste che una persona così occupi posti di rilievo nell’ISR. A Torino siamo da anni impegnati a far vivere, assieme a parte della cittadinanza, la sezione ANPI “Martinetto”, e sappiamo che il ruolo delle istituzioni antifasciste storiche può essere ancora forte, se fatto vivere dalle nuove generazioni partigiane. Purtroppo decenni di lottizzazione partitica di questi istituti permette a persone mediocri di sputare sentenze su un giornale o dal palco, deprimendo la memoria del sangue partigiano. Ma la memoria di quel sangue è al sicuro, perché a Cuneo come a Torino, e in tutta Europa, ci sono compagne e compagni pronti a fare dell’antifascismo non una retorica, ma una pratica. Anche nel Paese Basco vive lo stesso spirito dell’antifascismo italiano, dove il movimento indipendentista (vittima a sua volta degli insulti di Berardo nella sua lettera) ha pagato un prezzo altissimo nella sua lotta contro il fascismo franchista e, successivamente, contro le persecuzioni e le torture (denunciate anche dalle Nazioni Unite) perpetrate dalla monarchia liberale. Siamo orgogliosi di portare la libertà, anche basca, nel nostro nome.
L’antifascismo è un’impresa non ancora conclusa. Nel 1945 le forze partigiane furono disarmate in nome di una promessa che la sinistra storica, dai cui ranghi provengono gli insulti odierni nei nostri confronti, non ha mantenuto, e che anzi ha tradito. Oggi l’oppressione dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla donna, il razzismo e la guerra, lo sfruttamento sul lavoro e l’assenza di una cultura libera e laica ci impongono di considerare ancora e sempre l’antifascismo una strada maestra. Siamo però consapevoli che far vivere la memoria pulsante del sacrificio partigiano significa anche creare alternative sociali allo sproloquio disonesto e interessato dei tanti Berardo e dei tanti Fassino, figli di una cultura politica fallimentare e regressiva, priva di qualsiasi prospettiva di rivoluzione ed emancipazione. Per questo abbiamo sprecato del tempo a rispondere, e per questo inviamo un saluto antifascista a quella Cuneo partigiana che, il 26 febbraio, ha dimostrato di esserci e di poter produrre quell’alternativa immediatamente, con le sue stesse pratiche e la sua stessa esistenza.
Non un passo indietro – Ora e sempre resistenza
Centro sociale occupato Askatasuna – Torino
Nessun Commento »
Scritto il dicembre 3rd, 2010 da Aska 1 in news, tags: askatasuna
Un ritratto dell’Askatasuna di Torino. Dalle prime occupazioni (e sgomberi) alla sede definitiva a Corso Regina, con un giardino in condivisione con una scuola materna. La difesa dei migranti, l’attività nel quartiere, l’irruzione della polizia che sfascia tutto nel ’99, la partecipazione al movimento No Tav.
Orsola Casagrande (Il Manifesto )
TORINO - Askatasuna compie 14 anni. Un bel pezzo di storia quello passato dal centro sociale torinese, in realtà già attivo da prima del ’96, anno dell’occupazione dell’attuale sede, in corso Regina Margherita.
Quattordici anni di lavoro nel cuore di un quartiere popolare, Vanchiglia, che è vicino anche all’università e al centro della città. «Avevamo cercato di occupare lo stabile in cui si trova oggi Askatasuna – ricorda Ermelinda – già nel 1988. Ma siamo stati subito sgomberati. Il comune continuava a dire di avere dei progetti già decisi per quell’edificio. Che però continuava a rimanere vuoto». Continuando a tenere d’occhio i movimenti attorno alla palazzina di corso Regina, viene aperto il centro sociale Murazzi, sulla riva del Po. Un luogo simbolo, anche delle contraddizioni, della città della Mole. Qui si consumano tragedie che hanno per protagonisti/vittime i migranti. I Murazzi sono sempre in prima linea nella difesa dei diritti dei migranti. L’occhio rimane comunque su corso Regina. «Il nostro obiettivo – dice Andrea – era quello di occupare un posto in un quartiere popolare. Quando abbiamo constatato che l’attuale Aska rimaneva vuoto siamo passati all’azione». Il 16 novembre 1996 il collettivo dei Murazzi assieme a Cua (Collettivo Universitario Autonomo) e al Ksa (Kollettivo Studentesco Autorganizzato) occupa la palazzina di corso Regina. «Abbiamo immediatamente iniziato il percorso di collaborazione con il quartiere – dice Andrea – e lo abbiamo fatto ripulendo come prima cosa il giardino della palazzina che con una festa di inaugurazione è diventato spazio comune». E oggi quel giardino è in condivisione – «non una divisione dei giorni di utilizzo, una vera condivisione» ci tiene a sottolineare – con la vicina scuola materna che lo utilizza nei giorni infrasettimanali. Del resto la collaborazione con la scuola materna rientra nel più ampio lavoro comune fatto con il quartiere.
