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MANIFESTAZIONE PIAZZA VITTORIO ORE 9.00-

L’aveva chiesto il movimento dell’Onda con striscioni espliciti nelle ultime manifestazioni locali e nazionali. Ma l’avevano chiesto anche molti lavoratori e delegati di base dei singoli comparti del mondo del lavoro, al sindacalismo di base e alla Cgil. Così dopo i tentennamenti della seconda, i sindacati di lotta, forti della riuscita dello scorso 17 ottobre , hanno indetto lo sciopero, seguiti poi dalla Cgil. Così nasce lo sciopero generale, uno sciopero contro la crisi, contro il governo Berlusconi e le sue politiche. Sono molteplici le ragioni per fare dello sciopero generale un momento di lotta generalizzata, non classificabile e non contenibile all’interno di paletti e parole d’ordine. Nasce dalla spinta dell’Onda e si sviluppa come momento necessario di contrapposizione alla crisi e a chi la genera e l’alimenta. In Piemonte è drammaticamente attuale la situazione in cui sta sprofondando il tessuto produttivo, se a giugno le fabbriche in cassaintegrazione erano 50, a gennaio saranno 500, andando a “far male” ai lavoratori e alle lavoratrici. Il nesso delle istanze sociali e il mondo sindacale è la risposta alla crisi, chi vi si schiera frontalmente per affrontarla, rifiutando di pagarne i costi e alimentando forme di resistenza sociale tutte da inventare, e chi come la Cgil deve capire a cosa si vuole ancora opporre, da che parte stare in maniera chiara. Allo sciopero ci arriva sulla spinta convinta della Fiom, che probabilmente non si accontenterà di questa data per incrociare le braccia perché davanti ha una situazione drammatica, ma quasi certamente per tornare a ricoprire quel ruolo che Berlusconi e Mercegaglia gli stanno togliendo nelle trattative.

Alla prova dei fatti sarà messo anche il mondo della scuola, per tenere alta l’attenzione e la partecipazione in un percorso che inevitabilmente attraversa un momento di calo.
Lo sciopero non sarà però il momento di bilancio delle lotte né tantomeno dei percorsi sociali di resistenza alla crisi, ne sarà un momento, importante ma come tanti altri che verranno nei prossimi mesi. Torino darà il suo contributo in uno dei momenti cruciali della sua storia metropolitana, dove le prossime trasformazioni urbane e sociali saranno fondamentali per ridare un volto alla oramai ex Detroit italiana e le forze in campo ne determineranno i versi e i tempi.

Lo sciopero sarà attraversato e ricongiunto alle parole d’ordine delle istanze sociali che lo comporranno con l’aggregazione dello “Spezzone Sociale”, il blocco che racchiuderà studenti, migranti, lavoratori e centri sociali riuniti dalla parole d’ordine della resistenza alla crisi e dallo slogan “Chi paga la crisi?Noi No!”

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lo sciopero nelle fabbriche torinesi - da Infoaut

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Questi appunti non hanno assolutamente pretese, ne’ di completezza ne’ di previsione. Si propongono invece di  cercare  e di esplorare la dove altri non guardano e di formulare alcune ipotesi  o tracce di lavoro e di approfondimento.

Quella che è balzata agli onori delle cronache in questi ultimi mesi molto probabilmente sarà una crisi lunga, dai risvolti poco prevedibili, di cui stiamo ora vedendo solo l’inizio; una crisi che provocherà profondi mutamenti su più livelli: locale, di area geopolitica, globale. Soprattutto,  i mutamenti potranno non essere univoci e di uguale intensità. Non è affatto da escludere che in alcune aree geopolitiche  ci si trovi presto o tardi di fronte a un bivio e che cambino anche molto il sociale, la società e il politico in termini di istituzioni, forme di governo e di dominio.
È una crisi economica globale che difficilmente potrà essere  governata o contenuta  anche perché si sprigiona dopo un periodo in cui i consueti   strumenti di politica economica e finanziaria adottati in passato sono stati dichiarati inutilizzabili nelle economie globalizzate, mentre sono sempre più indefiniti i confini di azione dei governi e delle banche centrali, né ci sono grandi ambiti  internazionali, riconosciuti e legittimati, destinati a decidere. Leggi il resto di questo articolo »

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