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	<title>csoa Askatasuna &#187; elezioni</title>
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		<title>Regionali 2010: chi vince, chi perde, a chi non resta altro che piangere…</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 08:59:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
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		<category><![CDATA[elezioni]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div id="text">
<div><em><img class="alignleft" src="http://www.infoaut.org/img/gallery/thumb/immagine-1-4bb227ae7f0ef.png" alt="" width="200" height="198" />Finisce 7 a 6 per l&#8217;opposizione, ma se qualcuno ha il coraggio di chiamarla vittoria, si tratta davvero di una vittoria di Pirro. Il centro-sinistra ha perso in tutte le regioni  realmente indicative (e che prima governava) lasciando, seppur per un soffio di  voti,  anche il Piemonte. Perdita che suggella davvero la cifra della sua sconfitta. La fotografia di queste regionali ci restituiscono un&#8217;Italia  in cui: l&#8217;unico ad uscire realmente vincitore è Bossi e il suo partito;  un Berlusconi che sopravvive nonostante tutte le traversie; una sinistra sempre più  alla deriva; un PD che pur tenendo a livello nazionale perde nelle sue  roccaforti (a scapito soprattutto di Grillo); una sinistra “radicale” che continua a brancolare nel buio senza scorgere la via per uscire dal baratro; un  astensionismo alto che dà la misura della disillusione degli elettori (od ex) nei confronti della classe politica.</em></div>
<div></div>
<div>
<ul>
<li><em><strong>interviste e link al fondo dell&#8217;articolo<span id="more-889"></span></strong><br />
</em></li>
</ul>
</div>
<p>1) <em>Avanti Lega!</em></p>
<div>La Lega Nord stravince, a scapito soprattutto del PDL, in tutto il Nord, ma anche nel centro Italia (arriva al 13,7% in una regione come l&#8217;Emilia), in Veneto addirittura sorpassa di  quasi 11 voti percentuali  il PDL (doppiando il centro-sinistra), attestandosi come primo partito con il  35,2% delle preferenze. Quasi appaiati Lega e PDL in Lombardia, mentre in  Piemonte raggiunge il 16,7%. La Lega, dunque, come unico partito oggi realmente  di massa sulla scena italiana ed il più vecchio dentro l&#8217;intero arco parlamentare. Un‘affermazione che era sicuramente prevedibile (come contreffetto agli scandali berlusconiani) anche se non in questi termini.<br />
Una Lega che si cala nei territori, che parla un linguaggio semplificato ma proprio per questo comprensibile a tutti, che sa  ascoltare e far leva su malumori, paure più o meno inconsce (fomentandole), in grado  di creare un immaginario intorno a sé e ai suoi cavalli di battaglia, con  slogan, motti, modi di dire che hanno una presa concreta.</p>
<p>Se questi sono i fatti, si pone allora l’urgenza di ripensare un&#8217;opposizione alla Lega che vada <em>oltre</em> le parole d’ordine e gli slogan coi quali la si combatte da più di 15 anni,  quelli relativi al connotati razzisti (e a volte, neofascisti) che la contraddistinguono. Perché quella è solo la patina di superficie di uno scontento molto più profondo di pezzi significativi di classe sociale  media e medio-bassa, concentrati soprattutto nella sterminata pianura padana <em>non</em>-metropolitana  (in Piemonte è soprattutto la rivincita delle Province contro il capoluogo), nemica dello stato-fisco e dei nuovi  barbari alle porte (ben accetti però al leghista-<em>padrone</em> quando si  presentano come mano d’opera sotto-pagata).<br />
La lega nomina interessi e percorsi chiari per un blocco sociale trasversale, esprime una forza che fa leva sull&#8217;egoismo delle persone (che diventa sopravvivenza in tempo di  crisi), con una capacità di appello molto forte dentro il progressivo spaesamento  dei riferimenti simbolici e il continuo scollamento in atto dall’interno  della società (crisi della rappresentanza, delegittimazione del ceto  politico…etc). Lega che vince perché sa dare un nome alla crisi, fornendo le sue  particolari risposte alla paura di progressivo scivolamento verso il basso di pezzi consistenti di paese.<br />
