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	<title>csoa Askatasuna &#187; crisi</title>
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		<title>Attori della crisi, lotta sul debito. Dibattito con Raffaele Sciortino@facoltà di Scienze Politiche,via Plana 10, aula L</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 20:12:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo la presentazione di &#8216;Finanzcapitalismo&#8217; di Luciano Gallino, e la discussione che ne è seguita nell&#8217;aula 6 di Palazzo Nuovo, l&#8217;assemblea di UniverCity propone la continuazione della discussione del dibattito sui nodi della crisi e del debito con la presentazione del libro &#8216;Eurocrisi, eurobond, lotta sul debito&#8217; di Raffaele Sciortino, dottore di ricerca in relazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2011/12/187847_129663780478913_1943030627_n.jpg"><img class="size-full wp-image-2267 alignleft" title="187847_129663780478913_1943030627_n" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2011/12/187847_129663780478913_1943030627_n.jpg" alt="" width="180" height="254" /></a>Dopo la presentazione di &#8216;Finanzcapitalismo&#8217; di Luciano Gallino, e la discussione che ne è seguita nell&#8217;aula 6 di Palazzo Nuovo, l&#8217;assemblea di UniverCity propone la continuazione della discussione del dibattito sui nodi della crisi e del debito con la presentazione del libro &#8216;Eurocrisi, eurobond, lotta sul debito&#8217; di Raffaele Sciortino, dottore di ricerca in relazioni internazionali all&#8217;Università Statale di Milano.</p>
<p>Prima della chiusura del ciclo del 2011, nei locali di Scienze Politiche tentiamo &#8211; nella parzialità &#8211; di &#8216;chiudere sommariamente&#8217; il discorso iniziato negli appuntamenti dell&#8217;autunno, credendo e sperando che siano una buona base di conoscenza, approfondimento e ragionamento dalla quale poter ripartire per una nuova stagione di conflitto, nelle e per le lotte.</p>
<p>Attori della crisi, lotta sul debito. Dibattito con Raffaele Sciortino<br />
&#8216;Per un&#8217;uscita dalla crisi, dal basso, a sinistra&#8217;<br />
martedì 13 dicembre, ore 17:30<br />
facoltà di Scienze Politiche, via Plana 10, aula L</p>
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		<title>¡Il debito non si paga, la lotta non si delega!</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 08:39:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono anni che passano come giorni e giorni che valgono anni. Il vecchio adagio calza a pennello per la nuova situazione. L&#8217;estate appena trascorsa non è esattamente come quelle precedenti né quest&#8217;anno è iniziato come glia altri. C&#8217;è qualcosa di forte e nuovo nell&#8217;aria. Le sollevazioni dei popoli nordafricani e le piazze indignate dell&#8217;Europa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2011/09/276640_256409031058719_1725998237_n.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2031" title="276640_256409031058719_1725998237_n" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2011/09/276640_256409031058719_1725998237_n.jpg" alt="" width="180" height="157" /></a>Ci sono anni che passano come giorni e  giorni che valgono anni. Il vecchio adagio calza a pennello per la  nuova situazione. L&#8217;estate appena trascorsa non è esattamente come  quelle precedenti né quest&#8217;anno è iniziato come glia altri. C&#8217;è qualcosa  di forte e nuovo nell&#8217;aria. Le sollevazioni dei popoli nordafricani e  le piazze <em>indignate</em> dell&#8217;Europa Mediterranea sono state le prime risposte al l&#8217;<em>ancien régime</em> ma tra transizioni ordinate e buone intenzioni si profila una nuova e  più agguerrita dittatura dei mercati.  La crisi inizia a scavare nel  profondo, modificando equilibri decennali e aggredendo le residue  garanzie del patto sociale fordista. I padroni non staranno a guardare,  approfittando di ogni tentennamento, passo falso e fuga in avanti per  re-imporre rapporti di forza più spietati contro i poveri e gli  indebitati. La soluzione inglese all&#8217;<em>emergenza-riots</em> si configura come la risposta tipica del <em>mondo della proprietà</em> contro <em>l&#8217;underclass</em> degli espropriati.</p>
<p>Tutti questi segnali ci dicono che <strong>siamo alle porte di una nuova </strong><em><strong>grande trasformazione</strong></em><em> </em>che  potrebbe durare anni e in cui si giocherà una partita fondamentale per  determinare i nuovi equilibri di potere e ricchezza tra le classi. Uno  scontro che non si giocherà solo alle nostre latitudini di provincia ma  su uno scenario mondiale. L&#8217;avvitamento della crisi sta determinando una  guerra senza esclusione di colpi tra vecchie e nuove potenze e nel  campo occidentale gli Alleati di ieri fanno a gara su quale banca  nazionale scaricare i costi. Al fondo della catena, i vari governi  nazionali (con particolare distinzione de nostro) si impegnano in una  sola direzione: taglio drastico della spesa pubblica e ristrutturazione  pesante dei rapporti di lavoro.</p>
<p>Questa volta, per davvero, “nulla sarà più come prima!”</p>
<p><span id="more-2030"></span></p>
<p>Se la situazione generale è così grave e strutturale, a casa nostra si pensa ancora alle vecchie ricette.</p>
