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Scritto il luglio 20th, 2011 da admin in movimento, tags: g8, genova2001
I giorni di Genova sono ancora vivi nel ricordo di quanti vissero direttamente o indirettamente quei tre giorni che in qualche modo fecero la storia. Genova è un pezzo della nostra storia.
Fa parte della storia collettiva dei movimenti, è parte della storia di questo Paese. In quei tre giorni che in qualche modo sconvolsero il mondo, abbiamo imparato a conoscere il potere con il suo vero volto, e ne abbiamo avuto la certezza ancora oggi, dopo dieci anni, vedendo come i macellai di stato sono stati tenuti ben in considerazione dal potere costituito, che li ha premiati, promossi e coccolati in tutto questo tempo.
Conoscemmo l’idea di libertà che l’allora costruenda “casa delle libertà” aveva: recinzioni, guardie e filo spinato.
Conoscemmo come intendeva difendere quella libertà: pestaggi selvaggi, torture e violenze legalizzate.
Conoscemmo la morte di un compagno, che rappresenta ancora oggi lo spirito di Genova. Anche se passano dieci o vent’anni, Carlo Giuliani è il simbolo di Genova, di chi è rimasto davanti, con un estintore in mano, per tentare l’assalto a quell’altro mondo possibile, tanto declamato.
I lacrimogeni conditi al cianuro di Genova bruciano ancora la gola, in molti generano ancora il panico e il morso allo stomaco, per altri come i No Tav sono una realtà attuale, che si cura con il giusto connubio tra acqua e malox e soprattutto con la resistenza.
Sono passati dieci anni da Genova, è il cammino è stato lungo, tutto è cambiato ma forse nulla è mutato. Il potere e le sue forme sono diventate più aggressive. La crisi globale ha dimostrato quanto fossero corrette le analisi di dieci anni fa. L’idea di una sinistra da salotto che dialoga con i ragazzi brutti sporchi e cattivi è morta e sepolta sotto la fedeltà istituzionale della “sinistra”, e per rivitalizzarla ci si deve accontentare di un cantastorie che “narra” cose vecchie con termini nuovi.
Genova è viva nelle lotte, nella rabbia, nell’ardore di chi crede ancora che per aspirare a quell’altro mondo possibile, si debba combattere quello attuale.
Lo spirito di Genova è ovunque, le zone rosse sono ancora ovunque, il filo spinato, i manganelli e i cs sono ancora ovunque, basta saperseli andare a cercare.
“noi siamo in ballo, siamo in ballo adesso / e non spegni il sole se gli spari addosso ” (Assalti Frontali – Rotta Indipendente)
Con Carlo nel cuore.
+’militant
Infoaut.org
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Scritto il luglio 20th, 2011 da admin in movimento, tags: carlo vive, g8, genova2001
[tratto da infoaut.org - storia di classe] Per Venerdi 20 luglio, il secondo giorno di mobilitazione contro il G8 a Genova, il corteo più grosso e più atteso, è quello dei d isobbedienti , con partenza allo stadio Carlini.
Le tute bianche, hanno l’obiettivo di raggiungere la zona rossa per assediarla pacificamente.
Il corteo, composto da almeno diecimila persone si muove intorno alle 2, con i manifestanti alla testa, vestiti di gomma piuma, caschi e bottiglie di plastica legate alla meglio intorno agli arti, che sorreggono scudi per proteggere il resto dei manifestanti.
Intanto la violenza inaudita delle forze dell’ordine, incapaci di gestire l’ordine e mandate evidentemente allo sbaraglio inizia a manifestarsi contro il sit-in delle associazioni presente in Piazza Manin, caricato e gasato dai lacrimogeni all’improvviso.
Stessa sorte tocca al corteo delle tute bianche quando in via Tolemaide un plotone di carabinieri, (che poi si scoprirà trovarsi li per sbaglio), carica e riempie di lacrimogeni la testa del corteo che rimane imbottigliato senza via di fuga. A quel punto i manifestanti reagiscono iniziando violenti scontri con i carabinieri.
L’errore più grande però lo commette un gruppo di carabinieri che intorno alle 17.20 si sposta insieme a due jeep verso Piazza Alimonda per caricare i manifestanti ritrovandosi imbottigliato nella piazza. A quel punto i carabinieri provano ad arretrare ma le due camionette faticano ad invertire la marcia, tant’è che una delle due si incastra tra il muro ed un cassonetto. Da quel defender spunta fuori un braccio che punta una pistola ad altezza d’uomo. Un ragazzo, raccoglie un estintore nel tentativo di scagliarlo contro quella mano assassina, ma viene colpito in faccia da due colpi di pistola.
” ma Carlo fino all’ultimo è rimasto davanti fino ad alzarsi con un estintore in primo piano ci ha insegnato a vedere cos’è un essere umano”
Il ragazzo, è Carlo Giuliani, 23 anni residente a Genova. Quella mattina aveva in programma di andarsene al in spiaggia, ma il clima che si respirava in città gli fece cambiare idea e partecipare al corteo.