Un partito-movimento (sempre più partito,sempre meno movimento) ancora in grado, dopo più di 20 anni, a presentarsi come “antipartito&#8221;, nemico di Roma ladrona, paldino dei sentimenti popolari contro la casta. Ora siamo alla prova dei fatti:  comandano ovunque. A quanto pare anche loro stanno molto comodi sulle poltrone  conquistate. Il loro operato futuro aprirà quindi vasti campi di battaglia…</p>
<p>Il Piemonte come specchio &#8211; La vittoria  in Piemonte è quella che più riesce a restituire il senso e la dimensione del risultato reale  della Lega. Qui sta la novità di un’affermazione che in passato era, seppur significativa, mantenutasi entro certi livelli, non arrivando a sfondare  in una regioe ancora molto segnata da un’eredità democristiana e dal suo conservatorismo moderato. I risultati parlano chiaro: le Lega vince in  tutta la provincia, distaccando nettamente il blocco di centro-sinistra,  arrivando a prefigurare uno scontro di poteri e d’interessi tra il centralismo  torinese (sostanzialmente ancora “a sinistra”) e la voglia di de-localizzazione e  federalismo delle province.<br />
A Torino e cintura Pd e aggregati tengono ma i padani sfondano un pezzo dello storico muro di gomma, arrivando –  si dice – pure ad inglobare una parte non indifferente di classe operaia. La sorpresa  piemontese fa della Lega, a tutti gli effetti,  “il partito del Nord”.</p>
<p>Future contraddizioni nel centro-destra?   &#8211; La Lega, se da un lato permette la tenuta del centro-destra e scongiura la tanto temuta batosta dello stesso premier (che ora tira un  respiro di sollievo), dall&#8217;altra metterà in difficoltà i suoi stessi alleati  (Bossi ha ora la possibilità di alzare il prezzo della sua collaborazione e non  tarderà a farlo), grazie al rovesciamento quasi schiacciante dei rapporti di forza  in tutto il Nord, diventando quasi sicuramente un concorrente antagonistico rispetto allo stesso Berlusconi. Premier che perde consensi e peso  politico in tutto il Nord, anche nelle sua roccaforte Lombardia e il cui progetto presidenzialista è perciò ormai legato a doppia mandata al federalismo  del Carroccio (per la serie: <em>il sovrano e i feudatari</em>).</p>
<p>2) Astensionismo primo partito</p>
<p>L&#8217;altro protagonista indiscusso di queste elezioni regionali è stato  l&#8217;astensionismo, forse mai così alto in Italia, paese da sempre affezionato al voto come &#8220;dovere civico&#8221; con percentuali di affluenza che infatti sono sempre state tra le più alte anche a livello europeo. Pur non raggiungendo i  livelli francesi, dove a votare è andato un francese su due, anche in Italia il  partito dell&#8217;astensione diventa un attore significativo, con un calo della partecipazione al voto che si attesta intorno al 7,8% rispetto alle  elezioni del 2005 e con una percentuale dei votanti che raggiunge a malapena il  64% (dunque uno su tre non si è presentato alle urne).<br />
Un astensionismo che si può leggere come disincanto nei confronti di un&#8217; intera classe  politica, come rifiuto dello spettacolo vergognoso a cui si è assistito negli  ultimi anni, con un escalation significativa negli ultimi mesi, come una  disaffezione rispetto al degrado in cui si pasce ormai la politica istituzionale.<br />