<p>Partiamo da una constatazione tanto banale quanto indicativa: <strong>la Cgil è stata costretta ad indire uno sciopero che non aveva nessuna intenzione di convocare</strong>.  Dopo un anno di isolamento programmatico della Fiom e la subalternità  totale al sindacalismo giallo di Cisl-Uil  per accreditarsi presso  Confindustria, la Camusso prende finalmente atto che con la manovra si  vuole la cancellazione definitiva non solo dell’articolo 18 ma di ogni  rappresentanza formale che non sia alla Bonanni. Un bel <em>cul-de-sac </em>che  la Cgil tutta si è scavata da sola, illusa di poter contare – nel  momento del bisogno – sulla sponda politica di un Partito Democratico  che non vedeva l&#8217;ora di smarcarsi da una parentela ritenuta comunque  troppo compromettente.</p>
<p>L&#8217;apice  di questa dismissione è stata la lettera promossa da Esposito (e  prontamente firmata dall&#8217;ex-sindaco Chiamparino) con cui una fetta  importante del Partito Democratico ha chiesto alla Cgil di rinunciare  allo sciopero generale perché i tempi non sarebbero propizi e lederebbe  intoccabili “interessi generali”. Si riedita insomma una politica dei  sacrifici senza però alcuna contropartita per i sacrificati.</p>
<p>Non  è un caso che questa proposta indecente giunga proprio dalla nostra  città né che il primo estensore sia quel poliziotto mancato che ha  voluto la militarizzazione della Val Susa. Su questo territorio e  sull&#8217;intera contesa intorno al Tav si gioca una partita importante sul  modello di sviluppo e sulle politiche economiche e fiscali che il ceto  politico nostrano (senza alcuna distinzione tra Destra e Sinistra)  intende riservare a tutto il paese.</p>
<p>La  sentita presenza del movimento NoTav in questa giornata di  mobilitazione è un segnale importante e prezioso che non dovrebbe essere  sottovalutato. La gente della valle non scende oggi in piazza per mera  solidarietà o appartenenza a quei pezzi di lavoro salariato che la Cgil  dice di voler ancora rappresentare e difendere. I NoTav attraversano e  riempono di contenuto questa giornata perché sanno benissimo che a  manovra e i tagli a pioggia sono l&#8217;altra faccia del modello-Tav.  Conoscono fin troppo bene – alla lettera- il significato  dell&#8217;espressione “essere sulla stessa barca”.</p>
<p>Per  questo la giornata di oggi deve essere intesa come una possibilità  d&#8217;inizio e non come un punto d&#8217;arrivo, né tanto meno come scadenza  spartiacque tra un prima e un dopo che troppi vorrebbero senza soluzione  di continuità. Sull&#8217;approccio difensivo e inadeguato con cui la cgil si  affaccia a questa giornata, non crediamo valga la pena spendere  ulteriori fatiche. Più interessante ragionare sulla contingenza ben  orchestrata che li ha obbligati fuori tempo massimo a convocare uno  sciopero generale d&#8217;urgenza. L&#8217;invito è  quello di assumere lo  scollamento tra la Sinistra e la sua base storica come occasione unica  per ripensare radicalmente la politica e il conflitto tra Capitale e  Lavoro. Da anni la Cgil è investita di aspettative <em>politiche</em> da  parte dei suoi tesserati affinché ricopra il vuoto la sciato dai  partiti della sinistra. Le traiettorie degli ultimi anni mostrano  chiaramente come quella scelta la cgil non voglia farla. Né è in grado  di portarla avanti la sola Fiom, che giustamente cerca nei movimenti  quella sponda politica che i partiti della sinistra non sono più  intenzionati a fornirgli (neanche a parole). Ora, la barricata su cui si  concentrerà lo scontro nei tempi a venire è quello sul debito che i  capitalisti intendono esigere da chi sta in basso. Partiti di  opposizione e sindacati tradizionali non possono pronunciare la parolina  magica semplicemente perché a questo meccanismo sono legati a doppia  mandata.</p>
<p><strong>Il diritto all&#8217;insolvenza, il rifiuto di pagare il debito saranno dunque il programma minimo</strong> su cui attestare un largo fronte sociale contro la nuova grande  espropriazione. Ma se la convergenza è chiara (cosa non del tutto  scontata, almeno per ora) molto meno evidenti sono i passi necessari ad  attuarla. Si tratta, niente meno, di trovare la chiave giusta con cui  abbozzare una prima ricomposizione sociale contro i manovratori della  crisi. Ancora una volta, non ci sono ricette pronte ma solo la necessità  di scavare dentro i processi e facilitare quelli che permettono un  effettivo potenziamento di chi deve resistere ai nuovi tornado della  finanza e delle politiche statali che la sorreggono.</p>
<p>Da sempre nella nostra pratica politica (e nella riflessione con cui cerchiamo di accompagnarla) diamo molto peso all&#8217;<strong>anti-istituzionalità</strong>,  da noi intesa non come irrigidimento di principio ma come prassi  quotidiana, condotta politica necessaria per non essere risucchiati  dagli apparati di cattura con cui la politica ufficiale addomestica e  normalizza i più genuini sussulti di ribellione che ciclicamente  emergono nel corpo sociale. Siamo spesso stati tacciati per questo di  estremismo e eccessiva velleità. Eppure i tempi sembrano però darci  ragione se è vero che gli <em>indignados</em> spagnoli partono da  un&#8217;equivalente opposizione a Socialisti e Popolari e le piazze greche  s&#8217;impegnano in una battaglia sociale senza sconti contro il Partito  Social-democratico.</p>
