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[di Uniriot Network]

Il 6 luglio 2009 la procura di Torino, capitanata dal solerte procuratore generale Giancarlo Caselli, con l’operazione denominata “Rewind”, ordina 21 mandati di carcerazione a carico di attivisti dell’onda studentesca di varie città italiane. Nel corso dell’inchiesta nell’autunno del 2009, si aggiungeranno all’elenco indagati altri attivisti padovani, torinesi, bolognesi e genovesi sottoposti a misure restrittive della libertà. Soltanto nel marzo del 2010 verranno revocate per quasi tutti le misure cautelari, mentre alcuni imputati sono tutt’ora sottoposti a misure restrittive.  Ciò che viene loro imputato è di aver preso parte alla grande mobilitazione del 19 maggio 2009 a Torino contro il G8 University Summit e agli scontri con le forze dell’ordine che presidiavano la zona rossa del vertice. Leggi il resto di questo articolo »

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Tutti fuori dal carcere gli arrestati dell’inchiesta Rewind. Due agli arresti domiciliari, per alcuni l’obbligo di firma, per altri quello di dimora e per altri nessuna restrizione. 21 misure crollate dopo meno di due settimane sotto i colpi della mobilitazione e della solidarietà del movimento, che ancora una volta non ha avuto paura del teorema Caselli/Sparagna. Che l’inchiesta fosse un atto politico lo avevamo detto fin dall’inizio, quando si manifestò a due giorni dal G8, ne avemmo conferma leggendo gli atti, che esplicitatamene parlavano di arresti preventivi, di aree e soggetti pericolosamente antagonisti. Ne fummo certi quando vedemmo scendere in campo, davanti alle tv e ai giornali il procuratore capo Caselli che si spese utilizzando paroloni come organizzazioni paramilitari e quant’altro. La scia di certezze ci portò all’udienza del riesame dove il pm Sparagna resse l’accusa parlando di future bande armate e coniando il tunnel del rischio “dalla pietra alla p38″. Fummo ulteriormente convinti di quanto sostenemmo dopo poche ore dall’operazione che si trattava di un momento di notorietà per la Questura di Torino che finalmente poteva sfoderare un pò di giacche e cravatte. Ci intestardimmo sulle nostre convinzioni quando vedemmo la fantomatica società civile e i partiti della sinistra fare attenzione a non esporsi contro Caselli, così come quel mondo dell’antimafia da salotto che per due slogan e quattro scritte si sentì in dovere di difendere colui che li rappresenta.
Avevamo ragioni da vendere ed oggi i fatti dimostrano che arrestare 21 compagni, la maggior parte incensurati, con due reati a testa è solo una farsa malamente orchestrata, e che persino la legge di cui si forgiano i suddetti paladini, non può avvallare tanto. Non è finita chiaro, ma senza sbarre e manette e diverso.
L’attacco che si è voluto portare parla il linguaggio simile ad altri teoremi del passato, della stessa famigliola del Pci, dove i conti con chi non è allineato alla miseria politica e sociale che amministrano le segreterie dei partiti, si regolano anche con  la propria ala giuridica.
Questa volta è andata male e sembra più una bacchettata sulle mani che altro cari democratici di ogni risma, che voi abbiate la radice nel partito o nella magistratura.
L’onda anomala, così come il movimento antagonista non sono facili da arrestare, e mettendovi il cuore in pace, rimaniamo liberi e forti delle nostre ragioni, nel prossimo autunno, nelle vostre metropoli.

NETWORK ANTAGONISTA TORINESE
csoa Askatasuna – csa Murazzi – Collettivo Universitario Autonomo – Kollettivo Studenti Autorganizzati

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Si terrà giovedì 16 luglio ore 10.30 a Torino il Tribunale del Riesame per gli arrestati dell’inchiesta Rewind. Presidio davanti al Palazzo di Giustizia, corso Vittorio Emanuele II, 130

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Miseria e conservazione della Sinistra Legalitaria torinese

Attaccare il Procuratore Caselli non sta proprio bene. Va bene prendersela con le autorità normali, quelle già esposte al pubblico ludibrio ma attaccare un eroe nazionale… suvvia !

Toni e contenuti della manifestazione di ieri sera, che ha portato per le strade di Torino quasi 2000 persone a chiedere la liberazione dei 21 arrestat* dell’Onda, hanno dato fastidio a molti, c’era da aspettarselo.
Sulle pagine di Repubblica-Torino leggiamo oggi una “vibrante” presa di posizione di tale Davide Mattiello, niente-po’po’-di-meno-che… presidente di Libera Piemonte. E scusate se è poco!
Il succitato ha sentito il dovere improcrastinabile di correre in soccorso del suo principale, il Procuratore Caselli, oggetto di ripetute critiche in questi giorni che hanno succeduto gli arresti preventivi dell’operazione “Rewind”.
Il nostro deve aver vissuto come personalmente inaccettabili e lesivi della pubblica decenza i ripetuti attacchi (verbali, telematici e scritti – tanto per precisare!) contro il sommo Procuratore.
Perché invece l’arresto preventivo-cautelare di 21 ragazz* (cioè senza alcun processo che li definisse “colpevoli”) per quelli della sua estrazione è cosa normale, sana e giusta. Leggi il resto di questo articolo »

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