Astensionismo che però non è come in Francia una punizione della destra al potere (semmai il contrario) ma un più generale <em>disinvestimento</em> generale <em>dalla Politica</em>. Una disaffezione che non è verso le  rispettive apparteneze ma verso la democrazia tout court (o <em>post</em>-democrazia se si preferisce), in cui le istituzioni parlamentari con sempre maggiore evidenza contano  pochissimo. Dentro questa crisi, la consapevolezza diffusa e data ormai per scontata dell’incapacità, per la forma-partito, di stare al passo coi tempi, di  essere portatrice di una qualunque ventata di radicalismo, di proporre percorsi realmente differenti. Di riconoscere, nominare e prefigurare<em> il  nuovo</em>.</p>
</div>
<p>3) Crisi della &#8220;Sinistra&#8221;</p>
<div>Un <em>exit</em> dall&#8217;arena politica, come dicevamo, che ha  probabilmente punito maggiormente il centro-sinistra, i cui elettori più scontenti hanno  deciso o di non andare a votare (in Campania e in Calabria l’astensionismo di sinistra è  stato molto forte) o di dare la preferenza ad un partito-movimento come quello  di Grillo. Grillini che hanno fatto infatti l&#8217;exploit in zone  tradizionalmente rosse, come Emilia (con il 7% delle preferenze e parallelamente un calo considerevole del PD) o come nella Val di Susa, dove si sono avuti  picchi del 30% e dove è stata l&#8217;opposizione al TAV, vista come più coerente  rispetto alle forze della sinistra radicale (che pur di fatto dichiarandosi da sempre a fianco del movimento no tav, sostenevano di fatto la Bresso), a fare la differenza.<br />
Se il PD ha sostanzialmente tenuto a livello nazionale, distanziandosi di neanche un  punto dal PDL, si deve registrare l’ulteriore (ormai definitiva?) crisi della sinistra cosiddetta “radicale”, balbettante e confusa nel parlare ai suoi elettori, aggregato poltico tenuto assieme col fil di ferro  eincapace di suscitare passioni né tantomeno di coagulare interessi. Una sinistra ridotta a <em>significante vuoto</em>,  rappresentanza <em>senza popolo.</em></p>
<p>Dentro questo quadro emerge, tanto più anomala nella sua solitudine, la ri-conferma di Vendola a Presidente della Puglia. Nei media e nei portali vicini alla  Sinistra frantumata, l’affermazione del nuovo San Nicola di Bari viene investita  (libidinalmente) dallo scomposto desiderio frustrato dei votanti delusi della Sinistra storica  tutta.<br />
Niente di tutto questo su questo sito! La vittoria di Vendola potrà incantare chi ha  bisogno di nuove illusioni. Sicuramente farà sfregare le mani a tutto quel ceto  politico post-rifandarolo (uscito da destra) felice di aver scampato il disastro e  di potersi garantire ancora qualche anno di finanziamento pubblico e di  poltrone assicurate. Dentro una débacle nazionale che non lascia intatta <em>Sinistra  Ecologia-e-Libertà</em>, la vittoria pugliese permette ai vari Migliore, Giordano e compagnia bella di tenere il naso appena  sopra la cloaca di cui fanno parte. Strana <em>Sinistra</em> che non sa cosa sia il lavoro e la sua composizione; un’<em>Ecologia</em> che  si dimentica (come mai?) di nominare il Tav; una <em>Libertà</em> identificata con la comoda dismissione di ogni patrimonio cresicuto <em>dentro</em> e <em>per</em> le lotte.</p>
<p>Meglio allora rallegrarsi (non identificarsi!) per la vittoria dei grillini e della loro capacità di raccogliere un legittimo voto di  protesta imbastendo una campagna a costo zero, partita dai <em>social network</em> e dai movimenti reali. Senza illusioni nè repentini innamoramenti per chi  crede nella <em>politica come ritorno alla Legge</em>. Sapendo però che in molti di  quei voti ci sono le speranze e le istanze di quanti intendono battersi (come noi e  con noi) per la difesa dei beni comuni, contro la privatizzazione del Welfare e  la totale mercificazione del vivente.<br />
<strong></p>
<p><em>Sui risultati regionali, segnaliamo le seguenti interviste</em></strong></p>
<p><strong>Da Radio Blackout (sul voto piemontese): </strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.infoaut.org/articolo/regionali-2010-chi-vince-chi-perde-a-chi-non-resta-altro-che-piangere/file/id/1485/"><strong>Marco  Revelli (univ. del Piemonte Orientale)</strong></a></li>