<p>Il problema è  oggi quello di <strong>c</strong><strong>oniugare lotta e riproduzione sociale contro-, l&#8217;essere radicali senza essere minoritari</strong>.  I processi innescatisi in questi ultimi mesi (dal notav a quello che  osserviamo partecipi fuori confine)  ci dicono che la scommessa merita  di essere giocata, con buona pace di quanti nel nostro paese s&#8217;illudono  ancora di costruire improbabili alternative in seno alle istituzioni, a  mezzo di una rappresentanza più volte data per spacciata ma sempre  ripescata dal cilindro.</p>
<p>Da  queste considerazioni proviamo a partire per questo autunno che ci  auguriamo lungo e denso di battaglie, disponibili a sporcarci le mani  con quanti , in città e altrove, &#8211; da questa parte della barricata &#8211;  saranno disposti a battersi. Senza pregiudizi né sconti per nessuno.</p>
<p><strong>#ribelli al debito</strong></p>
<p><em><strong>Network Antagonista Torinese</strong></em></p>
<p><em><strong>Comitato di lotta popolare NoTav</strong></em></p>
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		<title>ANTAGONISTI CONTRO LA CRISI</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 07:50:59 +0000</pubDate>
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		<title>La manovra, la crisi e il Cavaliere dimezzato &#8211; infoaut.org</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 01:55:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un Berlusca incazzato nero. E questa volta non tanto verso magistratura e stampa. Ma per come si mettono le cose sul fronte economico, con il “fido e bravo” Tremonti che si è fatto senza mezzi termini interprete dell’urgenza di una manovra tutta tagli sfacciatamente iniqua. Dopo che sull’affaire Scajola non è stata possibile nessuna “difesa [...]]]></description>
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<div><img class="alignleft" src="http://www.infoaut.org/img/gallery/thumb/immagine-3-4bfccdad73e6a.png" alt="" width="200" height="229" />Un Berlusca incazzato nero. E questa volta non tanto verso magistratura e stampa. Ma per come si mettono le cose sul fronte  economico, con il “fido e bravo” Tremonti che si è fatto senza mezzi termini interprete dell’urgenza di una manovra tutta tagli sfacciatamente iniqua. Dopo che  sull’<em>affaire</em> Scajola non è stata possibile nessuna “difesa d’ufficio”, come ancora con Bertol<em>adro</em>, e l’iter legislativo  sulle intercettazioni si va facendo più accidentato, ora il cavaliere è costretto a  rimangiarsi le sue assicurazioni sulla tenuta finanziaria italiana e, soprattutto, deve  riconoscere che “abbiamo vissuto <strong>oltre</strong> le nostre possibilità” (chi?). Non c’è che dire: un bel colpo ad uno dei  pilastri &#8211; insieme a evasione, mafia, corruzione, grandi opere, speculazione ecc.  &#8211; su cui si è retto finora il largo consenso alla sua politica o, più  precisamente, alla sua figura.<span id="more-1040"></span></div>
<div>
La <strong>chiave di volta</strong> delle sue difficoltà attuali è  nell’assicurazione, sua e di Tremonti, che l’Italia sarebbe stata toccata dalla crisi meno,  molto meno degli altri e comunque una volta uscitane il disco avrebbe ripreso a girare al vecchio modo. Non si è trattato dell’ennesima favola da  telenovela, ma di<strong> percezioni diffuse</strong> in tutte le classi sociali, dall’imprenditore di vecchio o di nuovo tipo, grande,  medio o piccolo, all’auto-imprenditore, dal precario per necessità o per  scelta al lavoratore dipendente ancora contrattualizzato. L’hanno pensato e in  parte ancora lo pensano tutti perché, pur a diversi livelli, siamo tutti <strong>finanziarizzati</strong>,  e il crollo della finanza non solo ci coinvolge ma mette a rischio il surplus di consumi e, sempre più spesso, pezzi  significativi della stessa sopravvivenza. Berlusconi non ha creato il sogno, lo ha interpretato, gli ha dato voce.</p>
<p>Bene, il gioco sta per finire. Berlusca lo dice, anzi lo sussurra con estrema riluttanza sperando di potersi rimangiare tutto. Ma  dovrà “metterci la faccia” se non vuole perdere qualche possibilità di  rimanere in sella mentre la tempesta finanziaria si approssima. E intanto sbatte la  testa, per la prima volta in questa maniera, contro l’asse Tremonti-Lega al  punto, sembra, da trovare/cercare sponda nel “traditore” Fini. Comunque sia, il contesto internazionale preme, i mercati <em>esigono risposte </em>e  questa volta l’euro è meno un’ancora di salvataggio, come è stato a metà Novanta, che l’ultima sponda per la quale però vanno  fatti sacrifici effettivi e ingenti.</div>
