La vicenda che si sta consumando attorno al carrozzone del Salone del Libro è cartina di tornasole, per taluni aspetti, dei giochi di governance dei poteri nella città di Torino… Nel traghettamento compiuto alla volta di una nuova geografia metropolitana, nella trasformazione della capitale del fordismo in Italia in città evento, liquida, spogliatesi della rudezza della società industriale a favore di una ristrutturazione che colloca “l’esser vetrina” come uno dei suoi punti più alti nella produzione capitalistica. (da infoaut.org)

“La vendetta” del piduista Picchioni

“La vendetta”, così si chiama il libro dello scrittore Alessandro Perissinotto, lavoro che narra dell’Argentina dentro la dittatura fascista, della mattanza di Stato contro gli oppositori politici, della funzione sporca giocata da Vaticano e P2. Doveva essere presentato domenica, in un’orario di punta per l’atteso grande afflusso, ma tutto ciò è saltato, rinviato al lunedi, in orario ben più incolto… Perissinotto grida alla censura, probabilmente esagerando, son furbetterie di potere, inseguite dalla pulsione censoria ma anche dalla necessità di ostentarsi “democratici cultori letterari”. Probabilmente, se i signorotti del Libro fossero stati meno fessacchiotti il caso non sarebbe nemmeno emerso, ma tant’è, approfittiamone per spingere le contraddizioni che si evincono, per sottolineare quanto si muove a queste latidudini.

Farlocco è stupirsi, perseverare nel credere in una presunta oggettività della Cultura, esente dallo scontro di egemonia e interesse, sganciata dal reale che la circonderebbe in quanto isola felice, a parte. E’ più facile pensare che ciò possa essere quello al quale, intimamente, mirano stregoni e tecnocrati del sapere, che però nella sua accezione immediamente e connaturalmente commerciabilizzabile si disvela in quel che è, merce. Il Salone del Libro di Torino, come tutte le altre “diavolerie culturali” che popolano ciclicamente la penisola nostrana, è indubbiamente vetrina della Cultura dominante, narrazione del Potere coperta dal democraticismo pluralista che si costituisce più come palliativo che altro.

In questa prospettiva come non volgere lo sguardo a quanto accaduto e combattuto solo qualche anno fa? La Fiera del Libro di Torino con ospite d’onore lo Stato d’Israele, con tutta la trafila di lustrascarpe e leccaculo di Stato (trio Yehoshua Grossman e Oz in pole!). Un’annata amara per i padroni del sapere, armi mediatiche affilate ma inceppate dalla protesta dell’Assemblea Free Palestine, affluenza di visitatori in caduta libera a fronte di 10mila manifestanti in strada il 10 maggio; una scommessa vinta nella potenza mediale innervata, nulla è passato sotto silenzio. Oggi, come nel 2008, ritroviamo il borioso signor Rolando Picchioni, presidente del Salone del Libro di Torino… resta lui al comando, è il suddetto che farfuglia giustificazioni reagendo alle accuse di censura dello scrittore Perissinotto; Rolando Picchioni, tessera numero 2095 della loggia massonica P2. Sorge spontaneo l’interrogativo: poteva mai aver assicurati tutti gli onori di rito un libro che discorre dell’Argentina fascista e delle ramificazioni politiche con Vaticano e P2, nel momento in cui a presiedere il Salone del Libro è un piduista e ad avvolgere la città di Torino c’è la furia professante per l’Ostensione della Sindone?!

L’ostensione della lacrime del Partito Democratico

Cerchi concentrici dei poteri forti, silenziosamente e istigatamente, s’annidano. Decentrati nel panorama metropolitano. E’ curioso assistere anche alla scenetta dispiegata, in questi giorni, dal sindaco di Torino Sergio Chiamparino. Smania di portagonismo? Velleità da monarca cittadino? Segno di debolezza e vulnerabilità? Il Chiampa ha perso una personale battaglia, nella quale si è speso pubblicamente ed ha investito (presuntuosamente) nella convinzione di onnipotenza, che non può essere ridotta a semplice nomina dirigenziale: l’elezione del presidente di gestione della banca Intesa San Paolo, nata dalla fusione torino-milanese dei due istituti bancari. Chiamparino voleva Domenico Siniscalco sul trono. L’incupirsi dello scontro di candidature/interessi ha indotto l’ex ministro del governo Berlusconi a declinare l’offerta, da qui la sconfitta e la nomina di Andrea Beltratti, prorettore dell’università Bocconi di Milano. Colorata la reazione di Chiamparino: “Vincono i poteri forti!”.

Ricalcando un riuscitissimo titolo della rivista “Cuore” del 1991: “La faccia come il culo!”. Il boss di Torino che piagnucola, che si sente tagliato fuori, impotente. Il “sindaco più amato d’Italia” che si rivolta contro i poteri forti della città…! Ma ci faccia il piacere sindaco Chiamparino! Che il canale di accesso e la possibilità di poter rimanere incollato alla poltrona sulla quale siede è intrinsecamente legata agli equilibri e ai giochi dei salotti buoni della città, dentro i quali squazza, che le permettono di restare a galla. Ricordiamo chi rettifica i programmi del suo mandato, l’avvocato Angelo Benessia, presidente della Compagnia San Paolo, maggiore azionista del gruppo Intesa San Paolo!

Il trapasso da “ieri” a “oggi” è labile, certo è che nei palazzi del potere locale siano in atto spinte che configurano coordinate differenti da quelle precedenti, mister Roberto Cota non potrà fare a meno di operare quello spoil system che è base di partenza strutturale di apparati (di ogni colore) confacenti a dinamiche familiaristiche e burocratiche, ordinate sulla linea di esigenze cetuali. Forse Chiamparino annusa il ridursi della sua personale fetta di potere, la desistenza gentile di enti (e interessi!) che guardano anche ad altrove, il tracollo politico di un Partito Democratico incapace di incidere e contare nei territori.

Il tempo è scaduto, e mentre la zarina Mercedes Bresso, all’oggi, non è stata ancora in grado di digerire la sconfitta elettorale (…), lo sceriffo Chiamparino dichiara guerra ai potentati economici della città… Che miserabili!

Chiamparino: un’intesa(san paolo) perfetta!

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