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	<title>csoa Askatasuna &#187; rewind</title>
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		<title>1 Aprile &#8211; Processo Rewind &#8211; A Torino dietro quello scudo c&#8217;eravamo tutt*!</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 07:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[di Uniriot Network]
Il 6 luglio 2009 la procura di Torino, capitanata dal solerte procuratore generale Giancarlo Caselli,  con l&#8217;operazione denominata &#8220;Rewind&#8221;, ordina 21 mandati di carcerazione a carico di attivisti dell&#8217;onda studentesca di varie città italiane. Nel  corso dell&#8217;inchiesta nell&#8217;autunno del 2009, si aggiungeranno all&#8217;elenco  indagati altri attivisti padovani, torinesi, bolognesi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>[di <em><a href="http://www.uniriot.org/">Uniriot Network</a></em>]</strong><img class="alignright" src="http://www.infoaut.org/img/gallery/thumb/immagine-4-4bb3cb1647ea2.png" alt="" width="200" height="158" /></p>
<p>Il 6 luglio 2009 la procura di Torino, capitanata dal solerte procuratore generale Giancarlo Caselli,  con l&#8217;operazione denominata &#8220;Rewind&#8221;, ordina 21 mandati di carcerazione a carico di attivisti dell&#8217;onda studentesca di varie città italiane. Nel  corso dell&#8217;inchiesta nell&#8217;autunno del 2009, si aggiungeranno all&#8217;elenco  indagati altri attivisti padovani, torinesi, bolognesi e genovesi sottoposti a  misure restrittive della libertà. Soltanto nel marzo del 2010 verranno revocate  per quasi tutti le misure cautelari, mentre alcuni imputati sono tutt’ora sottoposti a misure restrittive.  Ciò che viene loro  imputato è di aver preso parte alla grande mobilitazione del 19 maggio 2009 a Torino contro il G8 University Summit  e agli scontri con le forze dell&#8217;ordine che presidiavano la zona rossa del  vertice.<span id="more-890"></span></p>
<p>Ma in quella giornata eravamo in più di 10.000 tra studenti, dottorandi e precari dell&#8217;università a prendere la parola pubblicamente con un grande  corteo per esprimere &#8211; ancora una volta dopo le mobilitazioni dell&#8217;autunno &#8211; la  nostra indisponibilità al processo di dismissione dell&#8217;università pubblica e la  nostra determinazione a costruire una università diversa attraverso le pratiche dell’auto-riforma e dell’auto-formazione. E non solo: quel giorno  eravamo in migliaia a voler sancire come illegittimo ciò che si stava svolgendo all&#8217;interno di quella zona rossa che bene simboleggia l’intenzione di  arginare il protagonismo del corpo vivo delle nostre università ed estrometterlo  dai processi decisionali. La violazione di quella zona rossa voleva dire per noi dare simbolicamente visibilità all’intelligenza e ai desideri di migliaia di studenti e ricercatori che irrompendo nello spazio pubblico italiano  hanno cominciato a costruire una nuova idea di università e di formazione. E  così è stato, dietro a quello scudo a urlare di essere “l&#8217;anomalia del futuro” e  ad impedire che del nostro futuro fosse impunemente deciso sopra le nostre  teste eravamo insieme, tutti e tutte 10.000.</p>
<p>E come avrebbe potuto essere altrimenti dopo un autunno come quello  dell&#8217;anno passato, durante il quale le partecipatissime mobilitazioni dell&#8217;onda  avevano avuto una potenza tale da spazzare via le tremontiane retoriche degli  “studenti fannulloni” per lasciare posto a migliaia di studenti che avevano invece intenzione di riprendersi la parola da protagonisti e di rovesciare le trasformazioni agite dal governo sull&#8217;intero mondo della formazione?</p>
