Posts Tagged “fiat”

Il Testo e il Pdf di Spazi sociali, distribuito in piazza oggi

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assemblea con il segretario Fiom Landini

Il segr. Fiom M. Landini incontra studenti e rsu dell’università in assemblea, all’università di Torino, studenti e lavoratori.

h 16 palazzo nuovo – Torino

Verso lo sciopero del 28 gennaio!


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Le lotte, unico antitodo al metodo Marchionne

A pochi giorni dal referendum di Mirafiori sono molti i nodi aperti su questa vicenda e non potranno essere sciolti in caso di vittoria o perdita dello stesso.

metodo marchionne

Il voto richiesto ai lavoratori e alle lavoratrici è essenzialmente un ricatto, di stampo padronale ed istituzionale, questo dobbiamo dirlo. Padronale perché il metodo Marchionne è uno strumento inedito nella modernità lavorativa, perché a differenza dei suoi predecessori, punta ad essere l’unico soggetto a decidere su quella che nei fatti è un’azienda pubblica come la Fiat. Pubblica perché ha da sempre vissuto sullo stato e nel tempo si è costituita” istituzione” a tal punto da non avere più come principio cardine la produzione di autovetture, ma la gestione e la produzione di e dal territorio. Se le periferie negli anni 60 sono state costruite in base allo stabilimento di Mirafiori, oggi è la città ad essere plasmata dalla dirigenza Fiat, che è presente fuori dalla fabbrica in ogni comparto dell’organizzazione sociale torinese.

Marchionne, oltre agli strappi continui che compie a quella “dialettica democratica” che ha retto il rapporto sindacato/azienda fino ad oggi (funzionando da calmiere delle lotte), si ripresenta come anomalia verso ciò che lo circonda, tornando a praticare quella lotta di classe (di stampo padronale e capitalista) al quale la politica non era più abituata. In tempi di cogestione su tutto, avere un manager che ricorda a tutti quanto i rapporti di forza siano importanti in questo mondo, è uno schiaffo morale alle sinistre e a quanti oggi sono esterrefatti di fronte ad un padrone che fa gli interessi dei padroni.

Il ricatto è istituzionale perché si basa su uno dei principi cardine dell’istituzionalità cioè il voto. La fiat infatti non mette i lavoratori di fronte a fatti già avvenuti, anzi permette loro di votare, di usare lo strumento caro a quanti credono che sia l’unico in campo per la trasformazione, rigirando loro il senso della tanto decantata partecipazione.

Del resto, il centro della vicenda non è rappresentato dalla modifica dei rapporti sindacali, ma del potere “di facto” che i padroni assumono nella gestione della crisi e delle sue fuori uscite (per loro). Dopo aver gestito questi due anni di crisi globale scaricando addosso alla classe media i costi, oggi il capitalismo nostrano vuole fare di più, vuole fare di più, vuole avere la libertà incondizionata di farla ricadere completamente su tutta la società. Il problema è il contrasto a un progetto del genere, che nel governo vede la sua casa naturale, che è inesistente e inconcludente. Una politica e un sindacato abituati a “gestire” l’esistente non solo si trovano spiazzati verso un antagonismo padronale del genere, ma al massimo puntano a difendere il proprio posto di lavoro, in un mondo dove tutti, alla fine, sono utili alla concertazione.

La richiesta di sostegno che la Fiom sta facendo ai partiti del centro sinistra cade nel vuoto perché tutti concorrono a tenere in vita un modello sociale e produttivo che non può dir di no al “sistema Fiat”, soprattutto qui a Torino, dove gli uomini del controllo e della gestione fiat vanno dai dirigenti delle municipalizzate ai sindaci che si susseguono.

La Fiom tenendo duro nei confronti della Cgil, e oggi forse rappresenta l’unica opposizione nella “sinistra istituzionale” . Sta dimostrando di avere chiaro che solo lo scontro può pagare, ma da qui a perseguirlo dovremo vedere fin dove intende spingersi. Aprirsi ai movimenti significa ragionare ed elaborare insieme a quelle soggettività che crescono attraverso il conflitto, e non alla sua gestione. I movimenti sono di parte, fanno e praticano i propri interessi a discapito della parte avversa: è questo il linguaggio delle lotte.

La crisi non è un fattore passeggero, ma un pezzo del sistema che erode speranze e diritti a chi già la paga tutti i giorni attraverso la propria condizione sociale. Non ci sono ricette per contrastarla, ma resistervi è essenziale. Dice niente il termine lotta di classe?

NETWORK ANTAGONISTA TORINESE
csoa Askatasuna – csa Murazzi
coll. universitario autonomo – koll. studentesco autorganizzato

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Questo volantino verrà distribuito questa sera durante la fiaccolata cittadina indetta dalla Fiom

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Il 3 luglio 1969 a Torino fu una giornata lunghissima: iniziò alle prime luci dell’alba ai picchetti davanti ai cancelli di Mirafiori, proseguì nel pomeriggio con la manifestazione indetta dall’Assemblea operai e studenti e protrasse fino a notte inoltrata, dopo che la polizia aveva impedito con la forza il corteo e i gruppi di manifestanti, invece di tornarsene a casa decisero di rimanere in corso Traiano dando vita, assieme agli abitanti del quartiere, a un duro e ripetuto confronto con le forze dell’ordine. All’epoca l’episodio trovò vasta eco sui giornali, fu oggetto di discussioni e di interpretazioni, divenne il simbolo e lo spartiacque della ripresa della lotta operaia con contenuti e forme organizzative nuove. Era l’inizio di quello che sarebbe passato poi alla storia come l’”autunno caldo”, anticipato dalla lotta spontanea e autorganizzata che, nella primavera, aveva sconvolto per due mesi i reparti della più grande fabbrica italiana. Gli anni Settanta, con i loro grandi movimenti di massa antagonisti al sistema capitalistico, erano alle porte.[cit. Il giorno più lungo. La rivolta di corso Traiano di Diego Giachetti]

3 LUGLIO 1969/ 3 LUGLIO 2009: 40 ANNI DALLA RIVOLTA DI CORSO TRAIANO

INCONTRO-DIBATTITO CON:

  • ALFONSO NATELLA (EX-OPERAIO FIAT, ISPIRATORE DEL ROMANZO “VOGLIAMO TUTTO” DI NANNI BALESTRINI)
  • MARCO SCAVINO

H 21.30 NEL GIARDINO DEL CSOA ASKATASUNA – corso Regina Margherita 47 – Vanchiglia -Torino

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