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da infoaut.org\ torino

La città risponde: il NoTav è un bene comune!

Costruita in 48 ore, scende in piazza la risposta cittadina alla denigrazione di un’intera settimana contro la lotta NoTav. Fin dal concentramento è lo stupore a disegnarsi sui volti degli estensori dell’appello che ha convocato la serata e dei notav torinesi di luga data. Per la prima volta nella lunga storia del movimento notav è la città di Torino a scendere in piazza con grandi numeri in sostegno di una lotta che ha ormai travalicato gli stessi steccati valligiani.

Dice bene Sandro Plano, presidente della Comunità Montanna Bassa Valle Susa: “la gente non è solo qui per dire No ad un treno [...] è qui perché ne ha lepalle piene di questa politica!”. Colpisce il calore e l’intensità con cui sono ascoltati gli interventi e lo scroscio di applausi che accompagna i momenti forti che li scandiscono: il collegamento con la situazione generale e la crisi in arrivo; la solidarietà ripetuta e gridata a gran voce con tutti gli arrestati/e; l’equivalenza tra costo di un km Tav e la mancanza di fondi per ospedali e scuole; l’attacco contro il vergognoso comportamento del media mainstream e della politica istituzionale, struzzi che preferiscono ancora parlare di “300 violenti da scovare” quando è un’intera città che gli sta scappando di mano. Colpiva, per chi sa avere uno sguardo attento, quest’impressione fugace ma molto concreta: molti e molte torinesi sono scese in piazza questa sera (forse per la prima volta) perché – in mezzo a tanta merda – questo movimento, la sua tenuta, le sue prove di forza danno un segnale di speranza e di dignità, il comportamento fiero di chi non abbassa la testa…. Quando diciamo “NoTav: una garanzia per il futuro” intendiamo proprio questo.

Questa sera è andata in onda una prova generale delle istanze e della composizione che daranno vita alle insurrezioni a venire. Senza falsi pudori né eccessive auto-celebrazioni dobbiamo riconoscere che abbiamo avuto ragione su queste pagine a dire che la Val Susa e il movimento notav, in questo precisa fase – all’incrocio tra una lunga sedimentazione specifica e una più generale maturazione politica dentro il corpo sociale -, segnano la possibilità di una lunga primavera italiana. Il risultato di questa sera ci dà ragione su tutta la linea e conferma l’audace lettura di chi investe in questa battaglia una più generale lotta contro il debito e le politiche di austerity.
Come ha detto bene Ugo Mattei “qui stiamo giocando la battaglia del V° referndum”… e non possiamo certo permetterci di perderla!

A sarà dura… ma non per noi, perché noi abbiamo già vinto mentre la loro capitolazione è solo un dettaglio di durata.

INTERVISTE LUNGO IL CORTEO

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UNA GRANDE PANORAMICA DEL CORTEO

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BELLA CIAO CANTATA NELLA FIACCOLATA NO TAV

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IMMAGINI DALLA FIACCOLATA

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PIAZZA VITTORIO INTERVENTO ALBERTO PERINO

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di Gigi Roggero
Lo abbiamo chiamato da tempo il Partito di Repubblica, e non sbagliavamo. Ma attenzione, non si tratta di un nuovo partito, bensì di un partito nuovo, capace di interpretare la crisi irreversibile della rappresentanza e l’esaurimento definitivo proprio della forma-partito. Come le imprese del capitalismo cognitivo, così il Partito di Repubblica (d’ora in avanti PdR) non pretende di rappresentare, a monte, soggetti o blocchi sociali definiti: agisce invece a valle, catturando passioni e comportamenti, interpretandoli per produrre opinione pubblica e darne dunque, artificialmente, forma organizzata. Lo abbiamo visto con il movimento studentesco e universitario in autunno, disincarnato e astratto nell’icona del bravo giovane di XL, che ama i libri e la Cultura, indignato con Berlusconi ma non con il sistema di cui é parte integrante, tifoso della costituzione formale e non certo protagonista sovversivo della costituzione materiale, difensore del pubblico e perciò estraneo al comune, un po’ ribelle anagraficamente ma mai rivoluzionario. Leggi il resto di questo articolo »