<p>L’Onda Anomala ha mostrato a tutti la forza dirompente di una  generazione post-ideologica capace di contestare i tagli alla ricerca e  all’istruzione pubblica, di criticare i processi di riforma e riorganizzazione della formazione  messi in atto dal Bologna Process, e di costruire una mobilitazione diffusa e radicale  tutta protesa in avanti, estranea a logiche nostalgiche e animata dalla volontà di  costruire un progetto comune di altra-formazione. L’Onda ha parlato di università,  ha contestato i tagli voluti dal Governo, ha parlato di saperi critici, di autonomia dei percorsi formativi e di ricerca, ma ha anche saputo  esprimere nelle università e nelle strade la rabbia di chi vive ormai da anni una condizione esistenziale di precarietà. Ha saputo parlare della società  nel suo complesso, della crisi globale che investe l’economia e dei nuovi  razzismi che le retoriche della sicurezza alimentano e diffondono. Non si è chiusa  tra le mura degli atenei, ha sfondato definitivamente tutti gli argini di un anacronistico “studentismo” e ha posto tra le proprie priorità la  battaglia per il reddito garantito e per un nuovo welfare. Tutto questo è stato  costruito per mesi fuori dalle soffocanti retoriche dei partiti e dei sindacati della sinistra italiana, dimostrando la possibilità di fare movimento e di  costruire rivendicazioni concrete e radicali all’interno di spazi comuni e  attraverso reti sociali autonome e indipendenti dalla politica istituzionale.</p>
<p>Il carattere dirompente, eterogeneo e di massa, innovativo, radicale,  non rappresentabile e non categorizzabile di questo movimento, aveva già  avviato nell’autunno del 2008 il solito tentativo di trasformare un’espressione  sociale e politica in un problema di ordine pubblico e l’operazione di Caselli  non è nient’altro che il tentativo giustizialista, tipico della sinistra  italiana, di criminalizzare e di legare al problema della “legalità” la costruzione  di legittimi percorsi di lotta.</p>
<p>Dopo essere stati per mesi al centro del discorso mediatico infatti  (basti ricordare lo spazio dedicato da Repubblica alle mobilitazioni  dell’Onda), a seguito delle grandi giornate di Torino si è immediatamente palesata l&#8217;ambiguità e la funzionalità del monolite mass-mediatico:  improvvisamente dalle colonne del Corriere della Sera e di Repubblica non si parlava più  di un grande movimento contro l&#8217;abbattimento della formazione pubblica, ma di  un&#8217;Onda bifida, composta da una parte buona e pacifica, la maggiore,e da uno  sparuto gruppo di violenti e facinorosi che avrebbe guidato gli scontri del 19  maggio a Torino.</p>
<p>Questa teoria è servita anche a sorreggere l&#8217;operazione del procuratore Caselli, emblematicamente denominata “Rewind”, riavvolgere, per  riscrivere funzionalmente, sulla nostra pelle, quanto era successo. Ma chiunque sia  stato quel giorno a Torino sa come sono andate davvero le cose.</p>
<p>Non ci stupisce che questo tentativo di criminalizzazione di pochi per nascondere quella che è stata una conflittualità espressa collettivamente, provenga dagli stessi spalti di  coloro che oggi dalle colonne degli stessi giornali sostengono il processo di abbattimento dell&#8217;università pubblica, accogliendo con plauso i violenti  tagli alla formazione mascherati da distribuzione “differenziata” dei fondi  secondo criteri “meritocratici”.</p>
<p>Quella di Rewind è chiaramente un operazione tutta politica. All’interno  ci possiamo leggere l’atteggiamento da sempre assunto dalla sinistra  italiana: complicità assoluta nel governare i processi di ristrutturazione  capitalistica degli ultimi 30 anni, coinvolgimento attivo a livello nazionale e locale nell’organizzazione delle politiche di controllo sociale e un interesse  sempre vivo ad arginare e colpire a ogni costo i movimenti sociali e le  rivendicazioni di chi parla oggi di libertà, di auto-determinazione, di reddito e di  nuovi diritti.</p>
<p>L’11 marzo il p.m. Sparagna ha chiesto, durante la prima udienza del processo, fino a due anni di carcere per gli imputati del processo  Rewind. Noi rispondiamo a questo tentativo rozzo e mal costruito di  criminalizzazione raccogliendo e valorizzando ciò che il movimento dell’Onda ha depositato  e ne sfrutteremo tutta la potenza innovatrice convinti dell’assoluta  legittimità dei nostri progetti. Lo faremo dentro e fuori dalle Università, senza paura e rimandando al mittente il tentativo di intimidazione con cui tenta di  colpirci la procura di Torino.</p>