<li><a href="http://www.infoaut.org/articolo/piemonte-analisi-del-voto/file/id/1482/"><strong> Il 	commento di Lele Rizzo (csoa Askatasuna)</strong></a></li>
<li><strong><a href="http://www.infoaut.org/articolo/piemonte-analisi-del-voto/file/id/1483/">Il  	commento di Alberto Perino sul voto No Tav
<p></a></strong></li>
</ul>
<p><strong>Da Radio Onda d&#8217;Urto (sul voto nazionale):</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.radiondadurto.org/agenzia/2010-03-29-18-57_pol_illuminati-su-elez-regiona.mp3" target="_blank"><strong>Augusto Illuminati (univ. di Urbino)</strong></a></li>
<li><strong><a href="http://www.radiondadurto.org/agenzia/2010-03-29-18-20_pol_dorsi-elez-regionali.mp3" target="_blank">D&#8217;Orsi (univ. di Torino)</a><br />
</strong></li>
<li><strong><a href="http://www.radiondadurto.org/agenzia/2010-03-29-18-48_pol_burgio-elez-regionali.mp3" target="_blank">Burgio (univ di Bologna)</a> </strong><strong><br />
</strong></li>
<li><strong><a href="http://www.radiondadurto.org/agenzia/2010-03-29-18-22_pol_diego-giacchetti-elez-regioni.mp3" target="_blank">Giachetti (rivista Erre)</a><br />
</strong></li>
<li><strong><a href="http://www.radiondadurto.org/agenzia/2010-03-29-18-23_pol_mantegazza-elez-regionl.mp3" target="_blank">Mantegazza (pedagogista)</a> </strong></li>
</ul>
<p><strong></p>
<p>Vedi anche:<br />
</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.infoaut.org/articolo/piemonte-analisi-del-voto"><strong>Piemonte:  analisi del voto</strong></a></li>
<li><strong><a href="http://www.infoaut.org/articolo/emilia-romagna-analisi-del-voto">Emilia  Romagna: analisi del voto</a>
<p></strong></li>
</ul>
<p><strong>Le nostre analisi  durante e </strong><strong>pre-voto</strong><strong>:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.infoaut.org/articolo/elezioni-crollo-dellaffluenza-astensionismo-quasi-da-record/"><strong>Elezioni,  crollo dell&#8217;affluenza. Astensionismo (quasi da) record</strong></a></li>
<li><strong><a href="http://www.infoaut.org/articolo/regionali-2010-tra-indifferenza-e-noia">Regionali  2010, tra indifferenza e noia</a></strong></li>
</ul>
<p><strong><br />
Dalla rassegna stampa</strong>:</p>
<ul>
<li><strong><a title="Vai alla pagina Effetto No Tav, a Venaus i 'grillini' sfiorano  il 30%" href="http://www.infoaut.org/articolo/effetto-no-tav-a-venaus-i-grillini-sfiorano-il-30"><strong>Effetto No Tav, a Venaus i &#8220;grillini&#8221; sfiorano il 30%</strong></a></strong></li>
<li><strong><a title="Vai alla pagina 'La Bresso? Paga la sua arroganza'. Il popolo No  Tav commenta i risultati elettorali" href="http://www.infoaut.org/articolo/la-bresso-paga-la-sua-arroganza-il-popolo-no-tav-commenta-i-risultati-elettorali"><strong>&#8220;La Bresso? Paga la sua  arroganza&#8221;. Il popolo NoTav commenta i risultati elettorali</strong></a></strong></li>
<li><strong><a title="Vai alla pagina I lettori raccontano l'astensione 'Se il voto  servisse... sarebbe illegale'" href="http://www.infoaut.org/articolo/i-lettori-raccontano-lastensione-se-il-voto-servisse-sarebbe-illegale"><strong>I lettori raccontano l&#8217;astensione  &#8220;Se il  voto servisse&#8230; sarebbe illegale</strong></a></strong></li>
</ul>
</div>
</div>
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		</item>
		<item>
		<title>Piemonte: analisi del voto [da infoaut.org]</title>
		<link>http://www.csoaskatasuna.org/news/piemonte-analisi-del-voto-da-infoaut-org/</link>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 08:57:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cota ha vinto le elezioni regionali, confermando il successo della Lega nel nord del Paese. La lista di Beppe Grillo sfiora il 4% nella regione e in Valle di Susa tocca il 30%. Un voto caratterizzato dalla diversità e dalla sconfitta dell&#8217;antileghismo tout court, condizionato da un (non) voto (astensionista) di quasi il 40%. Interviste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.infoaut.org/img/gallery/thumb/cota_bresso_h_01-4bb1d39c00a21.jpg" alt="" width="200" height="133" /></p>