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Questa mattina circa 500 No Tav si sono dati appuntamento al presidio Clarea, liberato domenica durante la lunga giornata di assedio. Dopo una prima ricognizione dell’area ci si è dedicati ad una ulteriore pulizia dell’area dove dovrebbe sorgere il cantiere, già iniziata ieri da alcuni volenterosi. A terra ancora numerosi lacrimogeni, alcuni piccoli animali che non ce l’hanno fatta a fuggire dal gas e immondizia sparsa nei pressi del recinto, soprattutto cibo, buttato con sprezzo. All’area archeologica sono visibili ed evidenti i segni del passaggio di cingoli proprio sulle tombe neolitiche, che appaiono devastate. Dopo la polenta molti sono voluti salire alle reti del non-cantiere, difese da poche decine di agenti delle forze dell’ordine, che sono sembrate più impaurite che altro. La determinazione dei No Tav si è fatta sentire ancora una volta, a colpi di voci e spinte (simboliche) sulle reti. Prima di scendere ancora un “saluto” e poi tuttia riposare a casa, sarà un’estate intensa, una partita ancora tutta da giocare. Una cosa è sicura…troveranno lungo!

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Si rende conto che, in seguito ai fatti accaduti il 27 giugno e il 3 luglio,si è formato un gruppo di lavoro per la raccolta e l’esame di materiale ( foto, video, referti..) relativo alle due giornate.

Tutto il materiale sarà consegnato al team di avvocati del movimento ai fini di verificare se sussistano le condizioni per eventuali azioni legali in merito all’operato delle forze dell’ordine.

Chiunque sia in possesso di video, foto, referti medici o chiunque voglia denunciare abusi da parte delle forze dell’ordine può recarsi presso :

- Ristorante ” La Credenza” di Bussoleno il lunedì e il venerdì dalle ore 18,00 alle ore 20,00

- Infoshopo ” Senza Pazienza” di Torino il giovedì dalle ore 17,00 alle ore 19,00.

Per chi avesse difficoltà a raggiungere Bussoleno e Torino c’è la possibilità d un punto di raccolta alternativo a Giaveno ( contattare Ugo alla mail ugousseglio@gmail.com)