<div>Non vuole “macelleria sociale” il premier nazional-popolare. Sa che non è facile &#8211; ma poi quanto efficace contro  la crisi finanziaria? &#8211;  raschiare il fondo del barile del lavoro dipendente e  tanto meno dei precari &#8211; a meno di ricette alla “cilena” ad oggi non  praticabili. Potrebbe recuperare risorse significative solo dal “<strong>ceto medio</strong>”,  ma qui si dovrebbero aggredire rendite corporative ed evasione fiscale. In questo strato variegato, peraltro, non vi sono  solo liberi professionisti, affaristi, ecc. ma anche una massa di piccole  aziende le cui simpatie politiche si vanno spostando al nord sempre più verso la  Lega e al sud &#8211; sotto l’ombrello della sempre più pervasiva criminalità  organizzata &#8211; verso un’aggregazione ancora molto confusa ma di cui le vicende  siciliane rappresentano il campanello d’allarme. In generale, il favore concesso a determinati ceti attraverso commesse “pubbliche” ed evasione ha creato  sì una notevole massa di capitali privati &#8211; quei “risparmi” che finora hanno ammortizzato in Italia gli effetti della crisi &#8211; ma al prezzo di  ampliare a dismisura la rendita finanziaria ed edilizia con l’interessato sostegno  dei gruppi bancari. Ora, come la vicenda dello scudo fiscale dimostra, non  solo questa rendita si tiene ben lontana dall’investimento produttivo  compreso quello della <em>knowledge economy</em> (un messaggio in questo senso ai  ricercatori e studenti in lotta è quello della Gelmini che propone turismo al posto di  scuola e ricerca!). Non solo servirebbero risorse e capitali per sostenere  l’apparato industriale che sta dando segni di vero e proprio collasso con la  chiusura di migliaia di imprese e il prossimo esaurimento della cig in deroga. Ma  anche quei redditi da rendita relativamente “protetta” rischiano grosso se la speculazione internazionale guidata da Stati Uniti e Gran Bretagna  decide di portare l’affondo, dopo la Grecia, sugli altri <em>pigs</em> europei tra  cui l’Italietta (vedi art. Infoaut:<a href="http://www.infoaut.org/articolo/futuro-grecia/"> Futuro Grecia</a>). (Attenzione:  non si propone qui la becera opposizione speculativo/produttivo, ma banalmente c’è finanza e finanza: Merkel non è Obama, Shanghai non è  Wall Street. Bisognerà tornarci su).</p>
<p>Berlusconi sembra dunque destinato a fine corsa a meno di un qualche guizzo imprevisto. Il suo peggior “difetto” è di non  essere stato in grado di fare nulla di serio per invertire il declino di un paese che rischia di uscire massacrato dai nuovi equilibri economici e geopolitici  in formazione tra una fase acuta della crisi e l’altra che si prepara. Nel  mentre i divari territoriali si ampliano e, soprattutto, si divaricano in  questo senso anche gli umori della gente comune sempre più spaventata dalla crisi.  Infine, la tradizionale “protezione” internazionale offerta dal Vaticano alle  classi dirigenti italiote perde di efficacia a misura che la stessa chiesa  cattolica è andata dissipando il suo prestigio con lo scandalo dei preti pedofili ed  è messa sotto attacco a Washington. Non a caso Berlusca sta sforzandosi di trovare un nuovo protettore a Tel Aviv.</p>
<p>Il punto è che se sono in molti a contendersi l’eredità berlusconiana, questi a loro volta non brillano certo per efficacia di  ricette e soluzioni. Anzi, quello che tiene e, in assenza di una reazione  sociale seria, terrà su il cavaliere ancora per un po’ è proprio la nullità  dell’<strong>opposizione</strong>. Da tutti i punti di vista e sotto  ogni aspetto. Il partito di <em>Repubblica</em> sponsorizza con il maitre à penser Scalfari nientemeno che Tremonti e la sua  manovra. De Benedetti, navigato azionista di maggioranza dell’”opposizione” e  speculatore incallito, critica Berlino per la sua recente mossa anti-mercati  finanziari (vedi: <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Editrice/IlSole24Ore/2010/05/21/Italia/17_A.shtml">art.  Sole24Ore</a>) e finge di non vedere o, ancora più grave, proprio non vede la manovra  Usa dietro l’attacco all’euro. D’Alema, ducetto di tutte le sconfitte, già  chiama a un governo di <em>salvezza nazionale</em>&#8230; Anche il Pd è agli sgoccioli, con i feudi del centro Italia insidiati  dal leghismo e le pulsioni nordiste e, specularmente, sudiste dei quadri amministrativi locali. La stessa Cgil si è adeguata, vedi l’esito  congressuale, al corso Cisl-Sacconi-Confindustria nell’illusione, subito smentita  dalle mosse del governo, di “rientrare nel gioco” sacrificando la Fiom.  L’&#8221;alternativa” Vendola-De Magistris &#8211; pur potendo contare su notevoli simpatie nel  popolo di sinistra, viola ecc. &#8211; sembra al momento non andare oltre un bacino di  consenso al Sud assunto peraltro più come serbatoio di voti che in una  prospettiva di mobilitazione effettiva. Sul tema bisognerà spendere qualche parola in  più ma una cosa pare certa: non è in vista una riedizione del 2006, il quadro  radicalmente mutato ha affossato una certa dinamica movimenti-partito.</p>