<p><em>Cota ha vinto le elezioni regionali, confermando il successo della   Lega nel nord del Paese. La lista di Beppe Grillo sfiora il 4% nella   regione e in Valle di Susa tocca il 30%. Un voto caratterizzato dalla   diversità e dalla sconfitta dell&#8217;antileghismo tout court, condizionato   da un (non) voto (astensionista) di quasi il 40%. </em></p>
<p><em>Interviste a Lele Rizzo e Alberto Perino del movimento no tav</em></p>
<p><em><strong> Analisi del voto in una regione in cui le istituzioni si  confrontano con  un movimento reale.</strong></em></p>
<p>Nei giorni scorsi in molti anno indicato il Piemonte come laboratorio  e  specchio per l&#8217;analisi del voto ed oggi ,dopo la sconfitta di  Bresso,  non si può che continuare ad intendere il voto come tale. Le  elezioni  regionali qui si presentavano come vero banco di prova della  Politica:  una regione di centro sinistra (così come il Comune e la  Provincia),  un&#8217;alleanza con la Federazione della Sinistra, una con  l&#8217;Udc,  la novità  della lista del movimento 5 stelle e uno scontro in  atto con un  movimento reale (No Tav).<br />
A questo si deve aggiungere come prima della legislatura attuale il   centrodestra con Ghigo governò per due mandati consecutivi. Detto questo   ha vinto Cota, la faccia pulita del leghismo nostrano, e forse anche  in  parvenza più moderata, contando che qui conosciamo più Borghezio e   Carossa dell&#8217;avvocato novarese. Ha vinto senza stravincere, ma ha   decisamente vinto prendendosi tutto al di fuori di Torino che si è   confermata orientata verso il centro sinistra, dove in tutte le   circoscrizioni la Bresso si è affermata decisamente, evidenziando la   diversità tra metropoli e territori. Ha vinto le elezioni meno   partecipate della storia, ma ha messo in un angolo uno dei volti del   potere storici della nostra regione. La Zarina, con un passato da   ambientalista e un presente muscolare e omnicomprensivo del potere   regionale, ieri sera versava lacrime. Eppure le aveva provate tutte, era   riuscita a mettere insieme più pezzi di politica di quanto siano   riusciti altri in giro per l&#8217;Italia, ha sfoderato sorrisi e cifre per   due mesi a tutti, ma tant&#8217;è che è capitolata sotto la realtà.<img src="http://lastampa.it/multimedia/torino/25344_album/bresso_01.jpg" border="0" alt="" width="100" align="right" /><br />
Una realtà fatta da una concretezza che la Lega è riuscita ad incarnare a   cospetto di una barca che affonda sempre più vistosamente. Capire   quanto queste elezioni sono una vittoria della Lega o una sconfitta del   Pd e di ciò che gli si era alleato è forse uno dei primi nodi da   sciogliere. La campagna elettorale democratica ha puntato molto sul   volto razzista della lega e sulla sua natura più propensa alla Lombardia   che al Piemonte; abbiamo persino riscoperto campagne antirazziste da   parte di chi gli immigrati li frequenta solo nei ristoranti etnici alla   moda, ma neanche questo è servito.<br />
Così come non è servito fare coalizione con la Federazione della   sinistra, che ancora una volta non ha compreso la batosta che la sta   cancellando dalle scorse elezioni. Il fare fronte contro la Lega non è   servito né all&#8217;uno né all&#8217;altro. Anzi, la scelta di poco coraggio di   &#8220;andare da soli&#8221; si è dimostrata una debacle che probabilmente si poteva   evitare. Pensare che l&#8217;accordo elettorale poneva Rifondazione e   Comunisti Italiani al di fuori del consiglio regionale anche in caso di   percentuali importanti&#8230;<br />