in alternativa scrivere a segnalazionichiomontenotav@gmail.com

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In questi giorni stiamo leggendo e guardando resoconti incredibili da giornalisti e politici, relativamente agli ultimi fatti della val di Susa e vogliamo per questo condividere con tutti/e la nostra esperienza.
Noi eravamo a Chiomonte domenica 3 luglio. Eravamo in tanti anche il lunedì precedente, quando abbiamo provato sulla nostra pelle il gas impiegato da centinaia poliziotti contro chi presidiava pacificamente il sito della Maddalena.
Dopo quella esperienza non ci siamo dati per vinti, ma ci siamo attrezzati per resistere. Quindi, come moltissimi altri, abbiamo deciso di andare a Chiomonte con i bambini, gli zaini, scarponi. Qualcuno più previdente ha portato anche la mascherine antigas o i limoni per provare a neutralizzare i lacrimogeni.
A Chiomonte la manifestazione era enorme: un fiume di persone. Famiglie come noi, passeggini, bambini, anziani. Abbiamo visto gli occhi sereni e determinati dei valsusini e con loro abbiamo assediato il fortino militare (ma quanto ci costa!) costruito su un terreno espropriato ai contadini di Chiomonte.
Quando è parso chiaro che nessuno aveva intenzione di allontanarsi da quel fortino, la polizia ci ha bombardato di lacrimogeni, sparati anche ad altezza uomo.
Ma nessuno è scappato via: indietreggiando e avanzando nuovamente tutti assieme abbiamo continuato il nostro assedio.
Li abbiamo assediati perché è inaccettabile la costruzione di un fortino militare nel cuore della montagna strappata via a contadini e coltivatori; perché è intollerabile che una popolazione venga aggredita a casa propria; perché è ormai indubbio che quest’opera sia troppo costosa, dannosa ed inutile.
Li abbiamo assediati perché vorremmo che questi miliardi di euro già spesi o comunque destinati al traforo (che si moltiplicheranno prossimi mesi) siano investiti nelle scuole, negli ospedali, nei servizi sociali, nelle politiche per la casa; perché abbiamo votato SI ai referendum e questo è, di fatto, un altro referendum per la difesa dei beni comuni.
Li abbiamo assediati perché, nonostante siano stati prodotti documenti, assemblee, interviste, fiaccolate, consultazioni, tutte contro la TAV, i politici non ci ascoltano, ma piuttosto militarizzano il territorio pur di arraffare soldi ed appalti (con i soldi che provengono dalle nostre tasche!). Così hanno fatto per la ricostruzione dell’Abruzzo, per i lavori sulla Salerno- Reggio Calabria, quando hanno assegnato gli appalti per il Ponte di Messina,…dimostrandosi completamente non credibili come gestori trasparenti di un’opera gigantesca i cui lavori si protrarranno per più di vent’anni.
Non ci ascoltano e ci denigrano, trattando la gente come un fastidioso intralcio per i loro traffici. Vogliono fa apparire questa protesta un problema di ordine pubblico e raccontano di uno scontro tra pochi “black block” e la polizia.
Ma la realtà è un’altra, e noi l’abbiamo vista con i nostri occhi. Nessuno può raccontarci o farci credere altro rispetto a quanto abbiamo toccato con mano: domenica c’era tutto il popolo della Val Susa assieme a tutto il movimento No TAV, fatto da gente comune stanca di essere calpestata nei suoi diritti fondamentali. Gente comune che polizia e governo hanno deciso di gasare nei boschi e sulle strade, pensando, forse, di intimidirla o terrorizzarla. E che invece ha resistito ai gas con coraggio, per ore, fino a che aveva fiato.
Il Comitato di Quartiere Vanchiglia è partigiano. Parteggia per la gente della valsusa, che si batte con coraggio per un futuro diverso.
Saremo con loro nei prossimi appuntamenti, continueremo l’assedio cominciato domenica.
Consapevoli che politici e giornalisti continueranno con le menzogne perché hanno troppi interessi economici da preservare per dire la verità.
Consapevoli di voler vincere. Per noi e per il futuro dei nostri figli.
A Sarà Dura!
Comitato di Quartiere Vanchiglia
www.comitatoquartierevanchiglia.net

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Tutti gli interventi della conferenza stampa del movimento notav tenutasi il 4 luglio a Chiomonte.

Il movimento notav non accetta semplificazioni né riduzionismi e nella sua splendida etereogeneità compatta (ci si permetta l’ossimoro) entra a gamba tesa sull’ennesima -interessata- invenzione mass-mediatica che rispolvera vecchi fantasmi: i famigerati “black bloc”.

All’indomani di una giornata vissuta da tutt* come epica, la necessità di intervenire e dire fuori dai denti la propria verità contro le tante piccole menzogne che a forza di ripetersi pretendono di descrivere forme, espressioni e modi di un movimento che dura da 20 anni.

In un gazebo allestito sulle sponde della Dora, a pochi metri dall’area transennata, e che da oggi sara’ il punto di riferimento del movimento, apre gli interventi Maurizio Piccione (Spinta dal Bass/Takuma): ”Non c’erano i black bloc ma solo persone in grandissima parte valsusini, che si erano equipaggiati con caschetti e maschere antigas dopo quello che era successo lunedi’, ma erano tutti a mani pulite [...] dopo che le forze dell’ordine ci hanno aggredito a colpi di lacrimogeni, pietre e getti di idranti, ci siamo difesi come abbiamo potuto. Non ci e’ rimasto altro da fare che continuare a difenderci“. Gli fa eco, subito dopo, Lele Rizzo (comitato di lotta popolare): “Il nostro modo di agire e’ quello della resistenza popolare e l’unica accusa a cui risponderemo sempre e’ quella di aver fatto resistenza di fronte a una sistuazione che non ci siamo creati. Si e’ inventato lo spauracchio dei black bloc perche’ non ci si arrende all’idea di un’intera valle che vuole resistere. Bisogna dire grazie alla responsabilita’ dei valsusini aver fatto resistenza che e’ per noi un vanto”.