<p>Resta la <strong>Lega</strong> a lucrare sulla situazione. Per Berlusca  inizia a diventare parte del problema più che della soluzione. La partita sul federalismo a misura  che, e se, si approssimerà ai passaggi più sostanziosi è destinata ad aprire  più di una lacerazione non solo con e nel Pdl ma trasversalmente agli  schieramenti (v. la posizione critica della Cei). Si parte dal demanio &#8211; e fin qui tutti d’accordo sull’allettante prospettiva di beni da privatizzare &#8211; ma si  potrebbe arrivare a date condizioni alla spartizione del debito statale. Il punto cruciale è cosa farà la Lega <strong>di fronte alla crisi</strong>. Da  un lato, la stretta operata da Berlino in nome della salvezza dell’euro potrebbe favorirla nell’imporre assetti che  rompano con i flussi di spesa verso Roma e il Sud, magari con demagogici appelli anti-finanza sull’onda di quanto ha accennato il governo tedesco. Se  l’adesione alla Ue aveva bloccato a fine anni Novanta la spinta alla secessione,  oggi paradossalmente la Lega può candidarsi a fare da sponda per un’Europa  più tedesco-centrica. E non è detto che ciò non abbia seguito popolare.  Dall’altro, permane il nodo difficilmente risolvibile del drammatico sfrangiamento,  nella crisi, del tessuto produttivo medio-piccolo del Nord. Un tessuto che un  partito profondamente diverso da quello “operaio” di quindici anni fa e  notevolmente <em>berlusconizzato</em> quanto a intreccio di affari e  rendite nella governance locale e nazionale (v. p.es. appoggio alle lobby del Tav e  del nucleare) faticherà a salvaguardare nei suoi assi portanti. Certo, all’immediato la posta leghista sbanca su tutte le altre ma non è detto  che il cerino non le resti poi in mano.</p>
<p><em>Tutto ciò richiede ipotesi di lavoro la cui discussione si farebbe ben a non rinviare. Che  cosa si preannuncia realmente? Di che segno saranno le reazioni sociali? E su  quale terreno: se inevitabilmente frammentato o con un inizio di proiezione a  scala anche europea, si daranno? Per intanto si può dire che un certo “antiberlusconismo” si avvia anch’esso alla fine. E per ora fermiamoci  qui.</em></div>
</div>
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		<title>22/5 Cena anticrisi A.L.A.TO</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 11:48:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cena anticrisi A.L.A.TO Assemblea Lavoratori Autoconvocati Torino Contro licenziamenti, precarietà, salari da fame per la continuità di reddito e l’occupazione stabile e in sicurezza SABATO 22MAGGIO &#8211; ORE 20.30 C/O CSOA ASKATASUNA C.so ReginaMargherita 47 Per info e prenotazioni // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ var prefix = 'm&#97;&#105;lt&#111;:'; var suffix = [...]]]></description>
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<p>Contro licenziamenti, precarietà, salari da fame<br />
per la continuità di reddito e l’occupazione<br />
stabile e in sicurezza</p>
<p><strong>SABATO 22MAGGIO &#8211; ORE 20.30<br />
C/O CSOA ASKATASUNA<br />
C.so ReginaMargherita 47</strong></p>
<p>Per info e prenotazioni   <script type="text/javascript">// < ![CDATA[
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		<title>La voglia di casa vien lottando</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 10:24:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aska4</dc:creator>
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		<description><![CDATA[TORINO Fonte:prendocasa-torino. Oggi la rete per il diritto alla casa ha ottenuto un utleriore rinvio  di due mesi per una famiglia sotto sfratto per morosità al suo terzo accesso. In prima mattina, alle ore 7:00,  5 cellulari , tre dei carabinieri e due della polizia, hanno letteralmente militarizzato l&#8217;isolato creando notevole disagio all&#8217;intero quartiere. Da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>TORINO</p>
<p>Fonte:<a href="http://prendocasa-torino.noblogs.org/">prendocasa-torino.</a></p>
<p>Oggi la rete per il diritto alla casa ha ottenuto un utleriore rinvio  di due mesi per una famiglia sotto sfratto per morosità al suo terzo accesso.</p>
<p>In prima mattina, alle ore 7:00,  5 cellulari , tre dei carabinieri e due della polizia, hanno letteralmente militarizzato l&#8217;isolato creando notevole disagio all&#8217;intero quartiere. Da subito molto nervose le forze dell&#8217;ordine che, senza ancora la presenza dell&#8217;ufficiale giudiziario nè del legle della proprietà, hanno di fatto occupato l&#8217;esterno dell&#8217;ingresso del palazzo in cui viveva la famiglia sotto sfratto.</p>
<p>Da subito il vicinato si è mostrato interessato alla vicenda  scendendo per strada a vedere e partecipare in prima persona.</p>
<p>Verso le 10 giungono sul posto il legale della proprietà accompagnato da quattro dei sei multiprorietari, che oltre all&#8217;intero palazzo in questione posseggono altre palazzine nello stesso quartiere, e da un imporbabile ufficilale giudiziario degno protagonista di un film trash anni 80 all&#8217;italiana.</p>
<p>Vista la dimensione sociale che andava prendendo l&#8217;iniziativa, nonstante  l&#8217;ufficiale spingesse la proprietà alla tolleranza zero, i proprietari dopo poco si sono dimostrati propensi a trattare  per evitare ricadute negative sulla loro reputazione nel quertiere.</p>
<p>Si è ottenuto quindi un rinvio sino ai primi di giugno. Oltre la mamma e la bambina, presenti in casa sin dal principio, in tarda mattinata giunge anche il padre che aveva appena ottenuto un nuovo lavoro.</p>
<p>Da registratre il notevole e spropositato uso di forze dell&#8217;ordine che, con l&#8217;arroganza che li contraddistingue , hanno saputo ancor oggi dimostrarsi forti contro i deboli e sempre a difesa degli interssi dei ricchi prorietari difronte ad evidenti inguistizie sociali.</p>
<p>La famiglia, classica vittima della crisi, si è torvata in difficoltà economiche evidenti successivamente al licenziamento del padre, unico redditto posseduto.</p>