“E ora nella dignita’ mi specchio, nella dignita’ del fratello che era insieme a noi nel mucchio, lui ha lottato,quando ha avuto l’ occasione non ha voltato gli occhi e questa é la lezione da insegnare nelle scuole,nei racconti che disegnano le sere cosa sparava in faccia quel carabiniere, io porto con me il nome di Carlo Giuliani, noi facciamo la storia mentre quelli fanno i piani”
La famiglia di Carlo e tutte le vittime dei pestaggi di Genova cercano ancora di avere giustizia a dieci anni di distanza.
Mentre gli sbirri responsabili di ciò tutto ciò che è accaduto a Genova in quei giorni se la cavano con condanne fasulle e continue promozioni.
” e non spegni il sole se gli spari addosso, non spegni il sole se gli spari addosso!”
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Scritto il luglio 20th, 2010 da Aska 1 in movimento, tags: g8, genova
…siamo in tanti, siamo da tutte le parti, e carlo fino ali’ ultimo è rimasto davanti, fino a alzarsi, con un estintore in primo piano, lui ha insegnato a vedere cos’h un essere umano. Noi siamo in ballo, siamo in ballo adesso e non spegni il sole se gli spari addosso…
( assalti frontali – rotta indipendente)
Il 20 luglio è una data che non si scorda. E’ il giorno in cui un movimento nascente si lanciò contro i padroni del mondo rinchiusi nella zona rossa di Genova. E’ il giorno in cui in quella battaglia per la libertà morì Carlo Giuliani, in piazza Alimonda alle 17.27, colpito da un proiettile sparato dal carabiniere Mario Placanica, dall’interno del defender su cui stava. Questo è il 20 luglio che torna tutti gli anni, il passamontagna e l’estintore di Carlo, e poi il suo corpo straziato a terra. Le giornate di Genova sono l’infuriare della battaglia, l’assedio alla città, i gas lacrimogeni conditi al cianuro, le torture di Bolzaneto e la macelleria messicana della Diaz.
Il 20 luglio ha segnato lo spartiacque nei movimenti, quel movimento planetario ha tentato, in qualcosa di più grande di quanto consentito sia dai padroni del mondo rintanati nella realtà virtuale delle zone rosse, difese dalle guardie dell’impero; sia da quella nomenclatura che dal movimento contro la globalizzazione che ha succhiato linfa per vivere qualche anno in più, non prima di aver spento l’insorgenza di quelle migliaia di uomini e donne che erano a Genova, trasformando la richiesta di un trasformazione radicale del presente in beghe da parlamento. Oggi quanti hanno ingorgato i tavoli delle assemblee dei social forum sono scomparsi dalla scena politica, e per chi c’è ancora, lavorano alla politica dai tavoli delle segreterie o di posti ben conservati.
Il movimento di Genova è un ricordo che non si è voluto spingere più avanti, e a quasi dieci anni di distanza, cerca ancora la sua verità, al di fuori delle mistificazioni di comodo.
Il 20 luglio è il giorno in cui globalmente i movimenti sociali ricordano Carlo Giuliani e la sua storia, una storia fatta di passione che non può essere narrata se non con il linguaggio delle lotte. La verità sull’omicidio di Carlo Giuliani non spetta ai tribunali che già hanno, o meglio non hanno, sentenziato, la verità è un aspetto collettivo che è conosciuta a tutti.
In questi giorni arrivano gli appelli per le condanne ai dirigenti delle forze dell’ordine coinvolti nella gestione dell’ordine pubblico e nell’irruzione alla Diaz. Sentenze che ribaltano i primi gradi di giudizio.
Le responsabilità sono chiare non c ‘è bisogno di elencarle, ma Genova valse premi e promozioni in passato, chissà cosa spetterà agli abili servitori dello stato il futuro.
Dopo Genova le mutazioni furono rapide e brutali, ci fu l’11 settembre e l’introduzione nel lessico della guerra globale, ma questo è un altro pezzo della storia
Genova è in tutti noi, con Carlo nel cuore.
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Scritto il luglio 10th, 2009 da Aska 1 in movimento, repressione, torino, tags: arresti, g8, onda
Riflessioni a freddo su un’operazione normalmente “anomala”
[scaricalo in versione pdf]
 A qualche giorno dall’exploit dell’operazione “Rewind”, proviamo a mettere giù una riflessione distesa e serena su senso, fine e destinatari del nuovo spot promozionale del trio istituzionale Governo-Magistratura-Forze dell’Ordine, tante volte su sponde opposte, oggi stretti in rinnovata unione contro il comune nemico, ancora una volta inividuato nei movimenti.
I movimenti ringraziano, si riconoscono nella dicotomia: da una parte i custodi dell’ordine costituito, dall’altra chi prova, con umiltà e ostinazione ma con immenso piacere, ad operare nel segno della trasformazione.
Cosa cercano con questa nuova maxi-operazione il Ministro degli Interni e la Procura di Torino? Perché tanto accanimento e copertura mediatica per una (in fondo) ordinaria operazione di repressione?
Nell’epoca in cui la Politica è (anche, in buona parte) Comunicazione, il blitz viene coordinato a livello nazionale come nelle più spettacolari operazioni dell’antimafia. Gli ingredienti del resto ci sarebbero tutti, a partire dal protagonista-eroe, sua-santità-Caselli, per il quale “le violenze erano preordinate” da “300 pronti a tutto”, “organizzati in modo para-militare”.
Verrebbe da ridere se non ci fosse di mezzo la libertà di 21 giovani.
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