Tutti gli altri interventi hanno insistito su questi punti, fino alla testimonianza di un viticoltore valsusino che ha descritto la sua ormai quotidiana esperienza (a noi verrebbe da dire: da check-point israeliano) per arrivare a lavorare nelle vigne dentro il territorio militarizzato. Solidarietà a tutti gli arrestati e feriti e creazione di un libro bianco sulle vuiolenze della polizia per il prosimo numero di Sarà Dura.

Prossimi appuntamenti: un campeggio di lotta a fine luglio e uno internazionale a fine agosto.

A sarà dura!!!

audio e video della conferenza stampa su Infoaut.org

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‘La Valle che resiste e che non si arrende’ aveva promesso una giornata d’assedio. E così è stato! L’assedio dei cantieri della Maddalena è stato lungo e combattuto, giocato contemporaneamente su 3 fronti. Una straordinaria giornata di conflitto, l’ennesima dimostrazione della potenza di un movimento che irriducibilmente prosegue lungo la strada di una lotta intrapresa vent’anni fa. Incontrando sulla sua lunga strada sempre più amici e compagni.
Hanno voglia i Tg e i siti dei quotidiani mainstream a parlare di infiltrazioni internazionali di Black Block. C’era solo il composito popolo notav e dei beni comuni, accompagnato da un buon innesto di precariato metropolitano stanco di aver paura e consapevole della partita che si sta giocando a queste altezze.
Ha ragione invece Beppe Grillo che, anche se arrivato in ritardo, ha subito azzeccato il clima e la temperatura del momento. “In Val Susa sono tutti eroi!” ha detto. E ha colto nel segno! Tra una pioggia di lacrimogeni e la compagnia di madame NoTav scherzava sui lacrimogeni Cs (che teneva in mano) come antidoto ai …limoni.

La giornata è stata lunghissima. Un lungo assedio, come si diceva. Uomini, donne, anziani e bambini. Un trasversalità sociale da fare invidia a qualunque partito o associazionismo vario. Pezzi di popolo senza rappresentanza ma consci della posta in gioco che ci si contende in alta valle. Operai, studenti, pensionati, giornalisti freelance che parteggiamo per i notav…

Specialisti nel neutralizzare i lacrimogeni e signore che rifocillano gli intossicati. Hanno voglia a parlare di buoni e cattivi. Oggi sulle pendici della Maddalena c’era un solo popolo che faceva prove d’insorgenza. Perché il Tav è oggi in Italia il condensato concreto di cosa significa scaricare la crisi e il debito sulle tasche (e la vita) della gente.

La digos potrà ora fare i suoi calcoli, lavorare sugli ingrandimenti o insinuare minacce. Tipico di guarda il dito invece che la luna. Ma tutto questo non cambia il senso e la storia di una giornata epica!

L’avevamo scritto nei giorni scorsi. In Italia, oggi, la primavera passa dalla Val Susa o non sarà. E nei tre cortei d’indignazione se n’è vista davvero tanta. Composita, differente, variegata ma intrisa di rabbia e disgusto per un presente statuale che trova normale occupare un territorio bellissimo per realizzare un mega-mostro senza fine né utilità, gasare migliaia di persone per difendere una recinzione e spendere un mucchio di soldi per garantirne l’esecuzione.

Il popolo No Tav oggi ha dimostrato di poter assediare per ore un territorio che difficilmente potrà essere difeso da ‘loro’ per 25 anni.

Chi è che la spunterà? Noi crediamo di saperlo !

A sarà dùra… per voi!

Redazione Infoaut from the battleground

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