<p>Notevole lo sdegno dei presenti nei confronti  della gestione che, questura prefetto e amministrazione cittadina, hanno avuto per tutta la mattnata con notevole sperpero di denaro pubblico per remprimere necessità sociali.</p>
<p><strong> CASE PER TUTTI/E, SFRATTI PER NESSUNO/A</strong></p>
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		<title>12 dicembre  5000 nello spezzone sociale [foto e video]</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 15:34:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[spezzone sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Un corteo importante, che arriva dopo un autunno attraversato (anche a Torino) dall&#8217;Onda degli studenti medi ed universitari. La Cgil apre il corteo da lei indetto, dirigendosi verso piazza Castello, e lì conclude nonostante una presenza di lavoratori che superava lo scarso impegno del sindacato nel promuoverlo. Significativa soprattutto la presenza delle piccole fabbriche, dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.csoaskatasuna.org/movimento/12-dicembre-5000-nello-spezzone-sociale-foto-e-video/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<div>Un corteo importante, che arriva dopo un autunno attraversato (anche a Torino) dall&#8217;Onda degli studenti medi ed universitari. La Cgil apre il corteo da lei indetto, dirigendosi verso piazza Castello, e lì conclude nonostante una presenza di lavoratori che superava lo scarso impegno del sindacato nel promuoverlo. Significativa soprattutto la presenza delle piccole fabbriche, dove gli operai sono soprattutto giovani.</div>
<p>Ma lì finisce per l&#8217;appunto il corteo del sindacato istituzionale che non sa raccogliere la spinta delle piazze.</p>
<p>Di tutt&#8217;altra natura lo spezzone sociale aperto dai sindacati di base (Cobas,Cub e Sdl), più di 1000 tra delegati e lavoratori, in piazza per consolidare il percorso intrapreso dal 17 ottobre. Dietro lo striscione <strong>&#8220;Chi paga la crisi? Noi no!&#8221;</strong>,  migliaia di giovani, student* dell&#8217;Onda (medi e universitari), precar*, migranti, genitori e la marea irrappresentabile del movimento dell&#8217;autunno che, partito dalla scuola, ha investito tutta la società. Lo spezzone sociale &#8211; com&#8217;è annunciato &#8211; si è spinto oltre piazza Castello.</p>
<p>Appena partiti viene chiusa una banca Unicredito in via Po, con assi di legno e tubi da ponteggio, da parte dell&#8217;Onda universitaria. Deviazione in piazza San Carlo per raggiungere i lavoratori della Comdata in presidio. Prima di raggiungere l&#8217;Unione Industriale, un migliaio di studenti medi  devia e raggiunge la sede cittadina del Pdl in corso vittorio. Quì bruciano una decina di copertoni per far sentire a chi ci governa <strong>&#8220;l&#8217;odore della crisi&#8221;.</strong><br />
Si ricongiungono quindi col restante corteo , dove, dopo i comizi dei vari soggetti sociali presenti, bruciano un&#8217;altra decina di copertoni anche di fronte alla sede del padronato cittadino.<br />
A fin mattinata, intorno alle 14, gli ultimi 500 (inossidabili) si  sciolgono di fronte all&#8217;area in cui dovrebbe sorgere il grattacielo di Intesa-San Paolo, celebrazione del potere delle banche sulla vita di tutt*.</p>
<p>Centrale il nodo della crisi, attorno al quale si sono snodate e si snoderanno le resistenze dei tanti soggetti (studenti, migranti, lavoratori, precari, &#8230;) ai quali la si vuole far pagare, ma che hanno già chiarito:</p>
<p><strong>&#8220;noi la crisi non la paghiamo! noi la crisi ve la creiamo!&#8221;</strong></p>
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		<title>12 dicembre sciopero generale</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 00:24:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[MANIFESTAZIONE PIAZZA VITTORIO ORE 9.00- L&#8217;aveva chiesto il movimento dell&#8217;Onda con striscioni espliciti nelle ultime manifestazioni locali e nazionali. Ma l&#8217;avevano chiesto anche molti lavoratori e delegati di base dei singoli comparti del mondo del lavoro, al sindacalismo di base e alla Cgil. Così dopo i tentennamenti della seconda, i sindacati di lotta, forti della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.infoaut.org/img/gallery/immagine-1-49416651471c1.png" alt="" width="167" height="149" /></p>
<p><strong>MANIFESTAZIONE PIAZZA VITTORIO ORE 9.00-</strong></p>
<p>L&#8217;aveva chiesto il movimento dell&#8217;Onda con striscioni espliciti nelle ultime manifestazioni locali e nazionali. Ma l&#8217;avevano chiesto anche molti lavoratori e delegati di base dei singoli comparti del mondo del lavoro, al sindacalismo di base e alla Cgil. Così dopo i tentennamenti della seconda, i sindacati di lotta, forti della riuscita dello scorso <a href="http://www.infoaut.org/articolo/sciopero-eccedente-centinaia-di-migliaia-a-roma-50000-a-milano/"><strong>17 ottobre</strong></a> , hanno indetto lo sciopero, seguiti poi dalla Cgil. Così nasce lo sciopero generale, uno sciopero contro la crisi, contro il governo Berlusconi e le sue politiche. Sono molteplici le ragioni per fare dello sciopero generale un momento di lotta generalizzata, non classificabile e non contenibile all’interno di paletti e parole d’ordine. Nasce