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		<title>Liberi e forti delle nostre ragioni</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 15:15:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutti fuori dal carcere gli arrestati dell&#8217;inchiesta Rewind. Due agli arresti domiciliari, per alcuni l&#8217;obbligo di firma, per altri quello di dimora e per altri nessuna restrizione. 21 misure crollate dopo meno di due settimane sotto i colpi della mobilitazione e della solidarietà del movimento, che ancora una volta non ha avuto paura del teorema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti fuori dal carcere gli arrestati dell&#8217;inchiesta Rewind. Due agli arresti domiciliari, per alcuni l&#8217;obbligo di firma, per altri quello di dimora e per altri nessuna restrizione. 21 misure crollate dopo meno di due settimane sotto i colpi della mobilitazione e della solidarietà del movimento, che ancora una volta non ha avuto paura del teorema Caselli/Sparagna. Che l&#8217;inchiesta fosse un atto politico lo avevamo detto fin dall&#8217;inizio, quando si manifestò a due giorni dal G8, ne avemmo conferma leggendo gli atti, che esplicitatamene parlavano di arresti preventivi, di aree e soggetti pericolosamente antagonisti. Ne fummo certi quando vedemmo scendere in campo, davanti alle tv e ai giornali il procuratore capo Caselli che si spese utilizzando paroloni come organizzazioni paramilitari e quant&#8217;altro. La scia di certezze ci portò all&#8217;udienza del riesame dove il pm Sparagna resse l&#8217;accusa parlando di future bande armate e coniando il tunnel del rischio &#8220;dalla pietra alla p38&#8243;. Fummo ulteriormente convinti di quanto sostenemmo dopo poche ore dall&#8217;operazione che si trattava di un momento di notorietà per la Questura di Torino che finalmente poteva sfoderare un pò di giacche e cravatte. Ci intestardimmo sulle nostre convinzioni quando vedemmo la fantomatica società civile e i partiti della sinistra fare attenzione a non esporsi contro Caselli, così come quel mondo dell&#8217;antimafia da salotto che per due slogan e quattro scritte si sentì in dovere di difendere colui che li rappresenta.<br />
Avevamo ragioni da vendere ed oggi i fatti dimostrano che arrestare 21 compagni, la maggior parte incensurati, con due reati a testa è solo una farsa malamente orchestrata, e che persino la legge di cui si forgiano i suddetti paladini, non può avvallare tanto. Non è finita chiaro, ma senza sbarre e manette e diverso.<br />
L&#8217;attacco che si è voluto portare parla il linguaggio simile ad altri teoremi del passato, della stessa famigliola del Pci, dove i conti con chi non è allineato alla miseria politica e sociale che amministrano le segreterie dei partiti, si regolano anche con  la propria ala giuridica.<br />
Questa volta è andata male e sembra più una bacchettata sulle mani che altro cari democratici di ogni risma, che voi abbiate la radice nel partito o nella magistratura.<br />
L&#8217;onda anomala, così come il movimento antagonista non sono facili da arrestare, e mettendovi il cuore in pace, rimaniamo liberi e forti delle nostre ragioni, nel prossimo autunno, nelle vostre metropoli.</p>
<p><strong>NETWORK ANTAGONISTA TORINESE<br />
csoa Askatasuna &#8211; csa Murazzi &#8211; Collettivo Universitario Autonomo &#8211; Kollettivo Studenti Autorganizzati</strong></p>
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		<title>Presidio per il riesame per gli arrestati</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 11:34:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si terrà giovedì 16 luglio ore 10.30 a Torino il Tribunale del Riesame per gli arrestati dell&#8217;inchiesta Rewind. Presidio davanti al Palazzo di Giustizia, corso Vittorio Emanuele II, 130

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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Si terrà giovedì 16 luglio ore 10.30 a Torino il Tribunale del Riesame per gli arrestati dell&#8217;inchiesta Rewind. Presidio davanti al Palazzo di Giustizia, corso Vittorio Emanuele II, 130</strong></p>
<p><strong></strong><img src="../wp-content/uploads/2009/07/presidio_riesame.jpg" border="0" alt="" width="472" height="333" /></p>
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		<title>Caselli e Mattiello: nemici di chi?</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 23:29:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aska 1</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Miseria e conservazione della Sinistra Legalitaria torinese
Attaccare il Procuratore Caselli non sta proprio bene. Va bene prendersela con le autorità normali, quelle già esposte al pubblico ludibrio ma attaccare un eroe nazionale&#8230; suvvia !