Se poi si aggiunge che il PD ha lasciato un vuoto politico da tempo   rimpiazzato da Repubblica, che si è dimostrata unica opposizione a   Berlusconi, evidentemente in Piemonte non la leggono in tanti&#8230;</p>
<p><a href="http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/piemonte/2010/03/grazie.html#more" target="_blank"><img src="http://www.piemonte5stelle.it/wp-content/uploads/2010/02/grazie_520px.png" border="0" alt="" width="120" align="left" /></a> E poi si è manifestato  il  ciclone di Grillo, quello di una lista supportata dal comico grazie  ai  suoi spazi, ma ignorata dai media; che ha saputo fare una campagna   elettorale autofinanziata costata 13.000 euro, a dimostrazione di come   la politica possa ancora essere partecipazione e chiarezza. In Valle di   Susa, alcuni seggi hanno dato il 30% alla lista cinque stelle, a   dimostrazione di come sia semplice capire chi votare e chi non votare,   non rispetto alla richiesta di fare fronte, ma rispetto a quanto fin qui   conosciuto. Ma non solo in Valle, Grillo ha raccolto voti in tutto il   Piemonte che hanno portato la lista a percentuali reali ben più   consistenti di quanto in molti pensavano.<br />
Ridurre il voto alle 5 stelle a un mero voto di protesta, lascia il   tempo che trova, il voto andrebbe compreso più a fondo e tradotto in una   voglia di partecipazione e cambiamento che solo chi non vuole sentirla   non la comprende. In Piemonte si chiama &#8220;cadrega&#8221;, la poltrona a cui i   politici sono attaccati, e il movimento 5 stelle la &#8220;cadrega&#8221; non l&#8217;ha   mai avuta.<br />
Il No Tav e la Valle di Susa si sono dimostrati ancora una volta chiari   punendo il centrosinistra e la Bresso in maniera decisa e favorendo   Grillo come alternativa al sistema che vuole il tav. Anche la cosiddetta   sinistra radicale, ha subito colpi difficilmente incassabili perché  con  l&#8217;accordo scellerato con la Bresso, nonostante la fiducia dei suoi   esponenti in Valle e del suo consigliere regionale, ha perso  credibilità  ponendosi come raccoglitore di voti per la Bresso. I  risultati ottenuti  dai 5 stelle in Valle (con punte del 30% a Venaus)  sono simili a quelli  che ottennero nel 2006 Verdi e Rifondazione,  premiati per l&#8217;appoggio  chiaro al movimento e al contrasto chiaro al  partito del tondino e del  cemento, ma molta acqua è passata sotto i  ponti&#8230;.<br />
Infine vi sono gli ultimi due nodi da analizzare: la Lega e   l&#8217;astensionismo. Il non votare si è dimostrato qualcosa in più di una   semplice disaffezione alla politica, qualcosa che diviene simile   all&#8217;astensionismo europeo che rappresenta un vero e proprio rifiuto   ragionato. Uno se tre la media italiana, quasi il 40% in Piemonte. (Non)   voto da andare a ricercare in una buona percentuale tra chi ha deciso   di far pesare le vere differenze tra reale e politica istituzionale.<br />
Infine la Lega, fenomeno orami maturo nel Paese, che qui ha dimostrato   come sia ancora visto come partito &#8220;non governativo&#8221; tout court,   alternativa al partiti tradizionali. Una maschera che tiene bene il   partito di Bossi, che fa della presenza e del fare politica sul   territorio forse la vera forza.<br />
Anche la proposta che fanno i lumbard assume caratteri chiari e   facilmente comprensibili sia nell&#8217;elaborazione di quell&#8217;egoismo sociale   di cui la società è impregnata, sia nella proposta del federalismo   fiscale traducibile immediatamente in più soldi nelle tasche di chi   abita i territori.<img src="../wp-content/uploads/maroni.jpg" border="0" alt="" width="82" height="64" align="right" /><br />
Ora siamo alla prova dei fatti, in una regione che deve affrontare il   nodo del Tav vedremo come farà la Lega, attraverso Cota e il ministro   Maroni, vedremo se il volere delle popolazioni locali sarà davvero al   centro dell&#8217;agire politico di chi parla di popoli delle Alpi e si   presenta come partito ancora non governativo contro la casta.   Permetteteci di crederci poco.<br />