dalla spinta dell’Onda e si sviluppa come momento necessario di contrapposizione alla crisi e a chi la genera e l’alimenta. In Piemonte è drammaticamente attuale la situazione in cui sta sprofondando il tessuto produttivo, se a giugno le fabbriche in cassaintegrazione erano 50, a gennaio saranno 500, andando a “far male” ai lavoratori e alle lavoratrici. Il nesso delle istanze sociali e il mondo sindacale è la risposta alla crisi, chi vi si schiera frontalmente per affrontarla, rifiutando di pagarne i costi e alimentando forme di resistenza sociale tutte da inventare, e chi come la Cgil deve capire a cosa si vuole ancora opporre, da che parte stare in maniera chiara. Allo sciopero ci arriva sulla spinta convinta della Fiom, che probabilmente non si accontenterà di questa data per incrociare le braccia perché davanti ha una situazione drammatica, ma quasi certamente per tornare a ricoprire quel ruolo che Berlusconi e Mercegaglia gli stanno togliendo nelle trattative.</p>
<p>Alla prova dei fatti sarà messo anche il mondo della scuola, per tenere alta l’attenzione e la partecipazione in un percorso che inevitabilmente attraversa un momento di calo.<br />
Lo sciopero non sarà però il momento di bilancio delle lotte né tantomeno dei percorsi sociali di resistenza alla crisi, ne sarà un momento, importante ma come tanti altri che verranno nei prossimi mesi. Torino darà il suo contributo in uno dei momenti cruciali della sua storia metropolitana, dove le prossime trasformazioni urbane e sociali saranno fondamentali per ridare un volto alla oramai ex Detroit italiana e le forze in campo ne determineranno i versi e i tempi.</p>
<p>Lo sciopero sarà attraversato e ricongiunto alle parole d’ordine delle istanze sociali che lo comporranno con l’aggregazione dello “Spezzone Sociale”, il blocco che racchiuderà studenti, migranti, lavoratori e centri sociali riuniti dalla parole d’ordine della resistenza alla crisi e dallo slogan <strong>“Chi paga la crisi?Noi No!”</strong></p>
<p>leggi anche<br />
<strong><a href="http://www.infoaut.org/torino/articolo/lo-sciopero-nelle-fabbriche-torinesi">lo sciopero nelle fabbriche torinesi</a> </strong>- da Infoaut</p>
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		<title>Appunti sulla crisi: i risvolti economici, sociali e politici</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Nov 2008 12:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questi appunti non hanno assolutamente pretese, ne&#8217; di completezza ne&#8217; di previsione. Si propongono invece di  cercare  e di esplorare la dove altri non guardano e di formulare alcune ipotesi  o tracce di lavoro e di approfondimento. Quella che è balzata agli onori delle cronache in questi ultimi mesi molto probabilmente sarà una crisi lunga, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questi appunti non hanno assolutamente pretese, ne&#8217; di completezza ne&#8217; di previsione. Si propongono invece di  cercare  e di esplorare la dove altri non guardano e di formulare alcune ipotesi  o tracce di lavoro e di approfondimento.</p>
<p></em>Quella che è balzata agli onori delle cronache in questi ultimi mesi molto probabilmente sarà una crisi lunga, dai risvolti poco prevedibili, di cui stiamo ora vedendo solo l’inizio; una crisi che provocherà profondi mutamenti su più livelli: locale, di area geopolitica, globale. Soprattutto,  i mutamenti potranno non essere univoci e di uguale intensità. Non è affatto da escludere che in alcune aree geopolitiche  ci si trovi presto o tardi di fronte a un bivio e che cambino anche molto il <em>sociale</em>, la società e il <em>politico</em> in termini di istituzioni, forme di governo e di dominio.<br />
È una <strong>crisi economica globale</strong> che difficilmente potrà essere  governata o contenuta  anche perché si sprigiona dopo un periodo in cui i consueti   strumenti di politica economica e finanziaria adottati in passato sono stati dichiarati inutilizzabili nelle economie globalizzate, mentre sono sempre più indefiniti i confini di azione dei governi e delle banche centrali, né ci sono grandi ambiti  internazionali, riconosciuti e legittimati, destinati a decidere.<span id="more-136"></span><br />
Si tratta di una <strong>crisi del sistema capitalistico</strong> che ha assunto una dimensione totale, si sa che è stata generata, che è partita dagli Stati Uniti ma ha subito assunto una portata internazionale che coinvolge  intensamente tutte le grandi aree geo-ecomoniche che si sono definite negli scorsi decenni.  Tra queste si sono sviluppati  parimenti  sia le integrazioni e gli <em>scambi</em> sia la contrapposizione e il <em>conflitto</em>. Singoli stati e singole imprese si sono mossi e hanno attivato interventi per contrastare o per conformare ciò che variava nei rapporti egemonici tra i vari blocchi e all’interno di questi ultimi.</p>
<p>Da tempo gli USA  hanno perso il primato egemonico a livello economico: il loro imperialismo si è fondato sempre più sulla esposizione della loro potenza militare e su un accumulazione di particolari tecnologie. Il periodo di transizione che si è aperto si dimostra fecondo di instabilità. La crisi ora in corso si è sviluppata in questo particolare contesto.<br />