Toni e contenuti della manifestazione di ieri sera, che ha portato per le strade di Torino quasi 2000 persone a chiedere la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: left;"><span class="sotto_titolo_rosso"><img class="alignleft" style="margin: 2px;" src="http://www.infoaut.org/img/gallery/thumb/09-4a585b9529c85.jpg" alt="" width="200" height="150" />Miseria e conservazione della Sinistra Legalitaria torinese</span></div>
<p><em>Attaccare il Procuratore Caselli non sta proprio bene. Va bene prendersela con le autorità normali, quelle già esposte al pubblico ludibrio ma attaccare un eroe nazionale&#8230; suvvia !</em></p>
<div>Toni e contenuti della manifestazione di ieri sera, che ha portato per le strade di Torino quasi 2000 persone a chiedere la liberazione dei 21 arrestat* dell’Onda, hanno dato fastidio a molti, c’era da aspettarselo.<br />
Sulle pagine di Repubblica-Torino leggiamo oggi una &#8220;vibrante&#8221; presa di posizione di tale Davide Mattiello, niente-po&#8217;po&#8217;-di-meno-che&#8230; presidente di <em>Libera Piemonte</em>. E scusate se è poco!<br />
Il succitato ha sentito il dovere improcrastinabile di correre in soccorso del suo principale, il Procuratore Caselli, oggetto di ripetute critiche in questi giorni che hanno succeduto gli arresti preventivi dell&#8217;operazione &#8220;Rewind&#8221;.<br />
Il nostro deve aver vissuto come personalmente inaccettabili e lesivi della pubblica decenza i ripetuti attacchi (verbali, telematici e scritti &#8211; tanto per precisare!) contro il sommo Procuratore.<br />
Perché invece l&#8217;arresto preventivo-cautelare di 21 ragazz* (cioè senza alcun processo che li definisse &#8220;colpevoli&#8221;) per quelli della sua estrazione è cosa normale, sana e giusta.<span id="more-603"></span><br />
Su questo, il Mattiello &#8211; c&#8217;era da giurarci &#8211; non ha nulla di dire!<br />
Avevamo già rilevato l&#8217;assordante silenzio della sinistra istituzionale sull&#8217;intera vicenda, un po&#8217; per codardia, un po&#8217; per cinismo, un po&#8217; per reale incapacità a saper prendere una qualunque posizione.<br />
In questo deserto ecco farsi avanti, profeta in patria, il Mosé-Mattiello ad annunciare le virtù salvifiche del Gesù-Caselli che avrebbe sacrificato chissaché alla propria biblica lotta contro l Male.<br />
In verità, ci sembra, il Mattiello è forse più che tutto preoccupato di difendere il suo comodo posto di lavoro dentro <em>Libera Piemonte</em>. A tal fine, è bene mostrarsi ligi e adoranti le pubbliche virtù del titolare.</p>
<p>Perché spendere ancora tempo e fatica a rispondere a personaggi di questo calibro, si chiederà qualcuno?! Giusta domanda&#8230; Il fatto è che troviamo davvero insopportabile dover sempre stare in silenzio e lasciar passare le periodiche dichiarazioni di queste associazioni di paraculi.<br />
Sì, diciamolo senza mezze misure e infingimenti. Nonostante l&#8217;aria che si danno e l&#8217;aura con cui ammantano il loro operato da odierni Don Chisciotte, questi giovani dell&#8217;Antimafia non fanno paura a nessuno, servono (nel senso che &#8220;sono utili a&#8221; e ne sono &#8220;servi&#8221;) egregiamente le istituzioni e non rischiano assolutamente nulla. E&#8217; ora di finirla con queste litanie su presunti eroi che girano il paese coi soldi pubblici costruendosi rispettabilità e carriera. Hanno l&#8217;appoggio di tutte le istituzioni, dal Governo giù fino all&#8217;ultimo paesello di provincia. Tutti a dargli pacche sulle spalle.<br />