Da subito si è creato infatti un comitato di quartiere che con i giovani del centro ha messo in piedi strutture e iniziative importanti. Negli anni sono nati la LuPo (ludoteca popolare), la BiPop (biblioteca popolare), il Gap (gruppo di acquisto popolare) e la popolarissima (nel senso di frequentatissima) palestra popolare che ormai ha corsi tutti i giorni. Il comitato di quartiere organizza anche iniziative per i ragazzini, come i centri estivi autogestiti, nati grazie alla disponibilità dei genitori di prestare, a turno, il loro tempo per organizzare attività per i ragazzini.
Tra minacce di sgomberi e iniziative sempre più frequenti, Askatasuna diventa una realtà ben radicata nel quartiere. Il primo maggio del 1999 è una data importante per il centro sociale torinese. Askatasuna infatti partecipa alla manifestazione del primo maggio contestando la guerra voluta dall’allora premier di centro sinistra Massimo D’Alema in Kosovo. “Vergogna” c’è scritto nello striscione del centro sociale. Scatta la repressione, brutale, feroce. Una vendetta. Mentre i giovani stanno mangiando la grigliata al centro, dopo la manifestazione, la polizia fa irruzione nei locali. «I deportati in questura sono 114 – ricorda Ermelinda – la polizia distrugge tutto». Aggiunge Andrea che «si è trattato chiaramente di un’azione di ritorsione. Difficile dimenticare la violenza di quella giornata».
Una giornata che il regista Armando Ceste (scomparso prematuramente un anno e mezzo fa) fissa nel film “Rosso/Askatasuna (A proposito di un primo maggio di guerra)”. Armando raccontava così la sua determinazione nel realizzare questo film: «Mi ricordo che quel giorno non ero andato in piazza; ho dunque saputo degli incidenti e degli scontri dai giornali. Si capiva che fosse stata commessa una schifezza, ma non era chiaro cosa fosse accaduto. Passo spesso davanti all’Askatasuna; ultimamente mi ha colpito uno striscione enorme con la scritta “1-05-99 noi non scordiamo”. All’interno dell’Askatasuna ci sono molti spazi, fra questi uno è occupato da un gruppo teatrale. Uno dei ragazzi del gruppo mi parlò di quello che era successo e della loro intenzione di preparare uno spettacolo teatrale per raccogliere soldi per la ricostruzione del centro.
Ne parlai con Beppe Rosso, se aveva voglia di partecipare, e lui si dimostrò subito sensibile e pronto a fare uno spettacolo all’interno dell’Askatasuna. Abbiamo quindi organizzato a metà giugno questo spettacolo teatrale – Camminanti – dove si parla di intolleranza e di razzismo. Lo spettacolo andò bene, portandoci a contatto con una nuova realtà che, per ragioni sia storiche che anagrafiche, non conoscevamo. Prendendo a pretesto lo spettacolo, con Beppe, decidemmo di realizzare il film; non solo per raccontare la giornata del 1° maggio, ma anche per descrivere lo scontro tra due culture, dove il “diverso” (dall’immigrato allo squatter) viene come al solito criminalizzato, identificato col nemico».
Uno degli intervistati nel film di Ceste è Pasquale Cavaliere, consigliere regionale dei Verdi che si suicidò nel ’99 dopo altri due suicidi. Sole (Soledad Rosa) e Baleno (Edoardo Massari) erano due giovani anarchici che si opponevano alla costruzione del treno a alta velocità in Val Susa. Cavaliere fu l’ultima persona a parlare con Baleno. Una storia, quella della montatura giudiziaria contro i due giovani e il contesto in cui si muovevano, che rimane una delle pagine più nere per la città. «L’aggressione del primo maggio – dice Andrea – è stata per noi una sorta di prova di maturità. Abbiamo continuato con determinazione a crescere».
Alla cena di compleanno dell’Askatasuna, sabato scorso, c’era anche l’iniziativa di autofinanziamento dello sportello casa, un’altra realtà cresciuta nel centro sociale per combattere gli sfratti e dare sostegno legale a quanti hanno il problema della casa. Ci sono inoltre corsi di alfabetizzazione per migranti.