<em><strong>Infoaut Torino</strong></em></p>
<p><em><strong> </strong></em></p>
<ul>
<li><a href="http://www.infoaut.org/articolo/piemonte-analisi-del-voto/file/id/1482/"><strong>Il   commento di Lele Rizzo (csoa Askatasuna) </strong></a><a href="http://www.infoaut.org/articolo/piemonte-analisi-del-voto/file/id/1482/"><strong> </strong></a></li>
<li><strong><a href="http://www.infoaut.org/articolo/piemonte-analisi-del-voto/file/id/1483/">Il   commento di Alberto Perino sul voto No Tav</a></strong></li>
</ul>
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		<title>L&#8217;indicazione di voto</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 22:39:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non possiamo esimerci dal dare anche noi un&#8217;indicazione di voto per le prossime elezioni politiche indicando la lista da votare: VOTA ASKATASUNA E&#8217; con umorismo che entriamo nel tema delle elezioni perchè non riusciamo a vederci altro. E non è colpa della legge elettorale o dei due schieramenti principali e nemmeno di quei partiti che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="pnlpage" style="width: 100%; left: 133px; top: 222px;"><span id="lbltitolo" style="left: 29px; top: 22px;"><strong> </strong> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter" src="http://win.infoaut.org/public/foto/2467.jpg" alt="" width="510" height="510" /><span id="lbltesto" style="left: 340px; top: 241px;">Non possiamo esimerci dal dare anche noi un&#8217;indicazione di voto per le prossime elezioni politiche indicando la lista da votare: VOTA ASKATASUNA<br />
E&#8217; con umorismo che entriamo nel tema delle elezioni perchè non riusciamo a vederci altro. E non è colpa della legge elettorale o dei due schieramenti principali e nemmeno di quei partiti che &#8220;corrono da soli&#8221;. E&#8217; la loro realtà, il loro mondo, le loro logiche a lasciarci indifferenti. E&#8217; il sistema dei partiti che si è esprime in tutta la sua miglior forma a dare spettacolo: una casta che sgomita, che scalcia, che alza i toni o che li tiene bassi per raggiungere il proprio obiettivo di conservare inalterato lo status che tutti, dai più insignificanti, ai maggiori politici hanno ormai raggiunto. Fa sorridere, o meglio annoiare vedere come in campagna elettorale, mentre si muore di lavoro, non si arriva a fine mese, il problema della casa scoppia, i cpt si riempono, i partiti inventano strategie per piacere a qualcuno. Tornano nei mercati a volantinare, presenziano ovunque, hanno più soluzioni nel signor Wolf, e fanno promesse sulla testa dei propri figli. E&#8217; uno spettacolo che da il peso a come la politica istituzionale sia lontana anni luce dalla vita reale di quelle persone che diventano importanti solo quando si tramutano in elettori. Un &#8220;mi consenta&#8221; piuttosto che un &#8220;si può fare&#8221; non cambia la sostanza; ma nemmeno i colori dell&#8217;arcobaleno appiccicati a un simbolo la fanno, anzi, dimostrano come il &#8220;lavoro &#8220;della politica accomuna tutti, sotto una bandiera che non ha colore.<br />
Noi non ci lasciamo incantare dalle parole, conosciamo i fatti e abbiamo la memoria lunga per delegare il nostro futuro a qualcuno. E pensiamo che in molti lo abbiamo capito, e in molto faranno le scelte giuste per sottrarsi ad una lotteria che non fa vincere nessuno se non il gestore del banco.<br />
Noi dal supermarket della politica stiamo fuori, non compriamo nessun prodotto, non accettiamo nessuna offerta o promozione, stiamo da un&#8217;altra parte, quella delle piazze e dei quartieri, quella dei movimenti e con chi lotta per i propri bisogni e i propri diritti, dalla parte di chi resiste ed alimenta il conflitto. </span></p>
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