Gli Stati Uniti d’America hanno subito più fattori negativi, sicuramente  vanno ricercati aspetti economico- finanziari che li hanno indeboliti con forti tassi d’indebitamento su più livelli  ma soprattutto subiscono il contraccolpo emerso sul medio periodo della guerra e dell’ occupazione del territorio iracheno.<br />
Non si tratta solo di una crisi finanziaria, che investe il sistema borsistico e si limita al settore delle banche del credito. Si tratta di una crisi di sistema nel suo complesso. Ed <strong>è inutile differenziare i giudizi tra finanza e impresa di produzione</strong>: da decenni si sono date importanti trasformazioni  che hanno ridefinito il sistema di accumulazione  capitalistica proprio a partire da un unificazione  tra i processi finanziari e quelli produttivi; entrambi sono diventati inscindibili e spesso difficilmente tracciabili.</p>
<p>Al di là delle dichiarazioni  pubbliche, volte a sminuire che effetti è l’entità della recessione, gli effetti della crisi sono ingovernabili. Difficile è anche prevedere i risultati ottenibili da interventi di politica economica messi in atto dai singoli stati, anche perché le dimensioni e i poli su cui si è dimensionata l’economia globalizzata non sono riconducibili ai confini nazionali.<br />
Nella crisi si confrontano più punti di vista. A livello <em>macro</em> entra in gioco la tenuta del sistema capitalistico e la sua capacità di rigenerarsi con un nuovo salto in avanti. Non tutte le aree geo-economiche hanno però, pur essendo interdipendenti, le stesse risorse e gli stessi vincoli.<br />
Col procedere della crisi non è detto che si affermi un&#8217;unica linea di azione comune in tutto il sistema economico globalizzato. Emergerà inoltre la volontà di affermazione di alcune macro-aree rispetto ad altre e i conseguenti conflitti costruiti da queste non convergenti necessità. Nelle singole aree i sistemi sociali sono sollecitati da una contrapposizione di interessi generati dalla stratificazione sociale. Nella crisi si determinano più sollecitazioni che possono produrre anche importanti rotture nel sistema sociale.</p>
<p>In particolare bisogna soffermare la nostra attenzione su come funzionano e come possono cambiare i sistemi di welfare e i sistemi politici. Che tenuta hanno e che potenza  mettono in campo.<br />
Il sistema della <em>democrazia politica</em> (2) esportato dopo la seconda guerra mondiale dagli USA ai paesi occidentali al Giappone e alle aree sotto dominio americano si è evoluto vincolandosi molto alla necessità di ricercare permanentemente il <em>consenso</em> degli elettori. È un sistema che con molta ideologia gli americani dicono di voler esportare in altre parti del globo ma che  da tempo sta dimostrando una effettiva inadeguatezza non solo e non tanto per i costi  che impone, ma per l’inefficienza che presenta in termini di decisioni e progettualità politica, specie se confrontato a ad altri sistemi politici consolidati in altre aree geo-politiche emergenti come Cina ed India.<br />
La fragilità del sistema politico occidentale rischia di sfociare con le sollecitazioni della crisi economica in crisi politica anche istituzionale e di sistema. Eventuali rotture sistemiche potranno accadere probabilmente nei punti più deboli o dove eventualmente sorgerà maggiore conflitto sociale.<br />
Il cambiamento delle condizioni sociali sarà un altro grosso effetto generato dalla crisi. Si tratta di processi che sicuramente vedranno un peggioramento delle condizioni di reddito e di sussistenza di grossi strati di massa.<strong> Ma il nodo da considerare non e tanto l’impoverimento quanto capire dove e se si aprono possibilità di conflitto sociale.</strong></p>
<p><em>Per finire, alcune ipotesi d’investigazione da lanciare nel mucchio: </em></p>
<ol>
<li>si può ipotizzare che i più grandi stravolgimenti riguarderanno il ceto medio? Come cambierà il suo rapporto con la politica e con il sistema sociale e istituzionale? Quali possibilità di svolta si apriranno e quali tendenze emergeranno?</li>
<li>Anche l’ Europa come area geopolitica sarà sollecitata a tensioni e si troverà davanti alcune scelte che possono produrre anche grandi discontinuità.  Si consumerà la dissoluzione del progetto di unità europea o si accentreranno le funzioni soprannazionali definendo nuove forme istituzionali e statali soprannazionali adeguate, dal punto di vista capitalistico al superamento della crisi?</li>
<li>Ultimo, ma non meno importante anzi fondamentale elemento da considerare è se si apriranno, come e dove, spazi di conflitto sociale riconducibili a una dimensione di classe <em>anticapitalistica</em> e <em>antisitemica</em>.</li>
</ol>
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<span style="text-decoration: underline;"><br />
Note:</span></p>
<p>(1) Cfr.  R. Sennett, <em>La cultura del nuovo capitalismo</em>, Il Mulino, 2006.<br />
(2) Cfr. J. Agnoli, <em>La trasformazione della democrazia</em>, Feltrinelli, 1973; M. Tronti, <em><a href="http://win.infoaut.org/news.php?id=1390">Per la critica della </a></em><a href="http://win.infoaut.org/news.php?id=1390">democrazia politica</a><em> ,</em> trascrizione di un intervento fatto all’università di Roma nel 2007.</p>
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