Nessun Commento »
Scritto il novembre 10th, 2010 da Aska 1 in Concerti, tags: askatasuna
Nessun Commento »
Scritto il ottobre 8th, 2010 da admin in comunicati, tags: askatasuna, cgil

Secondo i luoghi comuni, non ci sono più le cose di una volta. E per rispettare la saggezza popolare, lo diciamo anche noi. Non c’è più la Cgil di una volta. Una volta il sindacato era una cosa seria,con i suoi servizi d’ordine ci confrontavamo con forza, insomma erano tutti d’un pezzo. Sul difendere i lavoratori e le lavoratrici invece ci sembra che le cose non è che siano cambiate molto, a parte la Fiom, che tenta di farlo con coerenza. Però un tempo, almeno la Cgil, non si faceva dettare la linea da qualche arrivista di destra come Augusta Montaruli. Una che alla poltrona quando ci si attacca non si stacca più, ed ora ha iniziato passando dal Fuan al consiglio regionale, la scalata di una delle tante carriere che abbiamo visto svilupparsi nella politica italiana, che ne denota la pochezza. La Montaruli dalle bandiere con le celtiche ed i saluti romani, è passata agli scranno della regione e da lì, lancia epiteti contro questo e quello, non dimenticandosi mai l’Askatasuna, suo chiodo fisso. MA la Montaruli può fare e dire quello che vuole tanto il peso è sempre uguale allo zero, ma che ora la Cgil si faccia dire cosa fare da Augusta, allora siamo proprio messi male.
Per un dibattito con alcuni esponenti della Fiom e della Cgil, dopo l’indicazione dell’ex giovane fascista, ecco il bureau del sindacato che si sente in dovere di dissociarsi da chi partecipa ad un dibattito, e da retta ad una che cerca solo pubblicità altrimenti il suo operato in consiglio passerebbe senza che ne nessuno se ne accorga.
Se nel paese i toni si alzano, è perché la posta in palio è alta, i diritti e il futuro di tutti non sono una cosa da liquidare con un dibattito cordiale in tv. Ci spiace vedere così poco coraggio da chi invece dovrebbe metterne in campo molto per affrontare una realtà, così dura e difficile. MA si sa, per alcuni i lavoratori sono solo tessere da fare.
Infine: ci dissociamo anche noi da chi decide di non lottare per difendere i diritti di tutti/e, ci dissociamo da chi intende la politica come un posto di lavoro, ci dissociamo da chi non ritiene la Cisl un sindacato padronale.
In alto i toni!
per info:
Nessun Commento »
[da: comitatoquartierevanchiglia.net]
Egregio Signor Sindaco,
siamo i membri del ComitatoQuartiereVanchiglia, un gruppo di cittadini, adulti e bambini, giovani e meno giovani, che nell’edificio di corso Regina 47 (Askatasuna) svolge le proprie attività.
Le scriviamo in merito alle Sue recenti prese di posizione nei confronti dello spazio che condividiamo e curiamo con altri soggetti storicamente legati a quella realtà: la motivazione pubblica è che l’occupazione dello stabile sottrae illegittimamente un luogo alla cittadinanza e che a essa andrebbe restituito.
Vogliamo sottolineare che questo luogo non è sul il territorio, entità estranea osteggiata dalla gente; non è neanche nel territorio, circondato da persone insofferenti, ma è un luogo del territorio e, attraverso i progetti che lo animano, è uno spazio vissuto e integrato, posto dai cittadini di Vanchiglia tra gli spazi sociali di riferimento nella zona. Gli spazi dell’Askatasuna sono animati quotidianamente da persone di varia estrazione sociale e culturale, lontane dagli stereotipi che, spesso, si vedono riproposti per descrivere i frequentatori del centro sociale.
Questo quadro Lei dovrebbe conoscerlo, perché emerge da un sondaggio svolto lo scorso anno da architetti ed educatori del Suo Comune nel corso dell’elaborazione del progetto per l’arredo urbano nell’area pedonale di via Balbo; sondaggio che ha coinvolto le famiglie dei bimbi della Scuola Elementare Fontana, le quali hanno indicato l’Askatasuna tra i primi tre luoghi preferiti dai loro figli per il gioco e l’incontro.
Il “centro per il quartiere” che Lei vorrebbe realizzare all’Askatasuna, quindi, è già una realtà. Leggi il resto di questo articolo »
Nessun Commento »
|