Riflessioni su 2 giorni di mobilitazioni “ambulanti”
Scritto il marzo 27th, 2010 da Aska 1 in torino
26.03.2010-Infoaut.orgIn allerta le autorità cittadine. Per Chiamparino è ormai “un problema di ordine pubblico”. Il prefetto Paolo Padoin non ci gira intorno: «Stanno esagerando. Hanno ricevuto un messaggio: che l’abbozzino. In fiorentino vuol dire una cosa sola: la devono smettere. Gli ambulanti non possono tenere in ostaggio la città. Speriamo che lo capiscano con le maniere buone, altrimenti dovremmo ricorrere a quelle cattive».
Ma loro rispondono: “andremo avanti una settimana”, “Se non blocano la Bolkenstein, Bloccheremo le elezioni”.
Torino – Le ultime 72 ore hanno visto l’emergere in città di proteste pubbliche e molto visibili che hanno visto protagonisti i venditori ambulanti, quelli, per intenderci, che posseggono le licenze abilitanti alla vendita al dettaglio nei mercati pubblici.
La mobilitazione è stata decisamente forte, ampia nei consensi (quasi nessuna bancarella nei grossi mercati: Porta Palazzo, corso Brunelleschi, Crocetta…) e dura nelle pratiche di lotta. In alcuni casi (Porta Palazzo ) la polizia ha “difeso” le pochissime bancarelle (2 o 3 in quella piazza) che si ostinavano a lavorare nel giorno dello sciopero/serrata proclamato per la giornata di martedì scorso.
La battaglia dunque, è molto sentita per la categoria. Contro cosa si battono i “mercatari”? Il pomo sta tutto nell’applicazione della direttiva europea Bolkenstein che il consiglio dei ministri ha approvato venerdì scorso, in base alla quale anche le società di capitali potranno d’ora in poi partecipare alle gare per la concessione degli spazi nelle piazze, finora riservati alle ditte individuali e familiari. Nel giro di breve tempo, le fantomatiche liberalizzazioni-regolarizzazioni delle licenze che abilitano alla vendita ed aventi, fino ad oggi, un valore commerciale valutabile in decine di migliaia di euro diventerebbero presto carta straccia.
Ma come – si chiederanno i più – un sito come Infoaut perde tempo a raccontare di una “lotta” dietro cui si trincerano interessi ultra-particolaristici, supportata perlopiù da soggetti tendenzialmente qualunquisti, quando non apertamente razzisti?
E’ vero che gli ambulanti non brillano per particolari doti solidaristiche e sono spesso una cospicua base elettorale per il peggio del panorama politico istituzionale (preferibilmente a destra); che sono i primi a chiedere “più sicurezza”, a caldeggiare il divieto di cortei e pubbliche manifestazioni, ad essere non di rado anche tra i diretti responsabili dell’aumento improvviso dei prezzi al detaglio dei beni alimentari..etc
Insomma, ce ne sarebbero di ragioni per abbandonarli al loro destino egoista!
Epperò, le cose sono a volte più complicate di quanto non sembrerebbe a prima vista. Sempre più spesso ci troviamo di fronte a proteste inedite che vedono protagonisti soggetti atipici per la piazza e scardinanti consolidate (e a volte rassicuranti) convinzioni politiche-ideologiche. Le cose non sono così complicate in questa occasione ma alcuni elementi le rendono di qualche interesse.
- - Nonostante l’ideologia di fondo che le anima, la composizione degli ambulanti è oggi giorno molto più articolata che in passato. Maggiormente stratificata socialmente al suo interno e molto più meticcia sotto il profilo delle nazionalità. Molti erano i migranti in piazza martedì, uomini che magari hanno investito anni di lavoro in una tanto agognata licenza (magari strapagata agli ex-proprietari di turno).
- - In questo periodo di crisi che non accenna a rientrare ma anzi a peggiorare esponenzialmente, molti di questi venditori potrebbero pagare in prima persona una minore disponibilità d’acquisto dei compratori che molto spesso fanno parte delle classi meno abbienti. Per i più deboli potrebbe prefigurarsi tra non molto una brusca mobilità sociale verso il basso e questo e una paura sentita che spinge molti di loro a muoversi.
- - Tra le finalità esplicite della direttiva c’è anche un preciso disegno di riconfigurazione del ‘luogo mercato’ in versioni meno popolari e più ‘infighettate’. A questo livello la direttiva agirebbe quindi in sinergia con il lungo processo di ‘gentrizzazione‘ che spinge le fasce popolari verso le periferie o le prime cinture della città, alzando consecutivamente il valore immobiliare (qui quello del suolo pubblico) delle zone più centrali.
- - La messa all’asta delle licenze libere faciliterebbe poi una ulteriore e più forte penetrazione della grande distribuzione alimentare (semi-monopolistica) anche in questo particolare settore del commercio al dettaglio.
Un’ultima ragione – per noi importante – di queste proteste, sta poi nella forma rude e poco disponibile al galateo politico in cui esse si esprimono. I mercatari hanno velocemente trasformato il presidio di martedì in corteo non autorizzato, quindi in blocco del traffico per metà mattinata, quindi
in nuovo corteo diretto verso il Lingotto dove Berlusconi faceva il suo tour elettorale.
Ieri nuove proteste con blocco a Porta Palazzo e tentativo di bloccare l’uscita-ingresso delel marci da una grossa sede cittadina dell’Auchan.
Certo la combattività non è così capillare né la determinazione ad andare fino in fondo. Come in ogni lotta ci sono i più combattivi e i ‘pompieri’ di professione, quelli interessati alla mediazione col potere politico-istituzionale. Ma anche le linee di queste fratture sono interessanti… anche se poco rassicuranti. In molti casi i più determinati non sono esattamente i più “progressisti”…
Detto questo, le righe di cui sopra non sono certo interessate ad una difesa degli interessi della succitata ‘classe’ ma ci sembravano opportune ad inquadrare il fenomeno nel più generale panorama di frammentazione-disarticolazione del quadro sociale (e politico): dato interessante, i politici che hanno provato ad affiancarsi alle proteste sono stati malamente allontanati o fischiati quando hanno tentato di prendere parola. Le piazze del futuro – crediamo – passeranno anche per aggregati di questo tipo.
Infoaut-Torino
















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