La verità è che costoro sono parte integrante  e ben oliata dei meccanismi di funzionamento del Sistema. Sono, ci si conceda il gioco di parole, &#8220;Racket sul Racket&#8221;: acquisiscono beni e soldi sequestrati a chi sequestra e taglieggia. La differenza è che loro lo fanno con l&#8217;avvallo dello Stato e senza rischiare nulla.<br />
Potremmo definirli la versione nazionale delle Ong. Come quelle anticipano e &#8220;curano&#8221; posticipatamente le ferite delle guerre globali ai 4 angoli del pianeta, questi salgono sui carri dei vincitori impossessandosi di ricchezze e beni presentati mediaticamente come  &#8220;tesori della mafia&#8221;. E gli immobili pluri-miliardari dell&#8217;Immobiliare milanese, romano, torinese, genovese? Lì Caselli e Libera non arrivano. Poteri troppo forti e intoccabili! Più facile prendersi &#8211; a battaglia finita &#8211; le case al mare di 4 criminali. Il tutto facendosi sorreggere dall&#8217;ideologia buonista della <em>medicalizzazione sociale</em>. Sempre cattivi e devianti da curare&#8230; Che vomito!</p>
<p>Il Mattiello arriva addirittura a proferire una dichiarazione d&#8217;amore per questa Repubblica (come sempre) &#8220;nata dalla Resistenza&#8221;, ovviamente &#8220;da difendere&#8221; con la santa pratica della &#8220;non-violenza&#8221;.<br />
Una piccola domanda signor Mattiello: A che Repubblica ti stai riferendo?<br />
Alla Prima, retta per 50 anni dai Democristiani e conservata grazie alla collaborazione del Pci e dei suo giudici che (come il Caselli) comminarono secoli di galera ad una generazione che liberarsi voleva per davvero?<br />
Alla Seconda, segnata dall&#8217;ascesa di Berlusconi e della Lega Nord e dalla progressiva scomparsa di questa vostra Sinistra di merda?<br />
O alla Terza, che state cercando di far nascere &#8211; come tanti Richelieu tramanti nei corridoi del potere &#8211; sulle disavventure sessuali del Cavaliere?<br />
Prenditi tutto il tempo che vuoi per rispondere caro Mattiello, tanto sappiamo già da che parte starai&#8230; Non ci stupiremo di vederti un giorno salire sul carro dei vincitori a inaugurare una nuova sede di Libera in un centro sociale sgomberato, in una ex-casa  occupata da profughi o in qualche stanzetta occupata da qualche collettivo universitario dopo una mobilitazione che sarà durata qualche mese.</p></div>
<p>Ma non ti preoccupare, anche allora ci sarà qualcuno che saprà opporsi e dare filo da torcere!</p>
<p><strong>Network Antagonista Torinese</strong><br />
<em>csoa Askatasuna – csa Murazzi – coll universitario autonomo – koll studenti autorganizzati</em></p>
<p>________<br />
<strong><br />
N.b.</strong> <strong><em>&#8220;Dimmi a chi ti accompagni e ti dirò chi sei&#8221;</em></strong>. Nella foto sotto si possono notare, ripettivamente, <strong>Davide Mattiello</strong> (Libera Piemonte), <strong>Gian Carlo Caselli</strong> (non ha bisogno di presentazioni) e tale <strong>Marco Martino </strong>(funzionario” della squadra mobile). I tre intervengono ad una serata di Acmos (una delle associazioni-taglieggio di cui sopra) sul tema &#8220;Sicurezza&#8221;.</p>
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		<title>video corteo 10/7</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 23:20:29 +0000</pubDate>
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		<title>PRESIDIO ALLE VALLETTE</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 23:08:27 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2009/07/presidio.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-596" title="presidio" src="http://www.csoaskatasuna.org/wp-content/uploads/2009/07/presidio.jpg" alt="presidio" width="500" height="353" /></a></p>
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